SCUOLA: È LECITO RECUPERARE LE FRAZIONI ORARIE CON CORSI DI SOSTEGNO PER GLI STUDENTI?


Leggo sul Tuttoscuola.com un articolo che riguarda i corsi di recupero per gli studenti “rimandati” a settembre. (sul tema ho già scritto questo post ).
L’articolo in questione si conclude con queste parole:
Sarebbe così strano se gli insegnanti, lasciando il comodo scudo della norma contrattuale, prestassero per i corsi di recupero dei loro studenti le (non poche) ore cumulate nel corso dell’anno per mancata prestazione dell’insegnamento?
Strano no, ingiusto sì. Prima di spiegare i motivi di questa mia osservazione, vorrei illustrare la situazione che si verifica in alcune scuole, da cui si evince che non c’è affatto una regola confermata da eccezioni, ma solo eccezioni.

Per prima cosa bisogna chiarire che non sono i docenti a non volere le ore di 60 minuti. Almeno non tutti. Nella maggior parte dei casi la decurtazione delle “ore” è dovuta alle cosiddette“cause di forza maggiore” che poi sono riconducibili ad un solo problema: l’orario dei mezzi di trasporto. Questo, ovviamente, varia da città a città – io mi riferisco alla mia- e si sa che le aziende dei trasporti (specie quelle delle linee di autobus extraurbani) sono sorde alle richieste fatte dagli istituti scolastici. Ne consegue che le scuole devono necessariamente adottare un orario ridotto, con moduli di 50 o 55 minuti per evitare che le lezioni finiscano troppo tardi (dopo le 13 e 15), lasciando a piedi gli studenti fino al primo pomeriggio.

Dunque, il problema è degli studenti non degli insegnanti. Ma esiste, comunque, il diritto allo studio e un numero minimo di giorni di lezione per anno scolastico: 200. Sono pochi? Può darsi, dipende dai punti di vista. In ogni caso se a questi 200 giorni togliamo quelli “persi” con la decurtazione delle ore, allora il problema non è solo degli allievi, è anche nostro. A loro viene negato, in un certo senso, il diritto allo studio, a noi apparentemente (alla fine spiegherò perché “apparentemente”) viene “regalata” una parte di stipendio: quella relativa alle ore di lezione effettivamente non svolte. Ecco, quindi, che in alcune scuole, fra cui anche la mia, si anticipa l’inizio delle lezioni e si svolgono effettivamente quei giorni in più che, una tantum, compensano le ore sottratte alle lezioni con i moduli orari ristretti. Il calcolo giusto, ovviamente, non si fa mai –qualche docente potrebbe rimetterci altri guadagnarci- ma è l’unico modo per lanciare un preciso segnale alle famiglie: è vero che l’orario è ridotto –anche se solo su alcune giornate- ma qualche ora la recuperiamo allungando l’anno scolastico.

L’idea di far svolgere delle ore di recupero ai docenti, durante le ore curricolari, in effetti è già messa in pratica. In alcune scuole non si inizia prima l’anno scolastico –per amor di dio!- ma si sospendono le lezioni per una settimana, di solito alla fine del I quadrimestre, per tenere i famigerati “corsi di recupero”. Lodevole impegno, peccato che sia iniquo sia nei confronti degli studenti che dei docenti. Quest’ultimi, infatti, sono impegnati solo se hanno, nelle diverse classi, degli allievi in difficoltà ed è raro che ciò accada se si insegna Ed. Fisica e Religione, ad esempio. Tutt’al più per queste materie si potrebbero ipotizzare delle ore di potenziamento o di approfondimento ma in questo caso le classi intere sarebbero obbligate a recarsi a scuola esclusivamente per quelle tre ore settimanali. Visto che ciò è impraticabile, ne consegue che alcuni docenti si possono permettere una settimana di vacanza e non solo non recuperano affatto i 5 o 10 minuti persi per ogni ora di lezione, ma aggiungono ore regolarmente pagate e non prestate a quelle che già collezionano con la decurtazione dei moduli orari.
I ragazzi, da parte loro, stanno a casa se non hanno “buche” (= insufficienze) e si godono il meritato riposo, ma si sentono particolarmente frustrati se devono andare ogni giorno a scuola avendo collezionato un bel po’ d’insufficienze! Il discorso sarebbe anche coerente con la legge della compensazione: se fai prima, poi ti riposi, se non hai lavorato prima, è giusto che lavori poi. Peccato, però, che il discorso dei 200 giorni di lezione obbligatori per tutti vada a farsi friggere. In questo modo, nessuno si fa i 200 giorni, sempre a causa dei moduli orari decurtati, e solo quelli che hanno bisogno del recupero si avvicinano un po’ al “minimo sindacale”.

La soluzione dei corsi di recupero mattutini al posto delle regolari lezioni comporta un altro problema: se lo Stato stanzia dei fondi per le attività di recupero, in base alle esigenze delle diverse scuole (anche se poi nella realtà gli stanziamenti che arrivano sono assolutamente inadeguati), ma la scuola obbliga i docenti a impartire lezioni di recupero durante quello che dovrebbe essere il normale orario scolastico, allora dei soldi statali l’istituto che se ne fa? Mistero.

Aggiungiamo un’altra considerazione: da quando è stata introdotta la cosiddetta “sospensione del giudizio” (prima i Debiti Formativi non mettevano in discussione la promozione e si colmavano –meglio dire si sarebbero dovuti colmare- l’anno successivo) il Ministero ha decretato che nelle scuole si debbano organizzare, al termine delle lezioni, dei corsi di recupero destinati agli allievi con “giudizio sospeso”. Per attivare detti corsi vengono stanziati annualmente dei fondi ad hoc e il docente che viene impegnato nelle attività viene compensato con ben 50 euro lordi all’ora. In altre parole, all’attività di recupero veniva finalmente riconosciuta una valenza che si discosta da quella attribuita alla normale attività di insegnamento e al docente una professionalità che, almeno in teoria, dovrebbe essere maggiore o comunque specialistica. In fin dei conti, la tariffa oraria delle lezioni curriculari non è così alta, considerando anche il fatto che lo stipendio dell’insegnante copre anche tutte le attività correlate alla funzione docente e non riconosce esclusivamente quella di insegnamento.
Detto questo, proporre il recupero delle frazioni orarie perse con dei corsi di sostegno se da una parte potrebbe essere lodevole come impegno per compensare l’inadeguatezza dei fondi stanziati dal Ministero, dall’altra riconduce l’attività di recupero alla mera attività di insegnamento curricolare, negandole quel plusvalore che lo Stato le aveva attribuito ritenendola “prestazione straordinaria” meritevole di 50 euro lordi all’ora.
In questo caso sarebbe come darsi la zappa sui piedi o ammettere che quella tariffa oraria i docenti non se la meritano in quanto la loro professionalità sarebbe ordinaria e non straordinaria.

C’è un altro nodo della questione: l’obbligatorietà delle unità orarie di 60 minuti. Dal prossimo anno –e presumibilmente per le sole classi interessate dalla riforma Gelmini, cioè le prime- vigerà l’obbligo di scandire l’orario mattutino in moduli di 60 minuti o comunque di minor durata ma che una volta sommati facciano tornare i conti. Questa si chiama flessibilità oraria e come tale comporta l’obbligo di prestare servizio per 18 ore a settimana, non un minuto di più non un minuto di meno.
Anche attualmente l’orario scolastico può essere impostato sulla flessibilità oraria, prevedendo moduli inferiori ai 60 minuti. Ma quando le ore sono decurtate per “cause di forza maggiore”, la flessibilità oraria non c’entra nulla e quindi, a rigor di logica, non dovrebbe essere richiesto dai Dirigenti Scolastici il recupero delle frazioni orarie in difetto. Tuttavia, rimane l’ “obbligo morale” di rispettare il diritto allo studio che agli studenti è dovuto –anche se, onestamente, ne farebbero volentieri a meno- e quindi si cerca di compensare le ore perse con qualche giorno di scuola in più.

In conclusione, alla domanda posta da Tuttoscuola: Sarebbe così strano se gli insegnanti, lasciando il comodo scudo della norma contrattuale, prestassero per i corsi di recupero dei loro studenti le (non poche) ore cumulate nel corso dell’anno per mancata prestazione dell’insegnamento? la risposta non può essere che negativa. Strano no, ingiusto sì.

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