VENDITA DI MMS HARD: A SCUOLA SI SAPEVA DA TEMPO


Sulla vicenda della tredicenne che vendeva video hard ai compagni di classe in cambio di ricariche telefoniche e doni vari ho già scritto un post. (LINK). Ora, però, la notizia ha avuto un seguito: la “denuncia” di una madre, apparsa sulle pagine del quotidiano friulano Messaggero Veneto, secondo la quale la vicenda era nota da tempo e lei stessa, genitrice di una compagna di classe della studentessa intraprendente, aveva informato il preside di questo commercio atipico, visto che si svolgeva nei corridoi, nelle aule e nei bagni della scuola.

La signora era stata informata dalla figlia del commercio di video hard (al vaglio degli inquirenti ci sono più di mille foto e video!) e dell’atteggiamento orgoglioso con cui la ragazzina non si poneva alcun problema a descrivere ciò che faceva girando i video –cose che imbarazzerebbero anche un adulto, a detta della signora- e a farli vedere ai compagni durante la ricreazione. Quando, però, aveva denunciato il fatto, ad inizio dell’anno scolastico, il preside aveva commentato la rivelazione sostenendo che bisognava aver pazienza perché la ragazza aveva grossi problemi in famiglia, assicurando, tuttavia, che avrebbe preso dei provvedimenti. Ma nulla accadde, a parte qualche nota sul libretto. Nemmeno quando la tredicenne fu ritrovata da alcuni compagni mentre in bagno baciava un’altra studentessa furono presi provvedimenti. L’insegnante che era stata messa al corrente del fatto aveva osservato che bisogna rispettare le abitudini sessuali di tutti.
A questo punto, prima di proseguire con la cronaca, mi permetto un’osservazione: la stessa insegnante, se trovasse due allievi mentre consumano un rapporto sessuale protetto nel bagno della scuola, farebbe passare sotto silenzio l’episodio e lascerebbe impuniti i protagonisti lodando il fatto che abbiano usato il preservativo?

Quello che lascia sconcertati, leggendo il seguito di una notizia che già di per sé è sconcertante, è l’incuranza con cui la scuola ha lasciato che tutti sapessero senza provvedere né ad una sospensione né ad un tempestivo supporto all’alunna a livello psicologico. Tanto più che, a detta del preside stesso, si tratta di una ragazzina che ha seri problemi a casa. Tacere e non intervenire significa ignorare un fatto gravissimo e far passare un messaggio certamente scorretto nei confronti dei coetanei: se hai dei problemi, allora puoi anche fare la puttana che sei giustificata, poverina. Ma che discorso è?
Non dico che una punizione possa essere lo strumento migliore per convincerla a smetterla, anzi. Credo, però, che assecondare il suo, diciamo così, “talento” sia altamente diseducativo. Come testimonia la madre intervistata dal Messaggero Veneto, non solo non c’è stato nessun provvedimento disciplinare nei suoi confronti, ma alla tredicenne è anche stato concesso di partecipare alla gita scolastica, proprio negli stessi giorni in cui la vicenda appare su tutti i giornali, nazionali e locali. A questo punto non vorrei essere una delle insegnanti preposte alla sorveglianza: se cose del genere sono successe, e in modo ripetitivo, a scuola, non riesco nemmeno a immaginare cosa possa accadere al di fuori dell’edificio scolastico.

[fonte: Il Messaggero Veneto. L’immagine è tratta da questo sito]

AGGIORNAMENTO del 25 APRILE 2010:
GENITORI ALL’ATTACCO

Sul Messaggero Veneto si rende noto che è stata inviata una lettera aperta alle istituzioni scolastiche e comunali del paese, a firma Sidef, sindacato delle famigli che prende le difese dei molti minorenni invischiati in questa vicenda di filmini a luci rosse.

La lettera inizia con queste parole: Questo nostro intervento ci è stato chiesto da tanti ed è finalizzato a rompere la situazione di immobilismo che perdura nonostante la vicenda sia grave e non certo la più eclatante tra le varie criticità della scuola, media in particolare. L’obiettivo di queste famiglie è quello di evitare che il fenomeno dilaghi sempre più, coinvolgendo altri giovanissimi. Per questo motivo secondo il gruppo Sidef è necessario che la scuola, in tutte le sue componenti, agisca e non tergiversi come è accaduto nei mesi scorsi, nonostante le segnalazioni di diversi genitori: Chi ha responsabilità educative non può attendere che le vicende assumano rilevanza penale affinché se ne interessino quelli che si limitano alla sola azione repressiva, per loro gratificante risultato mass-mediatico, ma spesso inefficace socialmente.

Nella lettera si precisa che non c’è alcuna intenzione di accusare nessuno ma che è necessario che ciascuno si assuma le proprie responsabilità perché è sbagliato il far finta di nulla, il semplice aspettare che passi la buriana e che se la vedano soli i coinvolti: è interesse dell’intera comunità una sana e corretta crescita dei ragazzi, un’educazione basata su valori condivisi, una scuola in linea con questi».

I genitori, quindi, concludono che un intervento è doveroso anche a costo di togliere le mele bacate dal cesto, per curarle prima che marciscano, ma evitando che rovinino le altre.

6 pensieri riguardo “VENDITA DI MMS HARD: A SCUOLA SI SAPEVA DA TEMPO

  1. Il punto è proprio quello: « il preside aveva commentato la rivelazione sostenendo che bisognava aver pazienza perché la ragazza aveva grossi problemi in famiglia, assicurando, tuttavia, che avrebbe preso dei provvedimenti.»

    Era un ragazzina soprattutto da aiutare. Ma come? E da parte di chi? Certo non con l’«aver pazienza»

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  2. @ frz

    In ogni scuola, per legge (n. 162 del 26 giugno 1990) c’è uno “sportello d’ascolto” (CIC), in cui operano degli insegnanti debitamente formati, che svolge “attività di prevenzione, di informazione, di sostegno e di consulenza”. Il primo passo da fare sarebbe stato convocare la famiglia (anche se con “grossi problemi”, l’importante è far vedere che la scuola si occupa di un’allieva in difficoltà) e indirizzare genitori e figlia allo “sportello d’ascolto”. Poi, in alcune scuole ci sono anche degli esperti psicologi e il servizio è generalmente gratuito perché è la scuola stessa ad assumersene l’onere.

    Io non conosco la scuola in cui è successo il fatto e quindi non mi sento di giudicare. Tuttavia, la mia esperienza mi porta a credere che ci sia molta indifferenza, in alcune realtà scolastiche, nei confronti degli allievi e delle problematiche non esclusivamente scolastiche (uso di droghe, bullismo, atteggiamenti “equivoci” e così via).
    Il fatto che questo episodio sia accaduto in una scuola media -quindi scuola dell’obbligo- rende ancora più grave questo disinteresse.

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  3. Indifferenza ? Disinteresse?

    In questo caso mi sembra che, proprio per indifferenza e disnteresse, ci sia più di uno che si è reso responsabile di quanto è accaduto,

    Ma la parola responsabile non vorrebbe forse anche dire che c’erano dei doveri ai quali non si poteva venir meno? E se così è, qualcuno pagherà o tutto finirà nuovamente nel disinteresse e nell’indifferenza generale ?

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  4. Sempre su Il Messaggero Veneto leggo:

    La scuola sapeva? Non secondo un insegnante, che ieri abbiamo raggiunto al telefono. «Non sapevamo assolutamente nulla – ha assicurato -. Viceversa saremmo intervenuti e invece abbiamo scoperto tutto dai giornali. Attendiamo di capire se si tratta solo di una bravata oppure se la cosa è più pesante. In questo caso la scuola sarà chiamata ad intervenire, ma non in modo punitivo, piuttosto cercando di ragionare assieme ai ragazzi sull’accaduto».

    In un altro articolo si legge:

    Per tutti l’accusa, pesante, è di produzione e detenzione di materiale pedopornografico. Un’accusa più grande dei tredici, quattordici, sedici anni di quei ragazzi. Molti dei quali sono stati presi a schiaffi dai genitori martedì mattina quando, pronti per accompagnarli a scuola, hanno saputo dai carabinieri di che cosa si accusava i loro figli.

    A questo punto non so cosa pensare: possibile che nessun genitore si sia accorto di nulla? E perché la scuola smentisce mentre pare che tutti sapessero (ne ho avuto conferma da persone direttamente interessate … qui “il paese è piccolo e la gente mormora”).
    So che Il Messaggero Veneto ha pubblicato oggi un articolo con la testimonianza del padre della tredicenne, ma sul sito non è ancora visibile. Attendo domani per l’aggiornamento.
    Spero che venga accertata la responsabilità di tutti: scuola, genitori e ragazzi, cinque dei quali sono maggiorenni.

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  5. Il paese sarà anche piccolo, ma i genitori non hanno quasi mai modo di venire a conoscenza di questi fatti in tempo utile.
    Non credo che qualcuno non coinvolto fosse a conoscenza del “fatto nel suo toto”, ne avrebbe diffuso più velocemente la notizia…

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