BULLI E PUPE: I NOSTRI RAGAZZI, NELL’ERA DEL WEB E DELLA TELEFONIA MOBILE

Oggi i giornali e i notiziari televisivi riportano due notizie sconcertanti che riguardano i nostri giovani: in provincia di Udine una tredicenne offriva filmati hard, girati con il telefonino, in cambio di qualche regalo, meglio se una ricarica telefonica; a Lucca dei bulli hanno pensato bene di filmare un loro degno amico mentre con un furgone, naturalmente non suo, si divertiva a fare l’autoscontro in un piazzale privato.

Ma andiamo con ordine. La prima notizia è relativa ad un’indagine, iniziata meno di un anno fa e condotta dai Carabinieri della Compagnia di Tolmezzo e del Comando Provinciale di Udine, che ha portato alla perquisizione nelle case di 34 persone, ventinove delle quali minorenni. Tutti ora sono indagati per produzione e detenzione di materiale pedopornografico.
A dare il via a questo giro vizioso, è il caso di dirlo, è stata un’intraprendente ragazzina che ha pensato bene di vendere degli mms ai compagni di classe, poi agli amici, quindi agli amici degli amici e così via. Un mercato del sesso ben avviato, iniziato con una semplice battuta fatta ad un compagno di seconda media (e questo è il dato più sconcertante): “Vuoi vedermi nuda? Chiedimelo e sarai accontentato con un mms. In cambio? Qualche regalo, magari una ricarica telefonica”. Sembra il testo di uno spot pubblicitario.

Di fronte ai decreti di perquisizione firmati dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Trieste, Dario Grohmann, i genitori degli indagati sono caduti dalle nuvole. Eppure dalla casa della ragazzina friulana, che vive in un paesino della zona collinare, partivano filmati hard che gli inquirenti definiscono “molto spinti”. In poco tempo la “rete” si è allargata, grazie al passaparola tra amici e parenti, a tutta la provincia di Udine fino a valicare i confini regionali e ad approdare a Padova.

Ci spostiamo a Lucca. L’episodio, oggetto d’indagine da parte dei Carabinieri della Compagnia della città toscana, è avvenuto il pomeriggio della vigilia di Pasqua nel piazzale di una ditta di rettifiche motori.. Cinque ragazzi, fra cui tre minorenni, indicati dai militari come giovani di buona famiglia, dopo essersi introdotti all’interno della ditta, hanno pensato ad una bravata degna di essere ripresa con il telefonino e scaricata su You Tube. Uno di essi si è messo alla guida di un furgone e si è scaraventato a forte velocità contro le autovetture parcheggiate nel piazzale, causando ingenti danni. Non solo, essendo il furgone alimentato a metano, l’improvvisato demolitore d’automobili ha rischiato di far esplodere il mezzo.
Probabilmente l’avrebbero fatta franca se non avessero ceduto alla tentazione di riprovare l’esperienza dell’autoscontro la sera stessa: l’amara sorpresa è stata quella di trovare i Carabinieri ad attenderli. La denuncia è scattata all’istante e ora i cinque, che non hanno precedenti né segnalazioni di sorta, se la dovranno vedere con un giudice invece che con gli internauti.

Fin qui le notizie. Ora, però, c’è da chiedersi cosa spinga dei ragazzi così giovani e appartenenti a delle famiglie “normali” ad improvvisarsi “bulli e pupe”. Scommetto che alla domanda “Perché l’hai/avete fatto?”, la risposta sarà “Per noia”. Eh sì, perché pare che i nostri giovani si annoino parecchio. E poi, vogliamo prendere in considerazione l’ebbrezza della celebrità? Essere al centro dell’attenzione, di fronte ad una videocamera pronta ad immortalare la bravata del giorno o un corpo acerbo che si muove imitando le movenze di una ballerina da night club e si spoglia come una navigata spogliarellista? Consideriamo magari anche il fatto che, almeno nel caso della tredicenne, l’attività ammazzanoia era pure ben retribuita. In una società in cui l’apparire è preferibile all’essere, senza retorica, diventare protagonisti di un video può costituire un buon motivo per dimenticare di essere delle persone non degli oggetti o dei criminali in erba.
Al di là di tutto questo, prima di addossare ogni colpa ai genitori assenti, incapaci di trasmettere dei valori, dovremmo considerare un fatto fondamentale: i nostri giovani hanno smesso di volersi bene.
Come fare per insegnare loro ad amarsi di più?

[fonti: Il Messaggero Veneto e Il Corriere della Sera.
Nell’immagine Kim Basinger nel film “9 settimane e 1/2”]