IL CROCIFISSO RIMANE IN AULA


Come la maggior parte degli Italiani ricorderà, lo scorso 3 novembre la Corte Europea dei Diritti dell’uomo aveva accolto il ricorso presentato dalla signora Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana originaria della Finlandia, che nel 2002 aveva chiesto all’istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocifissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato. Dopo una battaglia legale durata anni, la signora aveva ottenuto che i crocifissi fossero tolti dalle aule scolastiche e dagli uffici pubblici.

In realtà, come aveva spiegato al tempo lo stesso Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, la rimozione poteva avvenire solo in seguito ad una espressa richiesta da parte delle famiglie degli studenti. La sentenza europea aveva sollevato un bel po’ di polemiche e ne era nato un dibattito acceso tra i sostenitori della cosiddetta laicità dello Stato e i difensori della tradizione e della cultura occidentale. (chi volesse rispolverare la memoria, clicchi QUI)

Oggi è stata diffusa dalla stampa la notizia che la stessa Corte Europea ha accolto il ricorso presentato dall’Italia, anche se il dibattito proseguirà alla Grande Camera nei prossimi mesi. Niente di definitivo, quindi, ma le premesse sono già confortanti.

Soddisfatto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che commenta così la notizia: È con soddisfazione che constato che sono stati accolti i numerosi e articolati motivi di appello che l’Italia aveva presentato alla Corte. Anche la CEI può tirare un sospiro di sollievo: il portavoce, monsignor Domenico Pompili, ritiene che l’accoglimento del ricorso presentato dal governo italiano sia un segnale interessante che dimostra come attorno al crocifisso si sia creato un consenso ben più ampio di quello che si sarebbe immaginato.

Non da meno, il ministro del MIUR, Mariastella Gelmini, ritiene questo successo una sorta di riaffermazione del rispetto delle tradizioni cristiane e l’identità culturale del Paese e aggiunge che è anche un contributo all’integrazione che non va intesa come un appiattimento e una rinuncia alla storia e alle tradizioni italiane.

Per ora, dunque, il crocifisso rimane in aula. Ma con l’innalzamento del numero minimo di allievi per classe, non si sa mai che gli diano lo sfratto per mancanza di spazio.

[fonte: Il Corriere]