ISRAELE IN EUROPA? PER BERLUSCONI SÌ, MA PER LA GEOGRAFIA …

Il viaggio del premier italiano Silvio Berlusconi in Israele è cosa nota. Altrettanto nota è l’esternazione di un suo sogno: Israele nell’Europa Unita. Certo, un buon proposito che trova molti sostenitori nel mondo politico. Da tempo, infatti l’idea dell’ingresso dello Stato Ebraico viene sostenuta dai Radicali, con Marco Pannella in testa. Già un anno fa, in occasione di una precedente visita di Berlusconi a Gerusalemme, il Presidente del Consiglio si era dimostrato favorevole all’ingresso di Israele nella UE e qualche anno fa, nel 2004, un sondaggio fatto dalla Commissione Europea aveva riscontrato che la grande maggioranza di israeliani sono favorevoli alla proposta (il 65%). Ma non mi addentro in questioni politiche su cui, tra l’altro, non ho una gran competenza. Piuttosto vorrei affrontare il “problema” dal punto di vista geografico e mi chiedo: ma Israele è in Europa?

La geografia, si sa, non è una delle materie preferite da noi italiani. La nostra ignoranza è davvero notevole e spesso ci troviamo in difficoltà se qualcuno ci chiede di collocare sulla carta una città, una montagna o un fiume. Quando poi ci viene chiesto qualcosa sui confini, siamo presi dal panico. Non sappiamo nemmeno quali sono i confini delle regioni italiane, figuriamoci se dobbiamo spostare il nostro orizzonte geografico in Europa o addirittura negli altri continenti. Insomma, un bel problema.

Sotto accusa per l’ignoranza geografica che affligge il popolo italiano è, naturalmente, la scuola. Di questi tempi, poi, in particolare il dito è puntato sulla Gelmini che, nella riforma della Secondaria, pare abbia relegato la Geografia a poche ore nel biennio, facendola diventare la cenerentola delle discipline scolastiche. In realtà le cose stanno un po’ diversamente, ma in questo post non mi addentro nemmeno nei meandri dei regolamenti e delle bozze di riordino gelminiane.

Fatta questa premessa generale (e non so se avete notato che, a proposito dell’ignoranza in geografia, ho usato il “noi”, includendo me stessa, nonostante insegni tale disciplina in prima al liceo scientifico!), mi rifaccio la domanda: ma Israele è in Europa? A me pareva fosse in Asia. A confortare la mia supposizione mi è venuto in soccorso il “vecchio” e caro atlante che pare nessuno usi più. Nell’era del GPS l’atlante, con il suo nome così caro alla mitologia greca, e le sue belle cartine non se li fila più nessuno. Eppure un buon atlante aggiornato dà sempre delle risposte certe. La sua risposta al mio quesito, in questo caso, è stata: Israele sta in Asia, non in Europa.

A questo punto mi faccio un’altra domanda: per i politici la geografia è un’opinione? Eh, già, perché se parlano di un eventuale ingresso dello Stato Ebraico nelle UE, dev’essere per forza così. Già il fatto che la Turchia sia nella “lista d’attesa”, potrebbe creare un certo disorientamento. Ma almeno una piccola parte della Turchia, Istanbul compresa, sta in Europa. Così come la stessa Russia è divisa tra Europa ed Asia dai monti Urali; almeno questo è ciò che, ai miei tempi, ho imparato a scuola. Poi, non so.

Ma le personali opinioni geografiche non riguardano solo i politici, bensì anche il mondo del calcio. Infatti, agli Europei di calcio partecipa anche Israele. Non solo, alla UEFA sono iscritte anche la Turchia, la Moldavia e la Russia. Insomma, pare che i confini in certi casi siano un po’ elastici. O ci sono degli interessi economici in ballo? Potrebbe anche essere. Ma entrare nella Comunità Europea non mi pare possa essere paragonato ad un campionato di calcio, nonostante gli interessi economici abbiano una certa rilevanza.

Concludendo, credo che il “sogno” di Berlusconi sia condivisibile, considerato anche il fatto che la cultura ebraica è più occidentale che orientale. Non dobbiamo, infatti, dimenticare che lo Stato di Israele è nato grazie al massiccio rientro nella Terra Promessa di un popolo che, causa la diaspora, si era disperso in tutto il mondo.
Ma geograficamente Israele rimane in Asia. Almeno questo è un dato certo, anche se la maggioranza degli Israeliani “sognano” di entrare nella UE, con o senza l’appoggio di Silvio Berlusconi.

26 pensieri riguardo “ISRAELE IN EUROPA? PER BERLUSCONI SÌ, MA PER LA GEOGRAFIA …

  1. Salve Prof,
    tralasciando l'”egregia” prestazione del nostro Premier in visita ufficiale… non le sembra che Israele sia lontano anni luce dal modello di stato europeo??
    Siamo disposti ad accogliere tra “noi” un paese la cui esistenza è fondata sulla minaccia nucleare e che E’ una forza d’occupazione praticante l’apartheid?
    Probabilmente l’ultimo dei problemi di Israele per la propria entrata nella UE è la geografia.

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  2. Il mio post voleva essere ironico … per il resto, sono d’accordo con te. 🙂

    Aggiungerei che anche altri Stati, di recente entrati nella UE, sono lontani anni luce dal modello di Stato europeo. Ma questa è un’altra storia.

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  3. Se lei insegna geografia dovrebbe sapere che L’Eurasia è una massa di terra continentale unica.
    La logistica moderna ha rimosso confini naturali che prima erano insormontabili, le ricordo che lo stato di Israele (che è anche di “recente” formazione) è facilmente raggiungibile via mare, come tutta la penisola Arabica, motivo per cui fin dal passato i contatti non sono mancati, e motivo per cui il monoteismo si è diffuso fino a noi.
    Di conseguenza rimangono i confini politici, ed è a questo che punta l’Europa Unita, ad allargare i confini politici.
    Francamente mi reputo parecchio fortunato, come lo è anche lei, di vivere in un’ “Europa Unita”, dove non necessito più di permessi di soggiorno per visitare la Francia, e dove posso vivere o lavorare liberamente.
    Il resto dei vantaggi suppongo non sia necessario elencarveli.
    Saluti,
    Andrea Florio.

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  4. @ Andrea Florio

    Come ben dice, l’Eurasia è una massa di terra continentale ma i continenti effettivamente sono due, seppur uniti. Sui libri di geografia, infatti, Israele si trova tra i Paesi asiatici.

    Per quanto riguarda l’eventualità di allargare i confini politici, la cosa potrebbe avere dei vantaggi ma anche enormi svantaggi. Dipende dai punti di vista. Sinceramente la libera circolazione senza controlli alle frontiere è la cosa che mi interessa di meno, per quanto riguarda l’estensione della UE. Proprio la mancanza di controlli potrebbe nascondere uno sgradito rovescio della medaglia.

    Che il Medio Oriente sia la culla della nostra cultura, anche in riferimento all’ebraismo, mi pare di averlo detto chiaramente nel post.

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  5. Cara signora k ha scritto il post. si vanta tanto di esse unaprof di geografia. ma la sua ignoranza e’ alquanto sorprendente. La Moldavia e’ uno stato europeo in quanto si trova in un continente di nome EUROPA. se poi vogliamo parlare di stato europeo (l’unione e cooperazione economica, militare ecc tra ventisette stati europei, cioe’ k si trovano sul continente europeo) e’ un’altra cosa. ci tenevo a precisarlo. E poi dovrebbe vergognarsiperche’ e’ un ragazzo di quindici anni a precisare. e se non ci crede controlli.

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  6. e poi anche la un aparte della russia (FINO AGLI URALI) e’ considerata sul continente europeo. Ecco perche’ e’ alquanto improbabile che la russia entri nell’unione. dopo gli urali i suoi territori sono sul continente asiatico. a meno che’ non si ribattezzi l’unione europea in unione eurasiatica.

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  7. @ Ovi etto

    Caro quindicenne insolente e maleducato, non meriteresti una risposta, specie per il tono usato nel commento, ma, visto che a me l’educazione l’hanno insegnata, ti risponderò.

    Innanzitutto, se avessi letto bene il post e l’avessi compreso in ogni sua parte, non mi vanto affatto di essere un’insegnante di geografia, visto che, ad un certo punto, affermo: «e non so se avete notato che, a proposito dell’ignoranza in geografia, ho usato il “noi”, includendo me stessa, nonostante insegni tale disciplina in prima al liceo scientifico». Se queste sono le parole di una che si vanta di insegnare geografia, mi pare che tu abbia decisamente qualche problema di comprensione.

    Detto questo, l’insegnamento della geografia è assegnato a dei docenti laureati in Lettere che hanno, quindi, una formazione umanistica e prettamente linguistico-letteraria. Quindi, la nostra –e sottolineo nostra, non mia esclusivamente- ignoranza è dovuta proprio ad un’inadeguata preparazione in quest’ambito che dovrebbe essere specialistico e non lo è affatto. D’altra parte, sottolineo che la geografia che insegno io nelle classi prime del liceo scientifico è “antropica” e non regionale. Quindi, qualche lacuna, diciamo così, può essere perdonata.

    Per una tua distrazione, presumo, hai omesso di leggere la mia replica al commentatore che ti ha preceduto, tale Andrea Florio, in cui mettevo in evidenza la distinzione tra la massa continentale detta Eurasia e i due distinti continenti chiamati Europa e Asia. La Moldavia è uno degli Stati che hanno acquisito l’indipendenza in seguito alla disgregazione dell’ex Unione Sovietica (detta anche URSS) che, quando era un’unione, politicamente faceva parte dell’Asia, appartenendovi di fatto l’intera Unione Sovietica. Questo se consideriamo l’aspetto politico. Dal punto di vista prettamente fisico, la Moldavia e gli altri Stati che rientravano nella parte europea dell’URSS (la Russia, ad esempio, è sempre stata divisa fisicamente tra Europa e Asia, dal punto di vista fisico), possono essere considerati, infatti, europei. Ma i confini dell’Europa, quella storica e politica, hanno sempre escluso la parte europea dell’Unione Sovietica, prova ne sia il fatto che anche culturalmente le popolazioni che vivono in quelle terre sono assai distanti da noi. Ciò, ovviamente, non significa che noi siamo migliori, non è una questione di valutazione; sono semplicemente “diverse” dalle popolazioni europee di vecchia data.
    Quello che spesso inganna le persone superficiali come te – che anche per la tua giovane età sei “ignorante”, nel senso latino del termine, cioè non sai molte cose – è la distinzione, in ambito geografico, tra “politico” e “fisico”. Ciò crea inevitabilmente molta confusione.

    Infine, mi spiace dirtelo ma mi pare che, oltre alle lacune nell’ambito della comprensione dei testi, tu abbia ancora –nonostante, presumo, tu abbia completato il secondo anno della scuola superiore- qualche problemino nella produzione scritta, specie per quanto riguarda l’ortografia (compreso l’uso delle maiuscole) e la punteggiatura. Visto che sei in vacanza, fai un bel ripasso che male non ti fa! 😉

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  8. L’ortografia non c’entra visto che in internet scrivo come mi capita. Non bado a queste cose. Comunque grazie per la spiegazione prof:)

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  9. La Moldavia non ha mai fatto parte dell’Asia in quanto prima del giugno 1940 era una regione della Romania. E a me pare che la Romania sia uno stato del continente Europeo.

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  10. @ Ovi etto

    Caro quindicenne esperto di geografia,

    mantieni intatta questa tua passione così magari un giorno avremo insegnanti di geografia più competenti e aggiornati! 🙂

    Apprezzo lo sforzo fatto per usare un tono più civile, ma, ahimè, non sono proprio d’accordo su questa tua affermazione: “in internet scrivo come mi capita”. Soprattutto perché, se si perde l’abitudine di scrivere correttamente, poi anche a scuola ci si esprime in modo scorretto.

    Leggi QUA, se ti va.

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  11. @Ovi etto
    Mi associo a quanto dice marisa sullo scrivere.
    Aggiungo anche che non trovo sia solo un problema scolastico, ma, acquisita quest’abitudine, la li mantiene anche nella vita e….potrai anche non crederci….ti assicuro che esprimersi (verbalmente o per iscritto) correttamente è essenziale per riuscire a realizzare i propri obiettivi.
    Questo non solo nell’attività lavorativa, ma soprattutto nei rapporti con le persone: se ti esprimi correttamente, ti capiranno più facilmente….e, in fin dei conti, lo vogliamo tutti….essere capiti e compresi, o no? 🙂
    Un caro saluto

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  12. @ Giorgio

    Va be’, gli errori di battitura possono passare… qualche svista capita anche a me. Basta non far passare come errori di battitura chiacchere per chiacchiere! 🙂

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  13. Gentile Marisa, da un punto di vista geografico sono perfettamente d’accordo con lei, ma mi dispiace che lei si sia dichiarata d’accordo con Alessandro, che evidentemente non ha chiarissima la realtà israeliana.

    Israele, che per carità, si trova in Medio Oriente, e chi lo nega, è una delle democrazie più illuminate del mondo, e non so di quale aparthaid parli, visto che le minoranze palestinesi in Israele hanno regolare diritto al voto, e potrebbero (e dovrebbero) anche servire nell’esercito, cosa che generalmente si rifiutano di fare perché LORO lo vivono come servire un paese straniero, e LORO si dichiarano diversi e “a parte”.

    Si informi Alessandro sui diritti delle minoranze di essere elette in Parlamento, essere curate negli ospedali, frequentare le scuole pubbliche, etc. etc., altro che aparthaid!

    Io sono vissuta in quei luoghi, e non li vivevo, culturalmente, come molto diversi dall’italia, solo più organizzati. Mi stupì solo che gli israeliani pagavano volentieri le tasse, perché sapevano di essere guidati da un governo onesto, che non si approfittava di un centesimo dei soldi dei contribuenti.

    Basa la propria esistenza sulla minaccia nucleare? Israele esporta scienza e tecnologia, mentre il terrorismo e le minacce di morte (troppo spesso attuate) le esporta qualcun altro.

    Si informi Alessandro, prima di seguire supinamente comodi quanto fasulli luoghi comuni.

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  14. @ diemme

    Grazie per aver chiarito alcuni punti e grazie, soprattutto, per aver fatto riferimento ad un’esperienza diretta. Solo vivendo in quei posti si può effettivamente capire come sia la vita, molto più che leggendo i libri di storia e geografia o ascoltando le notizie al telegiornale.

    Quando ho risposto ad Alessandro ho cercato di tagliare corto per evitare polemiche. Credo che lui abbia usato erroneamente il termine apartheid intendendo, forse con un filo d’ironia, la “supremazia” della cultura israeliana rispetto a quella palestinese. D’altronde la storia ci ha presentato gli ebrei come un popolo usurpatore.

    Nel mio liceo ogni anno viene a farci visita un gruppo di studenti da Israele (rigorosamente ebrei e palestinesi insieme) e dalle loro parole ci si fa un’idea decisamente diversa della vita in quei posti da quella che generalmente si ha.

    Grazie per essere passata di qua. 🙂

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  15. Mi farebbe piacere avere qualche notizia sulla testimonianza di questi studenti. Spero che il loro lavoro sia rivolto alla giustizia e alla pace.

    Buona serata, e grazie a te di avermi fatto scoprire questo interessantissimo blog.

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  16. @ Diemme

    Non seguo direttamente il progetto che coinvolge studenti apparteneneti a più classi di diverse scuole della mia città. Ti riporto, però, alcuni brani tratti dal “diario” dell’ultima esperienza fatta in Terra di Israele.

    Mi accingo a narrare con poche pretese e troppe cose da dire. […] Allo scambio culturale hanno partecipato studenti dei Licei […] e studenti degli istituti Mar Elias High School e Sasa dell’alta Galilea.
    Parlare di Israele è un’impresa. La sua realtà è così poliedrica e complessa che rischio di banalizzarla. Come se scrivessi con una penna troppo ingombrante, con quei pennini a punta quadrata che usavano gli amanuensi per trascrivere la musica sacra.
    Dal punto di vista sociale la situazione è complessa e densa. Densa perché non c’è nulla di limpido o leggero nei rapporti che intercorrono tra le diverse etnie che popolano il territorio –arabi ed ebrei- e le diverse religioni in cui essi credono –ebraismo, islam e cristianesimo.
    […] I figli di Abramo trovano la loro intima appartenenza negli stessi luoghi, in quella terra rossa riarsa, in quel mare che abbraccia le coste.
    Le persone che abitano la terra santa sono legate alla religione in un modo che da occidentale in perenne crisi mistica giudico eccessivo e anche nocivo. Una ragazza araba cristiana mi ha confessato di non poter andare a cavallo prima del matrimonio in quanto l’equitazione può portare alla rottura dell’imene e quindi alla morte. Morte per disonore –una causa non paragonabile ad alcun tipo di malattia ma di gravità anche superiore. Mi ha anche spiegato perché un amore può essere proibito: per religioni diverse dei coniugi, per etnie diverse, e in casi estremi per classi sociali diverse. Mi è sembrato di tornare indietro nel tempo fino a ere buie e lontane, poi ho pensato alla realtà italiana fino agli anni ’70-80, in cui il delitto d’onore era considerato con indulgenza.
    All’occhio superficiale del turista l’orientalità insita nelle cose le rende uguali tra loro -in quanto non occidentali. Ma non è vero, la realtà israeliana è un contenitore di varietà.
    Sembra che ogni popolo abbia una sua caratteristica peculiare e che sia portato a riversarla anche nell’organizzazione del territorio. Nella mia esperienza ho avuto modo di notare che i paesi arabi non sono costruiti sulle colline, ma piuttosto arrampicatici sopra; le case sembrano essere state erette con un criterio sconosciuto, come fantasiose briciole sparse sull’erba da una persona troppo sazia. Ma persino nello squallore delle case scalcinate o dei fili elettrici a vista mi sembrava di trovare un’armonia difficilmente spiegabile dalla razionalità. Le case non hanno tetti spioventi -non servono-, in compenso spesso hanno bene in evidenza un qualche simbolo religioso.
    Nel popolo ebraico ravviso molte contraddizioni. Da una parte ci sono i kibbutz –comunità fondate sull’idea socialista della condivisione almeno parziale dei beni-, dall’altra la volontà di occidentalizzarsi sempre di più. Da un lato c’è la paura di essere attaccati dai paesi arabi confinanti, dall’altra c’è una strategia di difesa che attacca, e chi ne risente sono gli arabi presenti nel territorio. Da una parte c’è il ricordo tremendo dell’Olocausto, dall’altra la messa in atto delle stesse crudeltà su territori come Gaza.
    Questo viaggio è stato prezioso. In primis mi ha riempita di una nostalgia lancinante che non avrei creduto di sentirmi attaccata addosso. Le persone, ma anche i luoghi stessi mi mancano, quasi ci fosse un legame di parentela tra quella terra e me.
    Ma ciò che sento più forte e nuovo è la consapevolezza di non poter né voler giudicare senza mutilare la verità. È palese che Hamas non agisce per il bene dei Palestinesi né per i Palestinesi stessi; è ovvio che i soldati israeliani a Gaza agiscono come le peggiori bestie. Ma vivendo con arabi ed ebrei entra nella pelle, nel sangue, nel cuore che le loro convinzioni sono parte di due popoli diversi, sono quasi culture stratificate nel tempo e calcificate con la violenza. Mi sorprende la candida buona fede con la quale gli ebrei vogliono la pace ma confidano nell’esercito, o quella dei musulmani che si professano pacifici per poi essere disposti a lapidare e/o uccidere un’adultera.
    La storia degli ebrei è una storia di umiliazioni, di ricchezza, di invidia, di chiusura –forzata o volontaria. I torti si ripetono nel tempo, cambiano la vittima e il carnefice.
    La Terra Santa continuerà a essere matrigna con la strage quotidiana dei suoi innocenti?

    M. C.

    Grazie a te. A presto. 🙂

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  17. Sono un sostenitore del diritto all’autodeterminazione dei popoli, del potersi identificare in un territorio da difendere. Ma Israele è circondato da decine di milioni di persone che non lo hanno (usiamo un eufemismo) in “simpatia”… Ovvero ottima parte del mondo arabo. E’ vero che Israele è una nazione avanzata, ma è una nazione in guerra a cui si è voluto riconoscere lo status quo per ovvi motivi storici in un momento in cui serviva una veloce soluzione del problema ebraico. E le conseguenze si vedono ancora oggi, due popoli che si odiano senza quasi provare il dialogo (troppi e vani negli ultimi anni i tentativi di dialogo falliti per crederci) e una nazione che esiste grazie a un arsenale nucleare non dichiarato e ottenuto in gran riserbo. Se questo stato fosse stato comunista lo si sarebbe definito uno “stato canaglia” invece è Israele e ultimamente come ci insegna Silvio si fa un po’ a gara a chi è più amico degli Israeliani… Salvo poi chiedersi come mai una nazione così pacifica abbia lanciato dei TOW su una nave turca di aiuti umanitari prima di speronare e fare una mezza strage.

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  18. Caro Alessandro,

    se una persona sostenitrice di Israele come io lo sono annovera tra i suoi amici tanti filopalestinesi è perché capisce la loro buona fede.

    Israele era favorevole all’ingresso degli aiuti umanitari, ma non senza averli prima controllati. Israele, attaccata da sessant’anni e passa, non viene bombardata con la farina e con lo zucchero, te lo assicuro, e le navi piene di “aiuti umanitari” portano il più delle volte QUESTO carico:

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  19. E’ vero che geograficamente Israele è in Asia ma anche Cipro lo è eppure nessuno l’ha mai notato!
    E poi Malta? fa parte della piattaforma continentale africana…senza contare le Canarie spagnole Ceuta e Melilla e le Azzorre portoghesi anche’esse africane!
    Ma c’è di più! I territori d’oltremare francesi (a tutti gli effetti dentro la UE) si trovano in America del Nord (San Pierre e Michelon) America del sud (Guayana francese) in Oceania (Polinesia francese con Taiti!).
    Ma tutto ciò ha solo una valenza infinitesimale;il punto è che per storia ,cultura,valori,mentalità ecc ecc gli Israeliani sono in massima parte Europei di origine e quindi non ha senso alcuno porre ostracismi inutili.

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  20. siamo l’origine e la fine ditutta la storia umana in ogni angolo sionesi siamo viava a Dio che ci ha fatti con Gesu’ Cristo Fratelli in terra e speriamo tutti incelo,adoro la gioia di vivere con questo grande popolo e in questa minuscola nazione che tatnto ha isegnato e insegnera come difendersi e limitare chi offende la liberta in tutto il mondo ed i opopoli della terra ancor di piu’lo saranno ancor di piu’ quando ammetteranno la grandezza del Filglio mandato dal Padre per vivere tra noie e con noi e cosi’ sia.. Cavaliere osj Pietro casamassma 23/maggio/2012

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  21. … e neanche il nesso tra il popolo di Israele e Gesù Cristo, che non fa certo parte dei profeti da tal popolo presi in considerazione
    … ma ammirevole comunque un tale entusiasmo !

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