INVALSI E ACCADEMIA DELLA CRUSCA: METÀ DIPLOMATI IGNORANTI


La scuola è ancora nel mirino. Dopo le poco confortanti relazioni divulgate da parte del programma PISA sull’ignoranza degli studenti italiani in matematica e scienze (ma pare che anche la loro capacità di lettura scarseggi), ecco un altro dito puntato sugli studenti e, in modo inequivocabile, sui docenti del Bel Paese: quello dell’Accademia della Crusca, con la complicità dell’INVALSI.

Dopo la clamorosa bocciatura di ben 61 vigili urbani incapaci di scrivere senza fare errori di ortografia (è accaduto di recente in provincia di Grosseto e ne ho parlato in questo post), questa volta sotto accusa è la mancanza di competenze nella corretta grafia da parte degli studenti italiani diplomatisi nel 2007. L’INVALSI ha incaricato dei docenti esperti (chissà che vuol dire? Se uno insegna, dovrebbe essere esperto, o quantomeno saper scrivere correttamente, ndr) di visionare 6000 temi svolti all’Esame di Stato di due anni fa. Ebbene, parrebbe che errori di ortografia, uso inappropriato della punteggiatura, periodi senza senso: sono sbagli che ricorrono con preoccupante frequenza. E i risultati di cotali esempi di “bello scrivere”? Non equi, almeno a detta della professoressa Elena Ugolini, secondo la quale un eccessivo buonismo da parte dei commissari (nel 2007 erano interni, ndr) avrebbe portato ad una minima percentuale di insufficienze. La Ugolini precisa: Ho qui un tema della maturità 2007: è pieno di errori gravissimi di ortografia come “dopo guerra” o “degl’anni”, di errori di punteggiatura, dell’organizzazione logica della frase che evidenziano un livello linguistico di terza elementare. Mi domando che cosa è stato insegnato a questo ragazzo in 13 anni di scuola, interrogandosi poi, preoccupata, sul futuro dello studente in questione, ormai diplomato.

Un’indagine articolata, quella commissionata dall’Accademia della Crusca: prevedeva una correzione “libera” , operata dai docenti, individuati dall’INVALSI, seguendo criteri soggettivi (cosa che, tra l’altro, non si fa mai dato che vengono utilizzate delle griglie di correzione che riducono al minimo i rischi di una valutazione soggettiva, ndr); l’altra basata sui criteri individuati dall’Accademia stessa, volti ad accertare la padronanza linguistica. Il confronto, poi, teneva conto anche dei giudizi del commissari d’esame.
I risultati sono stati assai diversi: per i commissari d’esame, gli elaborati insufficienti sono stati solo il 20%; per i correttori “liberi” le insufficienze hanno interessato il 52% dei temi in esame; per i correttori che hanno utilizzato i criteri stabiliti dalla Crusca, solo il 42% degli scritti sono risultati sufficienti.

È evidente che, a livello di valutazione, qualcosa non funzioni. Ma i risultati così diversificati mettono sotto accusa, senza mezzi termini, i commissari d’esame, cioè i professori che, per mestiere, valutano gli elaborati degli studenti. Come dire: non lo sanno fare, sono troppo “buoni”, forse non conoscono nemmeno loro la lingua italiana.
Essendo stata l’anno scorso commissaria interna all’Esame di Stato, posso garantire che la valutazione è oggettiva e che i giudizi, condivisi anche dal resto della commissione, non possono essere falsati. Mi spiego: un commissario, interno od esterno che sia, non può supervalutare un tema solo perché l’allievo in questione è simpatico né assegnare un giudizio più basso ad un elaborato perché chi l’ha scritto è antipatico.

Se poi parliamo degli errori ortografici, purtroppo è vero: ne fanno parecchi. Ma l’ortografia, almeno secondo le griglie di valutazione in uso, è solo una delle voci di cui si tiene conto nella valutazione finale. Ciò vale sempre, anche nella correzione degli elaborati svolti durante tutti gli anni di scuola precedenti. Se dovessimo togliere un punto per ogni errore ortografico, allora di compiti sufficienti ce ne sarebbero ben pochi. Insomma, quello che voglio dire è che ci deve essere un margine di tolleranza e, soprattutto, bisogna distinguere tra gli errori commessi per distrazione (di solito, accenti o apostrofi, qualche maiuscola …) da quelli radicati nella mente di ragazzi di diciotto anni e, per questo, difficilmente correggibili.

Quando leggo notizie del genere, lo confesso, mi risento un po’. Anche perché si fa di tutto per correggere gli errori ma è anche vero che, quando un ragazzo arriva in prima superiore e non sa scrivere, molti sforzi risultano vani. Non vorrei ripetermi ma, come ho scritto nel post citato, fin dalle elementari si dovrebbe insistere di più affinché i bambini imparino ad esprimersi correttamente, sia nell’orale che nello scritto, e curino l’aspetto grafico ed ortografico della loro scrittura. Insomma, dovremmo aver superato la fase in cui alle elementari si scriveva “io speriamo che me la cavo”.

[fonte: Il Corriere]

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6 thoughts on “INVALSI E ACCADEMIA DELLA CRUSCA: METÀ DIPLOMATI IGNORANTI

  1. hai detto bene, dovremmo…
    io so solo che nei compiti di materie tecniche o scientifiche, non di rado vedo scritto: CONPITO, questo già fa presagire come sarà il resto…

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  2. Io le “perle italiane” non le ho ancora raccolte (per mancanza di tempo). Però ho raccolto QUI quelle latine, se vuoi farti un due risate. 😀

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  3. ho letto. Qualche perlina in latino devo averla fatta pure io eheh, anche se in genere ero bravina, però in prima liceo senz’altro ne devo aver scritta qualcuna bellina 😀

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  4. Peccato che degli si possa apostrofare, come sostiene l’accademia della Crusca
    A proposito di -degli avversari-
    LINK

    -Nel suo esempio l’articolo gli seguito da vocale, costituisce un caso che ormai tende alla invariabilità, anche quando l’articolo sia seguito da una parola iniziante con i (es. gli italiani è ormai più frequente e diffuso dell’altra forma gl’italiani). Non si può ancora parlare di regola rigida e netta, per cui tutte e due le forme restano accettabili, ma certamente la tendenza è verso la forma non elisa: nel caso da lei proposto, inoltre, la lettera i serve a dare valore palatale al nesso grafico gl (come in paglia e foglio). E questo anche se nella pronuncia l’elisione normalmente si realizza. –

    LINK

    Allora l’asino chi è?

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  5. @ degli (?)

    Io mi sono limitata a riportare parte di un articolo pubblicato sul quotidiano e a fare una rilfessione personale -giustificata dall’esperienza didattica lunga più di venticinque anni- sull’ignoranza ortografica degli studenti che frequentano il liceo (quelli a cui insegno). Non era mio intento sottolineare se gli esempi citati dalla professoressa Ugolini fossero pertinenti o meno. Le regole sull’elisione le conosco. Devo, tuttavia, sottolineare il fatto che la lingua italiana, come tutte le altre, subisce, nel tempo, delle modificazioni che alcuni stentano ad accettare. Può darsi che la professoressa Ugolini sia una di quelle persone.

    Se anche l’Accademia della Crusca le dà torto, vorrà dire che l’INVALSI non la interpellerà più per le proprie indagini commissionate dall’Accademia stessa. 🙂

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