20 gennaio 2010

MORGAN FA LO SNOB: VALERIO (SCANU) CHI È?

Posted in attualità, Festival di Sanremo, spettacolo, televisione, Valerio Scanu tagged , , , a 9:26 pm di marisamoles

Su TV Sorrisi e Canzoni di questa settimana è pubblicato un servizio sul Festival di Sanremo. In occasione della tradizionale foto di gruppo, i cantanti si sono riuniti a Roma. Sull’evento si può leggere qualche curiosità: ad esempio che lo hair stylist di Noemi è Rolando Elisei (potevamo avere dubbi?) o che i nuovi occhiali di Arisa se li è disegnati da sola. Fin qui, nulla di particolarmente edificante. Ma la mia curiosità è stata attirata da una foto di Morgan in compagnia di qualcuno che non ho riconosciuto subito (ammetto, non avevo indossato gli occhiali!); la didascalia fa così: E Morgan chiese: “Valerio” chi?

Il trafiletto accanto alla foto racconta l’incontro tra il famoso (?) protagonista di XFactor e Valerio Scanu, vincitore di “Amici 8”, alla sua prima esperienza sanremese:

Morgan, arrivato con due ore di ritardo [potevamo dubitare anche di questo? ndr], a Valerio Scanu: “Tu sei un cantante?”. “Sì”, risponde tenero [siamo sicuri? ndr] Valerio. “Sei un Big?”. “Sì”. “Da dove vieni? Non ti ho mai visto”. “Da Amici”. E il gaffeur [o magari solo snob, ndr] Morgan: “Ah, ecco perché! Non ho mai visto Amici in vita mia!”.

Simpatico siparietto, sempre che sia vero perché ciò che leggo sulle riviste lo prendo con beneficio d’inventario. In questo caso, almeno due cose sono incredibili: l’atteggiamento “tenero” di Valerio (nemmeno una smorfia di disappunto?) e il fatto che Morgan non abbia mai visto “Amici” in vita sua. Forse non l’avrà visto, ma di certo sa che programma è (XFactor stesso ne è una specie di clone, relativamente al canto) e di Valerio, anche ammesso che non l’abbia mai incontrato, ne avrà di certo sentito parlare.

Insomma, a me ‘sto snobbismo non piace affatto, specie se ostentato da uno come Morgan che, se non fosse stato “rilanciato” dalla trasmissione di Rai 2, complice la Supersimo, sarebbe già caduto irrimediabilmente nel dimenticatoio. Ah, dimenticavo, la sua fama è stata per un po’ di tempo alimentata dalla sua unione con Asia Argento; se non ci avesse fatto una figlia, probabilmente di Morgan ce ne saremmo dimenticati anche prima.

Alla fine, se Valerio gli avesse detto in faccia “buffone” [ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale!], gli avrei pure gridato: BRAVO!!!

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INVALSI E ACCADEMIA DELLA CRUSCA: METÀ DIPLOMATI IGNORANTI

Posted in attualità, Esame di Stato, lingua, scuola, valutazione studenti tagged , , , , , , , , a 5:40 pm di marisamoles


La scuola è ancora nel mirino. Dopo le poco confortanti relazioni divulgate da parte del programma PISA sull’ignoranza degli studenti italiani in matematica e scienze (ma pare che anche la loro capacità di lettura scarseggi), ecco un altro dito puntato sugli studenti e, in modo inequivocabile, sui docenti del Bel Paese: quello dell’Accademia della Crusca, con la complicità dell’INVALSI.

Dopo la clamorosa bocciatura di ben 61 vigili urbani incapaci di scrivere senza fare errori di ortografia (è accaduto di recente in provincia di Grosseto e ne ho parlato in questo post), questa volta sotto accusa è la mancanza di competenze nella corretta grafia da parte degli studenti italiani diplomatisi nel 2007. L’INVALSI ha incaricato dei docenti esperti (chissà che vuol dire? Se uno insegna, dovrebbe essere esperto, o quantomeno saper scrivere correttamente, ndr) di visionare 6000 temi svolti all’Esame di Stato di due anni fa. Ebbene, parrebbe che errori di ortografia, uso inappropriato della punteggiatura, periodi senza senso: sono sbagli che ricorrono con preoccupante frequenza. E i risultati di cotali esempi di “bello scrivere”? Non equi, almeno a detta della professoressa Elena Ugolini, secondo la quale un eccessivo buonismo da parte dei commissari (nel 2007 erano interni, ndr) avrebbe portato ad una minima percentuale di insufficienze. La Ugolini precisa: Ho qui un tema della maturità 2007: è pieno di errori gravissimi di ortografia come “dopo guerra” o “degl’anni”, di errori di punteggiatura, dell’organizzazione logica della frase che evidenziano un livello linguistico di terza elementare. Mi domando che cosa è stato insegnato a questo ragazzo in 13 anni di scuola, interrogandosi poi, preoccupata, sul futuro dello studente in questione, ormai diplomato.

Un’indagine articolata, quella commissionata dall’Accademia della Crusca: prevedeva una correzione “libera” , operata dai docenti, individuati dall’INVALSI, seguendo criteri soggettivi (cosa che, tra l’altro, non si fa mai dato che vengono utilizzate delle griglie di correzione che riducono al minimo i rischi di una valutazione soggettiva, ndr); l’altra basata sui criteri individuati dall’Accademia stessa, volti ad accertare la padronanza linguistica. Il confronto, poi, teneva conto anche dei giudizi del commissari d’esame.
I risultati sono stati assai diversi: per i commissari d’esame, gli elaborati insufficienti sono stati solo il 20%; per i correttori “liberi” le insufficienze hanno interessato il 52% dei temi in esame; per i correttori che hanno utilizzato i criteri stabiliti dalla Crusca, solo il 42% degli scritti sono risultati sufficienti.

È evidente che, a livello di valutazione, qualcosa non funzioni. Ma i risultati così diversificati mettono sotto accusa, senza mezzi termini, i commissari d’esame, cioè i professori che, per mestiere, valutano gli elaborati degli studenti. Come dire: non lo sanno fare, sono troppo “buoni”, forse non conoscono nemmeno loro la lingua italiana.
Essendo stata l’anno scorso commissaria interna all’Esame di Stato, posso garantire che la valutazione è oggettiva e che i giudizi, condivisi anche dal resto della commissione, non possono essere falsati. Mi spiego: un commissario, interno od esterno che sia, non può supervalutare un tema solo perché l’allievo in questione è simpatico né assegnare un giudizio più basso ad un elaborato perché chi l’ha scritto è antipatico.

Se poi parliamo degli errori ortografici, purtroppo è vero: ne fanno parecchi. Ma l’ortografia, almeno secondo le griglie di valutazione in uso, è solo una delle voci di cui si tiene conto nella valutazione finale. Ciò vale sempre, anche nella correzione degli elaborati svolti durante tutti gli anni di scuola precedenti. Se dovessimo togliere un punto per ogni errore ortografico, allora di compiti sufficienti ce ne sarebbero ben pochi. Insomma, quello che voglio dire è che ci deve essere un margine di tolleranza e, soprattutto, bisogna distinguere tra gli errori commessi per distrazione (di solito, accenti o apostrofi, qualche maiuscola …) da quelli radicati nella mente di ragazzi di diciotto anni e, per questo, difficilmente correggibili.

Quando leggo notizie del genere, lo confesso, mi risento un po’. Anche perché si fa di tutto per correggere gli errori ma è anche vero che, quando un ragazzo arriva in prima superiore e non sa scrivere, molti sforzi risultano vani. Non vorrei ripetermi ma, come ho scritto nel post citato, fin dalle elementari si dovrebbe insistere di più affinché i bambini imparino ad esprimersi correttamente, sia nell’orale che nello scritto, e curino l’aspetto grafico ed ortografico della loro scrittura. Insomma, dovremmo aver superato la fase in cui alle elementari si scriveva “io speriamo che me la cavo”.

[fonte: Il Corriere]

SULL’IKEA IDEE CHIARE, SULLA POLITICA MENO

Posted in affari miei, Friuli Venzia-Giulia, pubblicità, shopping, società tagged , , , , a 3:38 pm di marisamoles


Leggo su La Stampa di oggi, quest’articolo di Massimo Gramellini, come sempre molto arguto:

Ad Amburgo gli abitanti di alcuni quartieri del centro hanno partecipato al referendum indetto dai sostenitori di Ikea, favorevoli alla costruzione di una cittadella del mobile nel cuore della città. La percentuale dei votanti (44%) ha abbondantemente superato quella delle ultime elezioni europee. L’amburghese che entra nell’urna (di truciolato, immagino) per esprimersi pro o contro Ikea ha la sensazione che il suo voto produrrà un effetto concreto e duraturo sulla sua esistenza: lo spostamento in centro del parallelepipedo gialloblù, oppure no. Lo stesso amburghese non è animato da identiche certezze quando deve schierarsi fra destra e sinistra. Anzi, di certezze ne ha una, purtroppo: che il suo lavoro, le sue tasse, l’istruzione dei suoi figli – la sua vita, insomma – rimarranno immutati con qualsiasi vincitore. Al massimo peggioreranno un po’. E non solo. Quando vota in massa per decidere il futuro immobiliare di Ikea, l’amburghese si pronuncia su un argomento che conosce. Mentre quando diserta le urne europee non ha alcuna idea di cosa sia l’Europa né alcuna considerazione della medesima. La multinazionale fa parte di lui, la multinazione no.
È così che la democrazia sta cambiando sotto i nostri occhi. Il cittadino accorcia lo sguardo, infiammandosi soltanto per le questioni che lambiscono il suo quartiere. Ma nello stesso tempo lo allarga, fino a sentirsi parte dei destini di un marchio mondiale. E per la politica tradizionale, ancora aggrappata ai fantasmi delle ideologie, l’unico spazio che resta è qualche innocua litigata in tv.

Be’, a me pare che tra gli amburghesi e gli italiani ci siano ben poche differenze: il colosso svedese merita più attenzione della politica, anche perché, ciò che vale per gli abitanti di Amburgo, si adatta perfettamente al profilo dell’italiano medio: il suo lavoro, le sue tasse, l’istruzione dei suoi figli – la sua vita, insomma – rimarranno immutati con qualsiasi vincitore.

Anche nella mia regione, il Friuli Venezia Giulia, il colosso IKEA è sbarcato, portando con sé l’illusione di molti che la crisi sia un’invenzione e che il lavoro ci sia per tutti. O quasi. Certo, a conti fatti, le assunzioni all’Ikea sono state 255 ma il 74% sono part time e solo 45 sul totale sono i contratti a tempo indeterminato. Già, perché bisogna vedere come sarà, in questo angolino del nord est, l’affluenza degli acquirenti. Considerando che all’inaugurazione, nonostante fosse fissata alle 7 del mattino, erano presenti migliaia di persone (la colazione offerta ai vip era a base di salmone, aringhe e vodka!), Ikea può ben sperare in affari d’oro, specie da chi arriva da oltreconfine.

Io un salto all’Ikea l’ho fatto, più per curiosare che per fare acquisti. Due ore passate a girare tra i vari reparti, rispettando rigorosamente il percorso consigliato e segnalato con tanto di frecce per terra. Il gusto svedese è, tuttavia, lontano mille miglia dal nostro: arredamento essenziale, niente “fronzoli” e soprattutto studiato per essere comodo e funzionale. Ma a noi italiani, chissà perché, piace di più il bello ma inutile o scomodo.

L’organizzazione è ineccepibile. Per fare gli acquisti, a seconda del loro volume, sono a disposizione i classici carrelli a quattro ruote, dei “borsoni” gialli e dei carrellini a due ruote, altrettanto gialli. È un colore tipicamente svedese. Quando si arriva alla cassa, l’attenzione è attratta dai cartelloni in cui si legge: “Ti piace il borsone giallo? Ne puoi acquistare uno uguale, blu, per 0,60 centesimi”. Naturalmente invitano i clienti a riporre diligentemente quello giallo che è servito per la spesa: anche se viene in mente di portarselo a casa, la cifra irrisoria per averne uno uguale, imballato e quindi non maneggiato da cento persone e pullulante di batteri, trattiene dalla tentazione che fa, qualche volta, l’uomo ladro. I carrellini sono più difficili da nascondere; tuttavia, un altro cartellone avvisa i clienti che può essere acquistato uno uguale, blu, a soli 9,90 euro. In questo caso, sempre per la modesta cifra richiesta, si mette in funzione il cervello e la memoria visiva per capire se a casa, in garage o in cantina, c’è lo spazio per quel carrellino lì, così conveniente e quanto mai utile. Non c’è che dire: all’Ikea giocano sulla psiche.

Ma non si può andare via da lì senza fare un salto al supermercato, dove vendono solo prodotti alimentari svedesi, dai nomi alquanto strani. Tuttavia, dei cartellini ordinati indicano le caratteristiche del prodotto, onde evitare di comprare qualche schifezza tipicamente svedese che sicuramente non ci piacerà perché non fa parte della nostra dieta mediterranea. Io volevo acquistare una marmellata, ma non una qualsiasi che posso trovare nei nostri supermercati. La mia attenzione è stata catturata da un composto giallognolo che non mi pareva di aver mai visto; in effetti la marmellata in questione era di “bacche polari” che non ho la più pallida idea di cosa siano. D’altra parte sto in Italia, mica al polo nord!
Meglio andare sul sicuro: le polpette svedesi saranno come le nostre, no? Be’ diciamo che le faccio meglio io ma se vado di fretta e nel congelatore ci sono le polpette, svedesi o no, vanno bene lo stesso. Devo dire, però, che il mio stomaco si è ribellato, visto che c’ho messo dieci ore per digerirle …

Alla fine, ho occupato mezzo pomeriggio, ho speso più o meno 50 € in oggetti per la casa quasi del tutto inutili o che comunque avevo già, nonché in cibi indigeribili, ma ora posso dire che sono stata all’Ikea. Chissà perché la gente dimostra di apprezzarti di più se dici di essere andato all’Ikea piuttosto che a vedere una mostra sul Futurismo.

Una cosa, però, mi ha sinceramente disturbata: la pubblicità che annunciava l’imminente apertura dell’Ikea di Villesse. Dappertutto facevano bella mostra di sé dei cartelloni (come quello nella foto in alto) in cui si storpiava il nome della mia bella regione in “Friuli Svezia Giulia”.
Dopo aver letto l’articolo di Gramellini su La Stampa, però, ho preso un’importante decisione: alle prossime elezioni regionali voterò … Ikea.

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