12 dicembre 2009

ETTORE: IL MARITO DI ANDROMACA

Posted in Pagine d'Epica tagged , , a 10:46 pm di marisamoles


Ho pensato a lungo sul titolo da dare a questo mio post, che si va ad aggiungere agli altri due (su Paride e Achille) che costituiscono una specie di lettura semiseria di alcune pagine d’epica. “Ettore e Andromaca” sarebbe stato un titolo scontato e banale; “Andromaca” avrebbe posto in primo piano una donna speciale, ma non avrebbe reso giustizia al suo ruolo di moglie di un eroe che proprio al legame con il marito deve la sua specialità. Alla fine ho scelto questo titolo perché mi piace credere che Ettore non sarebbe stato l’eroe che tutti conosciamo se non avesse avuto al suo fianco una moglie speciale come Andromaca. Alla fine lei è la vera eroina perché combatte senza spada né pugnale, ma con l’unica arma che ha a disposizione: l’amore.

Ettore aveva una moglie, Andromaca, che grazie alla bontà di Omero è passata alla storia: infatti è famoso il colloquio tra i due sposi che occupa un centinaio di versi nel VI libro dell’Iliade. Certo non è l’unica donna di cui si parli nel poema epico, non è nemmeno l’unica, mortale o immortale, a prendere la parola (vedi Elena, Teti e varie altre), ma Andromaca parla, dà voce alla sua rabbia, alle sue ansie, cerca, come può, di fermare un marito testardo che, per mantenere fede al suo impegno, accetta di sacrificare anche l’amore per i suoi cari pur di salvare una patria destinata comunque a cadere. Ma le donne, si sa, non vengono mai ascoltate, anche quando dimostrano tutta la loro intelligenza e il loro buon senso, perché di solito la logica femminile non si sposa con quella maschile.
Chi non ricorda Cassandra? Lei, la più bella delle figlie di Priamo ed Ecuba, e forse per questo non ritenuta intelligente (gli uomini belli dovevano essere anche intelligenti e coraggiosi – vedi Paride- le donne belle, evidentemente, dovevano essere delle emerite cretine), aveva predetto la sventura di Troia e si era opposta con tutte le forze ai suoi concittadini che volevano introdurre il famoso cavallo di legno entro le mura della città. Nessuno l’ascoltò, tutti la ritennero pazza e così il crollo di un’intera città che uomini eroici avevano difeso con coraggio, fu causato dalla dissennatezza di un branco di maschilisti che non diedero ascolto alla saggia Cassandra. Quando, però, parlava l’indovino Calcante, nessuno osava contraddirlo!

Tornando ad Andromaca, ella era figlia di Eezione, moglie di Ettore e madre di Astianatte, altrimenti detto Scamandrio, in onore del fiume Scamandro che scorreva nella pianura troiana. La sua storia, non solo la sua voce, occupa pochi versi del VI libro: Achille (guarda caso) le aveva ucciso il padre e, in un solo giorno, i sette fratelli, la madre era stata condotta in schiavitù e poi liberata in cambio di un immenso riscatto, per poi morire di morte naturale. A proposito, gli antichi Greci, non avendo strumenti diagnostici e non potendo ricorrere all’autopsia, attribuivano le morti “inspiegabili” (infarto, ictus, ecc) alle frecce di Artemide che colpivano le donne, e a quelle di Apollo che colpivano gli uomini. Neanche di fronte alla morte esisteva la parità dei sessi.

Dopo i terribili lutti, Andromaca era rimasta sola, ovvero con il marito che ella amava moltissimo e rappresentava davvero tutto per lei:
Ettore, dunque, per me tu sei padre, tu sei la mia nobile
madre, sei fratello, sei il mio sposo fiorente
. (VI, vv. 429-430)
Proprio per questo, lo implora di lasciare il combattimento, per non rendere orfano il figlio e vedova la sposa. Allora Ettore che fa? Figuriamoci se le dà ascolto; pur condividendo le ansie della moglie e pur sentendo in cuor suo, ahimè, che il presentimento di Andromaca potrebbe essere giustificato, non può lasciarsi andare ai sentimenti –che uomo sarebbe, altrimenti!- e le fa capire che non può comportarsi da vile, perché fin da ragazzo gli è stato insegnato ad essere forte. E poi, anche cedendo alla debolezza di un momento, cosa ne sarebbe stato del suo buon nome? Cosa avrebbero pensato di lui i suoi concittadini? Certo non avrebbe fatto una bella figura, l’onta l’avrebbe accompagnato anche dopo la morte e si sarebbe riversata sui suoi cari, su Andromaca, su Astianatte che nel nome stesso (significa “signore della città”) richiamava alla mente di tutti la grandezza del padre. No, non può tirarsi indietro, non ora, e se poi Ilio cadrà, cosa di cui Ettore è convinto, l’aver almeno tentato di salvarla versando il suo eroico sangue, gli permetterà di conservare fama eterna e mantenere indenne l’onore di tutta la sua famiglia. E se, un giorno, Andromaca sarà fatta schiava –destino comune a molte donne appartenenti al popolo dei vinti-, pazienza, l’importante è mantenere l’onore. Già, l’onore: ecco l’elemento cui viene data la priorità su qualunque altro, persino sugli affetti familiari. Andromaca lo sa, ma tenta lo stesso di fermare il marito; sa perfettamente che l’aidòs, la vergogna, non è accettabile da parte della nutrita schiera di eroi su cui Ettore primeggia. La condotta di un uomo, un vero uomo ovviamente, trova la sua legittimazione nell’opinione dei compagni; tradire il proprio onore e la propria virtù (areté) è motivo di aidòs di fronte all’intera comunità.

Detto questo, quale speranza può avere la poveretta? Forse quella che il marito si lasci commuovere dalla presenza del piccolo Astianatte che, quasi per manifestare il suo disappunto e l’enorme peso delle responsabilità già gravanti su di lui, inizia a strillare atterrito dall’aspetto del padre? Tutt’al più ciò può far calare la tensione dell’incontro, ma subito Ettore si riprende e con tono perentorio, dopo aver ricordato alla moglie che nessuno può morire contro la volontà del Fato (ah già, il Fato! E chi ci pensava più!), le dice:
Ma tu, a casa tornando, attendi alle tue incombenze,
al telaio e alla rocca, e alle ancelle comanda
di fare il loro lavoro: alla guerra provvederanno
tutti gli uomini, io soprattutto, ché in Ilio nascemmo
. (VI, vv. 490-493)

Eccoci arrivati, dunque, al nodo della questione: Andromaca, per un momento, si era dimenticata di badare ai fatti suoi, di dedicarsi alle attività per cui, in quanto donna, era nata, cioè tessere, filare e, in quanto donna benestante, dare gli ordini alla servitù. Si era intromessa negli affari degli uomini, cioè la guerra, e si era permessa addirittura di consigliare un uomo, il suo uomo, su ciò che doveva o non doveva fare. Ecco dove sta, secondo me, la forza di questa donna: l’aver osato, l’aver tentato, l’essersi lasciata trascinare dai sentimenti pur con la consapevolezza dell’inutilità del suo gesto. Andromaca è davvero unica: non è la lagnosa Elena che, molto ipocritamente, si autocondanna e poi finisce per tirar l’acqua al proprio mulino; non è una dea, come Teti e come tante altre, che può tutto, che sa di poter essere ascoltata, dando dei consigli, di poter minacciare, se necessario, se nessuno le dovesse dar retta. Andromaca è una nullità, in fondo, ma rappresenta il prototipo di moglie e madre di eroi, che dà voce a tutte le donne incapaci di dar sfogo ai propri sentimenti. Se non sarà ascoltata, poco importa; fondamentale è capire che almeno ha avuto il coraggio di parlare e ha costretto il marito a stare a sentire le sue ragioni. Omero la lascia piangente, stretta per l’ultima volta nell’abbraccio coniugale, mentre le ancelle Ettore vivo ancora, piangevano nella sua casa: / pensavano che egli non più tornando dalla battaglia/ sarebbe venuto, sfuggendo alla furia e alle mani dei Danai. (VI, vv. 500-502)

È proprio il caso di dire: intuito femminile! Sappiamo, infatti, che Ettore non ritornerà mai più entro le mura domestiche; affronterà Achille in duello e rimarrà vittima della furia vendicatrice dell’eroe greco, disceso nuovamente sul campo di battaglia per vendicare, appunto, la morte del suo migliore amico, Patroclo, a sua volta ucciso dallo stesso troiano. Il coraggio e il sacrificio di Ettore, però, non salveranno, come ben sappiamo, la città di Troia dalla distruzione. I Troiani, infatti, dovranno fare i conti con un greco non tanto abile con le armi quanto con la mente: Ulisse.

[nell’immagine: “Pianto d’amore” (Ettore e Andromaca) dipinto da Giorgio de Chirico]

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9 commenti »

  1. elisabetta said,

    Come sempre, complimenti per quest’altra nuova puntata dell’Iliade e dei suoi protagonisti….

    Leggo sempre volentieri questi tuoi riassunti… sono sempre proposti in modo divertente e soprattutto moderno…..

    Un brava, un ciao e un …. continua……

    eli

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  2. marisamoles said,

    @ Eli

    GRAZIE! Adesso mi dedicherò all’Odissea … a meno che non riesca a scrivere qualcosa di nuovo sempre sull’Iliade.

    Ciao ciao. 🙂

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  3. […] e filosofi. L’elenco è lungo: tra gli altri troviamo delle vecchie conoscenze, come Omero ed Ettore. D’altra parte, se consideriamo che Virgilio funge da guida nel regno dei peccatori, se non altro […]

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  4. Estelin said,

    Uno dei miei personaggi preferiti, tra i più belli di tutta la mitologia antica…Certe volte la preferisco persino a Cassandra, con cui sono sempre stata fissata fin da bambina! 🙂
    Tra l’altro è un personaggio che è sempre incredibilmente coerente con se stesso, in ogni sua rappresentazione, in tutte le tragedie…può variare leggermente ma resta sempre questa sua caratteristica di fondo, che è straordinaria e unica nel suo genere per la concezione antica: non solo la combattività e il coraggio (che sono espressi anche nel nome!) ma soprattutto questo grande, immenso amore per il marito. Andromaca davvero non ha mai amato altro uomo che Ettore! 🙂

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  5. marisamoles said,

    @ Estelin

    Ciao e ben tornata! Ho letto sul tuo blog che sei indaffarata con la tesi. Devo dire che, al contrario di quanto affermi nel post, io ho amato scrivere la mia tesi (300 cartelle, giusto per capire la “mole”) dalla prima all’ultima parola e i sei mesi che ho passato a scriverla sono stati i più belli della mia carriera universitaria, anche perché avevo finito gli esami e mi ero finalmente rilassata.

    Venendo al “nostro” Ettore, sinceramente non mi è mai stato troppo simpatico: non gli ho perdonato l’abbandono della povera Andromaca. 🙂

    A presto.

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  6. […] però, anche dai matrimoni combinati poteva nascere l’amore: ne è un chiaro esempio Andromaca, moglie di Ettore, che però, dopo la morte dello sposo e l’uccisione del figlio Astianatte fatto […]

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  7. MariaAmici said,

    Interessante lettura…! 🙂 Se mi permetti, manca però quella che ho sempre considerato la “chicca” della generosità “innamorata” di Ettore: “possa io morire prima di vederti schiava” (naturalmente neanche qui la traduzione è letterale).
    E’ stato spesso interpretato, il passo, a partire naturalmente dalla estrazione culturale dei commentatori, come la summa dell’amore di Ettore-uomo, Ettore-che-guerriero-diverso!, per la moglie.
    Tuttavia, glielo dice proprio, papale papale (Sia chiaro 😉 … anche questa, fuor d’ironia, è una lettura che non rispetta il testo): e la morte per un eroe non era poi l’ultimo dei mali, se raggiunta con onore.
    Che “onta”, invece, vederla portar via come un animale… Ecco, meglio essere morti (peraltro ne sarebbe stata la necessaria premessa: ma non sia mai che si agisca in modo da escluderla, tale conseguenza…)
    Tanto, era poi la sposa a scontare il destino, invece, più atroce, dallo stupro violento di ritorsione al concubinato stupro continuato, dall’uccisione del figlio legittimo erede segnato, alla continua spoliazione di sé e sottomissione ad ogni abominio pur di salvare l’unico altro figlio, pur frutto di stupro…
Grazie d’avermi letta, spero in un tuo riscontro. Quando e se vuoi, passa dal mio blog (spero che un paio d’articoli a mano libera, su Medea e su Cassandra, possano interessarti… 🙂 http://nephelais.wordpress.com/?s=cassandra ). Alla prossima! 


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  8. marisamoles said,

    @ MariaAmici

    Una gradita integrazione. Grazie!

    A presto.

    Liked by 1 persona

  9. MariaAmici said,

    Grazie a te! A presto!

    Mi piace


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