FRA CROCI E MINARETI: IL PARERE DI FERDINANDO CAMON

È uscito ieri, nella prima pagina del Messaggero Veneto, un interessante editoriale dello scrittore Ferdinando Camon sul referendum che in Svizzera ha decretato lo stop alla costruzione dei minareti. Solo oggi, però, è accessibile sul sito del quotidiano friulano e mi fa piacere condividere questo bell’articolo con i miei lettori.

Avrei voluto scrivere anch’io un post sul tema ma, per motivi di tempo, non l’ho fatto. Quando ieri mattina ho letto il pezzo di Camon ho pensato che avrei scritto più o meno le stesse cose, anche se lui, essendo scrittore di professione, ha uno stile più elevato rispetto al mio. Ma i concetti espressi sono da me condivisi al 100%. Lo stesso titolo scelto per quest’articolo esprime in modo sintetico ed efficace il suo ed al contempo il mio pensiero: “La paura di chi non sa”. Già, è vero che l’ignoranza e, soprattutto, i pregiudizi portano fuori strada. Alla fine, al di là di qualsiasi logica, generano paura. Ma quando un fenomeno viene analizzato in profondità, come ha fatto Camon, allora tutto è più chiaro e lo spettro del timore si allontana. Purtroppo, però, c’è chi resta della propria idea, senza lasciarsi influenzare, e non ammette l’errore.

Riporto l’articolo così com’è stato pubblicato, limitandomi ad evidenziare le parti in cui concordo maggiormente con le idee espresse dallo scrittore.

LA PAURA DI CHI NON SA

Messaggero Veneto — 01 dicembre 2009

E’ vero che i minareti sono il simbolo più vistoso (e perfino minaccioso) della presenza musulmana, ma non puoi concedere libertà religiosa senza concedere le sedi per il culto e le sedi islamiche in Svizzera, finora, sono soltanto quattro. Quindi il referendum nel quale ha trionfato il no ai nuovi minareti non è un atto di difesa della comunità cristiana, ma un atto di repressione della comunità islamica. Il minareto ha la funzione di ricordare agli islamici le ore della preghiera. Il muezzin chiama col suo canto dal balcone più alto. Il numero di balconi è proporzionale all’autorità di chi ha costruito la moschea. Nessun minareto può avere un numero di balconi superiore a quello (sette) della moschea della Ka’ba, alla Mecca. Il sistema di chiamare i fedeli col canto vien considerato più efficace di quello cristiano, che usa le campane. Il canto del muezzin è un messaggio aperto. Dice: «Allah è il più grande – non vi è alcun dio all’infuori di Allah – e Maometto è il suo profeta – io ne sono testimonio, – affrettatevi alla preghiera». È il collante della umma, la comunità dei fedeli islamici sparsi per il mondo. Se accetti che nel tuo paese ci sia una comunità straniera che lavora, ma non accetti che pratichi la sua religione la privi della sua forza spirituale, la degradi a pura forza-lavoro, forza animale. E questo non è né costituzionale (in senso europeo) né cristiano. Già ora in Svizzera non è ammesso il canto del muezzin. Diverso è il discorso se il minareto e il canto vengono usati per marcare una prevaricazione sui simboli cristiani: un minareto accanto alla Chiesa della Natività a Betlemme sarebbe urtante per ogni cristiano. Lì è nato Gesù, sentire il muezzin che canta: «Non c’è altro dio che Allah» è uno schiaffo in faccia ai cristiani. Usare una religione per schiacciarne un’altra è un oltraggio alla civiltà. Il presidente turco Erdogan ha scritto poesie nelle quali esalta la funzione dei minareti come «baionette» (parola sua). Baionette islamiche non devono esistere né in Svizzera né altrove in Occidente, anzi nel mondo. Compresa la Turchia. Erdogan non può cantare i minareti-baionette e poi lamentarsi che l’Europa tardi ad accogliere la Turchia. La proposta della Lega di inserire la croce nella bandiera italiana è semplicemente blasfema, perché trasforma la croce in una clava da usare come arma per affrontare le baionette. Un segnale velenoso per aprire una guerra di religione nell’Europa del dopo-Duemila. Un gesto anti-cattolico (la Chiesa cattolica esprime la propria sofferenza, che ai fratelli di un’altra religione venga negato un diritto spirituale), anti-cristiano e anti-storico, in un tempo in cui la storia va verso un dialogo tra le civiltà, le culture e le religioni. La croce che la Lega vuol inserire nel tricolore è una croce senza Cristo e senza cristianesimo, un simbolo spietato e aggressivo, che nella Lega starebbe accanto ai concetti di patria come sangue e suolo, di riti pagani come il culto del dio Po, di popolo come razza, di mio come nemico del tuo e quindi di tuo che deve diventare mio. L’esito del referendum svizzero nasce da un deficit d’informazione e di cultura. Si corregge con più informazione e più cultura. I Verdi pensano di correggerlo con una sentenza da chiedere alla Corte di Strasburgo: ma è la stessa Corte che vuol togliere i crocifissi; per lei starà bene che spariscano anche i minareti. E così siamo alle solite: un sopruso non si nota quando tocca i cristiani, balza agli occhi quando tocca gli islamici.

Ferdinando Camon

2 pensieri riguardo “FRA CROCI E MINARETI: IL PARERE DI FERDINANDO CAMON

  1. Qualcosa mi sfugge…

    Non so cosa intenda Camon quando si riferisce al numero delle sedi islamiche in Svizzera. Se intende luoghi di preghiera, questi sono sicuramente più di 4.

    Il “divieto di minareto”, per quanto deprecabile, non significa “divieto di moschea”, ne’ divieto di preghiera. Nessuno in Svizzera impedisce ai musulmani di praticare il loro culto. Il divieto di costruzione di minareti significa che accanto ad una moschea non potrà sorgere un minareto.

    La Corte di Strasburgo vuol far togliere, in nome della laicità dello Stato, i crocifissi dagli edifici *pubblici* ma non dalle chiese o dalle case private (tra l’altro in Svizzera nessuno si sogna di obbligare l’affissione dei crocifissi nelle aule scolastiche). Non mi risulta che la corte di Strasburgo ce l’abbia con le chiese o con i campanili, per cui non vedo perché a priori “per lei starà bene che spariscano anche i minareti.”
    Del resto poi, se una eventuale decisione della corte europea a favore dei minareti verrà accettata in Svizzera con lo stesso entusiasmo con cui è stata accettata la decisione sul crocifisso in Italia, mi sa che di minareti se ne vedranno comunque ben pochi…

    Bellissima anche la chiusura: “un sopruso non si nota quando tocca i cristiani, balza agli occhi quando tocca gli islamici”.
    Infatti del “sopruso” della corte di Strasburgo nei confronti del crocifisso non se ne è accorto nessuno 🙂

    Concludendo: secondo me il voto degli svizzeri, in generale, non è stato dettato dalla ‘paura di chi non sa’. Penso che tanti abbiano fatto un ragionamento del tipo “libertà di religione OK, ma qui siamo in Svizzera ed i minareti ‘non ci azzeccano’.
    O forse gli svizzeri hanno votato così perchè la croce sulla bandiera, loro, ce l’hanno già… 🙂

    Saluti
    L.

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