L’INSEGNAMENTO RELIGIOSO PRESTO ANCHE IN RUSSIA

redsquareLa Russia, anche grazie all’apertura del premier Vladimir Putin, è ad una svolta epocale: dopo decenni di comunismo e ateismo diffuso, nelle scuole russe si insegnerà la “religione”. Leggo la notizia su Tuttoscuola e rimango sorpresa. Tuttavia c’è da dire che la nuova materia, che sarà insegnata dal personale già operante nell’ambito delle scuole sovietiche, previa apposita formazione, sarà denominata, per l’esattezza, “Fondamenti delle culture religiose e dell’etica laica“.
Per il momento saranno solo 12mila le scuole, disseminate in 19 regioni, che sperimenteranno il nuovo insegnamento, a partire dall’aprile 2010. I diretti interessati saranno gli alunni della quarta elementare che avranno anche a disposizione degli appositi libri di testo, in stampa entro febbraio.

Secondo quanto dichiarato da Putin, la popolazione russa avrebbe manifestato l’esigenza che i bambini siano istruiti sulle principali religioni professate nel mondo, senza, tuttavia, assegnare alcun privilegio alla religione cristiana ortodossa, la più diffusa tra i credenti russi.

Mi sembra un passo avanti in uno Stato che nell’ultimo secolo si è professato ateo. Un’apertura al mondo che, ne sono certa, farà commentare alcuni, in modo ancor più critico di quanto già non accada ora, l’arretratezza della nostra scuola in cui, nonostante la multietinictà della società attuale, si continua ad insegnare la “Religione Cattolica”. Non solo, si leveranno ancora più forti le voci di coloro che continuano a ritenere inopportuna, oltreché discriminante, la selezione degli insegnanti di Religione, pagati dallo Stato, da parte della Curia.

Su quest’ultima obiezione non mi soffermo, in quanto ritengo sia sterile e fuori luogo. Ma mi permetto di osservare che l’insegnamento religioso, in Italia, nulla ha a che vedere con il “catechismo” che prevede l’indottrinamento, tant’è che ai miei tempi si chiamava per l’appunto “dottrina”. Già ora, infatti, gli allievi delle scuole di ogni ordine e grado, sono edotti in materia religiosa, affrontando la complessità della fede senza essere costretti ad una visione unilaterale. È evidente che le caratteristiche della religione, nella pluralità di fedi, sono affrontate tenendo conto dell’età e dell’esperienza degli allievi, nonché delle loro capacità critiche. Ci sono docenti di religione –ormai prevalentemente laici- che hanno delle conoscenze vastissime, non solo in ambito teologico, e che riescono a far innamorare della loro materia gli studenti. Di certo non si prefiggono di rafforzare la fede, cattolica naturalmente, in chi già ce l’ha, né di disturbare le coscienze di chi, nonostante non senta ardere dentro di sé uno spirito religioso, magari è costretto dalla famiglia a frequentare le ore di religione.

Anche quando l’insegnamento religioso era obbligatorio, non credo abbia mai avuto la pretesa di convertire chi la fede non l’aveva. Piuttosto ha contribuito ad allargare le conoscenze in ambito religioso e non prettamente dottrinale. Cosa che i docenti continuano a fare nei confronti di chi, per libera scelta, frequenta le loro lezioni.

Mentre l’opinione pubblica di preoccupa dell’influenza, positiva o negativa, che un innocuo crocifisso appeso alle pareti delle aule scolastiche può avere sulle menti innocenti di bambini e ragazzi, bisognerebbe difendere non solo le nostre radici, ma anche un insegnamento che non può essere nocivo, anzi può contribuire ad ampliare le conoscenze degli studenti anche per quanto riguarda le altre religioni. Forse la Russia potrebbe insegnare qualcosa ai nostri atei. Dico questo perché sono loro i più agguerriti nella lotta contro il crocifisso: quelli che professano altre fedi, infatti, rimangono indifferenti di fronte alla bagarre che si è scatenata dopo la sentenza della Corte di Strasburgo che ha definito la presenza del crocifisso lesiva del diritto delle famiglie di educare i propri figli alla religione o di non educarli affatto in questo senso.

PROF FILMATA, GENITORI DELL’ALLIEVO MULTATI

lavagnaÈ costata cara la marachella di uno studente dell’ITIS Einstein di Vimercate: nel 2007 aveva filmato la sua insegnante di Lettere mentre lei scriveva alla lavagna e il resto della classe faceva un vero e proprio show alle sue spalle: gestacci, boccacce ed altro che possiamo immaginare. Ma il vero “reato” quello studente l’ha compiuto una volta arrivato a casa: ha scaricato il filmato su You Tube, arricchendolo anche con dei sottotitoli. Uno scherzo divertente per l’allievo, un po’ meno per i suoi genitori.

È arrivata, infatti, la sentenza del giudice che si è occupato del caso, dopo che la prof aveva denunciato l’accaduto. Il ragazzo non aveva negato nulla ed era stato sospeso per 15 giorni dalle lezioni. Credeva, evidentemente, di cavarsela a buon mercato. Ma ora i genitori devono sborsare ben 20 mila euro, una cifra considerevole che, secondo il parere del giudice, costituisce un equo risarcimento per i danni morali subiti dall’insegnante: infatti, nella sentenza non si condanna il fatto di aver filmato la prof, quanto la diffusione in rete del video.

La sentenza crea anche un precedente: considerato che l’azione delittuosa è stata compiuta dal ragazzo una volta tornato a casa, quindi quando non era più sottoposto al controllo della scuola, responsabili, in un certo senso di mancata sorveglianza, sono ritenuti i genitori che devono pagare l’ammenda.
In effetti la sentenza del giudice non dovrebbe stupire: secondo quanto recita l’art. 2048 del Codice Civile, i genitori sono responsabili dei danni cagionati dai figli minori che abitano con essi, sia per quanto concerne gli illeciti comportamenti che siano frutto di omessa o carente sorveglianza; sia per quanto concerne gli illeciti riconducibili ad oggettive carenze nell’attività educativa, che si manifestino nel mancato rispetto delle regole della civile coesistenza, vigenti nei diversi ambiti del contesto sociale in cui il soggetto si trovi ad operare.
In altre parole, se l’ignara professoressa non ha colto sul fatto il discolo, sequestrandogli il telefonino, e quindi non ha avuto modo di operare il controllo durante la sua permanenza a scuola, i genitori, invece, avrebbero dovuto accorgersi della malefatta e impedire la diffusione in rete del video.

Non so quanto contenti siano mamma e papà delle malefatte del pargolo; di certo staranno pensando a come “fargliela pagare”. Intanto, però, ventimila euro non son bruscolini … Chissà se almeno questa “lezione” servirà.

[Fonte: Il Corriere]

ELUANA ENGLARO NON SI SAREBBE MAI PIÙ RISVEGLIATA. L’ATTESA RISPOSTA DEGLI ESAMI ENCEFALICI

gabbiano in voloDopo qualche mese ritorno a parlare di Eluana Englaro, la donna morta a Udine il 9 febbraio di quest’anno, dopo diciassette anni di coma vegetativo. La sua vicenda, anche grazie alla lotta che il padre, Beppino, ha dovuto sostenere prima che la legge gli consentisse di fermare per sempre il calvario della figlia e di tutta la sua famiglia, ha diviso l’opinione pubblica: da una parte il mondo cattolico e i benpensanti, inorriditi che un padre potesse volere la morte della sua creatura, anche di fronte all’evidenza di una vita, quella di Eluana, spezzata per sempre tanti anni prima; dall’altra tutte le persone mosse dall’umana comprensione che hanno appoggiato la scelta dolorosa di Beppino.
Quando ormai la decisone di sospendere le cure ad Eluana era stata presa, sulla base di una sentenza della Corte di Cassazione che aveva dato ragione all’Englaro, il mondo politico, governo in testa, si era mosso per bloccare tutto, attraverso un decreto urgente che, però, il Presidente dello Stato Napolitano non aveva voluto firmare. Quel rifiuto fu pure oggetto di polemiche e accesi scontri politici. Inutile qualsiasi tentativo di prolungare l’esistenza di Eluana: alla fine, sorprendentemente, il suo cuore ha cessato di battere nel breve spazio di qualche giorno, incurante del “caso” che si era scatenato sulla sua vicenda.

A nove mesi dalla morte di Eluana, sta per essere depositata la perizia degli esami fatti sull’encefalo, disposti dal procuratore di Udine Biancardi per fugare qualsiasi dubbio sulla morte della ragazza. Come anticipa L’Espresso, Eluana non si sarebbe mai risvegliata da quello stato vegetativo in cui da così lungo tempo si trovava. Quel corpo l’avrebbe tenuta per sempre prigioniera senza che lei potesse rendersi conto della sua condizione, senza poter sentire alcun suono, senza riuscire ad esprimere alcun sentimento attraverso una voce che si era spenta per sempre. I risultati della perizia parlano chiaro: fin da quel lontano 18 gennaio 1992 il suo cervello era andato in balck out. Nessuna possibilità che la situazione variasse nel tempo, come avevano sperato dapprima i suoi genitori. Certamente, almeno per la scienza, nessuna speranza che qualche miracolo accadesse e facesse ritornare in vita Eluana. E quando dico “vita”, intendo la vita vera, quella che qualsiasi ragazza prima, e giovane donna poi avrebbe diritto a vivere.

I risultati della perizia dovrebbero scagionare definitivamente Beppino Englaro, indagato a suo tempo per omicidio volontario, insieme al professor Amato De Monte e ad altri componenti dell’equipe medica che aveva assistito Eluana negli ultimi giorni di vita. Un’accusa, quella rivolta al signor Englaro, da parte di associazioni e comuni cittadini che l’avevano chiamato “assassino”. Proprio per questo, gli avvocati del padre di Eluana hanno a loro volta sporto denuncia contro chi gli aveva mancato di rispetto, mettendo in atto una civil action sullo stile americano ma non ancora praticata in Italia: i milioni di euro che dovrebbero essere ricavati come riconoscimento dei danni morali, andrebbero all’Associazione “Per Eluana” che, a detta del padre, si batterà per una giusta legge sul Testamento Biologico.

Ormai che Eluana non c’è più, Beppino chiede solo che sia data la possibilità ad altri, che dovessero trovarsi nelle stesse condizioni, di non prolungare quel supplizio. Ora che l’anima di Eluana vola libera, riappropriatasi della libertà che anche al suo corpo era stata negata per diciassette lunghi anni, l’unica battaglia che il padre ha ancor la forza di combattere è quella per il biotestamento. Nella speranza che si riesca a convincere il mondo politico che in casi come quello di Eluana non si uccide. In quei casi, la vita vera è quella che inizia dalla fine.

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ROBBIE WILLIAMS AD “AMICI” 9

L’unico motivo per guardare “Amici” di oggi: ospite Robbie Williams che, dopo tre anni di silenzio -in effetti lui ha detto “non ho fatto nulla per tre anni” e beato Robbie, allora!-, torna alla grande con un album che in pochi giorni conquista il disco di platino. Il titolo sembra calzare a pennello con la trasmissione di Maria De Filippi: Reality killed the video star. Ma chi lo uccide a lui? Forse le fans assatanate: ho visto lacrime e capelli strappati, ho sentito urla disumane come non si sentivano dai tempi dei Beatles. Ma le capisco, le fans: lui non solo è bravo, è pure bello e simaptico. Tutte le qualità, insomma. Forse ha stonato un po’, ma è già tanto che abbia cantato in diretta nonostante l’assalto del pubblico.

Confesso: un brivido è corso anche a me lungo la schiena. E bravo Robbie: emozioni ancora, nonostante qualche capello bianco e qualche ruga in più!

“L’AVVENIRE”: GELMINI FAI LA MAMMA

donna_incintaDopo le dichiarazioni del ministro Mariastella Gelmini, futura mamma: “A casa, neanche un giorno”, il mondo cattolico, e non solo, si è scatenato in giudizi peraltro nemmeno richiesti. Ma per qualunque mamma, a meno che non si tratti di qualche donna bionica, una dichiarazione del genere fatta al quarto mese di gravidanza, fa almeno sorridere. Certo di per sé la gestazione non è una malattia e la maternità è una gioia unica ma non dev’essere totalizzante. Ma da questo a pensare di poter davvero essere superefficiente alla fine dei nove mesi e per il primo periodo dopo il parto, ce ne corre. Provare per credere.

Di certo attrezzare una nursery al ministero risolve qualche problema, ma non tutti. Specialmente dovendo fare i conti con le notti passate seminsonni. Ancora, è giusto non pensare ad un figlio come ad un tiranno che vuole la mamma tutta per sé, ne fa una quasi schiava a suo completo servizio. Tuttavia, forse bisognerebbe spostare l’attenzione su un altro aspetto della maternità: la gioia di diventare mamma e il bisogno che non solo il bimbo ha di colei che l’ha messo al mondo, ma soprattutto la necessità che la madre sente di passare il suo tempo con quella creatura che per nove mesi ha solamente immaginato, ispirandosi alle “foto” delle ecografie. È un bisogno reciproco di fronte al quale non c’è lavoro che tenga, non c’è dovere istituzionale che tenga, non c’è riforma che tenga. Tutto può aspettare, un bimbo no.

Raramente sono d’accordo con il quotidiano “L’Avvenire”, ma questa volta concordo sulle osservazioni fatte riguardo le dichiarazioni rese dal ministro Gelmini a Il Corriere . Caro ministro, è meglio fare la mamma, e non lo dico perché, come molti, ritengo sia un bene per il mondo della scuola che si allontani per un po’ dai problemi del MIUR. Lo dico da mamma, pensando ai mesi felici trascorsi con i miei figli, a casa dal lavoro serenamente in congedo per maternità. Una ricchezza che non ha paragoni, certamente non con i tagli dello stipendio. Di soldi ne ho persi tanti, nei mesi di astensione volontaria, ma il tempo trascorso con i miei cuccioli mi ha ripagata in sorrisi, prime parole, poppate anche notturne, primi passi … sono doni che un figlio offre alla propria madre che non possono essere paragonati a qualche centinaio o migliaio di euro persi.

Proprio perché so bene quale prezioso dono costituiscano i figli per una mamma (e un papà, naturalmente), pubblico la lettera che Marina Corradi scrive sulle pagine de L’Avvenire: Parole condivisibili e che non hanno bisogno di commenti. Poi, caro ministro Gelmini, veda Lei.

La maternità e il lavoro
Signora Ministro, si prenda il tempo più bello

«Neppure un giorno a casa», promette sorridendo il ministro Mariastella Gelmini, annunciando la sua prossima maternità. È la tendenza fra le nuove madri professioniste o dirigenti, superimpegnate in un lavoro che le appassiona, e in grado di pagare le migliori tate: «Neppure un giorno a casa». Libere di fare come preferiscono. Tuttavia, però, vorremmo solo dire a queste donne, in amicizia, una cosa: vi perdete, in quest’ansia di tornare a “produrre”, qualcosa di molto grande. Vi perdete le vostre ore più belle. È un privilegio ormai, in questi tempi di precariato, potersi concedere di fermarsi per un figlio. È quasi un lusso. Ma a mia figlia, quando sarà grande, direi: prenditi tutto il tempo che puoi, consuma questi giorni in pace. Guardati, abbracciati il tuo bambino. Queste ore non torneranno.

Prenditi il tempo di stringertelo addosso: guarda come istintivamente ti si rannicchia fra le braccia, cercando ancora l’eco del battito del tuo cuore. Guardalo, e lasciati riempire di stupore: nove mesi fa non c’era, e ora è un uomo. Non è sbalorditivo? Germinato da un seme invisibile. Perfetto, e sì che tu di lui non avresti saputo fare neanche un capello. Trattieni il fiato: quel tuo figlio fra le braccia, è un mistero.

Annusalo: sa di latte, di cucciolo. Ma già fra pochi giorni il suo sguardo si illuminerà incontrando i tuoi occhi. Non lasciarti rubare quello sguardo da nessuno. Niente vale quel suo primo riconoscerti, quel tacito dirti: eri tu, quel buio morbido che mi abbracciava.
Guardalo. Guardagli le mani, così incredibilmente piccole; e senti come afferra e stringe forte il tuo dito, come ci si avvinghia. Impara come lo calma la tua voce, e come la ninna nanna che ti cantava tua madre, trent’anni dopo, naturalmente ti torna alla memoria.

Guardalo ancora. A chi somiglia? Ritrovargli negli occhi lo stesso cipiglio di tuo padre, o nei capelli il rosso fulvo di un nonno che neanche hai conosciuto. I geni che arcanamente si declinano, memori, nel tuo bambino. E lui, lui che – è straordinario – è te, e insieme l’uomo che ami.
Piange. Ha fame a tutte le ore. Ti avranno detto: un figlio, che fatica. Ti avranno detto delle notti in bianco. Vero, ma non si parla mai del resto: di cos’è, di quanto è grande stringersi addosso questo piccolo straniero. Se la fa addosso, urla, ha bisogno di tutto. Ma te ne innamorerai pazzamente. Non perdere i primi giorni di un grande amore.

Succhia, avido, e poi crolla addormentato. Tientelo stretto ancora un momento. Fermati a scoprire con meraviglia che ogni uomo al mondo è stato, un giorno, come tuo figlio stanotte: un bambino inerme fra le braccia di una donna. Ognuno, pensa: tutti i guerrieri e tutti i soldati, e gli assassini e gli eroi, tutti i morti di tutte le guerre del mondo sono stati, un giorno, uguali a tuo figlio stanotte: come lui innocenti, come lui abbandonati. Se lo capisci, non guardi più agli altri come prima. Sei quasi sottilmente cambiata. È un’altra donna, quella che incroci allo specchio con quel neonato fra le braccia. Come avendo per un istante sperimentato cos’è, la misericordia; che vuol dire, in ebraico, “amare con viscere materne”.

Gusta gli attimi, non avere fretta, contempla ciò che ti è accaduto. Hai avuto un dono. Esserne felice è già il principio di una gratitudine. (E chi è grato, è lieto).

Questo dirò a mia figlia, quando sarà grande. Le dirò che il lavoro è una cosa bellissima, è una cosa importante. Ma non lo è tanto da rinunciare ai primi mesi con tuo figlio. Sono tuoi, ti appartengono. Sono un privilegio – sì, privilegio, anche se oggi non si usa dirlo – delle donne: la straordinaria gioia di mettere al mondo, dalla propria carne, noi capaci di nulla, un uomo.
Signora ministro, auguri. Se lo goda almeno un po’, il suo bambino. Tutto, di fronte a lui, può attendere. Non si perda l’inizio di un grande amore.

Marina Corradi

GELMINI: CICOGNA IN ARRIVO A PRIMAVERA

gelmini e fidanzatoIn un’intervista a Il Giornale, il ministro del MIUR, Mariastella Gelmini, ha rivelato di essere in dolce attesa. Al matrimonio, già annunciato, con l’imprenditore bergamasco Giorgio Patelli, si aggiunge la lieta notizia di un bimbo o una bimba in arrivo.
D’altra parte, più volte il ministro ha detto che il 2010 sarà un anno di grandi cambiamenti. Certo, però, che chi si aspetta che la gravidanza e, successivamente, la maternità, l’allontani dalla riforma delle superiori, si sbaglia; la Gelmini, infatti, ha annunciato che sarà una mamma come tante che continuano a lavorare. Non voglio fare la vittima, ci sono tante mamme in giro per l’Italia che quotidianamente si sdoppiano benissimo, ha dichiarato.

Sul fatto che si possa conciliare la maternità con il lavoro, nulla da obiettare. Noi mamme lavoratrici sappiamo bene come fare i salti mortali, impegnandoci sui due fronti. Il problema è che per qualcuno la Gelmini non sa fare nemmeno il ministro …

Staremo a vedere. Intanto fra il congedo matrimoniale e quello per maternità almeno un minimo se ne starà tranquilla … Però dovrebbe occuparsi della riforma prima della prossima primavera. Speriamo bene.

[FONTE]

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PIERO MARRAZZO: MI RIPRENDE RAI 3?

rai3Dopo le dimissioni da Presidente della Regione Lazio e, conseguentemente, vedendosi negata anche la nomina di consigliere, Piero Marrazzo rischia di rimanere senza occupazione. Eh già, non proprio senza lavoro visto che pare che alla Rai debbano riprenderselo.

La sua carriera in Rai, infatti, era stata interrotta nel momento in cui aveva avuto la nomina istituzionale a Roma. Ma non era stato licenziato da mamma Rai, avendo diritto al mantenimento del posto. Quindi in teoria dovrebbe rientrare nel vecchio posto di lavoro e ottenere un incarico non inferiore a quello di conduttore.
Alla Rai aleggia l’imbarazzo; la questione è delicata e non resta altro che sperare che Marrazzo si prenda un po’ di tempo, tra certificati medici e ferie arretrate. Forse, però, la decisione più sensata sarebbe rassegnare le dimissioni anche dalla Rai. A meno che in Viale Mazzini non gli creino un programma su misura. Il titolo potrebbe essere: “Mi manda Natalie“.

[fonte: Il Corriere]

P.S. Ho già espresso in altri post la mia solidarietà a Piero Marrazzo e alla famiglia. Queste poche righe sono un tentativo di sdrammatizzare, con un po’ di ironia. Spero non risulti offensiva perché questa non è la mia intenzione.

AGGIORNAMENTO DEL POST, 20 APRILE 2010

Per Piero Marrazzo sembra ormai giunto il momento di ritornare al suo posto. Non si sa in quale programma, ma è quasi certo che torni in video proprio su Rai 3.

Secondo quanto riportato da Leggo la collocazione è ancora da definire. È quanto si apprende da fonti di Viale Mazzini, che smentiscono le indiscrezioni diffuse da Diva e donna. Secondo il settimanale, in edicola domani, per Marrazzo sarebbe «già pronto un progetto per una prima serata di Raitre ispirata, pare, a quella condotta da Gianluigi Paragone per Raidue», il cui titolo sarebbe «Vox Populi». Marrazzo dovrebbe incontrare la prossima settimana il direttore di Raitre, Antonio Di Bella.

Eh, mai dar retta alle voces populi!