14 novembre 2009

ROBBIE WILLIAMS AD “AMICI” 9

Posted in Amici, Maria De Filippi, spettacolo, televisione tagged , , , a 5:39 pm di marisamoles

L’unico motivo per guardare “Amici” di oggi: ospite Robbie Williams che, dopo tre anni di silenzio -in effetti lui ha detto “non ho fatto nulla per tre anni” e beato Robbie, allora!-, torna alla grande con un album che in pochi giorni conquista il disco di platino. Il titolo sembra calzare a pennello con la trasmissione di Maria De Filippi: Reality killed the video star. Ma chi lo uccide a lui? Forse le fans assatanate: ho visto lacrime e capelli strappati, ho sentito urla disumane come non si sentivano dai tempi dei Beatles. Ma le capisco, le fans: lui non solo è bravo, è pure bello e simaptico. Tutte le qualità, insomma. Forse ha stonato un po’, ma è già tanto che abbia cantato in diretta nonostante l’assalto del pubblico.

Confesso: un brivido è corso anche a me lungo la schiena. E bravo Robbie: emozioni ancora, nonostante qualche capello bianco e qualche ruga in più!

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13 novembre 2009

“L’AVVENIRE”: GELMINI FAI LA MAMMA

Posted in figli, Mariastella Gelmini tagged , , , , a 4:49 pm di marisamoles

donna_incintaDopo le dichiarazioni del ministro Mariastella Gelmini, futura mamma: “A casa, neanche un giorno”, il mondo cattolico, e non solo, si è scatenato in giudizi peraltro nemmeno richiesti. Ma per qualunque mamma, a meno che non si tratti di qualche donna bionica, una dichiarazione del genere fatta al quarto mese di gravidanza, fa almeno sorridere. Certo di per sé la gestazione non è una malattia e la maternità è una gioia unica ma non dev’essere totalizzante. Ma da questo a pensare di poter davvero essere superefficiente alla fine dei nove mesi e per il primo periodo dopo il parto, ce ne corre. Provare per credere.

Di certo attrezzare una nursery al ministero risolve qualche problema, ma non tutti. Specialmente dovendo fare i conti con le notti passate seminsonni. Ancora, è giusto non pensare ad un figlio come ad un tiranno che vuole la mamma tutta per sé, ne fa una quasi schiava a suo completo servizio. Tuttavia, forse bisognerebbe spostare l’attenzione su un altro aspetto della maternità: la gioia di diventare mamma e il bisogno che non solo il bimbo ha di colei che l’ha messo al mondo, ma soprattutto la necessità che la madre sente di passare il suo tempo con quella creatura che per nove mesi ha solamente immaginato, ispirandosi alle “foto” delle ecografie. È un bisogno reciproco di fronte al quale non c’è lavoro che tenga, non c’è dovere istituzionale che tenga, non c’è riforma che tenga. Tutto può aspettare, un bimbo no.

Raramente sono d’accordo con il quotidiano “L’Avvenire”, ma questa volta concordo sulle osservazioni fatte riguardo le dichiarazioni rese dal ministro Gelmini a Il Corriere . Caro ministro, è meglio fare la mamma, e non lo dico perché, come molti, ritengo sia un bene per il mondo della scuola che si allontani per un po’ dai problemi del MIUR. Lo dico da mamma, pensando ai mesi felici trascorsi con i miei figli, a casa dal lavoro serenamente in congedo per maternità. Una ricchezza che non ha paragoni, certamente non con i tagli dello stipendio. Di soldi ne ho persi tanti, nei mesi di astensione volontaria, ma il tempo trascorso con i miei cuccioli mi ha ripagata in sorrisi, prime parole, poppate anche notturne, primi passi … sono doni che un figlio offre alla propria madre che non possono essere paragonati a qualche centinaio o migliaio di euro persi.

Proprio perché so bene quale prezioso dono costituiscano i figli per una mamma (e un papà, naturalmente), pubblico la lettera che Marina Corradi scrive sulle pagine de L’Avvenire: Parole condivisibili e che non hanno bisogno di commenti. Poi, caro ministro Gelmini, veda Lei.

La maternità e il lavoro
Signora Ministro, si prenda il tempo più bello

«Neppure un giorno a casa», promette sorridendo il ministro Mariastella Gelmini, annunciando la sua prossima maternità. È la tendenza fra le nuove madri professioniste o dirigenti, superimpegnate in un lavoro che le appassiona, e in grado di pagare le migliori tate: «Neppure un giorno a casa». Libere di fare come preferiscono. Tuttavia, però, vorremmo solo dire a queste donne, in amicizia, una cosa: vi perdete, in quest’ansia di tornare a “produrre”, qualcosa di molto grande. Vi perdete le vostre ore più belle. È un privilegio ormai, in questi tempi di precariato, potersi concedere di fermarsi per un figlio. È quasi un lusso. Ma a mia figlia, quando sarà grande, direi: prenditi tutto il tempo che puoi, consuma questi giorni in pace. Guardati, abbracciati il tuo bambino. Queste ore non torneranno.

Prenditi il tempo di stringertelo addosso: guarda come istintivamente ti si rannicchia fra le braccia, cercando ancora l’eco del battito del tuo cuore. Guardalo, e lasciati riempire di stupore: nove mesi fa non c’era, e ora è un uomo. Non è sbalorditivo? Germinato da un seme invisibile. Perfetto, e sì che tu di lui non avresti saputo fare neanche un capello. Trattieni il fiato: quel tuo figlio fra le braccia, è un mistero.

Annusalo: sa di latte, di cucciolo. Ma già fra pochi giorni il suo sguardo si illuminerà incontrando i tuoi occhi. Non lasciarti rubare quello sguardo da nessuno. Niente vale quel suo primo riconoscerti, quel tacito dirti: eri tu, quel buio morbido che mi abbracciava.
Guardalo. Guardagli le mani, così incredibilmente piccole; e senti come afferra e stringe forte il tuo dito, come ci si avvinghia. Impara come lo calma la tua voce, e come la ninna nanna che ti cantava tua madre, trent’anni dopo, naturalmente ti torna alla memoria.

Guardalo ancora. A chi somiglia? Ritrovargli negli occhi lo stesso cipiglio di tuo padre, o nei capelli il rosso fulvo di un nonno che neanche hai conosciuto. I geni che arcanamente si declinano, memori, nel tuo bambino. E lui, lui che – è straordinario – è te, e insieme l’uomo che ami.
Piange. Ha fame a tutte le ore. Ti avranno detto: un figlio, che fatica. Ti avranno detto delle notti in bianco. Vero, ma non si parla mai del resto: di cos’è, di quanto è grande stringersi addosso questo piccolo straniero. Se la fa addosso, urla, ha bisogno di tutto. Ma te ne innamorerai pazzamente. Non perdere i primi giorni di un grande amore.

Succhia, avido, e poi crolla addormentato. Tientelo stretto ancora un momento. Fermati a scoprire con meraviglia che ogni uomo al mondo è stato, un giorno, come tuo figlio stanotte: un bambino inerme fra le braccia di una donna. Ognuno, pensa: tutti i guerrieri e tutti i soldati, e gli assassini e gli eroi, tutti i morti di tutte le guerre del mondo sono stati, un giorno, uguali a tuo figlio stanotte: come lui innocenti, come lui abbandonati. Se lo capisci, non guardi più agli altri come prima. Sei quasi sottilmente cambiata. È un’altra donna, quella che incroci allo specchio con quel neonato fra le braccia. Come avendo per un istante sperimentato cos’è, la misericordia; che vuol dire, in ebraico, “amare con viscere materne”.

Gusta gli attimi, non avere fretta, contempla ciò che ti è accaduto. Hai avuto un dono. Esserne felice è già il principio di una gratitudine. (E chi è grato, è lieto).

Questo dirò a mia figlia, quando sarà grande. Le dirò che il lavoro è una cosa bellissima, è una cosa importante. Ma non lo è tanto da rinunciare ai primi mesi con tuo figlio. Sono tuoi, ti appartengono. Sono un privilegio – sì, privilegio, anche se oggi non si usa dirlo – delle donne: la straordinaria gioia di mettere al mondo, dalla propria carne, noi capaci di nulla, un uomo.
Signora ministro, auguri. Se lo goda almeno un po’, il suo bambino. Tutto, di fronte a lui, può attendere. Non si perda l’inizio di un grande amore.

Marina Corradi

10 novembre 2009

GELMINI: CICOGNA IN ARRIVO A PRIMAVERA

Posted in Mariastella Gelmini tagged , , , , , a 4:23 pm di marisamoles

gelmini e fidanzatoIn un’intervista a Il Giornale, il ministro del MIUR, Mariastella Gelmini, ha rivelato di essere in dolce attesa. Al matrimonio, già annunciato, con l’imprenditore bergamasco Giorgio Patelli, si aggiunge la lieta notizia di un bimbo o una bimba in arrivo.
D’altra parte, più volte il ministro ha detto che il 2010 sarà un anno di grandi cambiamenti. Certo, però, che chi si aspetta che la gravidanza e, successivamente, la maternità, l’allontani dalla riforma delle superiori, si sbaglia; la Gelmini, infatti, ha annunciato che sarà una mamma come tante che continuano a lavorare. Non voglio fare la vittima, ci sono tante mamme in giro per l’Italia che quotidianamente si sdoppiano benissimo, ha dichiarato.

Sul fatto che si possa conciliare la maternità con il lavoro, nulla da obiettare. Noi mamme lavoratrici sappiamo bene come fare i salti mortali, impegnandoci sui due fronti. Il problema è che per qualcuno la Gelmini non sa fare nemmeno il ministro …

Staremo a vedere. Intanto fra il congedo matrimoniale e quello per maternità almeno un minimo se ne starà tranquilla … Però dovrebbe occuparsi della riforma prima della prossima primavera. Speriamo bene.

[FONTE]

LEGGI ANCHE L’ARTICOLO CORRELATO: “L’AVVENIRE”: GELMINI FAI LA MAMMA

8 novembre 2009

PIERO MARRAZZO: MI RIPRENDE RAI 3?

Posted in attualità, Satyricon, televisione tagged , , a 11:13 pm di marisamoles

rai3Dopo le dimissioni da Presidente della Regione Lazio e, conseguentemente, vedendosi negata anche la nomina di consigliere, Piero Marrazzo rischia di rimanere senza occupazione. Eh già, non proprio senza lavoro visto che pare che alla Rai debbano riprenderselo.

La sua carriera in Rai, infatti, era stata interrotta nel momento in cui aveva avuto la nomina istituzionale a Roma. Ma non era stato licenziato da mamma Rai, avendo diritto al mantenimento del posto. Quindi in teoria dovrebbe rientrare nel vecchio posto di lavoro e ottenere un incarico non inferiore a quello di conduttore.
Alla Rai aleggia l’imbarazzo; la questione è delicata e non resta altro che sperare che Marrazzo si prenda un po’ di tempo, tra certificati medici e ferie arretrate. Forse, però, la decisione più sensata sarebbe rassegnare le dimissioni anche dalla Rai. A meno che in Viale Mazzini non gli creino un programma su misura. Il titolo potrebbe essere: “Mi manda Natalie“.

[fonte: Il Corriere]

P.S. Ho già espresso in altri post la mia solidarietà a Piero Marrazzo e alla famiglia. Queste poche righe sono un tentativo di sdrammatizzare, con un po’ di ironia. Spero non risulti offensiva perché questa non è la mia intenzione.

AGGIORNAMENTO DEL POST, 20 APRILE 2010

Per Piero Marrazzo sembra ormai giunto il momento di ritornare al suo posto. Non si sa in quale programma, ma è quasi certo che torni in video proprio su Rai 3.

Secondo quanto riportato da Leggo la collocazione è ancora da definire. È quanto si apprende da fonti di Viale Mazzini, che smentiscono le indiscrezioni diffuse da Diva e donna. Secondo il settimanale, in edicola domani, per Marrazzo sarebbe «già pronto un progetto per una prima serata di Raitre ispirata, pare, a quella condotta da Gianluigi Paragone per Raidue», il cui titolo sarebbe «Vox Populi». Marrazzo dovrebbe incontrare la prossima settimana il direttore di Raitre, Antonio Di Bella.

Eh, mai dar retta alle voces populi!

A “DOMENICA 5” PROTAGONISTA IL CROCIFISSO

Posted in attualità, religione, televisione tagged , , , , , , , , , , , , a 5:49 pm di marisamoles

barbara-d-urso-domenica-cinquePomeriggio movimentato anche quello odierno, nel salotto di Barbara d’Urso. Poteva mancare a “Domenica5”, nel talk show di inizio puntata, il dibattito sul crocifisso e la recente sentenza della Corte Europea? (per i dettagli sulla notizia vi rimando alla lettura di questo post ). Eh già, è tutta la settimana che non si fa che parlare della decisione di Strasburgo, secondo la quale il crocifisso dev’essere tolto dai luoghi pubblici. L’opinione pubblica, almeno in questo caso, sembra compatta: no, quella croce con Gesù non deve sparire. Eppure la sola voce di una famiglia padovana alquanto caparbia ha indotto i giudici europei a darle ragione.

Ospite della puntata di “Domenica 5”, in collegamento da Abano Terme, anche uno dei figli della signora italiana, di origine finlandese, Soile Lautsi Albertin, che ha fatto ricorso alla Corte Europea. Sami, oggi 19 anni, spiega che non poteva proprio sopportare quel crocifisso in classe, in quanto cresciuto in una famiglia atea. Ma dopo l’inizio dell’iter legale intrapreso dalla sua famiglia fin nel 2002, ha ricevuto lettere di insulti e persino minacce, anche da parte dei compagni di classe. Il ragazzo racconta che nemmeno la madre è stata risparmiata, come il resto della famiglia; a lei sono pervenute pure minacce gravi come quella di stupro. Sempre a detta di Sami, le minacce sono riprese in particolare ora dopo la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

La trasmissione condotta da Barbara D’Urso propone, quindi, un servizio sul crocifisso. La maggior parte degli intervistati, gente comune, si dichiara contraria alla sentenza: quel povero Cristo in croce che male può fare? E poi, perché dobbiamo rinunciare al simbolo della cristianità che sta alla base della nostra cultura? In modo provocatorio, il servizio propone una scena tratta da uno dei film di Peppone e don Camillo: si vede, in particolare, il sindaco Peppone, convinto comunista, che si toglie il cappello di fronte alla croce, in segno di rispetto. È un messaggio chiarissimo: la croce merita rispetto, indipendentemente dalla religione professata o dal fatto di essere atei

Fra gli ospiti di Barbara, l’immancabile Daniela Santanchè, lo psichiatra Alessandro Meluzzi, la prezzemolina Alba Parietti (non fa che passare da una rete all’altra, dalla Rai a Mediaset; perché non le danno una trasmissione da condurre così almeno possiamo evitare di vederla ovunque nella veste di opinionista?), l’arbitro, si fa per dire, Vittorio Sgarbi e, in collegamento da un altro studio, il giudice Luigi Tosti, condannato tempo fa per essersi rifiutato di celebrare le udienze con il crocifisso appeso nell’aula del suo tribunale. In esterna da Abano Terme sono presenti tre sindaci particolarmente scatenati su questa questione: Massimo Bitonci, sindaco di Cittadella, Riccardo Roman, di Galzignano Terme e Luca Claudio di Montegrotto. Sulla scia dell’iniziativa presa da Roman, anche gli altri sindaci hanno emesso delle ordinanze relative al “crocifisso”, prevedendo anche il pagamento di una multa. Ma su questo argomento rimando alla lettura di quest’altro post .

Sami dice che il padre aveva paura di ritorsioni. In effetti, anche in questa circostanza viene ripreso con il volto schermato, cosa che gli viene più tardi rinfacciata da Sgarbi. Sami si professa ateo e dice che la croce per lui non significa nulla, anche se il simbolo cui rimanda lo faceva sentire diverso nell’aula scolastica frequentata allora. Per lui quel crocifisso è come se marcasse il territorio: con la sua presenza l’aula diventava cattolica. Mah!

I tre sindaci hanno portato 3 croci e hanno disposto di far sistemare 500 croci nei loro paesi, anche dove attualmente non ci sono. Una chiara provocazione, ma legittima. Si stanno anche raccogliendo delle firme in favore di un simbolo in cui ci riconosciamo in quanto italiani e tali vogliamo rimanere. Giunge voce che uno dei tre sindaci (non ricordo quale di preciso) abbia predisposto l’affissione di manifesti raffiguranti la famiglia Albertin con la scritta wanted. Prima ancora che giunga la smentita, da studio salta su la Parietti che obietta: “non si scherza su questo”, ma il sindaco replica che da lei non prende lezioni. La discussione d’ora in avanti si fa ancora più accesa e devo ammettere che farne la cronaca diventa difficile. Quindi mi scuso per le eventuali inesattezze o fraintendimenti.

Prende la parola la Santanchè dichiarandosi convinta che la croce sia un simbolo culturale e non religioso. Meluzzi cerca di intervenire, nella bagarre che si è creata, e ammonisce che bisogna evitare un guerra di religione e impegnarsi invece per far entrare nella Costituzione Europea la difesa delle radici gudaico – cristiane dell’Europa, anche per il rispetto dei principi di libertà e democrazia. Il dibattito s’infervora e le voci si sovrappongono. Meluzzi e Santanchè, ormai all’unisono, ricordano i milioni di cristiani martiri e ancor oggi ammazzati nel mondo. La Parietti interviene con la parola magica “integrazione” ma gli altri si oppongono al suo intervento, non si riesce più a capire nulla solo che lei a un certo punto li definisce talebani! Santanchè ricorda che la libertà religiosa è un diritto di tutti, indipendentemente dalla fede, ma la Parietti definisce il dibattito incivile perché sembra che tutti dimentichino che prima di tutto bisogna rispettare la Costituzione Italiana, l’articolo 8 che garantisce la libertà religiosa. Ma è evidente che anche gli altri dibattano su questo punto, mettendo in rilievo il fatto che la cultura è una cosa, la religione è un’altra. Evidentemente la Parietti non capisce e io mi domando come facciano a chiamarla nella veste di opinionista!

È la volta di un video in cui compare il papà di Sami: si appella alla possibilità di scelta. Dice che se nei luoghi pubblici è esposto il simbolo religioso allora non si può scegliere se entrarci o meno, come si può fare, per esempio, se si sta per entrare in un negozio. Poi riferisce che in famiglia, dopo la notizia della sentenza di Starsburgo, ci sono state telefonate di insulti da parenti lontani che non si sentivano da mesi o anni. Lui non capisce quest’accanimento: ha altri valori, come l’amicizia e tutto ciò che è esclusivamente terreno. Insomma, ateo non significa amorale o insensibile.
Un sacerdote ospite della trasmissione interviene parlando delle radici culturali e storiche del nostro Paese. Dice che allora dovremmo togliere di mezzo anche babbo natale, che non fa parte della nostra cultura ma si è ormai perfettamente integrato. Oppure togliamo anche il simbolo della repubblica perché può dar fastidio agli stranieri che non si riconoscono nella nostra bandiera.

È il turno di un’esponente di un’associazione di agnostici che, guarda caso, nel suo discorso, poche parole perché non la fanno parlare, torna sulla trita e ritrita laicità dello Stato. Sgarbi la insulta e le dice che ha fatto delle dichiarazioni da ignorante e che i giudici della Corte Europea lo sono altrettanto. Con il solito tono arrogante, anche se ha ragione, ricorda che Cristo è vittima, è stato ucciso, non è un terrorista, non mette bombe: ignoranti, urla alla fine a tutti. Precisa, quindi, che un ateo è un senza dio quindi non gliene frega niente del cristianesimo. Ad Albertin propone, poi, di togliere anche il nome alla scuola frequentata dai figli: Vittorino da Feltre era un grande umanista cristiano, potrebbe essere anche quello un simbolo fastidioso. O perché non fa cambiare i nomi ad altre scuole che portano nomi legati alla cristianità? Non si possono cancellare 2000 anni di cultura cristiana, conclude.

Il giudice Tosti, interpellato dalla D’Urso, precisa che avrebbe tenuto il crocifisso solo se gli fosse stato permesso di esporre anche la Menorah ebraica, anche perché le radici giudaico-cristianie sono comuni. Meluzzi obietta che anche nei tribunali USA si giura sulla Bibbia e osserva che l’uguaglianza in Italia è finta. Il giudice precisa che in Italia il giuramento è stato abolito in quanto incostituzionale. Meluzzi a questo punto si infervora, seguito a ruota da Sgarbi, che non perde occasione di gridare “ignorante” anche al giudice, invitandolo a studiare filosofia del diritto. Interviene la D’Urso che cerca di calmare tutti mentre Santanchè spiega che “ignorante” significa solo che “non sa”, quindi non è poi un insulto. Tosti ribatte parlando di razzismo, ma non si capisce che cosa intenda (forse dare dell’ignorante a chi non difende il crocifisso è un atto di intolleranza, secondo lui) e ribadisce che in Italia non c’è libertà. Santanchè replica che c’è poco rispetto per gli uomini in generale. E come darle torto?

Si apre, a questo punto, un collegamento con Piero Sansonetti,direttore de “Gli altri” che se ne esce con una mai sentita: dice che il crocifisso rimanda al potere temporale della Chiesa e che quella croce ha combinato tanti guai nei secoli. Meluzzi insulta anche lui e fa bene. Naturalmente il giornalista rimprovera lo spirito aggressivo del dibattito.
Da Abano, il sindaco di Galzignano Terme, Riccardo Roman , ribadisce il valore basilare dell’accettazione dell’altro e che del sacrificio dobbiamo fare uno strumento per andar contro una sentenza ingiusta.

La puntata si avvia verso la conclusione, non senza altre urla e insulti vari, con l’intervento dell’imam Ali Abu Schwaima, fedele ospite di Barbara D’urso: secondo lui il laicismo vero è quello che lascia la libertà senza che i diritti vengano calpestati. Non è favorevole alla sentenza perché limita una libertà. Si assiste, in ultimo, all’inevitabile scontro con Santanchè che ricorda all’imam la poligamia islamica e che Maometto aveva nove mogli, di cui l’ultima di nove anni appena. Era pedofilo, grida e rigrida la Santanchè e a questo punto non si capisce nulla. Per ritrovare la pace, l’imam conclude che i musulmani rispettano Gesù come i cinque profeti maggior dell’isalm, glissando sulla poligamia e la presunta pedofilia di Maometto, anche perché si era alzato poco prima un islamico presente tra il pubblico e aveva ricoperto d’insulti la Santanchè.
La puntata si chiude, per fortuna. Mi dispiace aver assistito ad un dibattito così incivile ma evidentemente se mancano gli insulti a “Domenica 5” l’audience ne risente.

7 novembre 2009

LA MELA

Posted in Satyricon, Uomini e donne tagged , , , , , , a 10:11 pm di marisamoles

mela“In principio c’era la mela”. “Una mela al giorno leva il medico di torno” diciamo noi ora. Dio non doveva essere dello stesso parere. Non so se i proverbi fossero il suo forte ma probabilmente pensava: “Una mela, anzi un mozzicone di mela una volta sola e saranno guai per sempre”. Ma procediamo con ordine.

Dio, si sa, creò l’uomo e lo chiamò Adamo. La priorità che il Signore diede al nostro progenitore è da sempre stata interpretata come un chiaro segnale di superiorità dell’uomo nei confronti della donna. Ma ragioniamo: Dio mica era una donna! Se doveva creare un essere a sua immagine e somiglianza non poteva di certo dar vita ad una femmina! Poi evidentemente deve aver pensato: “Ma questo qui da solo cosa fa? Io sono Dio e mi basto, ma Adamo si può accontentare della mia compagnia?” Dopo aver riflettuto, conscio di non essere proprio un allegro compagno e di avere un sacco di cose da fare tutto il santo giorno, si decide a dar vita a qualcosa di diverso e, onestamente, fa il suo capolavoro: la donna.

A questo punto i signori uomini diranno: “Ecco la prova che la femmina è inferiore; se non c’era la costola d’Adamo …”. Già, ma pensiamoci bene: perché Eva “nasce” dalla costola del primo uomo? Perché Dio non sceglie un’altra parte? Che state pensando?! Poteva essere un pezzettino di testa, un ossicino di un braccio o di una gamba! No, la costola sta sul fianco dell’uomo e la donna da sempre sta a fianco dell’uomo (eccettuate le ultime tendenze molto di moda). A conferma di ciò mi piace citare un uomo vissuto qualche secolo fa, uomo di Chiesa per giunta, ma che qualcosa del mondo sapeva: Ugo da San Vittore. Non è un ospite dell’istituto penale di Milano, ma uno dei più autorevoli Padri della Chiesa, vissuto nel XII secolo, dotato di un intuito eccezionale visto che scrisse:
Poiché dunque all’uomo non veniva data né una padrona né una serva ma una compagna, non bisognava trarla dalla testa o dai piedi ma dal fianco (De Sacramentis, liber I, par.VI)
Con questo dovrei mettere a tacere tutti i maschilisti, ma mi sforzerò di continuare per dimostrare che il caro Ugo aveva ragione e che se la femmina non è superiore al maschio, i due sessi hanno almeno pari dignità (siamo o non siamo nell’era della par condicio?).

Ma torniamo alla nostra mela che, da Adamo ed Eva in poi, da sempre viene considerata il frutto dell’inganno (vedi Biancaneve e la strega cattiva). Nell’Eden i due dovevano essere veramente felici, a parte i primi momenti d’imbarazzo: “Ciao, mi chiamo Adamo”, “Io sono Eva, come va?”. Non potevano nemmeno abbandonarsi alle solite frasi di rito: ”A casa tutti bene?” o “Vuoi un drink?”. Credo che, comunque, volenti o nolenti dovettero piacersi. Avevano tutto quello che desideravano, non dovevano pensare all’affitto, alle bollette, al telefonino… Eva, poi, era davvero fortunata: poteva girare tranquillamente in topless senza essere bersaglio di insinuazioni del tipo: “Per me si è rifatta!”. Senza contare che non era costretta a spendere follie per il guardaroba firmato, né a riempire l’armadietto del bagno (quale?) con creme e cremine varie. Entrambi non avevano bisogno di studiare, di lavorare, far carriera o sperare in un futuro migliore con una vincita milionaria al Superenalotto! Davvero fortunati.

La loro storia, però, dovrebbe farci riflettere: perché mai andare a cacciarsi nei guai per una stupida mela, se avevano già tutto quello che desideravano? Perché l’uomo, si sa, anche il primo in assoluto, non è mai contento di ciò che ha. C’è sempre quell’irrefrenabile istinto, tipico dei mortali, della trasgressione. Così per quello stupido “pomo” che poi ad Adamo è rimasto pure nel gozzo, hanno mandato, come si suol dire, tutto a puttane! (Scusate l’espressione, ma non ne trovo una decente che abbia la stessa efficacia).

Adesso i signori uomini diranno: “Sì, ma se non c’era Eva (che da quel giorno è stata ricoperta da ogni genere d’insulti), Adamo non si sarebbe mai sognato di mangiare l’unico frutto proibito”. “Se Adamo (e molti uomini come lui) – rispondo io – avesse avuto un po’ più di carattere …”. La donna, si sa, è tentatrice, se poi si allea con un serpente … diventa una vipera! Adamo non doveva essere un macho – né fisicamente, né moralmente – così cede pensando “In fondo una mela che male può fare? Forse Lui nemmeno se ne accorge”.

Così, da quel lontano dì, per gli uomini sono cominciati un sacco di grattacapi: cercare casa, lavoro, allevare figli che proprio non vanno d’accordo … e tutto per colpa di chi? Di Adamo, naturalmente.

MI HANNO COPIATO IL TITOLO!!!

Posted in attualità, politica, religione tagged , , , , , , a 2:11 pm di marisamoles

alessandro_manzoniStamattina è stato pubblicato, sul sito del Corriere, un articolo intitolato Quel crocifisso non s’ha da togliere. Peccato, però, che già ieri a mia volta avevo pubblicato un post dal titolo simile (c’è solo un’appendice: “pena una multa di 500 euro”).

Ve be’ che la fantasia ha un limite e che il nostro caro Manzoni, che per quanto riguarda la sensibilità nei confronti della religione non ha pari, funge spesso da modello ed esempio per giornalisti e blogger (chi è che, almeno una volta, non si è rivolto al suo pubblico con l’ormai famosa apostrofe ai “25 lettori”?), ma qui si tratta di vero e proprio “plagio”!

Visto che ci sono, riporto pure la notizia del Corriere: Silvio Berlusconi ha assicurato che il crocifisso rimarrà appeso nelle aule scolastiche perché la sentenza di Strasburgo “non è coercitiva”. Escluso, poi, un eventuale referendum. Meno male, almeno non buttiamo via i soldi!
Piccolo dettaglio insignificante: la decisone del governo italiano sarebbe in sintonia con il parere della CEI. Potevamo nutrire dei dubbi?!?

6 novembre 2009

QUEL CROCIFISSO NON S’HA DA TOGLIERE, PENA UNA MULTA DI 500 EURO

Posted in attualità, religione tagged , , a 4:45 pm di marisamoles

Cristo sul calvario-
È proprio vero: ci sono certe notizie che fanno parlare per giorni. Vedi, ad esempio, i fatti di cronaca più truculenti (omicidi ecc.) o gli scandali che coinvolgono uomini politici apparentemente irreprensibili. Poi ci sono anche i casi in cui si parla di “religione”. Basti pensare alla scia di commenti che si è portata appresso la ventilata ipotesi di offrire ai giovani mussulmani la possibilità di studiare il Corano a scuola.

Il crocifisso, però, credo che non abbia fatto parlare tanto di sé da più di duemila anni. Ma tant’è, continuiamo a parlarne, anche perché la notizia di oggi è, come dire, succulenta: alcuni sindaci italiani, in modo direi del tutto arbitrario, hanno trovato il modo per far rimanere il crocifisso al suo posto nelle aule scolastiche e negli uffici pubblici. Hanno agito, per così dire, d’anticipo e non hanno atteso l’applicazione della recente sentenza della Corte Europea che ha stabilito che l’immagine di Gesù debba scomparire dai luoghi suddetti, in nome del diritto di professare la religione in cui ognuno crede, senza vedersi imporre dei simboli che rimandano ad una determinata dottrina.
Il primo è stato il sindaco di Scarlino, piccolo comune in provincia di Grosseto. Maurizio Bizzarri, eletto nelle liste del Pd, ha firmato un’ordinanza con la quale si intima di mantenere il crocifisso nelle aule delle scuole del Comune come espressione dei fondamentali valori civili e culturali del Paese, perlomeno fino all’esito del ricorso alla Corte europea presentato dallo Stato italiano. Il sindaco, che ha stabilito un’ammenda di 500 euro per i trasgressori, ritiene che il crocifisso non vada ad intaccare la tanto sbandierata, di questi tempi, laicità dello Stato; anzi, in una società dove i valori stanno scomparendo, è essenziale che le Istituzioni si preoccupino dei giovani e dei bambini, affinché crescano con coscienza. Intento lodevole, non c’è che dire.

Ci spostiamo in Veneto e scopriamo che analoga decisione è stata presa dal sindaco di Galzignano Terme, provincia di Padova, Riccardo Roman, dell’Udc. Intervistato dal quotidiano Il Gazzettino, giustifica questa sua decisione asserendo che il crocefisso è un simbolo religioso ma non solo. Per noi italiani è una bandiera di cultura e di storia che ha tenuto e tiene insieme il nostro popolo. Dev’esserci a scuola come nel museo o al nido comunale. Non solo, Roman ritiene che questa “crociata” debba essere portata avanti da tutti gli Italiani, al di là del credo religioso, a salvaguardia dei diritti di ogni cittadino. Anche se si definisce “europeista convinto”, è contrario alla sentenza perché l’Europa deve costruire motivi in più per stare insieme e non annacquare valori in questo modo inaccettabile.
Al giornalista che gli chiede se la sua possa essere definita una “battaglia culturale”, Roman risponde: Decisamente. Mi spiega perché mentre accettiamo i simboli anche religiosi degli altri, i simboli della nostra cultura devono diventare sempre più deboli? La croce è un simbolo di dolore ma anche una promessa e rappresenta positività. Dobbiamo difenderla. Infine, il sindaco di Galzignano rivolge un appello ai cristiani: I religiosi si sveglino e si muovano su questo tema. Ma ripeto, per me il crocefisso rappresenta anche altre cose ed ecco perché la decisione della Corte europea la vivo come un atto di violenza. Sarà forse per questa sua convinzione che Roman ha già predisposto l’immediata affissione del crocifisso in tutti gli edifici pubblici presenti nel territorio di questo comune, quale espressione dei fondamentali valori civili e culturali dello Stato italiano. Non solo, ha pure assicurato un controllo capillare da parte degli agenti di Polizia che puniranno i trasgressori con una multa di 500 euro. Un atto doveroso, a parer suo, in quanto un’ordinanza non ha senso se non prevede anche un’ammenda per chi non la dovesse rispettare.

Alla provocazione di questi due colleghi, rispondono altri sindaci nel padovano: il sindaco leghista di Cittadella, Massimo Bitonci ha assicurato che controllerà personalmente la situazione nel polo scolastico cittadellese, per accertarmi che nessun insegnante troppo zelante si azzardi a togliere il crocifisso ; il suo collega di Montegrotto Terme, Luca Claudio (La Destra), ha fatto scrivere, riferendosi ovviamente al crocifisso, sui pannelli luminosi del Comune «Noi non lo togliamo». Milena Cecchetto, leghista, ne esporrà uno bello grande nell’atrio del municipio di Montecchio (Vicenza).

Insomma, pare sia iniziata una specie di secessione della regione Veneto dall’unione Europea. Alla faccia di chi pensa che essere cittadini europei significhi condividere con i “fratelli” una cultura che travalichi i confini regionali dei singoli Stati. E poi, il crocifisso, rappresentando Gesù morto in croce per il bene di tutta l’umanità, non dovrebbe essere il simbolo di Fratellanza universale per eccellenza? Io credo che il povero Gesù tutta questa bagarre attorno alla sua croce non l’avrebbe proprio mai immaginata.

[altre fonti: RaiNews24 e Corriere del Veneto; nell’immagine: “Cristo al Calvario” da questo sito]

AGGIORNAMENTO del 20 NOVEMBRE 2009: QUEL CROCIFISSO S’HA DA METTERE … DOVE NON C’È!

Da Il resto del Carlino: L’ordinanza sindacale del primo cittadino di Casteldelci, Mario Fortini (della Lega nord), stabilisce che tutti gli edifici pubblici debbano munirsi di crocifissi. Pena una multa di 500 euro

Per leggere l’articolo, CLICCA QUI

NON SOLO ESCORT E TRANS… CI SONO ANCHE I GIGOLÒ

Posted in cronaca tagged , , a 3:35 pm di marisamoles

Gere gigolò
Chissà perché c’è sempre la convinzione, specie da parte dei benpensanti, che siano solo gli uomini a cercare “certe” compagnie al di fuori delle relazioni ufficiali. Certo, la “vita” è nata nella notte dei tempi, mentre l’attività degli uomini a pagamento è forse un po’ più recente. Già, soprattutto perché le donne hanno dovuto superare certi tabù, sempre che li abbiano superati, e prendere un’iniziativa che è prettamente maschile: corteggiare un uomo e, nelle peggiori delle ipotesi, anche pagarlo.

Indubbiamente la rivoluzione femminista ha fatto la sua parte. Tuttavia, credo che se è già triste vedere un uomo andare a prostitute, pensare che una donna paghi le prestazioni sessuali di un uomo lo è di più. Eppure i gigolò sono una realtà e non sola una fantasia nata con il celebre film interpretato da Richard Gere. Così come le donne mature seduttrici non esistono solo nel film “Il laureato
Tanto diffuso è il fenomeno dei gigolò che a Trieste, per smascherare un giro di prostituzione maschile, la Squadra mobile ha mandato una sua investigatrice, ovviamente sotto copertura, in un appartamento del centro cittadino. La giovane poliziotta ha risposto ad uno degli annunci pubblicati su Internet. L’inserzionista, tale Nikolas, ventottenne romeno, si descriveva così: Sedere liscio e tonico, un metro e 80 di altezza, 78 chili, non peloso, esegue massaggi e offre momenti di relax. Da notare, soprattutto, il “non peloso”: ma una volta il petto villoso non era un tratto distintivo della virilità? Ebbene, i gusti delle donne sono cambiati e i poveretti si devono adeguare, soffrendo anche un bel po’ con la ceretta che, diciamolo, non è piacevole nemmeno per le donne che non hanno la “moquette”.

La poliziotta, dunque, arrivata nell’appartamento segnalato, trova tutto ben organizzato, l’uomo già mollemente adagiato sul materasso, mentre una donna, in cucina, sorveglia l’andamento dell’incontro. O tempora o mores! Direbbe qualcuno. Ai “magnaccia” eravamo abituati, ma alle protettrici di gigolò in gonnella no davvero!
Comunque la poliziotta alla fine ha incastrato il prestante Nikolas col sedere liscio e tonico. Mi sa che, a parte gli aggettivi, così tanto “sedere” non l’ha proprio avuto!

[fonte Il Piccolo]

5 novembre 2009

NON C’È PIÙ RELIGIONE

Posted in attualità, bambini, religione, società tagged , , , , , , , , , , , , a 9:31 pm di marisamoles

Chiesa Maria Regina Pacis TriesteIn questi ultimi tempi l’opinione pubblica s’interroga se sia giusto o meno offrire ai figli dei mussulmani l’opportunità di frequentare un’ora settimanale di religione islamica, se sia corretto che la disciplina denominata “Religione Cattolica” debba essere valutata, al pari di ogni altra materia scolastica, con un voto numerico che poi faccia media, se tale disciplina debba o no concorrere al credito scolastico, se il crocifisso nelle aule debba restarci o convenga toglierlo. In questa discussione, però, mi sembra che il punto fondamentale non sia, come dovrebbe, la fede, bensì ne venga fuori una “questione di principio”.

È “questione di principio”, ad esempio, che ognuno sia libero di professare la propria fede quindi non è giusto che nelle scuole pubbliche, quelle di uno Stato laico per “principio”, sia offerta solo l’ora di religione cattolica. È sempre “questione di principio” far sì che ogni religione abbia pari dignità, quindi è doveroso proporre un corso sul Corano ai musulmani. È ancora “questione di principio” quella secondo la quale attribuire un credito scolastico (cosa che poi non avviene, anche se teoricamente dovrebbe) a chi fa religione sia discriminante nei confronti di quegli studenti che scelgono di non avvalersene. Per la stessa “questione di principio” il crocifisso dovrebbe rimanere lì dov’è, nonostante una recente sentenza della Corte Europea dei diritti umani abbia stabilito il contrario.

Quello che si perde di vista, però, è il senso della religione. Perché per tutti noi, in qualsiasi dio crediamo, quella che conta alla fine è la fede. E se non l’abbiamo, esercitiamo comunque il diritto di scelta, ma nel momento in cui operiamo questa scelta ammettiamo che la fede esiste, altrimenti non potremmo decidere di farne a meno. Il punto è che, guardandoci attorno, vediamo che nelle scuole, anche se il numero degli studenti che non si avvalgono dell’insegnamento della Religione Cattolica è in costante aumento, i bambini e i ragazzi continuano, per la maggior parte, a seguire le ore di religione. E si appassionano, anche. Paradossalmente accade, talvolta, che i docenti di religione descrivano come eccellenti classi che nelle altre materie sono un disastro. Succede, più spesso di quanto non si pensi, che gli stessi allievi che durante le altre ore di lezione sono sempre distratti, fanno tutt’altro, non partecipano mai attivamente alle lezioni e, interrogati, sembra che non abbiano nulla da dire, siano invece attentissimi alle lezioni di religione e partecipino attivamente alle discussioni che emergono anche sul significato della fede, in generale.
Perché, dunque, s’interrogano solo i grandi sui “principi” sopra esposti e mai i diretti interessati? Perché non chiediamo a loro, agli studenti di ogni età, che cosa ne pensino effettivamente di tutti questi “principi”? Perché non lasciamo che esprimano il loro parere sulla presenza del crocifisso in classe? La corte Europea ha, infatti, accolto la richiesta che una madre ha fatto, non quella dei suoi figli. Una madre ha deciso che i suoi figli non abbiano voglia di stare in classe con un crocifisso appeso alla parte che continua a fissarli. Non credo che abbia interpellato i figli al riguardo, così come non credo che quel crocifisso crei così tanto disagio ai ragazzi, quanto ne crea alla madre che nell’aula scolastica non ci mette mai piede.

Sempre i genitori, ahimè, scelgono di non educare alla religione i propri figli. Molti bambini non sono nemmeno battezzati, e non sto parlando, ovviamente, dei figli nati in famiglie che professano altre religioni. Così come succede che molti bambini siano “costretti” al battesimo e agli altri sacramenti, come la Prima Comunione e la Cresima, senza che venga chiesto il loro parere. Molte coppie, inoltre, che in Chiesa non ci mettono mai piede, scelgono il matrimonio religioso perché è una “tradizione”, lo scenario di un altare bellamente decorato con fiori e nastri è più suggestivo di una fredda sala comunale, i parenti, a cominciare dai genitori, sono contenti; peccato, però, che, una volta celebrato il rito nuziale, tornino a disinteressarsi della fede e della Chiesa. Quelle stesse coppie, tuttavia, sono ben pronte a far frequentare il catechismo ai figli che verranno, sempre perché lo vuole la “tradizione”. Li accompagnano pure in Chiesa per la Messa, ma la maggior parte dei genitori parcheggiano i pargoli per un’oretta, approfittandone per fare un giro in centro, tanto i negozi sono aperti sempre, anche la domenica mattina. E quando arriva il fatidico giorno, quegli stessi genitori sono emozionatissimi nel vedere i loro bimbi prendere per la prima volta la particola consacrata; peccato, però, che dopo l’educazione religiosa venga del tutto trascurata in famiglia, almeno fino all’età della Cresima. Io li ho visti quei poveri ragazzi costretti a quindici anni e più a frequentare ancora il catechismo, perché se no poi non si possono sposare in Chiesa. Nessuno, però, glielo chiede esplicitamente se hanno quell’intenzione. Ma tanto, che importa? Poi decideranno autonomamente, quando sarà il momento; intanto la Cresima l’hanno fatta, non si sa mai.

Io credo che non si debbano mettere in discussione i simboli della fede. Piuttosto si deve riflettere sul suo significato. Di fronte all’ipocrisia delle coppie e delle famiglie sopradescritte, preferisco la coerenza di chi decide di sposarsi con rito civile, o di non sposarsi affatto, e di non avviare all’educazione religiosa i propri figli, rinunciando a farli battezzare. È vero che il battesimo, anche se imposto, non fa male a nessuno e lascia, comunque, libertà di scelta in futuro. Molti adulti, pur essendo battezzati, si dichiarano atei, ma non credo che rimproverino i loro genitori di averli costretti al sacramento. Ma molte coppie, conviventi o unite con il solo rito civile, poi mandano i bambini nelle migliori scuole, anche se religiose. Questo, secondo me, è il massimo dell’incoerenza. Fossi io a decidere, chiederei obbligatoriamente il certificato di battesimo all’atto del’iscrizione.

Un’altra domanda che mi pongo spesso è: ma i bambini non battezzati, come possono non sentirsi diversi quando alla scuola elementare vedono che la maggior parte dei compagni frequenta il catechismo e riceve la Prima Comunione e loro no? Intendiamoci, all’età di otto o nove anni della fede tutti ne capiscono ben poco, al di là di quello che viene loro propinato dalla catechista e su cui non hanno modo di ragionare. Però quello che conta per quei bambini è che i compagni che ricevono la Prima Comunione poi raccontano della bella festa organizzata in loro onore, del pranzo luculliano nel miglior ristorante, delle bomboniere offerte agli invitati e, soprattutto, dei regali ricevuti. Allora il bambino che di tutto questo ben di dio non ha potuto godere, si sentirà “diverso” e forse non chiederà spiegazioni alla famiglia, pensando che quello che i genitori decidono per lui è giusto oltre che indiscutibile. Ma un dubbio, almeno, potrà venirgli sul fatto che tali decisioni siano state prese senza chiedergli il parere. Così come i bambini che il sacramento l’hanno ricevuto potranno pensare, un giorno, che altri hanno deciso di iniziare per loro un percorso che gli è del tutto indifferente. Tuttavia, di fronte ai regali e tutte le altre belle cose di cui hanno goduto, non credo si possano sentire dei burattini nelle mani degli adulti.

Insomma, la questione è complessa. La religione, secondo me, non va confusa con la Chiesa e i suoi dogmi su cui potremmo discutere all’infinito. La cosa che più conta è la fede e, purtroppo, mi pare che essa vacilli anche in chi si definisce fervente cristiano. Non mi sto riferendo ai personaggi pubblici che, in quanto a modelli, lasciano a desiderare. Sto pensando ai sentimenti cristiani che a parole animano i cuori di tutti, ma che spesso nei fatti rappresentano solo una convenzione, una consuetudine. Basti pensare alle festività religiose: chi non festeggia il Natale o la Pasqua? Anche i laici, gli atei e gli agnostici lo fanno, perché considerano queste feste espressione delle tradizioni del nostro Paese. Ma poi siamo sicuri che lo spirito con cui ci si accosta a queste festività sia quello giusto? Non è più facile pensare agli addobbi natalizi, ai regali che vengono scambiati come tradizione vuole, alle uova di Pasqua e alle gite sulla neve o in altri luoghi che possono essere fatte approfittando dei giorni di festa che uno Stato laico ci concede?

Prima di parlare delle tante “questioni di principio” che ho elencate all’inizio del post, forse dovremmo interrogarci sul vero significato della religione e della fede, sulla presenza o meno nel cuore di tutti noi di quel Dio in nome del quale difendiamo le nostre ragioni contro ciò che sembra minare le nostre certezze. Solo dopo potremo comprendere che ormai, quando si parla di Cristianesimo e di Chiesa Cattolica, ci si riferisce solo ad una tradizione che come tale difendiamo contro chi vorrebbe, in nome dell’uguaglianza dei diritti, privarci di quelli che quella stessa tradizione ci ha trasmesso.

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