29 novembre 2009

ACHILLE: COCCO DI MAMMA

Posted in Pagine d'Epica tagged , , , , , , , , , , a 9:41 pm di marisamoles

L’Eroe, con la “e” maiuscola, dei Greci è senz’altro Achille, un tipo un po’ incazzoso e talvolta lagnoso. Il primo difetto lo conosciamo tutti: infatti Omero nel proemio dell’Iliade scrive: Cantami, o dea, del Pelide Achille l’ira funesta.
Il motivo di questa “ira funesta” è altrettanto noto: il rapimento della di lui schiava Briseide da parte di Agamennone, altro eroe greco. Non mi dilungherò su questo episodio rimandando alla lettura del I libro del poema omerico; vorrei, però, sottolineare che, nonostante Briseide sia una schiava, il fatto di averla perduta per uno stupido capriccio dell’Atride (Agamennone) manda in bestia il nostro eroe. Perché mai? Dal nostro punto di vista una schiava è più o meno una moderna colf; se per un motivo o per un altro ci dovesse lasciare, ci si limiterebbe a pubblicare un annuncio sul giornale per trovarne un’altra. Per Achille, però, Briseide è qualcosa di più che una cameriera, è colei che divide anche il suo letto, perché in guerra mica ci si poteva portare la moglie!

In ogni caso, sulla storia coniugale di Achille non sappiamo molto: a Sciro aveva sposato la figlia del re, Deidamia, e da quell’unione era nato Neottolemo (detto anche Pirro). Legittima consorte a parte, è certo che per lui Briseide è una persona speciale e poi bisogna prendere in considerazione anche l’orgoglio: come, ad Agamennone portano via Criseide, la sua schiava, per restituirla al padre Crise che altrimenti, essendo sacerdote di Apollo, avrebbe scatenato il putiferio e messo ancora più nei guai i Greci già abbastanza inguaiati, e poi lui ha il coraggio di prendersi Briseide gettando Achille nello sconforto! Fatto sta che, vuoi per l’affetto provato nei confronti della schiava, vuoi per l’orgoglio ferito, il Pelide, colto dall’ira, si ritira dalla guerra facendo sprofondare i suoi compagni nella depressione più nera. Infatti, dicono che i Troiani solo alla vista di Achille (ovvero della sua armatura, nota a tutti) se la facessero sotto! Tanto che il caro amico Patroclo in seguito convincerà l’eroe a fargli indossare le sue armi per spaventare un pochino i nemici e poi ci rimetterà le penne immedesimandosi troppo nei panni dell’eroe invincibile. Dopo la morte di Patroclo, che i maligni indicano come un amico molto particolare del Pelide, Achille riuscirà pure ad ottenere la restituzione di Briseide da parte di Agamennone. Quest’ultimo, visto che le cose si mettono male per i Greci, chiederà umilmente scusa all’eroe, forse per un rimorso di coscienza o forse perché è l’unico modo per convincere Achille a riprendere le armi. Non è difficile dar credito alla seconda ipotesi, conoscendo l’arroganza e la presunzione dell’Atride.

Il secondo difetto del Pelide è quello di essere un po’ lagnosetto. Infatti, dopo aver subito il torto da parte di Agamennone, si ritira piangendo sulle rive del mare guardando l’immensa distesa / e molto la cara madre implorava tendendo le mani. (I, vv.350-351)
Ma come, un eroe come lui, di fronte alla prima difficoltà, se ne corre da mammà in lacrime chiedendo aiuto! Beh, forse per capire un po’ meglio come stanno le cose, è opportuno spiegare che tipo di madre è quella di Achille, non certo una qualunque. Ella si chiamava Teti ed era una ninfa del mare. Aveva generato Achille da Peleo, un comune mortale. Appena nato il figlioletto, l’immerse nello Stige, uno dei fiumi infernali, rendendo il suo corpo invulnerabile, eccettuato il tallone per il quale lo reggeva (in onore di Achille, abbiamo tutti un tendine che porta il suo nome). A questo punto mi pare il caso di fare delle considerazioni: noi tutti sappiamo che il tallone non è un punto vitale, a chi non è mai capitato, camminando sulla spiaggia, per esempio, di ferirsi con un pezzetto di conchiglia, un legnetto appuntito, un coccio di vetro abbandonato da qualche incivile? Siamo forse morti? Chi ha avuto la peggio, se l’è cavata con qualche punto di sutura! Vi pare possibile che il nostro Achille sia morto a causa di una freccia che l’ha colpito sul tallone? In effetti, l’uccisore di Achille era un certo Filottete, abile arciere, che doveva avere una mira infallibile e una fortuna sfacciata per riuscire a colpire l’avversario proprio sul tallone durante un combattimento in cui, normalmente, ci si muove con una certa rapidità. Qualcuno, però, per dare un senso a questa vicenda, sostiene che la freccia fosse avvelenata e che nulla si poteva fare per salvarlo dal veleno.

Comunque sia, Teti doveva essere abbastanza tranquilla dopo aver escogitato questo piano per salvare la pelle al figlio e farlo morire di vecchiaia. A sconvolgere i suoi programmi, però, ci pensa un indovino, Calcante, il quale le predice che senza l’intervento del figlio la città di Troia non sarebbe mai stata conquistata dai Greci. Pensate ora se a Teti che la città della Troade capitolasse o meno, gliene poteva importare qualcosa. Dea o non dea, resta sempre una mamma e con uno stratagemma tenta di salvare il figlio da morte sicura: lo nasconde, facendogli indossare abiti muliebri, tra le figlie del re Licomede in Sciro. Onestamente questo espediente può sembrare un po’ patetico e per nulla divino, ma dobbiamo anche metterci nei panni della poveretta: il vaticinio svelava anche che Achille avrebbe avuto una vita breve ma gloriosa se avesse partecipato all’evento bellico (vale a dire, non sarebbe più tornato a casa sano e salvo), altrimenti, rimanendo a Ftia, la sua città, avrebbe goduto di una vita lunga ma senza gloria. Vi pare che sarebbe passato alla storia come eroe se non fosse partito? Ebbene, nonostante il travestimento, che al virile Achille doveva stare un po’ “stretto”, Ulisse, non a caso il più furbo dei Greci, lo scovò e lo condusse nella Troade dove, pare, l’eroe primeggiasse tra i suoi compagni anche perché possedeva due cavalli immortali, Balio e Xanto, che il padre Peleo aveva ricevuto come dono di nozze da Poseidone in persona, suo suocero, e un’armatura magica forgiata appositamente per lui da Efesto. Insomma, il solito privilegiato.

Ma torniamo sulle rive del mare dove Achille piangente si reca per invocare la madre alla quale rivolge queste parole:

Madre, poi che a una vita assai breve mi generasti,
almeno avrebbe dovuto concedermi gloria l’Olimpio,
Zeus altisonante! Ora affatto non m’ha onorato.
Oltraggiato m’ha infatti l’Atride dal vasto dominio,
Agamennone, lui che m’ha tolto e si tiene il mio premio
. (Iliade, I, vv. 352-356)

Vale a dire: “Mamma, visto che sono destinato a morire giovane, quel farabutto di uno Zeus poteva darmi una mano e non lasciarmi offendere da quell’odioso e insolente di un Agamennone che si è pure preso Briseide cui tenevo tanto e che era un premio per le mie vittorie passate”.
Per dire la verità Achille, prima di andare a piangere da mammà, non si era astenuto dal dirne di cotte e di crude al rivale, il quale, però, l’aveva liquidato con poche ma efficaci parole, rinfacciandogli di essere non solo odioso ma anche piantacasini, nonostante fosse raccomandato da Zeus in persona:
Il più odioso mi sei tra i re, pupilli di Zeus,
sempre a te sono care e contese e guerre e battaglie
. (I, vv. 176-177)

Vediamo ora cosa risponde Teti all’appello del figlio:
Figlio, di che piangi? Qual pena nel cuore ti giunse?
Parla, non chiuderla in te, in modo che entrambi sappiamo
. (I, vv. 362-363)
Vi pare che una dea come lei non sapesse già tutto? Infatti il dubbio sfiora anche la mente di Achille che, un po’ stizzito, esordisce dicendo:
Lo sai, perché dire questo a te che tutto già sai? (I, v. 365)
Ma nonostante la legittima osservazione, l’eroe si affretta a descrivere con minuzia di particolari tutta la vicenda che la madre, comunque, già conosce ed il lettore anche: infatti, per non annoiarsi, salta tranquillamente la lettura di questa parte. Finito il riassunto delle puntate precedenti, si arriva alla parte più interessante, cioè la richiesta di un aiuto concreto da parte della genitrice: visto che tempo addietro Teti aveva sventato una congiura a palazzo, sull’Olimpo, Zeus non potrà esimersi dal darle una mano.

A questo punto apro una parentesi che riguarda le beghe di famiglia in quel d’Olimpo. Ora, noi tutti immaginiamo, credo, il mondo degli dei come un luogo tranquillo, in cui la felicità regni sovrana, la forza venga usata solo in casi estremi e tutti vadano d’amore e d’accordo visto che sono dei e come tali onnipotenti. Nulla di più sbagliato: l’Olimpo, infatti, è un’appendice terrena, gli dei, oltre ad essere antropomorfi, possiedono tutti i vizi e le virtù tipicamente umani e nelle famiglie, anche quella “reale”, cioè quella di Zeus, si combina ogni sorta di malvagità, dettate soprattutto dall’invidia.
Fatta questa premessa, si capisce il motivo per cui Achille è così sicuro che Zeus non negherà l’aiuto a sua madre. La “congiura di famiglia” ordita a palazzo era davvero grave anche perché aveva avuto illustri protagonisti: Era, moglie e sorella di Zeus, Poseidone, suo fratello, e Pallade, figlia dell’Olimpio, avevano incatenato l’onnipotente (?) parente per sottrargli il potere, ma Teti prontamente era venuta in suo soccorso chiamando il gigante Briareo, dotato di cento braccia e cinquanta teste, che, manco a dirlo, in quattro e quattr’otto aveva liberato l’illustre prigioniero. Poteva, dunque, Zeus negare alla ninfa il suo aiuto? Come vedete le raccomandazioni e i favori, se non le bustarelle perché pare che sull’Olimpo non girasse il vile denaro, sono mezzi antichissimi per raggiungere uno scopo.
Il bello è che Achille non chiede alla madre un aiuto per sé ma si augura che Zeus interceda per concedere la vittoria ai nemici e questo solo per fare uno sgarbo ad Agamennone, che aveva osato offendere il più forte dei Greci, ovvero il Pelide in persona. A parte l’osservazione un tantino egocentrica, ci mette pure un po’ di ironia, nel discorso, visto che spera che i compagni gioiscano per aver avuto un re folle come quello.

Teti, dunque, congeda il figlio assicurandogli la sua intercessione presso il padre degli dei che, però, era momentaneamente assente:
Zeus infatti all’Oceano tra gli ottimi Etiopi è sceso
Ieri a un banchetto, e con lui andarono tutti gli dei;
nel dodicesimo giorno ritornerà sull’Olimpo
… (I, vv. 423-425)
Quindi attenderà il suo ritorno e poi andrà a pregarlo in ginocchio sperando che l’ascolti.
Al ritorno di Zeus e compagni, Teti di buon mattino si reca sull’Olimpo, dopo essere emersa dai flutti del mare, ed espone al Cronide il suo problema. Certo la proposta della ninfa dovette sembrare un po’ strana, ma ciò che in particolare preoccupava il dio era qualcosa di ben più banale: l’eventualità di un litigio con la moglie Era.
Certo anche così, davanti agli dei immortali
mi biasima sempre, e afferma che aiuto in battaglia i Troiani
. (I, vv. 518-521)
Beh, uno come Zeus, il dio per eccellenza, il più forte di tutti, il più temuto, armato di fulmini e saette, pronto a scagliarli contro chiunque gli stesse solo un pochino antipatico, si preoccupa della reazione della moglie ad una sua eventuale presa di posizione contro i Greci! Eh già, perché Era stava proprio dalla parte degli Achei e voleva che questa guerra la vincessero loro, non quei vili dei Troiani. Non aveva dimenticato, infatti, che quel bifolco di Paride non le aveva assegnato la mela d’oro, che valeva più o meno come il titolo di Miss Olimpo, preferendole quella rovinafamiglie di Afrodite.

Manco a dirlo, i timori del Cronide si rivelano più che fondati, dato che non appena la moglie lo vede, sente puzza d’imbroglio. Sentite un po’ come gli si rivolge:
Chi tra gli dei ha tramato con te, mente ingannevole?
Sempre ti è caro, andandotene lontano da me,
pensare in segreto e decidere, e mai
a me osi dire che cosa hai pensato
. (I, vv. 540-543)
Davvero un bel caratterino, questa Era! Non le si può nascondere niente, nemmeno da parte di uno come Zeus che non è certo l’ultimo dei pivelli. È inutile, da parte del dio, ogni tentativo di schernirsi, perché la moglie, sempre più acida, gli rivela di essere a conoscenza del suo incontro con Teti (aveva i suoi informatori) e della trama ordita insieme alla ninfa a danno degli Achei. Di fronte alla disarmante consorte, che può fare il nostro Zeus se non gettare la spugna ed ammettere la ragione della moglie? Lo fa, però, con un po’ di stizza, come ogni marito colto in fallo:
Ardita, sempre vai macchinando qualcosa, mai ti posso sfuggire! (I, v. 561)
Il rimprovero di Era, però, non lo intimorisce più che tanto e, dopo aver rammentato di essere, nonostante tutto, il padre e padrone di tutti gli dei, le ricorda che è lui a portare i pantaloni in famiglia, e se non sta zitta ed ubbidisce ai suoi voleri, sono botte! State a sentire cosa le dice:
Stattene seduta in silenzio ed obbedisci alle mie parole,
non ti potranno aiutare gli dei, quanti ce ne sono sull’Olimpo,
se mi avvicino a te, se ti metto addosso le mani tremende
! (I, vv. 565-567)
Era sarà pure una rompiscatole ed un’impertinente, ma di fronte alle minacce non può far altro che calare le orecchie ed arrendersi:
Atterrita ne fu la veneranda Era, sguardo profondo,
ma in silenzio stette, piegando il suo cuore
. (I, vv. 568-569)
Vorrei un attimo attirare la vostra attenzione sull’epiteto attribuito alla dea che il traduttore, molto bonariamente, ha reso con una formula un po’ eufemistica. Infatti, in greco hoopis letteralmente significa “dagli occhi bovini”: lascio a voi ogni possibile considerazione.

Il passo appena analizzato ci fa, insomma, un po’ riflettere sui rapporti che si instauravano tra gli dei e, in particolare, tra marito e moglie divini. Da parte sua Zeus, pur ottenendo alla fine ciò che vuole, cioè che la moglie non interferisca nei suoi piani e lo lasci fare come meglio crede, dapprincipio si pone almeno il problema della possibile reazione della consorte, evidenziando una debolezza che un dio di certo non dovrebbe avere. L’acida moglie, al contrario, tira fuori gli artigli e se non può vincere con la forza, almeno tenta con le parole, taglienti più di qualsiasi lancia. Alla fine deve cedere, è vero, ma di fronte alla volontà dell’Olimpio tutti sono costretti a capitolare!

Insomma, nonostante la lite tra i due divini coniugi, alla fine Teti la spunta: esaudisce il desiderio di un figlio che ha ancora ben poco da vivere. E chi la può biasimare. Certo questa Teti doveva stare un po’ antipatica alle colleghe (si dice fosse bellissima) e la reazione di Era ne è la prova. Perché mai invidiarla, visto che passava la sua vita sul fondo del mare, era monogama, non si concedeva svaghi, come la Sirenetta di Andersen che ogni tanto si faceva un giretto sulla terraferma, e inoltre aveva già la certezza di perdere un figlio in giovane età? C’è da dire che Era stessa l’aveva allevata, ma siccome su di lei, oltre che Apollo, aveva messo gli occhi anche l’incontenibile Zeus, certo la cosa alla consorte del Cronide non era andata giù. Da parte loro, i due divini contendenti rinunciano alla ninfa non appena vengono a conoscenza, attraverso il solito vaticinio, che se si fosse unita ad un dio, avrebbe generato un figlio che da adulto avrebbe spodestato il padre. Evitata la poveretta come la peste, le rifilano come sposo il povero, si fa per dire, Peleo, sovrano di Ftia, che nulla ha da temere visto che un altro oracolo aveva predetto la morte di Achille in guerra.
Insomma, tanto umani, questi dei, da essere così superstiziosi! Sempre a dar retta ad oracoli e indovini, rovinandosi l’esistenza! Almeno noi ci affidiamo agli innocui oroscopi che leggiamo un po’ distrattamente sui giornali, senza dare loro più importanza di quanta in realtà meritino.

[nella foto: statua di Achille a Corfù, Grecia]

Annunci

6 commenti »

  1. elisabetta said,

    Ho letto sempre con grande interesse e divertimento la tua versione dell’Iliade.

    Penso che le gesta e la vita di quei personaggi mitologici, così come la proponi tu, sia molto più divertente e più facile della versione originale e credo che così com’è potrebbe essere proposta già dalle prime classi elementari.
    Sarebbe una buona idea e credo che potresti inviarla e suggerirla al ministero dell’istruzione.

    Raccontata così semplicemente e con note anche umoristiche, sono sicura che susciterebbe curiosità e interesse negli scolari e verrebbe letta e studiata come una comune favola, ma con vantaggi istruttivi che saranno poi utili negli anni della scuola superiore.

    Se paragoniamo i giorni nostri a quelli dell’antica Grecia (anche se raccontati in opera di fantasia) non trovo molte differenze nel comportamento dei personaggi: saranno stati anche eroi, ma sempre uomini con debolezze sessuali e donne un po’ puttane o, come si dice ora, escort…. intrighi politici, guerre per il potere e la gloria…. insomma… nulla è cambiato…. il mondo gira ma girano anche le stesse idee, le stesse situazioni, le stesse tresche, gli stessi scandali, gli stessi amori….

    Leggerò sempre con piacere quello che ancora posterai….

    Complimenti!!!!

    eli

    Mi piace

  2. marisamoles said,

    Grazie, Eli, per i tuoi continui apprezzamenti. Mi fanno felice e aiutano a sollevare un po’ la mia autostima.
    Mi dispiace che Achille non susciti lo stesso interesse di Alessandra Mussolini: per il post su di lei più di cento visite solo oggi, per l’eroe omerico … tre! 😦

    Mi piace

  3. elisabetta said,

    Consolati, non credo che tra 2700 anni qualcuno ricorderà la vicenda Alessandra Mussolini… quindi… non rammaricarti…. Achille non si farà battere in notorietà…. e poi per batterlo si dovrebbe centrare bene il suo “tallone” 🙂 una bella mira!!!!!

    eli

    Mi piace

  4. marisamoles said,

    @ Eli

    BEN DETTO! 🙂

    Mi piace

  5. […] a lungo sul titolo da dare a questo mio post, che si va ad aggiungere agli altri due (su Paride e Achille) che costituiscono una specie di lettura semiseria di alcune pagine d’epica. “Ettore e […]

    Mi piace

  6. […] i lussuriosi troviamo anche Cleopatra, Elena e Paride, che certamente non potevano mancare, persino Achille, accusato di essersi lasciato vincere dall’amore per Polissena, e, naturalmente, Paolo e […]

    Mi piace


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Scelti per voi

Selezione di post che hanno attirato la mia attenzione scelti per voi dalla blogsfera

wwayne

Just another WordPress.com site

Diario di Madre

Con note a margine di Figlia

Scrutatrice di Universi

Happiness is real only when shared.

Like @ Rolling Stone

Immagini, parole e pietre lanciate da Mauro Presini

Dottor Lupo Psicologo-Psicoterapeuta. Battipaglia (SA)

Psicologo Clinico, Terapeuta EMDR di livello II, Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale, Terapia Metacognitiva Interpersonale.

Scaffali da leggere

Consigli di letture, recensioni e frasi tratte dai libri.

Willyco

in alto, senza parere

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof di lettere.

Diemme - La strada è lunga, ma la sto percorrendo

Non è vero che sono invincibile, mi rompo in mille pezzi anche io...è solo che ho imparato a non fare rumore. *** Amami quando meno lo merito, che è quando ne ho più bisogno (Catullo) - Non sprecate tempo a cercare gli ostacoli: potrebbero non essercene. Franz Kafka —- Non è ciò che tu sei che ti frena, ma ciò che tu pensi di non essere. Denis Waitley -- Non c'è schiaffo più violento di una carezza negata

viaggioperviandantipazienti

My life in books. The books of my life

oןısɐ,ןןɐ ɐɯ ɐןonɔs ɐ opɐʌ uou

pagina a traffico illimitato, con facoltà di polemica, di critica, di autocritica, di insulti, di ritrattazioni, di sciocchezze e sciocchezzai, di scuola e scuole, buone e cattive, di temi originali e copiati, di studenti curiosi e indifferenti, autodidatti e eterodidatti, di nonni geniali e zie ancora giovani (e vogliose), di bandiere al vento e mutande stese, di cani morti e gatti affamati (e assetati)

Marirò

"L'esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque"

PindaricaMente

C'è una misura in ogni cosa, tutto sta nel capirlo (Pindaro)

Il mestiere di scrivere

CORSI DI SCRITTURA CREATIVA, ATTUALITA' EDITORIALE, DIDATTICA E STRUMENTI PER LA SCRITTURA

dodicirighe

...di più equivale a straparlare.

marialetiziablog

salviamolascuolaprimadisubito.com site

Studio di Psicoterapia Dr.ssa Chiara Patruno

Psicologa - Psicoterapeuta - Criminologa - Dottore di Ricerca Università Sapienza

Le Parole Segrete dei Libri

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

onesiphoros

[...] ἀλλ᾽ ὥσπερ ἄνθρωπος, φαμέν, ἐλεύθερος ὁ αὑτοῦ ἕνεκα καὶ μὴ ἄλλου ὤν, οὕτω καὶ αὐτὴν ὡς μόνην οὖσαν ἐλευθέραν τῶν ἐπιστημῶν: μόνη γὰρ αὕτη αὑτῆς ἕνεκέν ἐστιν. Aristot. Met. 1.982b, 25

Il ragazzo del '46

Settanta: mancano solo 984 anni al 3000.

Insegnanti 2.0

Insegnare nell'era digitale

la mutazione nella connessione

Prove di pensiero di GIOVANNI BOCCIA ARTIERI

Psicologia per Famiglia

Miglioriamo le relazioni in famiglia, nella coppia, con i figli.

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

unpodichimica

Non tutto ciò che luccica è oro, ma almeno contiene elettroni liberi G.D. Bernal

scuolafinita

Un insegnante decente (CON IL DOTTOR DI MATTEO)

la fine soltanto

un blog e un libro di emiliano dominici (per ingrandire la pagina premi ctrl +)

ACCENDI LA VITA

Pensieri, parole and every day life

CRITICA IMPURA

LETTERATURA, FILOSOFIA, ARTE E CRITICA GLOBALE

Laurin42

puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)

LE LUNE DI SIBILLA

"Due strade trovai nel bosco, io scelsi la meno battuta, per questo sono diverso"(R.Frost)

Il mondo di Ifigenia

Svegliati ogni mattina con un sogno da realizzare!

Ombreflessuose

L'innocenza non ha ombre

Into The Wild

Happiness is real only when shared

Alius et Idem

No sabía qué ponerme y me puse feliz.

A dieta...

...ma con una forte passione per il cibo e le rotondità!

Le Ricette di Cle

Ricette collaudate per ogni occasione

Messaggi in Bottiglia

Il diario di Cle

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

espress451

"In ogni cosa c'è un'incrinatura. Lì entra la luce" - Leonard Cohen

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: