QUEL CROCIFISSO NON S’HA DA TOGLIERE, PENA UNA MULTA DI 500 EURO

Cristo sul calvario-
È proprio vero: ci sono certe notizie che fanno parlare per giorni. Vedi, ad esempio, i fatti di cronaca più truculenti (omicidi ecc.) o gli scandali che coinvolgono uomini politici apparentemente irreprensibili. Poi ci sono anche i casi in cui si parla di “religione”. Basti pensare alla scia di commenti che si è portata appresso la ventilata ipotesi di offrire ai giovani mussulmani la possibilità di studiare il Corano a scuola.

Il crocifisso, però, credo che non abbia fatto parlare tanto di sé da più di duemila anni. Ma tant’è, continuiamo a parlarne, anche perché la notizia di oggi è, come dire, succulenta: alcuni sindaci italiani, in modo direi del tutto arbitrario, hanno trovato il modo per far rimanere il crocifisso al suo posto nelle aule scolastiche e negli uffici pubblici. Hanno agito, per così dire, d’anticipo e non hanno atteso l’applicazione della recente sentenza della Corte Europea che ha stabilito che l’immagine di Gesù debba scomparire dai luoghi suddetti, in nome del diritto di professare la religione in cui ognuno crede, senza vedersi imporre dei simboli che rimandano ad una determinata dottrina.
Il primo è stato il sindaco di Scarlino, piccolo comune in provincia di Grosseto. Maurizio Bizzarri, eletto nelle liste del Pd, ha firmato un’ordinanza con la quale si intima di mantenere il crocifisso nelle aule delle scuole del Comune come espressione dei fondamentali valori civili e culturali del Paese, perlomeno fino all’esito del ricorso alla Corte europea presentato dallo Stato italiano. Il sindaco, che ha stabilito un’ammenda di 500 euro per i trasgressori, ritiene che il crocifisso non vada ad intaccare la tanto sbandierata, di questi tempi, laicità dello Stato; anzi, in una società dove i valori stanno scomparendo, è essenziale che le Istituzioni si preoccupino dei giovani e dei bambini, affinché crescano con coscienza. Intento lodevole, non c’è che dire.

Ci spostiamo in Veneto e scopriamo che analoga decisione è stata presa dal sindaco di Galzignano Terme, provincia di Padova, Riccardo Roman, dell’Udc. Intervistato dal quotidiano Il Gazzettino, giustifica questa sua decisione asserendo che il crocefisso è un simbolo religioso ma non solo. Per noi italiani è una bandiera di cultura e di storia che ha tenuto e tiene insieme il nostro popolo. Dev’esserci a scuola come nel museo o al nido comunale. Non solo, Roman ritiene che questa “crociata” debba essere portata avanti da tutti gli Italiani, al di là del credo religioso, a salvaguardia dei diritti di ogni cittadino. Anche se si definisce “europeista convinto”, è contrario alla sentenza perché l’Europa deve costruire motivi in più per stare insieme e non annacquare valori in questo modo inaccettabile.
Al giornalista che gli chiede se la sua possa essere definita una “battaglia culturale”, Roman risponde: Decisamente. Mi spiega perché mentre accettiamo i simboli anche religiosi degli altri, i simboli della nostra cultura devono diventare sempre più deboli? La croce è un simbolo di dolore ma anche una promessa e rappresenta positività. Dobbiamo difenderla. Infine, il sindaco di Galzignano rivolge un appello ai cristiani: I religiosi si sveglino e si muovano su questo tema. Ma ripeto, per me il crocefisso rappresenta anche altre cose ed ecco perché la decisione della Corte europea la vivo come un atto di violenza. Sarà forse per questa sua convinzione che Roman ha già predisposto l’immediata affissione del crocifisso in tutti gli edifici pubblici presenti nel territorio di questo comune, quale espressione dei fondamentali valori civili e culturali dello Stato italiano. Non solo, ha pure assicurato un controllo capillare da parte degli agenti di Polizia che puniranno i trasgressori con una multa di 500 euro. Un atto doveroso, a parer suo, in quanto un’ordinanza non ha senso se non prevede anche un’ammenda per chi non la dovesse rispettare.

Alla provocazione di questi due colleghi, rispondono altri sindaci nel padovano: il sindaco leghista di Cittadella, Massimo Bitonci ha assicurato che controllerà personalmente la situazione nel polo scolastico cittadellese, per accertarmi che nessun insegnante troppo zelante si azzardi a togliere il crocifisso ; il suo collega di Montegrotto Terme, Luca Claudio (La Destra), ha fatto scrivere, riferendosi ovviamente al crocifisso, sui pannelli luminosi del Comune «Noi non lo togliamo». Milena Cecchetto, leghista, ne esporrà uno bello grande nell’atrio del municipio di Montecchio (Vicenza).

Insomma, pare sia iniziata una specie di secessione della regione Veneto dall’unione Europea. Alla faccia di chi pensa che essere cittadini europei significhi condividere con i “fratelli” una cultura che travalichi i confini regionali dei singoli Stati. E poi, il crocifisso, rappresentando Gesù morto in croce per il bene di tutta l’umanità, non dovrebbe essere il simbolo di Fratellanza universale per eccellenza? Io credo che il povero Gesù tutta questa bagarre attorno alla sua croce non l’avrebbe proprio mai immaginata.

[altre fonti: RaiNews24 e Corriere del Veneto; nell’immagine: “Cristo al Calvario” da questo sito]

AGGIORNAMENTO del 20 NOVEMBRE 2009: QUEL CROCIFISSO S’HA DA METTERE … DOVE NON C’È!

Da Il resto del Carlino: L’ordinanza sindacale del primo cittadino di Casteldelci, Mario Fortini (della Lega nord), stabilisce che tutti gli edifici pubblici debbano munirsi di crocifissi. Pena una multa di 500 euro

Per leggere l’articolo, CLICCA QUI

NON SOLO ESCORT E TRANS… CI SONO ANCHE I GIGOLÒ

Gere gigolò
Chissà perché c’è sempre la convinzione, specie da parte dei benpensanti, che siano solo gli uomini a cercare “certe” compagnie al di fuori delle relazioni ufficiali. Certo, la “vita” è nata nella notte dei tempi, mentre l’attività degli uomini a pagamento è forse un po’ più recente. Già, soprattutto perché le donne hanno dovuto superare certi tabù, sempre che li abbiano superati, e prendere un’iniziativa che è prettamente maschile: corteggiare un uomo e, nelle peggiori delle ipotesi, anche pagarlo.

Indubbiamente la rivoluzione femminista ha fatto la sua parte. Tuttavia, credo che se è già triste vedere un uomo andare a prostitute, pensare che una donna paghi le prestazioni sessuali di un uomo lo è di più. Eppure i gigolò sono una realtà e non sola una fantasia nata con il celebre film interpretato da Richard Gere. Così come le donne mature seduttrici non esistono solo nel film “Il laureato
Tanto diffuso è il fenomeno dei gigolò che a Trieste, per smascherare un giro di prostituzione maschile, la Squadra mobile ha mandato una sua investigatrice, ovviamente sotto copertura, in un appartamento del centro cittadino. La giovane poliziotta ha risposto ad uno degli annunci pubblicati su Internet. L’inserzionista, tale Nikolas, ventottenne romeno, si descriveva così: Sedere liscio e tonico, un metro e 80 di altezza, 78 chili, non peloso, esegue massaggi e offre momenti di relax. Da notare, soprattutto, il “non peloso”: ma una volta il petto villoso non era un tratto distintivo della virilità? Ebbene, i gusti delle donne sono cambiati e i poveretti si devono adeguare, soffrendo anche un bel po’ con la ceretta che, diciamolo, non è piacevole nemmeno per le donne che non hanno la “moquette”.

La poliziotta, dunque, arrivata nell’appartamento segnalato, trova tutto ben organizzato, l’uomo già mollemente adagiato sul materasso, mentre una donna, in cucina, sorveglia l’andamento dell’incontro. O tempora o mores! Direbbe qualcuno. Ai “magnaccia” eravamo abituati, ma alle protettrici di gigolò in gonnella no davvero!
Comunque la poliziotta alla fine ha incastrato il prestante Nikolas col sedere liscio e tonico. Mi sa che, a parte gli aggettivi, così tanto “sedere” non l’ha proprio avuto!

[fonte Il Piccolo]