“AMORE 14” DI FEDERICO MOCCIA IN USCITA AL CINEMA

amore 14Ora Moccia non si ferma più. Per uno che ha dovuto distribuire gratuitamente le prime copie del libro d’esordio, l’ormai famosissimo Tre metri sopra il cielo, pubblicato la prima volta a proprie spese nel lontano 1992, il quarto film in uscita (ma il secondo in cui è anche regista), con la pubblicazione dei relativi libri, sembra quasi un record. Non solo, “Amore 14”, il cui omonimo romanzo è stato pubblicato un anno fa, anticipa l’uscita di un altro film, il sequel del libro Scusa ma ti chiamo amore intitolato Scusa ma ti voglio sposare, nelle sale cinematografiche dal 30 gennaio 2010, per la regia dello stesso Moccia.

Tema di fondo dei libri di Moccia è, come sempre, il mondo degli adolescenti, con le sue stravaganze, con quella voglia di trasgressione tipica dei ragazzi di oggi che vogliono scoprire il mondo a modo loro, ma sempre animato dai sentimenti che non cambiano, con il trascorrere delle generazioni: l’amore causa quell’intima e unica tempesta nell’animo di ragazzi e ragazze, sempre uguale nel suo manifestarsi spesso in modo inaspettato.

Con “Amore 14” Moccia affronta la tematica del primo amore, forse un po’ precoce e acerbo, sullo stile dell’ormai antico “tempo delle mele”. Ma si sa, i ragazzi moderni bruciano le tappe, scoprono presto il sesso anche se poi comprendono, meglio tardi che mai, che l’amore è tutt’altra cosa.
Nel film in uscita oggi, si racconta la storia di Carolina detta Caro, 14 anni, alle prese con i primi amori, il primo bacio, la prima volta, l’amicizia, le feste, la scuola, il rapporto spesso conflittuale con i genitori.
Ci sono le amiche del cuore, Alis e Clod, con le quali condividere i giorni e i sogni. Ci sono i primi baci rubati nella penombra del portone. C’è la scuola, due nonni meravigliosi che la sanno guardare in fondo all’anima e un fratello leggendario, Rusty James, che aiuta il suo cuore a sognare. E poi c’è l’amore, quello vero, che ha il nome di Massimiliano, incontrato in una libreria un pomeriggio di settembre.
“Amore 14” è un viaggio attraverso i sentimenti, l’entusiasmo che si ha nell’incontrare il primo amore, il dolore di un’improvvisa delusione, la prima, quella che ti lascia senza parole, è la perdita di una persona cara, è l’amicizia che credi non ti deluderà mai. È la storia di un amore unico e dolcissimo, quello tra i nonni di Carolina, capace di superare il tempo e lo spazio. È una storia di grandi passioni e forti emozioni, di un giovane scrittore, Rusty James, che per inseguire le proprie ambizioni ha il coraggio di andare contro tutti e tutto, di contraddire il padre e andare a vivere in un barcone sul Tevere dove finalmente riuscirà a realizzare il suo sogno.
“Amore 14” è l’amore, visto in tutte le sue innumerevoli sfaccettature, è l’amicizia, è il coraggio di credere nei propri sogni. [per la trama del film, questo è il LINK]

La protagonista, Carolina, è interpretata da un’attrice diciannovenne al suo esordio, Veronica Olivier. Lui, invece, è Giuseppe Maggio, come Veronica alla prima esperienza cinematografica, fascino tipico del bel tenebroso stile Scamarcio. Nel cast, tra tanti sconosciuti, spicca solo il nome di Pamela Villoresi, attrice prevalentemente teatrale, che a sua volta ha esordito giovanissima, appena diciottenne, nello sceneggiatoTV “Marco Visconti” al fianco di Gabriele Lavia.

Da non dimenticare: Moccia per la colonna sonora del film ha scelto la canzone “Estranei a partire da ieri” di Alessandra Amoroso, vincitrice della scorsa edizione di “Amici”. (per il VIDEO, clicca QUI )
Per il trailer del film e interviste ai protagonisti clicca QUI .

LA SCELTA CORAGGIOSA DI ROBERTA SARDOZ: “IO E PIERO MARRAZZO SIAMO ANCORA UNA FAMIGLIA”

roberta serdozNella triste vicenda di trans, ricatti e video compromettenti che come una valanga ha travolto l’ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, il vero atto di forza l’ha fatto sua moglie. Giornalista del TG3, donna emancipata come la definisce in una lettera al Corriere della Sera l’avvocato Giulia Bongiorno, avrebbe potuto fare una scelta diversa. Anzi, le voci all’indomani del fattaccio sembravano propendere per il suo allontanamento da casa. E invece la moglie di Marrazzo, Roberta Serdoz, ha deciso di rimanere al suo fianco. Un’amica della coppia racconta al Corriere come la coraggiosa Roberta non se la sia sentita di abbandonare il marito in difficoltà. Lo stress psicofisico, diagnosticato a Marrazzo dai medici del Policlinico Gemelli, imporrebbe una terapia psicologica, forse lunga. Ma, secondo l’amica, il terapeuta Piero ce l’ha già in casa: Roberta per lui, da sempre, è la migliore terapeuta che possa esistere, con la sua capacità di parlare, di ridere, di riflettere. Forse, più in là, si prenderanno anche una vacanza. Per stare vicini, per ritrovarsi. Ma è presto per fare programmi, questi sono solo i giorni del dolore e della fatica di andare avanti.

Già, “ritrovarsi” è la cosa che conta di più. Perché non può essere diversamente: Roberta e Piero si erano persi, forse per il troppo lavoro, forse per quella inevitabile “noia” che mina le coppie collaudate, insieme da anni. Forse la gioia di essere una coppia era scemata insieme alla passione che, come gli stessi scienziati affermano, ha vita breve e ha bisogno ogni tanto di una scintilla che la riaccenda. Nel male più che nel bene forse, come coppia, i due avevano bisogno proprio di questa scintilla.
Da donna mi chiedo che cosa possa aver condotto un uomo apparentemente rigoroso, come Marrazzo, tra le braccia di un transessuale. Non capisco quali emozioni andasse cercando, forse perché sono una donna sposata e il solo pensiero che mio marito possa rimanere invischiato in tal genere di rapporti, inaccettabili a livello morale se una moralità esiste nelle persone “per bene”, mi fa rabbrividire. Qualche sera fa a Matrix un transessuale intervistato ha dichiarato, con una certa sicumera, che gli uomini cercano in loro quello che le donne italiane non sanno offrire, prese come sono dal loro essere “per bene” e magari anche un po’ bigotte. Mi sono chiesta dove volesse andare a parare con quel discorso una persona che non è né uomo né donna e come tale non potrebbe nemmeno capire cosa le donne, italiane e non, possano chiedere e offrire ai loro uomini. No, non c’è giustificazione che tenga. Al limite, scusate se sono schietta, se sono proprio le donne italiane a non soddisfare i loro compagni, perché allora quest’ultimi non vanno con le prostitute ma si rifugiano in rapporti così ambigui? Perché pare che siano molti gli uomini “per bene” e apparentemente ineccepibili quanto a moralità che frequentano i transessuali. Allora, evidentemente, c’è qualcosa che non va non nelle donne ma nella società stessa che ha permesso che certe relazioni fossero messe in piazza cosicché, anche quelli che non avrebbero mai concepito di avere dei rapporti con i trans, si sono quasi convinti che a provare una volta non si abbia nulla da perdere, tanto per vedere “l’effetto che fa”. Poi, magari, ci hanno preso gusto e dagli incontri sporadici si arriva presto ad una vera dipendenza, senza nemmeno rendersene conto.

Tornando a Roberta, mi hanno toccato profondamente le parole dell’avvocato Giulia Bongiorno scritte nella lettera al Corriere. Della giornalista, moglie tradita e donna coraggiosa che non si è lasciata schiacciare da questo macigno che le è piovuto addosso da un giorno all’altro, dice:

In questa insolita scelta di forza, Roberta Serdoz rivela un’attitudine che abita le donne, sebbene spesso rimanga nascosta: sapere quando è il momento di prendere in mano la situazione. Essere all’altezza, in un attimo. Dopo essersi adattate, magari per anni, a ruoli anonimi, dimessi, defilati, ma preparandosi silenziosamente ad assumere un ruolo diverso, senza smettere mai di coltivare la capacità di diventare artefici del destino proprio e altrui. Una marcia in più che appartiene alle donne, quasi ontologicamente.

Ebbene sì, è proprio vero: le donne hanno quella marcia in più che le porta a reagire alle situazioni critiche in modo quasi eroico. È vero che, di fronte alla debolezza del marito, ormai distrutto fisicamente e moralmente, la forza dimostrata da Roberta è l’unico mezzo che potrà, forse, risolvere i problemi tra di loro. Perché se è vero che la reazione più immediata sarebbe potuta essere la rabbia, la pietà e l’amore, in situazioni come queste, hanno senz’altro l’effetto migliore. La rabbia offusca la mente e porta ad atteggiamenti irrazionali, il dolore schiaccia psicologicamente le persone e non permette alcuna reazione. La moglie di Marrazzo, come osserva la stessa Bongiorno, ha scelto la terza via: superare il disorientamento iniziale, non lasciarsi trascinare dall’ira né opprimere dal dolore e dal risentimento. Se così avesse fatto, avrebbe lasciato da solo un uomo in difficoltà, un uomo a pezzi, come lo stesso Marrazzo si è definito, distrutto e pentito. E se qualcuno obiettasse che siamo di fronte alle solite lacrime di coccodrillo, potrei anche ammettere le sue ragioni ma, evidentemente, la signora Marrazzo ha agito seguendo la voce del cuore: ha deciso di non abbandonare la nave che affonda, cercando di prenderne il comando. Questo è la metafora con cui si conclude la lettera dell’avvocato Bongiorno e ritengo sia l’immagine più bella che potesse trovare per definire il coraggio di una donna che, una volta ancora, non può essere definita “sesso debole”.