RIFORMA DELLA SECONDARIA: LA GELMINI CONFERMA CHE NON SLITTERÀ

Maria Stella GelminiCome riportato dal quotidiano La stampa , giovedì il testo di riforma dovrebbe finalmente approdare in conferenza Stato-Regioni che darà il suo parere. Presto lo faranno anche le commissioni parlamentari che stanno esaminando il testo: sì, la riforma partirà nel 2010. Parola di Gelmini.

Sembra convinta, il ministro, anche se è cosciente del divario esistente fra i diversi istituti scolastici nazionali. Durante la registrazione di una puntata del Maurizio Costanzo Show, la Gelmini ha affermato che alcune regioni risultano del tutto carenti rispetto a questo tipo di istituti (quelli che saranno determinati dalla riforma ndr). La scuola è stata per troppo tempo autoreferenziale; è tempo di introdurre delle novità che superino il centralismo burocratico che la penalizza. E la pochezza delle risorse non può essere un alibi.
Chi nella scuola vive e lavora potrebbe sollevare delle obiezioni. A quanto ne so io, le risorse scarseggiano davvero, e non credo solo in alcune regioni, dato che i soldi promessi dal ministero alle scuole non arrivano. Ci sono degli istituti che, grazie alla razionalizzazione delle risorse tanto caldeggiata dallo stesso ministro, hanno potuto garantire il pagamento delle attività extra (quelle del fondo incentivante), altri, meno oculati, non hanno nemmeno i soldi per pagare le supplenze.

A proposito di supplenti, il ministro, che spesso ha affermato che la scuola italiana per troppo tempo è stata uno stipendificio e che i precari sono davvero troppi, colpa anche dei concorsi indetti in passato senza tener conto delle reali disponibilità di posti, ritiene che il ruolo dell’insegnante non sia per tutti. Su questo possiamo anche essere d’accordo con lei, così io personalmente mi sento di condividere il suo pensiero quando, facendo riferimento a delle recenti dichiarazioni del presidente USA, osserva: Il presidente Obama ha detto di recente che gli insegnanti devono essere dei coach e per fare questo devono sentire la professione come una missione, quindi meglio averne qualcuno in meno ma più preparato. Certo, per tanti anni l’insegnamento è stata considerata una “missione”, al pari di altre professioni in cui si ha a che fare con una particolare utenza (i medici e gli infermieri, per esempio); tuttavia, non bisogna confondere il termine “missione” (che deriva dal verbo latino mittere, mandare, e presume una sorta di molla interna che ci fa propendere per un determinato lavoro) con “volontariato”. Io credo che per troppi anni gli insegnanti abbiano lavorato sodo, profondendo molte energie, al di fuori del lavoro curricolare in classe, ma senza che venisse riconosciuto in termini monetari questo sforzo. Non vorrei, però, essere fraintesa: l’autoaggiornamento è un dovere per qualsiasi docente, così come la preparazione delle lezioni, la ricerca di nuove metodologie ecc. per migliorare le proprie prestazioni. Ma la scuola si migliora anche grazie ai progetti educativi e didattici che costano fatica a chi li cura e li realizza, ma che non sempre sono adeguatamente ricompensati attraverso i fondi incentivanti. Non certo per colpa dei docenti stessi che si accontentano e lavorano anche gratis, se è necessario, per realizzare ciò in cui credono, né per colpa dei capi di istituto che devono pur sempre far quadrare i conti e quindi sono costretti, in sede di contrattazione decentrata, a proporre delle somme modeste da destinare ai progetti, sperando che gli insegnanti le accettino con la rassegnazione di chi è ormai abituato a credere che “poco sia meglio che niente”. Diciamo che le risorse destinate alla scuola da parte del governo sono sempre più misere e arrivano a destinazione in forte ritardo.

Il “problema” dei precari, comunque, sta particolarmente a cuore al ministro Gelmini che si ritiene soddisfatta dei risultati raggiunti, anche con il consenso dell’opposizione, visto che è stato approvato alla Camera un decreto, ora al Senato che servirà a gestire meglio i 150mila supplenti, un’enormità, presenti nella scuola italiana. Se vogliamo evitare l’insorgere di altro precariato dobbiamo cambiare le regole: è bene che all’insegnamento si dedichino persone che hanno questa inclinazione. La scuola non può essere un ammortizzatore sociale. Ecco che il discorso ritorna sulla “predisposizione”, ma come si fa ad essere certi che davvero nella scuola sia utilizzato personale adatto ad un compito così delicato come l’educazione dei bambini e degli adolescenti? Dico educazione perché la scuola non serve solo a trasmettere il sapere, anche se è ovvio che dei docenti preparati nelle proprie materie sono una garanzia di qualità per l’apprendimento stesso. Io credo che nelle sue parole la Gelmini faccia riferimento ai tanti docenti che nel passato, più o meno prossimo, hanno considerato l’insegnamento come una sorta di dopolavoro: parlo dei professionisti che, terminata la mattinata in classe, si trasferiscono direttamente nello studio, trascurando, inevitabilmente, tutti quegli obblighi connessi alla funzione docente per cui si è, a tutti gli effetti, pagati.

Secondo il ministro, la scuola italiana è il bene più prezioso che il Paese ha. Ma io mi chiedo: come pensa di poter mantenere siffatta “preziosità”? Aumentando il numero di studenti per classe e diminuendo le ore di lezione? La riforma dei licei, ad esempio, è passabile, ma c’è da dire che in alcune discipline ci sarà una forte riduzione di ore e, conseguentemente, di cattedre. Forse il ministro è convinta che la “preziosità” della scuola si fondi sul detto popolare “pochi ma buoni”. E non avrebbe tutti i torti se poi non dovessimo fare i conti con lo svolgimento dei programmi che, in meno ore, potrà essere solo approssimativo. Ecco che le conoscenze dei futuri allievi saranno minori (sempre ammesso che ciò sia possibile: meno di così …) e sicuramente non qualitativamente superiori.
E poi, sempre nella puntata del Maurizio Costanzo show” che è stata registrata, la Gelmini ha osservato che Troppe volte il diploma e una laurea sono pezzi di carta che risultano poi poco spendibili. Ora io mi chiedo: per colpa della scarsa preparazione degli allievi o perché quello che imparano nel corso degli studi non sempre serve per svolgere un lavoro o una professione? Forse lo scrupolo del ministro è che la scuola italiana, così come l’università, non siano adeguatamente in contatto con il mondo del lavoro. Infatti, il ministro rassicura che è stato predisposto un progetto di integrazione della scuola con il mondo del lavoro attraverso un accordo con il ministro Sacconi.

Sentite queste dichiarazioni e ottenuta la rassicurazione che attendevamo riguardo l’avvio della riforma della Scuola secondaria di II grado nel 2010, ora non ci resta che incrociare le dita e sperare che la Conferenza Stato- Regioni si occupi davvero della scuola. Dobbiamo aspettare solo fino a giovedì, a quanto pare.