L’ORA DI RELIGIONE ISLAMICA A SCUOLA DIVIDE LA CHIESA E IL MONDO POLITICO

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Ne ho già parlato in un altro post e ho già spiegato i motivi per cui, a mio modesto avviso, la proposta di offrire ai figli degli immigrati di fede musulmana la possibilità di studiare il Corano per un’ora alla settimana, mentre gli altri frequentano la lezione di religione, non sembra attuabile.
All’inizio l’idea era stata lanciata dal viceministro allo Sviluppo Economico Adolfo Urso di AN. Fin da subito si era schierata contro la Lega Nord, mentre il Vaticano, con un atteggiamento forse fin troppo entusiastico da parte di alcuni, aveva appoggiato la proposta, almeno stando alle parole del Presidente del Consiglio Pontificio per la Giustizia e la Pace, cardinal Martino. Netta opposizione, tuttavia, aveva manifestato il cardinal Tonini, facendoci capire che posizioni contrapposte erano possibili non solo nel mondo politico, ma anche entro le mura di San Pietro.

Oggi a Mattino 5, il ministro dell’Interno Maroni ha espresso la netta contrarietà della Lega, peraltro già manifestata attraverso le parole del presidente della Lega Nord al Senato, Federico Bricolo, che aveva definito la proposta inaccettabile e aveva assicurato che la Lega avrebbe difeso fino in fondo le nostre radici cristiane.

Mentre il viceministro Adolfo Urso, ieri in Libia, andava dritto per la sua strada, ricevendo pure il plauso del ministro libico dell’Economia, il mondo politico s’interrogava sull’eventualità o meno di aprire le porte delle scuole italiane all’islam. Se l’intera maggioranza prende le distanze dall’iniziativa di Urso, l’opposizione si divide: a parte l’apertura di Massimo D’Alema che due giorni fa si trovava d’accordo con Urso, favorevole appare solo l’Italia dei Valori che, per voce di Massimo Donadi, capogruppo alla Camera, ritiene che la proposta sia un valido strumento di arricchimento culturale e di conoscenza. Non è dato sapere per chi sarebbe un’occasione di arricchimento: per i bambini e i ragazzi musulmani che della loro fede sentono già parlare anche a casa oppure per i giovani italiani? Ma in questo caso, sembra quasi che l’idea sia di far frequentare l’ora d’Islam anche ai cattolici. Nulla di male, intendiamoci, ma mi sembra che la proposta non sia questa. D’altra parte, non dobbiamo dimenticare che lo studio di Maometto e della sua fede rientra nei programmi di Storia ed è un argomento trattato decisamente in modo ampio dai libri di testo.
Tornando alle posizioni politiche, da parte della maggioranza si assiste ad un coro di no, mentre Pierferdinando Casini, che come al solito non sa da che parte stare, non si sbilancia e osserva che l’idea è senz’altro generosa ma rischia di essere avventata.

E al Vaticano che succede? La CEI prende le distanze: secondo il cardinal Bagnasco l’ora di religione cattolica nelle scuole si giustifica in base al Concordato, in quanto essa è parte integrante della nostra storia e della nostra cultura. Non mi pare quindi che l’ora di Islam ipotizzata corrisponda a questa ragionevole e riconosciuta motivazione.
Non dobbiamo dimenticare che l’attuale papa Benedetto XVI, allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, e Marcello Pera, al tempo presidente del Senato, nel 2004 hanno pubblicato un magnifico libro intitolato Senza radici. Joseph Ratzinger allora, definiva un aspetto fondamentale per tutte le culture il rispetto nei confronti di ciò che per l’altro è sacro, e particolarmente il rispetto per il sacro nel senso più alto, per Dio, cosa che è lecito supporre di trovare anche in colui che non è disposto a credere in Dio. Laddove questo rispetto viene infranto in una società, qualcosa di essenziale va perduto. Da parte sua, Marcello Pera riteneva che sull’Europa soffiasse un brutto vento: si tratta dell’idea che basta aspettare e i guai spariranno da soli, o che si può essere accondiscendenti anche con chi minaccia e potremo cavarcela.

Io credo che due messaggi così, sebbene diffusi cinque anni fa, siano la più bella lezione di civiltà da cui dovremmo trarre i dovuti insegnamenti, invece di interrogarci sull’eventualità di far studiare il Corano nelle scuole italiane. In tal modo, non si favorirebbe di certo l’integrazione. E se per qualcuno l’ora di religione islamica a scuola potrebbe servire per tenere la situazione sotto controllo, a me sinceramente sembrerebbe un tentativo un po’ patetico, nonché poco rispettoso di ciò che per altri è sacro. Verrebbe infranto, per dirla con le parole di Ratzinger, quel qualcosa di essenziale per ogni società.

[fonte La repubblica]