RIFORMA GELMINI DELLA SECONDARIA: TUTTO FERMO

preiscrizioniIn prima pagina nel numero di ieri La Repubblica è uscita con un articolo sulla riforma della scuola secondaria di secondo grado dal titolo “Meno inglese, più italiano così cambia la scuola superiore”. A detta del giornalista, la riforma tanto attesa, che ha suscitato scontri a non finire, è in dirittura d’arrivo. Le informazioni che vengono date riguardo ai corsi di studio dei diversi indirizzi, nell’ambito dell’istruzione liceale, tecnica e professionale, in realtà si rifanno alla famosa bozza di riordino uscita qualche mese fa. Nulla di nuovo sotto il sole, pare. E in effetti, se è vero che all’inizio del prossimo anno 500mila studenti di terza media dovranno scegliere in quale scuola proseguire gli studi, è anche vero che nessuna informazione precisa, a tutt’oggi, si potrebbe dare loro.

Tre giorni fa, infatti, avrebbe dovuto riunirsi la Conferenza Unificata Stato-Regioni per approvare la riforma Gelmini della Secondaria Superiore e l’avvio della sezione primavera per la scuola d’infanzia. E invece niente: riunione rimandata al 23 ottobre, sperando in un esito positivo che possa far procedere i lavori per l’attuazione della riforma che attualmente è in una fase di stallo.

Già a settembre il ministro Mariastella Gelmini si era dichiarata preoccupata per il ritardo del confronto e aveva rivolto un appello alla Conferenza Stato-Regioni: La riforma della scuola secondaria è un evento storico, una riforma organica e non improntata all’ideologia. Non a caso recuperiamo parte della riforma Moratti e parte della riforma Fioroni. La riforma non può essere rinviata. Appello inascoltato, verrebbe da dire. O solo una strategia per impedire l’avvio della riforma a partire dall’anno scolastico 2010/2011?
Ironia della sorte, stesso destino era toccato alla precedente riforma, mai attuata, presentata dall’ex ministro Letizia Moratti. Sembra che la iella perseguiti i ministri dell’istruzione in gonnella.

Ma perché, a parte tutte le congetture fantasiose di qualche trama ai danni della Mariastella nazionale, è davvero importante che il piano di riforma della Secondaria Superiore vada in porto? Soprattutto perché già a partire dal prossimo mese le scuole proporranno degli open day rivolti agli studenti che inizieranno a frequentare le scuole superiori nel prossimo anno scolastico e che dovranno preiscriversi presumibilmente entro febbraio. Se nulla è ancora certo e soprattutto se la Conferenza Unificata slitterà ulteriormente, allora quale offerta formativa potranno illustrare le scuole? Per ora è stata pubblicata solo una bozza di riordino dei Licei e degli Istituti Tecnici. I piani di studio presentati prevedono delle materie che attualmente non sono insegnate da alcuna classe di concorso e nuovi licei che dovrebbero, teoricamente, nascere dal nulla. A meno che non si provveda a riconvertire dei piani di studio sperimentali offerti da istituti tecnici o magistrali che, però, licei non sono.

Per fare un esempio, ci si chiede se il nuovo Liceo Scientifico Tecnologico potrà essere assorbito dagli attuali ITIS che presentano, nell’offerta formativa, la sperimentazione del Liceo Tecnologico. Oppure saranno gli attuali Licei Scientifici a dover arricchire il loro POF con l’opzione del Liceo Scientifico Tecnologico? Ma in questo caso, si dovrebbe ampliare l’organico che ad oggi non copre tutte le discipline del tecnologico. E ancora, un corso di tal genere sarà attivato solo a domanda (sempre che ci sia una richiesta da parte degli allievi che giustifichi l’istituzione del corso stesso) oppure rientrerà di diritto nell’ambito del POF?

Domande, queste, che non hanno risposta. E a queste si aggiunge la questione delle discipline opzionali: saranno i ragazzi a chiederle o le scuole ad offrirle? Se la famosa postilla che prevede la possibilità di attivare ulteriori insegnamenti opzionali anche assumendo esperti qualificati attraverso il proprio bilancio va interpretata letteralmente, allora i bilanci delle scuole, sempre in rosso (anche a causa dei ritardi con cui il ministero trasmette i fondi promessi) inevitabilmente impedirebbero un ampliamento dell’offerta. In tal modo, anche le quote di flessibilità del 20% nel primo biennio e nell’ultimo anno, e del 30% nel secondo biennio, che in teoria garantirebbero ad ogni scuola la possibilità di decidere di diversificare le proprie sezioni, di ridurre (sino a un terzo nell’arco dei 5 anni) o aumentare gli orari delle discipline, anche attivando ulteriori insegnamenti previsti in un apposito elenco potrebbero non essere rispettate. In questo modo, l’annunciata maggiore autonomia scolastica sarebbe solo un bluff.

Insomma, per poter presentare qualsiasi piano di studio ai nuovi iscritti entro febbraio 2010 le scuole superiori dovrebbero avere delle garanzie e delle istruzioni dettagliate. Cosa peraltro possibile solo se la Conferenza Unificata non subirà ulteriori slittamenti.

Per la bozza di riordino dei Licei rinvio alla lettura di quest’altro mio post

[fonte: Tuttoscuola]

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