L’ISLAM VARCA LA SOGLIA DELLE SCUOLE ITALIANE?

ISLAM

L’ora di religione a scuola fu istituita a seguito dei cosiddetti Patti Lateranensi, firmati da papa Pio XI e Benito Mussolini: si concludeva, quel lontano 11 febbraio 1929, il lungo periodo di attrito tra il Vaticano e lo Stato italiano. La “conciliazione” chiudeva definitivamente la “questione romana”. Nel 1984 il Concordato fu rivisto in alcune sue parti: era necessario, infatti, eliminare la clausola che riconosceva alla religione cattolica il ruolo di religione di Stato. Ricordiamo che la nostra Costituzione riconosce a tutti i cittadini la libertà di culto [art. 8] e per questo motivo, anche in conseguenza di un flusso migratorio proveniente da Paesi non cattolici, l’insegnamento della religione diventò facoltativo.

E ora veniamo al punto della questione: se veniva lasciata agli allievi (ma forse sarebbe meglio dire alle famiglie) la facoltà di avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica, allora bisognava trovare delle opzioni alternative fra le quali poter scegliere. In effetti, sarebbe prevista una materia alternativa alla religione ma spesso le scuole (almeno gli istituti di istruzione secondaria di secondo grado) non sono in grado di proporre un’offerta didattica diversa. Succede, quindi, che le famiglie scelgano tra l’attività di studio individuale e autonomo (spesso non si riesce nemmeno a garantire una sorveglianza agli allievi, per problemi di disponibilità del personale) e l’uscita dalla scuola. Quest’ultima è senza dubbio preferita dai più grandi che esercitano il loro diritto di poter scegliere se fare o meno religione come un’opportunità di andare a fare un giro. Meglio ancora se l’ora di religione è la prima o l’ultima dell’orario quotidiano, così dormono un’ora di più o se ne tornano a casa un’ora prima.

Io spesso mi sono chiesta che male possa fare un’ora di religione alla settimana. Credo che la maggior parte dei ragazzi sia convinta che l’ora in questione sia una sorta di appendice del catechismo che magari già devono sorbirsi in preparazione della Cresima. Ma se la pensano davvero in questo modo, si sbagliano di grosso. Nella mia carriera ho avuto come colleghi di religione sia laici, uomini e donne, giovani e meno giovani, sia sacerdoti; tutte persone preparate e aperte al mondo. L’attività che viene svolta nelle aule scolastiche è varia e affronta una serie di argomenti e problematiche che se non possono nuocere a nessuno –nemmeno ai ragazzi di fede diversa-, aprono la loro mente e li fanno riflettere sulla loro identità ed operare un confronto con l’alterità. Non solo: molti docenti di religione di fatto parlano di tutte le religioni, dei diversi culti, delle differenti cause storiche che hanno portato all’affermazione di una fede sull’altra in determinate parti della terra. Si affrontano anche tutta una serie di problematiche giovanili che altri docenti, per il poco tempo a disposizione e la corposità dei programmi ministeriali, non riescono a trattare. Più volte il/la collega di religione ha contribuito ad ampliare un discorso storico che non avevo potuto trattare in modo diffuso.

È vero che non si può imporre agli studenti di fede diversa l’insegnamento della religione cattolica. È pure vero che i dati riguardanti l’immigrazione ci indicano un costante aumento di allievi di fede musulmana che frequentano le nostre scuole. È chiaro che venire incontro ai loro bisogni, alle loro esigenze dovrebbe essere una priorità, ma è anche vero che introdurre l’insegnamento dell’islam nelle nostre scuole significherebbe creare un precedente: allora i ragazzi ebrei o protestanti o appartenenti a qualsiasi altra fede potrebbero pretendere di far valere lo stesso diritto. Non solo, anche a livello di organico si creerebbero dei problemi: a chi sarebbe affidata questa nuova disciplina? Si dovrebbe quantomeno assumere dei docenti ad hoc, preferibilmente scelti dalla comunità islamica. E sulla base di quali titoli questi esperti sarebbero scelti? Quale tipo di contratto verrebbe stipulato? Per quante ore e per quanti allievi? È impensabile, poi, che le ore di religione nelle diverse classi, almeno in quelle parallele, siano svolte contemporaneamente, in modo da poter costituire un unico gruppo di studenti cui destinare l’insegnamento dell’islam. La questione, quindi, è tutt’altro che semplice.

Le problematiche che si verrebbero a creare nelle scuole italiane probabilmente non sfiorano nemmeno quelli che ritengono fattibile la proposta. Il viceministro allo Sviluppo Economico Adolfo Urso, ad esempio, supportato da Massimo D’Alema e dallo stesso Vaticano che vede in questa eventualità uno strumento utile anche per arginare un certo “radicalismo” assai pericoloso. Di diverso avviso è, però, il cardinale Ersilio Tonini che ritiene la proposta pressappochista e attualmente impraticabile, anche perché l’approccio con l’islam da parte dello Stato dev’essere prudente. Tonini precisa che pensare che l’Islam sia un gruppo completo, esaustivo, è un errore. L’Islam ha mille espressioni, collegamenti, imparentamenti. Insomma, con i valori della nostra civiltà non ha nulla a che vedere. Come sempre la sua visione appare saggia, molto più di quella della Lega che taglia corto: Urso, uno dei leader di An, ha voluto il posto come viceministro allo Sviluppo economico e quindi pensi a lavorare nel suo ministero, che di cose da fare a sostegno dei nostri imprenditori e lavoratori ce ne sono tante e la smetta di proporre le stesse cose di D’Alema e della sinistra.

Ora, senza arrivare ad una presa di posizione politica, l’eventualità che l’islam varchi la soglia delle scuole italiane appare remota anche a me, se non altro per i motivi che ho sopra esposto: difficoltà tecniche, soprattutto, alle quali si aggiunge il timore che, essendo la religione musulmana ricca di sfaccettature, probabilmente anche se si arrivasse ad una soluzione dei problemi organizzativi, non si riuscirebbe comunque ad accontentare tutti.
Io personalmente sono dell’avviso che offrire un’alternativa concreta all’ora di religione sia preferibile. Magari impartendo delle lezioni sulle diverse religioni e sui molteplici culti che nel mondo si praticano, preferibilmente con il supporto di mediatori culturali. Consideriamo che i musulmani non sono gli unici immigrati: i cinesi, ad esempio, sono numerosissimi e seguono molteplici fedi religiose, tra cui taoismo, buddismo e confucianesimo. Concedere agli islamici di studiare a scuola la loro religione non dovrebbe precludere ad altri lo stesso diritto. Un bel corso di Storia delle religioni (monoteistiche e non) risolverebbe molti problemi e sicuramente sarebbe più semplice trovare dei docenti in grado di impartire questo insegnamento sfruttando le risorse interne. Con buona pace anche del ministro Gelmini.

[fonte: Il Corriere.it]

RIFORMA GELMINI DELLA SECONDARIA: TUTTO FERMO

preiscrizioniIn prima pagina nel numero di ieri La Repubblica è uscita con un articolo sulla riforma della scuola secondaria di secondo grado dal titolo “Meno inglese, più italiano così cambia la scuola superiore”. A detta del giornalista, la riforma tanto attesa, che ha suscitato scontri a non finire, è in dirittura d’arrivo. Le informazioni che vengono date riguardo ai corsi di studio dei diversi indirizzi, nell’ambito dell’istruzione liceale, tecnica e professionale, in realtà si rifanno alla famosa bozza di riordino uscita qualche mese fa. Nulla di nuovo sotto il sole, pare. E in effetti, se è vero che all’inizio del prossimo anno 500mila studenti di terza media dovranno scegliere in quale scuola proseguire gli studi, è anche vero che nessuna informazione precisa, a tutt’oggi, si potrebbe dare loro.

Tre giorni fa, infatti, avrebbe dovuto riunirsi la Conferenza Unificata Stato-Regioni per approvare la riforma Gelmini della Secondaria Superiore e l’avvio della sezione primavera per la scuola d’infanzia. E invece niente: riunione rimandata al 23 ottobre, sperando in un esito positivo che possa far procedere i lavori per l’attuazione della riforma che attualmente è in una fase di stallo.

Già a settembre il ministro Mariastella Gelmini si era dichiarata preoccupata per il ritardo del confronto e aveva rivolto un appello alla Conferenza Stato-Regioni: La riforma della scuola secondaria è un evento storico, una riforma organica e non improntata all’ideologia. Non a caso recuperiamo parte della riforma Moratti e parte della riforma Fioroni. La riforma non può essere rinviata. Appello inascoltato, verrebbe da dire. O solo una strategia per impedire l’avvio della riforma a partire dall’anno scolastico 2010/2011?
Ironia della sorte, stesso destino era toccato alla precedente riforma, mai attuata, presentata dall’ex ministro Letizia Moratti. Sembra che la iella perseguiti i ministri dell’istruzione in gonnella.

Ma perché, a parte tutte le congetture fantasiose di qualche trama ai danni della Mariastella nazionale, è davvero importante che il piano di riforma della Secondaria Superiore vada in porto? Soprattutto perché già a partire dal prossimo mese le scuole proporranno degli open day rivolti agli studenti che inizieranno a frequentare le scuole superiori nel prossimo anno scolastico e che dovranno preiscriversi presumibilmente entro febbraio. Se nulla è ancora certo e soprattutto se la Conferenza Unificata slitterà ulteriormente, allora quale offerta formativa potranno illustrare le scuole? Per ora è stata pubblicata solo una bozza di riordino dei Licei e degli Istituti Tecnici. I piani di studio presentati prevedono delle materie che attualmente non sono insegnate da alcuna classe di concorso e nuovi licei che dovrebbero, teoricamente, nascere dal nulla. A meno che non si provveda a riconvertire dei piani di studio sperimentali offerti da istituti tecnici o magistrali che, però, licei non sono.

Per fare un esempio, ci si chiede se il nuovo Liceo Scientifico Tecnologico potrà essere assorbito dagli attuali ITIS che presentano, nell’offerta formativa, la sperimentazione del Liceo Tecnologico. Oppure saranno gli attuali Licei Scientifici a dover arricchire il loro POF con l’opzione del Liceo Scientifico Tecnologico? Ma in questo caso, si dovrebbe ampliare l’organico che ad oggi non copre tutte le discipline del tecnologico. E ancora, un corso di tal genere sarà attivato solo a domanda (sempre che ci sia una richiesta da parte degli allievi che giustifichi l’istituzione del corso stesso) oppure rientrerà di diritto nell’ambito del POF?

Domande, queste, che non hanno risposta. E a queste si aggiunge la questione delle discipline opzionali: saranno i ragazzi a chiederle o le scuole ad offrirle? Se la famosa postilla che prevede la possibilità di attivare ulteriori insegnamenti opzionali anche assumendo esperti qualificati attraverso il proprio bilancio va interpretata letteralmente, allora i bilanci delle scuole, sempre in rosso (anche a causa dei ritardi con cui il ministero trasmette i fondi promessi) inevitabilmente impedirebbero un ampliamento dell’offerta. In tal modo, anche le quote di flessibilità del 20% nel primo biennio e nell’ultimo anno, e del 30% nel secondo biennio, che in teoria garantirebbero ad ogni scuola la possibilità di decidere di diversificare le proprie sezioni, di ridurre (sino a un terzo nell’arco dei 5 anni) o aumentare gli orari delle discipline, anche attivando ulteriori insegnamenti previsti in un apposito elenco potrebbero non essere rispettate. In questo modo, l’annunciata maggiore autonomia scolastica sarebbe solo un bluff.

Insomma, per poter presentare qualsiasi piano di studio ai nuovi iscritti entro febbraio 2010 le scuole superiori dovrebbero avere delle garanzie e delle istruzioni dettagliate. Cosa peraltro possibile solo se la Conferenza Unificata non subirà ulteriori slittamenti.

Per la bozza di riordino dei Licei rinvio alla lettura di quest’altro mio post

[fonte: Tuttoscuola]