MADRE BEVE PER DIMENTICARE … I COLLOQUI CON I PROF DEI FIGLI

lidya_van HoveSul Messaggero Veneto di ieri, 30 settembre, è uscito un articolo, firmato dalla giornalista Valentina Pagani, dal titolo choc: Schiava dell’alcol: «Bevevo per affrontare i colloqui con gli insegnanti dei miei figli». Il titolo, però, sembra essere messo lì giusto per far colpo, anzi per far sentire in colpa noi, poveri professori, che già dobbiamo sopportare il peso delle critiche che piovono da ogni parte e che, la maggior parte delle volte, non abbiamo chi ci difende. Ovvero, proviamo anche a difenderci da soli; io, ad esempio, ne scrivo su queste pagine ma è chiaro che si tratta di uno sfogo che qualche volta è confortato da parole di solidarietà, espresse perlopiù da altri appartenenti alla categoria.

In tutto l’articolo, solo un paio di righe sono, in realtà, dedicate al problema della madre alcolizzata per “colpa” degli insegnanti. In effetti, l’intervistata dice: «Il vino mi dava la forza che non avevo: quella per affrontare i colloqui con i professori dei miei figli». Stop. Non spiega perché mai l’approccio con i professori fosse così tragico, né quali fossero i problemi dei figli, né se mai in famiglia avesse confidato questo suo disagio … insomma, mi sembra che per affogare nel vino i propri dispiaceri, anche quelli che provengono dagli insuccessi scolastici dei figli, non si possa essere afflitti da un’unica “catastrofe emotiva” come può, evidentemente, essere considerato il colloquio scolastico. E poi, sinceramente, come può l’alcool dare la forza per affrontare delle problematiche che richiedono la mente lucida e una volontà che, se già debole, il vino contribuisce a fiaccare del tutto?

Intendiamoci, io non voglio sminuire il problema dell’alcolismo. L’articolo tratta, è vero, della lotta contro la schiavitù che viene affrontata quotidianamente sia dagli alcolisti anonimi sia dalle loro famiglie. Per queste persone nutro il massimo rispetto. Posso immaginare quanto sia difficile uscire dal tunnel e quanto sia precario l’equilibrio che, pur con tanti sforzi, alla fine si raggiunge. Non è mia intenzione, quindi, fare dell’ironia su queste disgrazie, perché lo sono a tutti gli effetti. Ma mi chiedo come mai, tra tante testimonianze di chi, ad esempio, si è ritrovato da solo e senza lavoro, di chi non sa relazionarsi in famiglia, di chi non ha la forza di dire di no, di chi ha dovuto sopportare un lutto ecc. si sia scelto proprio il caso –limite, mi permetto di osservare- di una donna che si è data all’alcool perché non riusciva a parlare con gli insegnanti dei figli. La risposta è: la scuola è sotto accusa, gli insegnanti hanno il dito puntato contro anche “grazie” all’aumento delle bocciature (confermato a settembre), quindi diamo ai docenti anche quest’altra responsabilità: rovinare le famiglie e portare le madri verso l’autodistruzione. Come diceva l’ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro: io non ci sto.

Se ripenso ai miei colloqui nella veste di madre con certi insegnanti dei miei figli, maestre comprese, mi ritengo fortunata, allora, non perché non ho ceduto all’alcool, visto che sono astemia, ma per non aver mai pensato al suicidio. E anche questa volta sono seria.

[FONTE: rassegna stampa de Il Giornale del Friuli; nell’immagine Lydia con il bicchiere di vino dell’artista Francine von Hove, Galleria Alain Blondel, Parigi]

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