27 settembre 2009

A “DOMENICA 5” SANTANCHÈ SI SCONTRA CON IMAM

Posted in attualità, integrazione culturale, religione, televisione tagged , , , , , , , , , , a 8:46 pm di marisamoles

santanchèPrimo pomeriggio acceso oggi su Canale 5. Ospiti di Barbara D’Urso, nel salotto di Domenica 5, Daniela Santanchè e un imam (di cui non ricordo il nome né la provenienza) sul tema: quale integrazione culturale? Inutile dire che i due, assieme ad altri ospiti che spalleggiavano l’uno e l’altra, non sono arrivati a nessun risultato. Ognuno è rimasto, infatti, della stessa opinione di prima: la Santanché, reduce da un pestaggio avvenuto a Milano ad opera di musulmani che non gradivano la sua interferenza nelle usanze delle donne islamiche (leggi burqa e simili), continua ad essere dell’idea che verso le donne l’islam, e le sue “incivili” usanze, non ha alcun rispetto, che esse sono sottomesse all’uomo che le obbliga ad indossare il velo e il burqa e che, talvolta, le uccide perché non si adeguano alla rigida disciplina dettata dalla fede. Dalla parte opposta l’imam, udite udite, ritiene che nessuno fa violenza alle donne, nemmeno psicologica, che esse sono libere di decidere e se vogliono portare il velo o il burqa, lo fanno spontaneamente e senza costrizione alcuna perché è una pura e semplice questione culturale. In riferimento agli omicidi di cui si è parlato in trasmissione –quello di Hina risalente a due anni fa e quello di Sanaa di pochi giorni fa – l’imam ha sottolineato che non esiste religione al mondo –e per fortuna!- che impone all’uomo, padre o marito o fratello, di uccidere una donna “indisciplinata”. No, la religione non c’entra, perché la violenza, in questi casi, riguarda gente che non va in moschea a pregare e non ha legami con la comunità musulmana. Ne consegue che questi padri sono dei violenti perché non osservanti e che sono integrati a tal punto da trarre spunto dall’esempio degli italiani, badate bene, della violenza tutta italiana.

Questi, in sintesi, gli argomenti addotti a sostegno della tesi che l’islam non può essere violento perché nessuna religione lo è, in quanto Dio è buono e non può indurre alla violenza. D’altra parte, i miscredenti, di qualsiasi fede e cultura, sono violenti perché non hanno quello che si suole chiamare “timor di Dio”. Tale ragionamento, a rigor di logica, non farebbe una piega. Tuttavia, mi permetto di osservare che nessun esempio di violenza può condizionare le scelte di uomini sani di mente, oltre che timorosi di dio e delle sue punizioni eventuali. Se così fosse, dovremmo essere tutti violentatori ed omicidi. Se il signor imam chenonsocomesichiama la pensa in questi termini, ha evidentemente dimenticato le stragi che l’islam ha compiuto durante tutto l’arco della sua storia, sia attraverso la jiad sia attraverso gli atti terroristici.

È vero che la Santanchè un po’ se l’è andata a cercare. Un’italiana convertita all’islam presente al dibattito, Sonia Martini, ha preso le difese dell’imam -manco a dirlo- e ha attaccato la Santanchè attribuendole l’atto oltraggioso di aver interrotto una cerimonia islamica solo per far politica e dimostrando un totale menefreghismo nei confronti delle usanze delle donne musulmane. Al che la replica della Santanchè è stata: loro hanno dimostrato insensibilità nei confronti della nostra cultura e religione andando a pregare proprio davanti al duomo di Milano, simbolo della cristianità. La replica mi è parsa scontata: gli islamici hanno l’obbligo delle cinque preghiere quotidiane e, ovunque si trovino, si rivolgono alla Mecca e pregano. Ok, si può anche essere d’accordo, così come sono convinta che la Santanchè potrebbe occupare il suo tempo in modo diverso, senza andare a rompere i cosiddetti alle donne che indossano il burqa, invocando il rispetto della legalità. Tant’è che la stessa Maritini, supportata dall’imam, ha sottolineato che lei non ha alcun ruolo nel controllo degli eventuali comportamenti illegali, in quanto non è un poliziotto né un magistrato. Anche su questo, niente da eccepire.

Il motivo del contendere, l’indossare il burqa e la palese sottomissione delle donne islamiche ai loro uomini, ha avuto un appoggio anche da Vittorio Sgarbi, in collegamento da Bologna. Meraviglia delle meraviglie, all’inizio del discorso ha usato un tono pacato, facendo dei ragionamenti accettabili, sembrava, quasi, stare dalla parte della Santanchè, poi ha iniziato ad urlare riprendendo il suo solito atteggiamento assai sgradevole. Comunque mi è parso appoggiare la causa delle donne islamiche che sono libere di assecondare come vogliono i loro uomini, a patto, però, che quest’ultimi non le uccidano ad ogni trasgressione. Mi pare sensato ma anche molto scontato.

Parlare di integrazione culturale è assai difficile. Io ho tentato più volte (ad esempio qui ) ma ho concluso che non ci sarà mai un’integrazione completa, soprattutto da parte degli emigrati di una certa età. Ma i loro figli e poi i loro nipoti, se rimarranno qui, potranno veramente integrarsi perché considereranno questa la loro patria. Ciò non toglie che il loro essere “occidentali” disturberà sempre i “vecchi” più legati alle tradizioni e ci saranno sempre delle scelte fatte dai figli e forse anche dai nipoti che non verranno comprese e condivise. Spero comunque non si arrivi ancora ad uccidere.
Una cosa giusta, però, la Santanchè l’ha detta a Domenica 5: spesso questi immigrati non conoscono la lingua e senza questo presupposto, senza la volontà vera di apprendere l’idioma usato nei Paesi d’arrivo, non solo in Italia, non ci può essere integrazione. Intervistate, le madri delle ragazze uccise hanno avuto bisogno di un interprete che, forse, ha tradotto i testi in modo da far dire loro parole mai pronunciate. Io, personalmente, sono rimasta scioccata nel sentire le parole di perdono e di approvazione nei confronti del gesto del marito da parte della madre di Sanaa. Come dice la Santanchè, può anche darsi che queste donne appoggino in tutto e per tutto i loro uomini perché sono abituate ad essere sottomesse e non hanno il coraggio di opporsi al volere dei maschi, temendo chissà quali punizioni.

Infine, parlare di integrazione è possibile e sono sicura che il dialogo ci sarà con le prossime generazioni. Per il momento, però, i tempi non sono maturi. Proprio per questo personalmente non appoggerei la proposta di Gianfranco Fini che vorrebbe concedere la cittadinanza agli immigrati dopo soli cinque anni. Prima bsogna abbattere i pregiudizi da entrambe le parti. Un punto d’incontro è auspicabile, ma a me viene in mente ciò che qualche anno fa una mediatrice culturale disse in classe durante un intervento sull’islam: noi nasciamo tutti musulmani. Chi non segue questa strada cade nell’errore.. Allora sono rimasta senza parole e ho incrociato gli sguardi perplessi dei miei allievi a cui ho intimato il silenzio. Come si fa a discutere una cosa del genere detta in tono così perentorio?

INTEGRAZIONE del 16 OTTOBRE 2009
Per chi si è perso la puntata … ecco il video. Per le altre parti, questo è il LINK.

47 commenti »

  1. liliana said,

    Sono d’acordo con lei…mi dispiace tanto che non avvevo nesuna posibilita di intervenire ieri a domenica 5, sono stata sposata con un uomo di maroco e sono visuta a casa sua….Volevo dirlo davanti tutti quanto sono impocriti e tutta la verita…

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  2. Romina said,

    Buongiorno, sono scioccata dal tuo articolo. Cito testualmente:”…Ok, si può anche essere d’accordo, così come sono convinta che la Santanchè potrebbe occupare il suo tempo in modo diverso, senza andare a rompere i cosiddetti alle donne che indossano il burqa, invocando il rispetto della legalità..”. Ma scherzi??? Come si può essere d’accordo con quelle donne musulmane, in Italia, che vogliono indossare il burqa??? Facciamo la distinzione tra velo e burqa. Nessuno può ne deve andare in giro col volto coperto. Integrazione? Meglio la tolleranza zero se devo sentir dire che l’Italia ha una cultura violenta e soprattutto che ci vuole un tribunale islamico. Cordialità. Romina

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  3. Davide said,

    Che casino l’integrazione!
    Considerando ciò che è stato detto ieri dal signor Ali Abu Schwaima, un’Imam, e quindi un personaggio di elevato rilievo in una comunità islamica, questa famosa ‘integrazione’ la vedo ancora molto distante dalla realtà odierna nella nostra società.
    Parto dal presupposto che un’italiana convertita all’islam (tale Sonia Martini), per quello che ho sentito ieri in televisione, ha evidenti problemi con la lingua del paese in cui è nata e questo mi fa supporre che a casa sua se ne parli esclusivamente un’altra. Le donne islamiche che stanno in casa non sapranno mai la lingua del paese in cui vivono?
    E già mi sorge il primo dubbio sulla famosa integrazione… loro si devono integrare a noi o viceversa? Cioè, devo saperne di più per forza sul Corano, quando a malapena sopporto le prediche del mio parroco la domenica? Devo imparare la loro lingua (quale??) per comunicare in maniera corretta e capire i loro bisogni?
    Ieri il signor Schwaima, ha fatto delle affermazioni aberranti! L’ho sentito dire (il termine ‘sbraitare’ comunica meglio lo stato d’animo con cui ha pronunciato tali parole) che la colpa delle uccisioni delle due ragazze è della cultura italiana! Si, perché la nostra cultura ha allontanato dalla moschea i padri e le figlie assassinate. I padri quindi non temendo più l’inferno che ne deriverebbe da tale atto, hanno ammazzato le figlie, che dal canto loro osavano comportarsi come la gran parte delle ragazze ventenni italiane, cioè ribellandosi alle ‘imposizioni’ dei genitori. In sintesi secondo lui è colpa nostra! Quindi tali padri non l’hanno fatto perché si vergognavano con i loro conoscenti delle figlie ‘disobbedienti’ , ma perché sono venuti in Italia e sono stati ‘infettati’ dalla nostra cultura! Ahh… ecco, e io che vado a pensare poi!
    Ultima cosa e finisco sennò divento logorroico. La signorina Sonia Martini se ne esce con una perla che spero non sia sfuggita agli italiani che ieri hanno seguito il dibattito in televisione: ‘in quanto Islamici i padri accusati dei crimini che hanno commesso dovrebbero essere giudicati da un tribunale islamico’. Coooosa?? Ma questi stanno scherzando o cosa? Vanno in una trasmissione a visibilità nazionale, di domenica pomeriggio a dire queste cose? Certo, questo è un fulgido esempio di integrazione.
    Mi sento indignato per quanto sentito ieri, e al pensiero che queste persone si integrino con noi e la nostra cultura rabbrividisco e sento che non c’è speranza perchè per loro integrazione fa rima con colonizzazione.

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  4. ornella said,

    ieri ho ascoltato il dibattito in tv con le migliori intenzioni lasciando da parte pregiudizi e via dicendo ma ahimè dopo le prime parole dell’imam mi sono cadute nell’ordine prima le braccia, poi lo stupore per quello che stava dicendo (con un tono a dir poco “violento” premesso che nessuno gli stava urlando contro) è diventato rabbia e per concludersi con la voglia di cancellare dal vocabolario la parola integrazione. mi auguro che non tutte le persone di religione musulmana la pensino così altrimenti nei prossimi anni un’altra Guerra Santa combattuta a suon di violenza cittadina non ce la leva nessuno. Invece di definire cattivi musulmani i propri fedeli che hanno ucciso le figlie per la VERGOGNA di essersi avvicinate alla cultura occidentale, li ha definiti VITTIME della nostra “violenza tutta italiana”. bene, per me finita la frase l’imam poteva anche salire sul primo aereo per tornare a casa sua lui e tutti quegli invasati che a casa o dovunque avranno annuito compiaciuti alle sue disgustose parole. In televisione davanti a milioni di italiani, uno delle più alte cariche rappresentanti la religione musulmana che avrebbe il dovere di cercare l’integrazione fra suoi fedeli e altri popoli (per di più quello del paese OSPITANTE e a questo punto lo scrivo apposta a caratteri cubitali) offende pesantemente e senza possibilità di replica una cultura intera. Un kamikaze della causa anche se armato di sole parole! l’unico asso nella manica sono i giovani che cresceranno nel nostro paese, ma per far si che ci sia una speranza non possiamo permettere che si chiudano nelle loro leggi e che le loro assurde pretese come quella di girare a volto coperto vengano assecondate. la libertà di culto e di religione non può minare la pace e il rispetto della vita umana.

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  5. bianca tino said,

    sono avvilita. lo sono perchè non capisco dove i nostri ‘governatori’ ci vogliono portare. non ho capito cosa vogliono fare di questa PATRIA. integrazione? sarò ignorante, ma per me integrazione significa far si che la mia persona, con tutto il bagaglio culturale, religioso e politico, possa convivere con la cultura, la [le] relgione e la politica del paese che mi sta in primo luogo ospitando, e poi, accettando. io, figlia di emigrato, ho dovuto imparare la lingua del paese dove ho vissuto, i miei genitori hanno dovuto in qualche modo attuare dei compromessi tra le loro tradizioni ed il modo di vivere locale.
    qui stiamo all’esatto opposto se ci viene contestato il crocifisso in classe, il presepe a Natale. ma sono diventati tutti matti???? noi siamo il frutto, bene o male, di una tradizione cristiana e possono vietare quanto vogliono questo fatto dalle costituzioni, la realtà non cambia. che poi abbiamo adattato il cristianesimo a nostro comodo, per poi sentircelo rinfacciare, questo è un altro paio di maniche.
    ma tornando alla trasmissione di ieri, dispiace anche a me che non si poteva intervenire da casa. a sgarbi direi, certo le suore portano il velo–ma loro sono un ordine religioso al quale SCELGONO di appartenere. che razza di paragone! a quell’altro essere, imamcomesichiama, direi che ha una faccia poco credibile, come del resto la maggiorparte dei ‘musulmani’ quando parlano del corano, come se sapesse esattamente che ci sta prendendo in giro! perchè è una ovvia presa in giro, andare in una tv pubblica (niente polemiche riguardo mediaset essendo privata-si vede in tutta italia!) e sostenere che l’islam non predica la violenza. cos’è la jiad? la guerra santa? un picnic multietnico? cos’è la lapidazione? cosa sono i bambini kamikaze? scusatemi, nn credo siano passeggiate tra i boschi, o seminari di volontariato.
    ma quel che mi avvilisce ancora di più sono i sinistroidi [i detentori della universale verità] che continuano ad essere ‘buoni’ con gente simile.
    vogliamo ricordare Gesù Cristo, che ha subito la violenza più atroce e continuava a dire: Padre, perdona loro. Non ho mai, dico mai, sentito un musulmano profferire la parola ‘perdono’.
    e a tutti i buonisti, invito di andare a leggere qualcosa di Magdi Cristiano Allam, lui, contrariamente a quella signorina , si è convertito al Cristianesimo, e lui, contrariamente a quella signorina, lo ha fatto dall’alto della sua cultura, parlando perfettamente la lingua del paese nel quale si è INTEGRATO.
    basta, divento logorroica.

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  6. marisamoles said,

    @ Liliana

    Se non hai avuto la possibilità di intervenire in diretta TV, sappi che le mie pagine sono a tua disposizione: se vuoi raccontare la tua storia, a me fa piacere e credo anche ai miei lettori. Ne potrebbe nascere un dibattito interessante. Non avrò tanti fan come la trasmissione di canale 5 ma i miei lettori son parecchi!
    Grazie, in ogni caso, dell’intervento

    @ Romina

    Le frasi estrapolate dal contesto possono essere variamente interpretate. La mia affermazione che riporti era riferita al fatto che si può anche essere d’accordo sul fatto che ogni musulmano osservante dev’essere libero di pregare all’ora stabilita ovunque si trovi. Non ho certamente espresso la mia approvazione sul fatto che le donne islamiche portino il burqa. Mi pare sia chiaro il mio pensiero espresso in tutto il post. Quanto alla Santanché, sono d’accordo con lei che anche legalmente non sia concesso alle donne di indossare il burqa, così come un motociclista deve usare il casco solo finché è in sella alla sua moto e non andarsene in giro con il volto coperto. Ma quando ho affermato che potrebbe utilizzare in modo diverso il suo tempo, intendevo dire che, dal momento che la polizia non ha ritenuto necessario intervenire, lei, la Santanchè, non aveva il diritto di manifestare il dissenso in nome della legalità. Sarebbe stato più onesto dire che ce l’ha con le islamiche che portano il burqa e che le considera delle poverette senza raziocinio. Mi pareva comunque di aver espresso chiaramente il mio pensiero anche in questa occasione.
    Sulle affermazioni dell’imam e dell’ “italiana” convertita all’islam ho decisamente espresso il mio dissenso.
    Spero di aver chiarito un po’ di cose.
    Grazie anche a te per essere intervenuta.

    @ Davide

    Innanzitutto ti ringrazio per aver fornito il nome dell’imam –non avevo con me carta e penna e la mia memoria, ahimè, è un po’ corta, specie se devo ricordare nomi arabi!- e per aver integrato il mio post con ulteriori osservazioni sul dibattito di ieri. Ho cercato di non dilungarmi troppo e poi non sono una giornalista, espongo solo delle riflessioni su quanto avviene attorno a me e, quindi, non faccio cronaca.
    In ogni caso, avevo osservato anch’io la pronuncia non proprio italiana di Sonia Maritini. Questo la dice lunga sull’integrazione e l’uso della lingua del Paese ospitante: se nemmeno una che si dichiara italiana sa esprimersi con una pronuncia corretta, non c’è proprio speranza che degli stranieri abbiano la voglia di imparare le lingue!
    Quanto all’imam, sono d’accordo con te quando affermi che più che parlare ha sbraitato. Non l’ho scritto nel post ma lo aggiungo ora: ha avuto il coraggio di fare delle osservazioni implicite sulla “moralità” della Santanchè, evidentemente per sminuirne la credibilità, riferendosi al suo divorzio –anzi, annullamento, come lei si è premurata di precisare-: questo, per me, è davvero aberrante!
    Sul tribunale islamico ho scritto qualcosina in questo post, un po’ vecchio ma terribilmente attuale.

    @ Ornella

    Sottoscrivo ogni parola del tuo splendido intervento. In particolare apprezzo l’affermazione finale: “la libertà di culto e di religione non può minare la pace e il rispetto della vita umana”,
    Sono sempre più convinta che l’integrazione sono loro a non volerla, non noi. E, sarà paradossale, ma i veri razzisti sono ancora una volta loro. Sempre che condividano le parole dell’imam.
    A presto, spero.

    @ Bianca

    Anche con te non posso che essere d’accordo. In particolare mi ha colpito leggere questa tua riflessione: “cos’è la jiad? la guerra santa? un picnic multietnico? cos’è la lapidazione? cosa sono i bambini kamikaze? scusatemi, nn credo siano passeggiate tra i boschi, o seminari di volontariato.”
    Mi è venuto in mente un altro momento dell’intervento della mediatrice culturale di cui parlo alla fine del post: la signora ha osservato che il termine “jiad” è stato mal tradotto con “guerra santa”, perché, a suo dire, significa “cammino verso la perfezione”, o qualcosa del genere. Quindi dovremmo essere autorizzati a credere che gli “imperfetti” siamo noi che non riusciamo a cogliere lo spirito profondo dell’islam.
    Quanto ai kamikaze, sempre la signora mediatrice ha detto che la religione islamica non li contempla, ovvero esistono ma si tratta di disperati che accettano di farsi saltare in aria dietro un lauto compenso per la famiglia –per loro no di certo!- e sono raggirati da gente senza scrupoli che fa loro credere che la figura del kamikaze, in quanto martire, è contemplata dal corano. Loro, però, non sanno leggere e non possono verificare la veridicità di ciò che viene detto.
    Io non ce la faccio proprio a commentare.
    Grazie anche a te per essere intervenuta.

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  7. marcella gasparetti said,

    mi dispiace molto aver assistito all’aggressione verbale da parte dell’imam
    contro la Santanchè. Purtroppo i musulmani -ospiti nel nostro Paese- non si
    vogliono integrare come dovrebbero. Se io italiana e cristiana dovessi
    recarmi nel loro Paese e farmi, per ipotesi, il segno della croce sarei
    condannata a morte. Loro hanno le loro moschee, pregano più volte al
    giorno e purtroppo non rispettano il mondo femminile. Si potrebbe andare
    d’accordo, se soltanto i musulmani accettassero un vero dialogo e costruire un ponte tra il Cristianesimo e l’Islamismo.
    Grazie

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  8. marisamoles said,

    @ Marcella

    Le tue osservazioni mi hanno fatto tornare in mente Oriana Fallaci: lei fu incarcerata perché non voleva sottostare alla rigida disciplina cui nei Paesi arabi vengono sottoposte le donne.
    Non dimentichiamo le sue parole, anche se non per tutti condivisibili. Sulla Fallaci si possono avere diverse opinioni, anche diametralmente opposte ma credo che tutti possano essere d’accordo su un fatto: lei era un personaggio scomodo per l’islam in quanto donna, con una tempra incredibile, e in quanto cronista senza peli sulla lingua.

    Un ponte tra Cristianesimo e Islamismo DOVREBBE essere possibile partendo dal presupposto che entrambe le religioni credono nello stesso Dio: che lo si voglia chiamare Allah, non fa differenza. Senza retorica ma solo con la fede possiamo dire che siamo “fratelli”.

    Grazie a te per l’intervento.

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  9. gabriella said,

    Io non ho visto la trasmissione. Non so quanti anni avete, io. ne ho 54 e quando avevo 20 anni (quindi poco più di 30 anni fa)per una donna stare seduta davanti ad un bar nel piccolo centro dove abito era proibito, o, eri considerata una poco di buono e chiunque poteva permettersi di fare avances ed ogni tipo di osservazione. Per iniziare un lavoro al di fuori delle mura domestiche, occorreva il consenso di tutta la famiglia allargata, non quella attuale ma di allora (nonni,zii, padri) Ci sono voluti 30 anni per superare e non del tutto questi pregiudizi, ma a suon di ribellioni con risposta di botte e un pò di dialogo. Come si può pensare ad una vera integrazione se non dialoghiamo in primis con le donne e poi con gli uomini? come possiamo pensare ad una integrazione se non facciamo comprendere l’eguaglianza, i diritti e le pari opportunità?

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  10. Angela said,

    Ho visto la trasmissione ed ero scioccata a sentire tutte le parole dette. C’e una versione video su internet?

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  11. marisamoles said,

    @ Gabriella

    Io 30 anni fa ho conosciuto mio marito … quindi, non sono proprio una ventenne! Detto questo, anche in Italia, Paese occidentale e “civile”, il percorso per arrivare all’uguaglianza tra i sessi è stato lungo e, a parer mio, non è ancora compiuto. Però, dal punto di vista culturale c’erano già delle buone premesse. E poi non dimentichiamo che, pur vivendo nello stesso Paese, ci sono sempre state delle zone più “aperte” di altre. Ancor oggi, nei piccoli centri come si suol dire “la gente mormora”, ma credo che le chiacchiere debbano essere ignorate.

    L’islam in quanto cultura – e lo è a tutti gli effetti- non parte dalle stesse premesse per “colpa” delle credenze religiose. La chiesa cattolica non credo abbia mai ostacolato il progresso delle donne in ambito lavorativo o abbia messo in discussione che il ruolo della donna all’interno della famiglia debba essere equiparato a quello dell’uomo. I paletti ci sono, però riguardano il vivere cristiano: no agli anticoncezionali, no all’aborto, no all’infedeltà coniugale, no al divorzio ecc ecc . La donna che osserva questi precetti può fare ciò che vuole, la casalinga come l’imprenditrice.
    Se consideriamo che, dal punto di vista della fede, Dio ha creato Adamo e gli ha affidato come compagna Eva, non si può leggere in questo una sottomissione della donna all’uomo.
    Ugo da San Vittore, vissuto nel XII secolo, nel De Sacramentis scrisse:
    Poiché dunque all’uomo non veniva data né una padrona né una serva ma una compagna, non bisognava trarla dalla testa o dai piedi ma dal fianco ( liber I, par.VI)

    Nell’islam a tutt’oggi questo discorso è improponibile perché, evidentemente, nel Corano sta scritto che la donna deve ubbidire all’uomo ecc. ecc Ora, se è vero che si può essere buoni cristiani o meno, allo stesso modo esistono musulmani che osservano la legge del Corano e altri che non la osservano. Questi ultimi, però, sono emarginati dai “buoni musulmani” e ad essi vengono attribuiti, come ha detto l’imam, i crimini come l’uccisione delle figlie o delle mogli.
    Qual è dunque la differenza tra i cristiani e i musulmani? Se i cristiani rispettano comunque le scelte di chi non segue l’ortodossia, ciò non vale per gli islamici. La loro lotta contro gli infedeli evidentemente non si è ancora conclusa.

    Allora è ovvio che non potremo mai far comprendere loro “l’eguaglianza, i diritti e le pari opportunità”, ovvero falliremo se concentreremo i nostri sforzi verso gli “integralisti”.
    L’integrazione è già possibile con i musulmani meno osservanti ma questo implica che abbiano rinunciato alla propria fede, non certo per colpa nostra. In questo caso, però, si va ben al di là del concetto di “integrazione culturale” che non impone a nessuno, né esplicitamente né implicitamente, di rinunciare alle proprie usanze o alla propria credenza religiosa per vivere in pace con chi non ha la stessa cultura. Per questo sono convinta che l’ “integrazione”, nel vero senso della parola, sia solo un’utopia.

    @ Angela

    Io non ho trovato nulla né su You Tube né sul sito di Canale 5. Mi dispiace.

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  12. Paolo said,

    Condivido in toto il post. Dissento solo sull’ottimismo circa l’integrazione dei giovani musulmani di seconda e terza generazione. In molti casi purtroppo i musulmani nati in Italia sono preda dell’indottrinamento islamista di chi controlla quasi tutti i centri islamici, indottrinamento presente anche su internet e nei canali satellitari. Sono degli integralisti islamici, favorevoli ad esempio alla condanna a morte dell’apostat, alla lapidazione in caso di adulterio , all’obbligo inderogabile del velo , alla separazione dei sessi, al divieto della musica e delle figure in genere e via dicendo. Per questi giovani così indottrinati queste sono prescrizioni divine valide in ogni tempo e in ogni. Paradossalmente, in tantissimi casi sono più integralisti i figli dei genitori. La diffusione dell’ideologia integralista dell’islam politico è anche un risultato della globalizzazione e della diffusione dei nuovi media. I giovani egiziani degli anni 50/60 erano più simili a noi di quanto non lo siano i giovani egiziani di oggi.

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  13. Paolo said,

    Aggiungo una sola cosa: che spesso i più integralisti sono uomini e donne di seconda generazione laureati e laureate.

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  14. marisamoles said,

    @ Paolo

    Leggendo il tuo commento ho ripensato ad un libro bellissimo che ho letto qualche anno fa: “Lettera a mia figlia che vuole portare il velo” di Leila Djitli. È una storia vera: la mamma di una ragazza diciassettenne, algerina di origine ma da sempre residente in Francia, è una donna moderna, “occidentalizzata”, perfettamente integrata, separata dal marito, orgogliosa della sua emancipazione. Eppure un giorno la figlia adolescente, che lei stessa ha cresciuto, le ha annunciato l’intenzione di portare il velo. Inutile dire che a quella mamma è crollato il mondo addosso e che da quel momento ha iniziato a considerare il velo una barriera invalicabile tra lei e la figlia. Nelle prime pagine si legge: “Il velo è proprio qui, ondeggia tra di noi . […] è qui con le sue domande arroganti … domande che credevo superate, domande con le quali non avrei mai creduto, un giorno, di dovermi nuovamente confrontare, domande che tuttavia esistono.”.

    Non posso darti torto. Ma non sono ottimista, semplicemente spero.
    Grazie per il tuo intervento.

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  15. mussi said,

    qnd ho visto la puntata mi sn vergognato di aver preso la cittadinanza italiana..questo lo dico cn l’amaro in bocca perchè nel DUEMILANOVE secondo me DOVREMMO AVERE TUTTI presente che purtroppo gli ASSASSINI purtroppo ci sono e c saranno per sempre,indifferentemente dalla nazionalita,colore,orientamento politico e RELIGIONE… IN MLT DEI COMMENTI PRECEDENTI SECONDO ME S è ANDATI FUORI TEMA,IL CASO ERA “UN PADRE K UCCIDE LA FIGLIA” COME NE SENTO A DECINE AL MESE!!!

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  16. mussi said,

    SCUSATE ma penso inoltre che prima di GIUDICARE l’imam o l’islam bisognerebbe leggersi un corano tradotto in italiano e nn sentire ciò k dicono gli ignoranti,nn mi permetto d offendere nessuno cn tale aggettivo,io in primis lo sn in qst argomento nn avendo il dono della fede..

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  17. marisamoles said,

    @ mussi

    Premetto che quello che sto per dire lo dico a nome mio, come autrice del post, ma anche nella veste di moderatrice.

    Mi pare che nessuno si sia permesso di giudicare il signor Ali Abu Schwaima nel suo ruolo di imam che ha, come tale, una grande importanza per la comunità islamica. Quello che è stato sottolineato è il MODO in cui si è rivolto agli ospiti del salotto di Barbara D’Urso, in un contesto in cui nessuno cercava lo scontro ma solo un DIBATTITO CIVILE. Concordo con l’imam quando dice che un buon musulmano è quello che osserva il Corano e frequenta la moschea, ma non posso accettare che si dica che chi non è osservante segue il cattivo esempio degli italiani e della loro violenza. Questo è ciò che ha detto e credo che nemmeno tu possa condividere un’affermazione del genere. Come ben dici, gli assassini non hanno colore, né fede, né nazionalità. Sono degli assassini e basta, persone che hanno commesso un reato e come tali da condannare.
    Il fatto di cronaca cui ci si riferiva nella trasmissione TV, l’omicidio di Sanaa (e, in parallelo, quello accaduto due anni fa ad Hina, solo perché il contesto è simile), ha, tuttavia, portato il discorso su un piano più generale che è quello dell’integrazione, anzi il titolo del segmento di trasmissione di Domenica 5 per l’esattezza era “Quale integrazione culturale?” . Solo per questo, anche nei commenti al post, l’argomento si è ampliato. Che il padre di Sanaa abbia davvero commesso questo omicidio perché la figlia seguiva dei modelli troppo occidentali (era da poco andata a convivere con il suo ragazzo) è ancora da provare. Sono d’accordo con l’imam quando sostiene che nessuna religione può legittimare un omicidio ma non dimentichiamo che nei paesi islamici la pena di morte è in vigore. Per me non esiste “morte legale” e “morte illegale”. Se poi il padre di Sanaa non è osservante e praticante ma ha davvero ucciso la figlia per una questione “d’onore”, a maggior ragione dobbiamo pensare che, al di là della fede, c’è una cultura che condiziona la vita delle persone e che ha determinate caratteristiche che possono non essere condivise. Solo per fare un esempio, fino a qualche decina d’anni fa in Italia esisteva il cosiddetto “delitto d’onore”; ora non più, proprio perché non si può giustificare un omicidio con la scusa del disonore.

    Mi dispiace che tu, seppur privo del dono della fede, come dici, ti sia sentito offeso dal dibattito televisivo e ti sia pentito di aver preso la cittadinanza italiana. Credo che si debba prendere un po’ la distanza da ciò che si vede e si sente perché i punti di vista sono molteplici e spesso diametralmente opposti. Quanto a me, non conosco il Corano, è vero, ma ho studiato “Storia delle religioni” all’università e a scuola, nella veste di docente, mi sforzo di insegnare l’ed. interculturale. Certo, non ho forse i mezzi adeguati per farlo, ma ci metto tutta la più buona volontà documentandomi e facendo intervenire degli esperti, se posso. La mia apertura nei confronti dell’ “alterità” è totale, ma come io rispetto le idee degli altri, così mi sento libera di esprimere il mio dissenso quando è il caso, rimanendo comunque convinta che ognuno è libero di pensare ed agire come meglio crede, tutt’al più farà i conti con la sua coscienza.

    Spero di essere stata sufficientemente chiara e ti ringrazio per essere intervenuto.

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  18. bianca tino said,

    a mussi, chiedo scusa, ma perchè hai preso la cittadinanza italiana? io possiedo due cittadinanze, quella italiana, perchè i miei genitori lo sono, e quella canadese, che io ho scelto alla mia maggiore età. sono fiera di appartanere ad entrambi i paesi, e nel mio paese adottivo, il canada, ho sempre rispettato LE LEGGI. come pure, essendo italiana, non mi credo esonerata dall’osservare le regole, come ha affermato la signorina convertita all’islam. si tratta di un padre che ha ucciso la figlia, ma si afferma, da una parte del mondo islamico qui in italia, che questo reato non debba essere punito dalle leggi italiane, ma da un tribunale islamico. qui non si parla di conoscere il corano, o la bibbia, o qualsiasi altro dogma religioso. qui si parla della non osservanza delle regole del paese nel quale si vive. punto. e della ferma ed evidente volontà di NON integrarsi, ma anzi fare del tutto per disgregare la società occidentale. non dimentichiamo che è stato detto: conquisteremo l’occidente con i figli! perdonatemi se ho riportato male, e se non ricordo chi l’ha detto. e lei, mussi,e la signorina convertita, sono un chiaro esempio di ciò, anche se da posizioni diverse, visto che non è chiaro se è uomo o donna, e qual’è la sua cittadinanza di origine.

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  19. bianca tino said,

    ho dimenticato una cosa importantissima–lei afferma che non ha il dono della fede. questa cosa mi fa dispiacere molto di più per lei, che non la confusione riguardo quale paese vuole appartenere. ma bisognerebbe vedere cosa lei intende per fede–se la fede dell’amore per il prossimo che Gesù ci ha insegnato, o la fede dell’uccisione degli infedeli che predica e pratica l’islam.

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  20. marisamoles said,

    @ Bianca

    Scusami ma devo prendere le distanze da questi ultimi due interventi. Ciò non significa che non rispetto il tuo pensiero, ma che non lo condivido in toto.

    Qualche commento fa ho scritto, riferendomi ai musulmani, che “la loro lotta contro gli infedeli evidentemente non si è ancora conclusa”. Il tono era ironico. Forse non si è capito ma nelle intenzioni lo era.

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  21. bianca tino said,

    @ marisa

    capisco perfettamente, e ciò che ho scritto non l’ho scritto cercando consensi. spero di non essere stata offensiva nei riguardi del blog e nei tuoi. il tono ironico si è capito, non dubitare. ma l’intervento al quale io ho risposto non conteneva ironia. sono ignara di molte cose riguardo le religioni, anche la mia, benchè sia fermamente credente. ma sono anche fermamente convinta che se c’è anche una piccola briciola di volontà di dialogo, si può arrivare al rispetto reciproco. cosa che non ho visto nella trasmissione che ha dato spunto a questa discussione, nè all’intervento al quale ho risposto. di nuovo marisa le mie scuse se involontariamente ho arrecato offesa.

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  22. remo said,

    Se tu sonia martini, anzichè cristiana fossi stata musulmana e anzichè essere in Italia che ti da il DIRITTO di non solo di parlare ma anche di alzare la voce, ti fossi trovata in un paese islamico e da musulmana avresti abbracciata la religio cattolica, mi sai dire per caso a cosa saresti andata incontro? Saresti forse stata giudicata da un tribunale cattolico oppure saresti stata condannata alla lapidazione magari forse anche senza nessun processo o pseudoprocesso?
    A quel tizio che si professa imam: se fosse un italiano rappresentante della religione cattolica nella sua terra, avrebbero forse permesso di esprimerti con tanta veemenza, con quel tuo tono violento e con tanta strafottenza verso chi ti ospitava? NO, NO e poi sempre No. E allora perchè in casa nostra ciò per te deve essere un diritto?
    Per tutto questo noi dovremmo accettare il musulmano della porta accanto? Per tutto questo noi allora dovremmo accettare che un domani non così lontano (non tanto quanto si possa credere da noi poveri stolti in quanto essi progrediscono numericamente sempre di più a differenza nostra che abbiamo una natalità sotto zero) dovremmo essere governati sia a livello centrale che periferico da simili individui che si definiscono persone di altra cultura e civiltà?
    Ultima chicca! Tutto ciò grazie anche a un tizio di nome Gianfranco Fini che ha tratto dal fascismo i suoi primi ideali e ora rinnega tutto il suo passato sostenendo che un musulmano (o ogni altra persona di qualsiasi etnia e religione) debba aver diritto alla cittadinanza Italiana e di conseguenza poi il DIRITTO DI VOTO magari anche senza quasi conoscere la nostra lingua?
    Non vado oltre altrimenti chi ha il dente avvelenato come me, con ogni probabilità esce fuori dal seminato e incorre, a dir poco, in ingiurie, offese e quant’atro.
    29 settembre 2009

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  23. marisamoles said,

    @ Bianca

    Nessun problema e nessuna offesa. Questo spazio è dei lettori che nelle loro affermazioni spesso mi trovano d’accordo. Ogni tanto, però, mi permetto di dissentire, specie quando l’argomento è delicato.

    Anch’io sono convinta che il dialogo sia possibile e spero che lo “spettacolo” cui abbiamo assistito domenica sia solo una parentesi che al momento fa notizia, è vero, ma che dev’essere dimenticata presto per poter ricominciare.

    Grazie per i tuoi commenti!

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  24. marisamoles said,

    @ Remo

    Ospito il tuo commento ma mi dissocio completamente da quanto affermi.

    Io il “musulmano della porta accanto” ce l’ho davvero ed è una persona educata, rispettosa, mite, gradevolissima … anche se nell’abbigliamento a volte sempre Bin Laden! (E’ UNA BATTUTA, EH!)
    Vivo in un quartiere multietnico e ogni volta che esco da casa incontro africani, orientali (prima di tutto cinesi, ma anche coreani e thailandesi), “arabi”, albanesi, serbi, croati, romeni … insomma, tutte persone a modo, che mi tengono la porta per lasciarmi passare per prima, che parlano bene l’italiano e rispettano la legge italiana. Poi a casa sua ognuno fa quel che vuole. Io la domenica vado alla Messa, loro nei centri culturali perché le loro “chiese” non ci sono. Questo, secondo me, non è rispettoso, anche se è vero che per pregare dio, qualunque esso sia, ogni luogo va bene. A 60 chilometri da qui, a Trieste, ci sono parecchie chiese di tutte le religioni (manca, però, la moschea!) e i cimiteri dedicati ai differenti culti. Questa si chiama civiltà e apertura verso l’alterità. Senza che nessuno sia obbligato a rinunciare alla propria identità. Allo stesso modo è doveroso rispettare gli altri ai quali non possiamo chiedere di rinunciare alla propria identità per farci un piacere e per farli sentire integrati. Questa non è integrazione.

    Quanto a Fini, anch’io l’ho citato ma non ne ho fatto una questione politica. Desidero, quindi, che la politica stia lontana dal mio blog, altrimenti sarò costretta a non pubblicare i commenti.

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  25. Davide said,

    Purtroppo, e ribadisco purtroppo, la politica pesa come un macigno in una discussione come questa, che è parallela a quella vista domenica pomeriggio.
    I’Imam che abbiamo osservato in televisione, era delegato di una funzione importante quale rappresentare agli occhi dell’opinione pubblica il mondo islamico. Ha espresso concetti molto forti nei riguardi della sua (loro) traduzione di integrazione.
    Cosa succederà se un domani tali Imam dovessero essere eletti? Avremo un tribunale Islamico in Italia? Ci saranno aule dedicate alla lettura del Corano nelle scuole italiane? Avremo una sorta di ‘razzismo alla rovescia’? I musulmani che ha cercato di rappresentare la pensano veramente tutti come lui?
    Non so dire per gli altri ma personalmente sono rimasto molto scosso dal dibattito di domenica e ho passato due nottate agitate pensando a mio figlio di diciotto mesi che dormiva nella sua cameretta. Forse esagero, probabilmente sarà così, lo spero, ma questa integrazione sembra tanto un confronto tra un gregge di agnelli buonisti da una parte e lupi aggressivi dall’altra.
    Il signor Mussi mi dice di non giudicare tale Imam ma di studiarmi il Corano; mi vorrà scusare ma io giudico una persona per ciò che dice e che fa e non per ciò che afferma la sua religione, quale che sia. La cosa che mi lascia un pò sbigottito è che chi fa un’affermazione del genere si professa ‘senza il dono della fede’! Non che per me una persona ‘senza tale dono’ sia meno importante o degna di rispetto di un’altra, mi viene solamente da supporre che le persone che ‘possiedono tale dono’ siano estremiste, con convinzioni inamovibili.
    Mi sto convincendo sempre di più che noi e il mondo islamico siamo su due piani che a costo di molte fatiche riusciranno a incontrarsi: un piano regolato dall’etica e dalla morale personale, l’altro giudicato e guidato in maniera rigida dalla religione.
    Chiedo venia per lo sproloquio. Non pensavo neppure io di risultare così coinvolto nella discussione e ho messo in libera uscita i miei pensieri.

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  26. marisamoles said,

    @ Davide

    Il tuo discorso sulla politica è già più accettabile e comunque ti limiti ad esporre un tuo personale punto di vista nonché timore per il futuro. Il discorso di Remo, invece, era incentrato sulla politica attuale e dava delle valutazioni alquanto opinabili su un’autorità dello Stato che almeno su queste mie modeste pagine non voglio sia messa in discussione. Questo solo per il rispetto che merita, indipendentemente dal partito di cui fa parte.

    Per il resto, sono fondamentalmente d’accordo con te. Mi piacerebbe che il signor Mussi spiegasse un po’ meglio qual è la sua idea della cultura isalmica, se non della fede di cui non possiede il dono. Forse ci sarebbero meno fraintendimenti e il dialogo sarebbe un po’ più costruttivo.

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  27. Fred said,

    Vorrei far presente che secondo la giurisprudenza islamica largamente dominatane: 1)l’apostata deve essere condannato a morte; 2) un musulmano può sposare una cristiana o un’ebrea, non può sposareun’atea o una buddista; la donna musulmana può sposare solo musulmani. I figli in tutti i casi devono essere musulmani, se diventando grandi lasciano l’Islam e diventano apostati; la moglie cristiana o ebrea del marito musulmano può ereditare solo se diventa musulmana; 3) la testimonianza della donna vale la metà della testimonianza di un uomo; 4) la donna eredità la metà rispetto a un uomo; 5) se si rispettano tutte le condizioni previste dalla legge islamica, l’adultero e l’adulterà devono essere lapidati; se la donna adultera aspetta un figlio la lapidazione verrà rinviata. Dopo la nascita e lo svezzamento la madre adultera del bambino deve essere lapidata; 6) la donna musulmana non può stare in una stanza in compagnia di persone di sesso maschile che teoricamente potrebbe sposare; 7) la donna può sposare solo chi viene proposto ed accettato dal suo tutore; se chi gli viene proposto non le va bene, ella non può essere obbligata a sposarsi. E si potrebbe proseguire. Il 90 per cento delle moschee italiane sono di fatto controllate da integralisti sostenitori del cosiddetto Islam politico. Dicono di dover rispettare la costituzione italiana non perchè ne condividano il contenuto, ma perchè la legge islamica (sharia) si applicherà solo quando i musulmani saranno la maggioranza. La invito signora Marisa a dare un’occhiata a questi due forum/blog per avere un’idea della situazione: clicca QUI e QUI

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  28. marisamoles said,

    @ Fred

    La giurisprudenza islamica sarà pure largamente dominante (dove? seguita da chi? applicata alla lettera? ecc. ecc. ) ma non si concilia con la giurisprudenza italiana che domina, almeno per ora, nel nostro Paese. Ne consegue che i punti da Lei gentilmente elencati per rendere edotti non solo ME ma anche tutti i miei LETTORI e chi ha partecipato al DIBATTITO (del mio blog, infatti, non faccio un uso personale perché è il confronto che conta, altrimenti sarebbe solo un monologo) non sono condivisibili da chi non professa la religione islamica. Per rimanere nell’esempio, l’uccisione della figlia che convive con un italiano non può essere giustificata da chi ritiene che, al di là di qualsiasi religione, sia prevalente il RISPETTO DELLA LEGGE. Questo era l’argomento principale di discussione e mi pare che anche l’imam in TV domenica scorsa abbia chiaramente detto che quell’uomo non ha seguito la dottrina perché nessuna religione potrebbe legittimare un “delitto d’onore”.

    Se da un lato le Sue precisazioni mi aiutano a capire meglio alcune cose, dall’altro le parole dell’imam creano confusione. Io personalmente mi chiedo: chi nasce musulmano ( e quindi non ha scelto di esserlo, così come non lo sceglie un cristiano o un ebreo ecc. ecc ) e decide di non seguire l’islam per qualsiasi motivo, dev’essere punito? Lo chiedo perché da noi c’è libertà di scelta e nessuno viene punito se decide di non andare più in chiesa o se si professa ateo. Dal punto di vista civico, però, è necessario che segua la Legge per non incorrere in reati che possono essere puniti sia in sede civile che penale. Insomma, quello che voglio dire è che ci dev’essere un distinguo tra la religione e la legalità, ma nell’isalm questo non è possibile.

    Detto questo, sono perfettamente d’accordo sul fatto che le donne isalmiche sottostiano alla legge del corano, se va bene a loro. Ma, allo stesso tempo, devono rispettare la legge che vieta di presentarsi in pubblico con il volto completamente coperto, ovvero con il burqa. Come ho già detto, però, l’intervento della Santanchè era del tutto fuori luogo, nonostante sia condivisibile il motivo della protesta.

    Grazie per i link; spero che siano utili ai miei lettori.

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  29. […] Pubblicato su Friuli Venzia-Giulia, adolescenti, attualità, cronaca, integrazione culturale, religione tagged Il Giornale del Friuli, immigrazione, integrazione culturale, islam, Messaggero Veneto, omicidio di Sanaa, ragazze marocchine a 5:10 pm di marisamoles Pubblico un articolo apparso sul numero di oggi del Messaggero Veneto. Due ragazze di origine marocchina esprimono il loro parere sull’uccisione di Sanaa e sull’integrazione, diffcile ma possibile. Mi pare che queste voci meritino di essere ascoltate, sulla scia delle polemiche sorte dopo il dibattito tenutosi domenica scorsa su Canale 5 e il “successo” del mio post “A domenica 5 Santanchè si scontra con imam“ […]

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  30. Fred said,

    Puntando l’attenzione solo sui paesei arabi (altrove in generale la situazione non cambia), tutte le legislazioni di questi paesi puniscono chi passa dall’Islam ad un’altra religione mentre permettono il passaggio da un’altra religione all’Islam. Anche in paesi considerati più laici come la Tunisia. La sanzione non è la stessa, varia da paese a paese e non sempre è la pena di morte. A parte la totale emarginazione e il carcere, l’apostata perde anche il diritto successorio e, se sposato, dovrà lasciare la moglie musulmana. Basti pensare alla trafila che deve fare un’immigrata tunisina in Italia, laica e occidentalizzata. Se si innamora di un’italiano perchè la Tunisia riconosca la validità del matrimonio è necessara la conversione all’Islam del futuro sposo. Ricordo che in Tunisia è vietata la poligamia. Se un’italiana cristiana sposa un’egiziano musulmano che possiede 10 fabbricati in Egitto, nel caso di morte del marito egiziano la moglie italiana potrà partecipare all’eredità solo se diventa musulmana convertendosi. Mi rendo conto che tutto questo può sembrare fuori dal mondo, ma è la verità. In internet c’ è una documentazione da fonti affidabili e obiettive che lo dimostrano. Ormai anche la cronaca italiana è piena di situazioni di questo tipo quando ci sono matrimoni misti. Tanti sono i forum di discussione e i blog internazioni che se occupano.

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  31. Davide said,

    Basta, non ce la faccio più, sono due giorni che leggo blog e siti islamici (purtroppo solo quelli in italiano vista la mia scarsa conoscenza delle lingue estere!) ma non c’è nulla da fare, non trovo una riga che parli della nostra bella Italia, della sua gente tollerante e amichevole. Tutte discussioni su come far valere i loro diritti, le loro tradizioni, su come noi li prevarichiamo.
    A volte, nascosto tra le righe dei vari articoli, ho trovato cosa pensano di noi e della nostra cultura.
    Noi popolo di corrotti, di adulteri, di violentatori di mogli e figli, di ragazze e donne che si ‘prostituiscono’ alla società. Ce n’è veramente per tutti. Nell’ultimo articolo che tu hai citato Marisa leggo: “Servono buona volontà da entrambe le parti… iniziative multiculturali, stare assieme con quei musulmani, che a dir la verità non sono molti, che hanno voglia di integrarsi.”
    Questo è ciò che dice una mediatrice culturale!! Non sono molti? E il restante milione e rotti che pensa di fare?
    Se qui da noi sapevano di trovare questo inferno di infedeli e corrotti, e se la voglia di integrarsi praticamente non esiste, perchè sono venuti?

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  32. marisamoles said,

    @ Fred

    Grazie per i dettagli che, onestamente, mi sembrano scioccanti. In particolare, mi rincuora il fatto che per chi passa dall’islam ad altra fede “la sanzione non è la stessa, varia da paese a paese e non sempre è la pena di morte.”. Il “non sempre” mi inquieta particolarmente; mi piacerebbe che l’avverbio fosse “mai”. Allora mi chiedo: a quando l’esecuzione della condanna a morte di Magdi Cristiano Allam? Mi perdoni il giornalista se l’ho citato,ma, almeno in Italia, è il caso più eclatante.

    Lei scrive: “Mi rendo conto che tutto questo può sembrare fuori dal mondo, ma è la verità.” Per me sarebbe più corretto dire “la verità è che tutto questo È FUORI DAL MONDO!”

    Per il resto, anche se internet pullula di forum e siti isalmici, Le confesso che non ho alcun interesse a documentarmi ulteriormente. Quanto ho appreso da Lei mi basta e avanza. La curiosità di solito mi spinge ad informarmi su argomenti che ritengo di poter approfondire per capire meglio un fenomeno. Ma, in questo caso, non capirò mai una dottrina che priva i fedeli del bene più prezioso per un essere umano: la LIBERTÀ.

    Cito il nostro Dante Alighieri che, riferendosi a Catone dice: «Libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta». Posso comprendere che ci si possa anche uccidere per la libertà, ma non che si venga uccisi, o comunque puniti, per aver scelto di essere liberi.

    Detto questo, ribadisco che rispetto i fedeli musulmani che obbediscono alla legge del Corano, purché faccia loro piacere e non perché costretti dal timore di incorrere in punizioni così severe.

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  33. marisamoles said,

    @ Davide

    Sinceramente penso che sia un bene, per te, non conoscere le lingue straniere: i siti in italiano sono più che sufficienti per farti un’idea.
    Io credo che la convivenza sia possibile e anche uno scambio culturale. Anni fa ho curato la corrispondenza di una mia classe con delle ragazze del Cairo e io stessa mi sono tenuta in contatto con alcune insegnanti che mi hanno parlato dell’islam -così come io ho parlato loro della nostra religione- dandomi delle informazioni sui loro culti e le loro feste che sono molto simili alle nostre. Ho capito, quindi, che per certi versi siamo davvero “fratelli”. Toccare certi argomenti, come quelli che sono emersi in questi commenti, mette in risalto delle diversità che non sono condivisibili e il confronto non fa altro che accentuare le distanze. Se ci fosse maggior rispetto e se non si partisse dal presupposto che gli uni sono dalla parte del giusto e gli altri da quella del torto, il dialogo sarebbe davvero possibile. Rendermi conto di ciò mi rattrista.

    Quanto ai tuoi timori, ti consiglio di “staccare la spina” per un po’; pensa al tuo bimbo e ritienilo un dono di dio, del dio che preferisci e che ritieni il più giusto.

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  34. Fred said,

    L’Egitto ha una importanete minoranza cristiana , in larga parte copta. Si tratta di circa un 10-12%.. Si stima che una percentuale ancora maggiore degli immigrati egiziani in Italia sia di religione cristiana.
    Non so signora Marisa quanto tempo fa è intercorsa la corrispondenza con questa scolaresca egiziana, ma un mio amico recandosi in Egitto quest’anno dopo quasi 20 anni ha visto un paese irriconoscibile. Avendo conferma di quanto veniva riferito dai mezzi d’informazione. Non c’è Sharm dove vanno tante turiste italiane in cerca di avventure. All’inizio degli anni 90 le donne musulmane velate erano relativamente poche, oggi quasi tutte, portano il velo, un velo e un abbigliamento molto più coprente e pesante di quelli della tradizione egiziana . Non solo, aumentano vertiginosamente, soprattutto tra i giovani. le donne che indossano il niqab, il velo integrale che lascia aperta solo una fessura negli occhi. Si stima che un 15 – 20 per cento delle donne musulmane lo indossino, spesso con un paio di guanti neri. Si pensa che si può essere più musulmane coprendosi di più. Velo a parte, quasi tutte le donne musulmane tendo a rifiutare il contatto con i maschi ; si rifiutano ad esempio di stringere la mano ad un uomo quando una stretta di mano in segno di saluto tra un uomo o una donna era consuetudine comune anche in Egitto. La separazione dei sessi si estende nei locali e nei mezzi di trasporto. Tutto questo è il frutto dell’indottrinamento effettuato dai gruppi militanti integralisti che il governo ha lasciato fare dai tempi di Sadat per tenerseli buoni. Essi fanno ampio uso dei nuovi media. Dapprima le cassette adesso le televisioni satellitari , internet , DVD. Tutta propaganda rivevibile anche in Europa. Oggi una ragazza che scelga di non portare il velo o tenga scoperto anche solo un ciuffo di capelli o il collo riceve una pressione e una condanna sociale difficilmente sostenibile. Alla fine meglio non avere problemi. Ho avuto modo di vedere da non arabofono dei momenti dei films che Omar Sharif e altri attori egiziani avevano girato negli anni 50. Devo dire che l’atmosfera, l’abbigliamento degli attori erano molto simili a quelli che potevamo vedere in tanti films italiani di quel periodo. Gli egiziani erano definiti i napoletani del Nord Africa per la loro simpatia e senso dell’umorismo, oggi il mio amico ha visto una gioventù spaesata, una diffusione incredibile dei matrimoni temporane detti orfi (una pratica prima sconosciuta) , donne che si velano e poi si stravelano ma non si sposano , la ricerca delle soluzione di tutto nella religione e nei parere dei predicatori islamici che hanno trovato un lavoro per arricchirsi. E’ quello che si vede in superficie, speriamo che quello che c’era prima sia rimasto sotto e possa tornare fuori in futuro. Intanto ho saputo che ieri ne programma di Canale 5 Quotidiano 5 Barbara D’Urso ha di nuovo avuto come gradito ospite l’imam di Segrate Alì Abu Shwaima che, riferiscono le cronache, si sarebbe rivolto solennemente a tutti i musulmani d’Italia. LINK

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  35. marisamoles said,

    @ fred

    La corrispondenza con il Cairo l’ho tenuta pochi anni fa, quattro per l’esattezza. Non credo che il “cambiamento” di cui parla sia avvenuto in questo breve arco di tempo.Le insegnanti con cui ho corrisposto erano musulmane -tranne una copta, ma i copti sono davvero un’esigua mnoranza-, non portavano il velo, si truccavano, andavano a scuola in macchina … insomma, donne come altre.

    Io, proprio per approfondire la conoscenza dell’Egitto, mi sono letta l’intera trilogia del premio Nobel Naghib Mahfuz: sono tre libri bellissimi che occupano un posto d’onore nella mia biblioteca e che sicuramente leggerò ancora. L’ambientazione è molto lontana nel tempo, ma già in quella narrazione ho riscontrato delle diversità rispetto all’ “integralismo”.

    Altre letture gradite sono state i libri di Fatima Mernissi (marocchina) che può essere considerata una “femminista dell’islam”. Il romanzo che preferisco è “La terrazza proibita” sulla vita nell’harem. Bellissimo.

    Come vede, caro Fred, pur non conoscendo il Corano -a parte i precetti fondamentali- non sono proprio ignorante in materia.

    Non ho visto la trasmissione pomeridiana della D’Urso. Grazie per avermi informata.

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  36. bianca tino said,

    Cara Marisa, vedo che la discussione va avanti in maniera abbastanza accesa. D’altronde non poteva essere altrimenti, per noi, che abbiamo dato per scontato per troppo tempo la libertà di pensiero e di azione, quando l’argomento è proprio il limitare la stessa. Io sono d’accordo con te quando dici che “Se ci fosse maggior rispetto e se non si partisse dal presupposto che gli uni sono dalla parte del giusto e gli altri da quella del torto, il dialogo sarebbe davvero possibile”. Purtroppo devo chiederti, in un confronto dove una parte sostiene che si debba morire se non si appartiene a quella religione, come si fa anche a pensare che possa esserci un briciolo di ragione nel dibattito? Come posso io mettermi in condizione di accettare il parere altrui, se questo parere mi condanna come “infedele” e dunque da ammazzare non appena possibile, oppure mi condanna a morte se oso cambiare idea e religione? Ecco perché io continuo ad essere convinta che una integrazione, con questi presupposti, difficilmente si avrà. Leggendo poi il commento di Fred, rimango agghiacciata nell’apprendere la apparente retrocessione in Egitto, è come se da noi si tornasse alla punizione corporale a scuola, ai matrimoni forzati, al delitto d’onore! E confesso che è molto difficile essere obiettivi quando si viene a conoscenza di ‘fatti’. Ciao e buon weekend.

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  37. marisamoles said,

    @ Bianca

    Sotto casa spesso vedo dei “musulmani” con le bottiglie di birra in mano. Quelli non sono, evidentemente, dei “buoni” musulmani. Non so quali rischi corrano, ma credo che siano gli unici con cui si possa dialogare (aspettando che samltiscano la sbornia, naturalmente!).

    Quello che voglio dire è che finché i “buoni” musulmani la penseranno come la pensano, ci sarà poco da fare. Ma, al di là d quello che può capitare a chi non segue per filo e per segno la legge coranica, l’intergrazione sarà possibile solo con i “cattivi” musulmani.

    Quello che mi fa sentire “diversa”, da cristiana e cattolica, è che se decido di non andare a messa la domenica, non ci sarà mai nessuno che mi giudicherà per questo. Al limite farò i conti con la mia coscienza.

    Buona domenica.😀

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  38. marisamoles said,

    @ tutti i lettori

    Vi invito a leggere questi pochi passi tratti dal libro di Fatema Mernissi Islam e democrazia. Pochi passi, bellissimi, su cui riflettere tanto.

    Il mondo arabo sta per spiccare il volo.
    Non è una profezia. È l’intuizione di una donna e Dio, che conosce tutto, sa che l’intuizione delle donne di rado è sbagliata.
    Sta per decollare per la semplice ragione che chiunque, primi fra tutti i fondamentalisti, vuole il cambiamento. Il fatto che loro propongano di andare avanti tornando indietro non altera il fatto che desiderano fortemente il cambiamento
    . […]
    Le donne sono ansiose di tuffarsi nell’avventura e nell’ignoto. […] non hanno paura della modernità, perché per loro è un’opportunità insperata di costruire un’alternativa alla tradizione che tanto pesa su di loro. Non vedono l’ora di trovare nuovi mondi dove la libertà sia possibile. Per secoli, confinate e nascoste, hanno cantato la libertà, ma nessuno stava ascoltando. […]
    Le donne hanno già preso il volo.
    Pallide e solenni stanno compiendo il pellegrinaggio che le loro nonne avevano tanto sognato: danzare senza maschera, con gli occhi fissi su un orizzonte sconfinato.
    Sono spaventate, inciampano e si sentono deboli: come ti muovi quando le catene sono state il tuo destino programmato? Ma il richiamo del mare aperto è irresistibile.
    Cadono, si rialzano, si istruiscono e si tolgono le briglie di dosso. Come puoi spostarti se il tuo destino doveva essere una gabbia?
    All’inizio hanno impietrito gli uomini, erano impaurite ma facevano anche paura. Poi, trascorsi gli anni, gli uomini, riavutisi dal loro terrore, hanno cominciato ad ascoltare le donne che cantavano il girovagare e desideravano l’abolizione dei confini. Era un canto stranissimo, che sembrava confondersi con quella sinfonia dell’universale che l’Occidente straniero stava intonando come un inno alle galassie
    . […]
    Puoi amare un uomo che ha sempre ragione perché la legge coniugale obbliga la moglie ad obbedire al marito? […] Quello che è certo è che le donne hanno deciso di non ascoltare più le khutaba (prediche) che non hanno contribuito a scrivere. Sono pronte per il decollo. Hanno sempre saputo che il futuro si basa sull’abolizione dei confini, che l’individuo è nato per essere rispettato, che la differenza è una ricchezza. Per loro la Dichiarazione di San Francisco non è una novità né un passo avanti. È solo la formulazione di un sogno che i perdenti hanno sempre accarezzato, come un talismano che li protegge. […]
    Gli imam sono adirati perché se la ta’a (obbedienza) domestica è minacciata da donne deboli, come si può aspettare che gli uomini abbassino gli occhi per riguardo al leader? L’umiltà della donna araba è il perno dell’intero sistema politico.

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  39. Davide said,

    Cosa dire… non è Afghanistan o Iran, è la nostra “povera” Italia…
    LINK

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  40. marisamoles said,

    @ Davide

    Per me è un caso limite; la persona in questione è definita “con problemi” e il fatto che frequentasse la moschea farebbe pensare ad un “buon” musulmano, almeno se teniamo conto del discorso dell’imam Ali Abu Schwaima, ospite di canale 5.
    Un atto dimostrativo, nulla di più. Un modo per attirare l’attenzione anche sulla sua situazione familiare.
    Mi sembrano particolarmente gravi le affermazioni del vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato: La struttura di viale Jenner è guidata da personaggi come il portavoce Abdel Shaari e l’imam Abu Imad. L’attività di quest’ultimo era quella di fare il lavaggio del cervello dei frequentatori di viale Jenner per trasformarli in kamikaze.
    Prima di fare delle osservazioni del genere bisognerebbe riflettere e pensare alle eventuali conseguenze. Una vera imprudenza.

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  41. Domenico said,

    Perchè secondo lei le affermazioni di De Corato sono gravissime? Ha detto quello che sanno tutti, anche la magistratura buona che ha condannato in via definitiva Abu Imad a miti condanne per associazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo. Naturalmente predica indisturbato: LINK
    Oggi leggo su Il Giornale:
    «Un musulmano può resistere una o due volte, ma se continua ad ascoltare insulti contro il Profeta, le donne e l’Islam è naturale che possa perdere il controllo». Arriva al punto dopo circa mezz’ora di omelia l’imam della moschea di viale Jenner, Abu Imad. Mezz’ora di diplomazia, di inviti a considerare qualunque atto terroristico immorale e contrario alla religione. Poi a un tratto s’infervora e punta il dito contro il mondo occidentale, ancora «razzista contro i musulmani», reo di voler «eliminare i simboli stessi dell’Islam». È questo – spiega – che può spingere qualcuno a «passare al contrattacco, a tirar fuori la rabbia causata da guerre e soprusi», basta vedere «tutto quello che succede contro gli arabi in Palestina».L’imam parla quattro giorni dopo l’attentato compiuto dal libico Mohamed Game contro la caserma di Santa Barbara. E lo fa al Palasharp, durante la preghiera del venerdì. «Qualcuno continua a insultare la nostra fede – ripete più volte -, qualcuno ci addita come terroristi. Succede in tutto il mondo, anche qui. Questo può spingere qualche persona a passare al contrattacco». E poi se la prende con la stampa internazionale: «Quello che fanno i giornalisti di tutto il mondo è parlare male dell’Islam, così la gente si arrabbia. Nel mondo occidentale chi parla male dell’Islam riceve un microfono ed è aiutato a fare i suoi discorsi. Ma se poi siamo noi a parlare male dell’Occidente veniamo fermati, e indagati».
    Ad ascoltare l’imam – condannato in primo e secondo grado per terrorismo e ora in attesa del giudizio della Cassazione – ci sono almeno 1.500 persone. In silenzio, piegate sulle ginocchia, prestano attenzione alle parole del predicatore.«L’Islam non appoggia questi attacchi – urla Abu Imad -, lo abbiamo sempre detto. Dopo l’attentato in America qualcuno era contento. Ma noi abbiamo sempre detto che non sarebbe più dovuto succedere. Anche dopo Londra e Madrid». Perché, prosegue, «in questo momento non si può fare. Adesso dobbiamo rispettare i patti fra noi e lo Stato in cui viviamo», per questo «i motivi che spingono all’odio vanno eliminati alla radice».L’imam trova anche il tempo per attaccare il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Non lo nomina, ma il riferimento è chiaro: «Se qualcuno fa qualcosa di sbagliato non si deve chiudere la moschea. Chi vuole chiudere le moschee sbaglia». Quindi passa al velo sul viso delle donne: «Perché insultano la donna musulmana che vuole coprire il viso? Dov’è la libertà? Perché la libertà si blocca di fronte a noi? Bisogna fare giustizia, altrimenti non possiamo garantire quello che succede».
    Circa un’ora più tardi alla caserma di Santa Barbara arriva proprio La Russa. Una visita «per portare vicinanza e solidarietà ai militari di questa caserma oggetto di un attacco terroristico», e per salutare in forma privata Guido La Veneziana, «un militare magnifico che ha fatto il suo dovere. Appena ha visto quello che stava succedendo ha intimato l’alt – sottolinea il ministro -. Non avrebbe esitato a sparare». La Russa non si scaglia contro l’idea di costruire una moschea a Milano, anche adesso. «È ancora da capire se serve davvero – dice -, ma non mi sono mai opposto alla libertà di culto. Dico solo che non bisogna confondere la libertà di religione con il fatto che esiste una presenza scura a Milano di gente che, all’ombra di quella religione, fa proselitismo o, peggio, terrorismo». La Russa esclude che quello dell’attentatore sia stato un atto isolato: «Internet pullula di siti per costruire le bombe, ma non ho mai creduto al terrorista fai da te, che un giorno si sveglia e comincia a mettere insieme un ordigno. Credo nell’esistenza di cellule, perché senza un minimo di indottrinamento e collegamento non sarebbe possibile compiere atti di questo tipo. È su questi collegamenti che stiamo lavorando».
    [La Repubblica]

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  42. Paolo said,

    L’imam Shwaima sarebbe un ottimo insegnante di religione islamica nelle scuole italiane.

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  43. marisamoles said,

    @ Domenico

    Giustissimo quello che Lei dice, ma io sono dell’idea che chi rappresenta le istituzioni dovrebbe astenersi da esprimersi in tal modo. Anche la stampa, secondo me, ogni tanto supera il limite. Io credo che la magistratura e le sue decisoni vadano rispettate per puro senso civico.
    Sarò fatta male, ma sono fatta così.🙂

    @ Paolo

    Se si riuscisse a trovare un punto d’incontro, perché no?
    Io, tuttavia, sono dell’idea che sia improponibile aprire all’islam le porte delle scuole italiane. L’ho scritto qui

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  44. Eli Angeleri said,

    Io di solitp non piace scrivere commenti in italiano perche’ mi manca la creativita’ e l’ eloquenza; condivido, perche’ spero che la gente capira’.

    Sono di acordo con Daniela Santanche’.L’ Islam e’ violento perche’ la fede e’ mescolata alla politica, fin dentro il libro sacro.Quando sentiamo “Il Islam e pace” non abbiamo davanti dei pacifisti islamici, ma degli opportunisti che temono la forte reazione anti-islamica.L’ Occidente ha fatto un errore fatale, no frenando tutte quelle richieste Islamiche fundamentaliste che si fanno in Europa, sul velo, la carne habal, la liberta’ di insegnamento islamico, la liberta’ delle moschee,ecc. che sono una specie di “terrorismo culturale”.
    La signora Santanche’ e’ un grande essempio di patriotismo e civilta’. Se vuoi lottare contra il terrorismola, la ignoranza e il razzismo occorre impegnarsi per cambiare il processo educativo

    Mi piace

  45. marisamoles said,

    @ Eli Angeleri

    Ospito volentieri il Suo commento, nel rispetto della libertà d’opinione, tuttavia mi permetto di dissentire su alcune affermazioni. Attenzione a non arrivare a facili conclusioni del tipo islam = terrorismo o violenza; non bisogna mai fare di tutta l’erba un fascio, soprattutto quando non si hanno delle conoscenze approfondite su una determinata cultura.
    Sulla Santanchè mi sono già espressa nei commenti precedenti.

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  46. Eli Angeleri said,

    Signora marisamoles, .,Le donne nell’ Islam sono private delle piu’ elementari norme civile. Dalla minore liberta’ di espressione, di parole, di salud. Nessuna possibilita’ di partecipare alla vita politica, Nessuna possibilita’ di decidere il propio destino. Sottomissione all’ uomo, da cui puo’ venire repudiata, e convivenze con altre donne scelta dell’ uomo. Gravidanze indesiderate imposte dal marito Certamente le donne dell’ Islam varia molto di nazione a nazione, pero sempre sono poste su un gradino inferiore.
    Scuole pubbliche in paesi asiatico, con rituale de iniziazione per sottoporre le bambine a lle mutilazione genitale.ecc.
    Il problema non e’ soltanto il terrorismo o violenza, Non tutti i musulmani sono terroristi, ma anche il problema d’ il insegnamento islamico, il velo, la carne halal, certificata dagli Iman e’ macellata con un specifico provedimento eseguito dei musulmani, che prevede il taglio netto della vena giugulare dell’ animale e il suo totale dissanguamento tra atroci sofferenze. Halal, termine arabo che significa lecito e definisce cio’ che e’ promesso secondo la tradizione islamica in tutti i campi della vita dei credenti musulmani. (oggi lecito in Italia) Lo stordimento degli animali prima della macellazione non e’ contemplada dei precetti dell’ Islam.. tutte queste richieste sono pericolose, perche come gia’ espresso nei comenti precedenti sono una specie di terrorismo culturale. che puo’ essere contagioso per il futuro del Occidente.Nessusno pretende che gli islamici cambieno religione, pero debbono acettare le regole Europee.
    .

    Mi piace

  47. marisamoles said,

    @ Eli Angeleri

    Il Suo commento arriva un po’ tardi, quando io avevo già archiviato, anche dalla mia mente, l’argomento. Tuttavia cercherò di fare delle osservazioni anche se so che rischierò di ripetere quanto già detto nei precedenti interventi.

    Quello che Lei dice è vero, ma risponde ad una visione che noi occidentali abbiamo dell’Islam. Ci sono delle tradizioni che a noi paiono “barbare” ma vanno rispettate proprio perché anche noi difendiamo con i denti le nostre (vedi la questione del crocefisso, ad esempio).

    E’ giusto, tuttavia, che chi vive in Italia e in Europa rispetti le nostre leggi: ad esempio, io sono contraria all’uso del burqa in pubblico perché la nostra legge impone che chiunque sia riconoscibile, quindi la stessa legge deve valere per tutti quelli che vivono in Italia o in Europa. Se poi questa legge è contraria alle tradizioni, non vedo altro modo che … rimanere a casa! Una situazione simile l’abbiamo quando un cattolico, per coerenza contrario alla contraccezione, scelga come unica alternativa al rischio di una gravidanza indesiderata … l’astinenza.

    Ma pensare che noi siamo dalla parte della ragione e che gli altri sbaglino mi sembra presuntuoso. Senza contare che molte donne mussulmane sono favorevoli al rispetto delle tradizioni e non si pongono minimamente il problema di essere considerate inferiori, anzi per loro indossare il velo o non uscire di casa senza accompagnatori significa protezione e difesa della propria libertà.

    Non condivido, perlatro, la Sua conclusione “precetti dell’Islam = terrorismo culturale”. Non tutti i precetti sono “terroristici” ed è quindi necessario fare delle distinzioni e non valutare le cose senza nemmeno tentare di calarsi nei panni degli altri.

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