A “DOMENICA 5” SANTANCHÈ SI SCONTRA CON IMAM

santanchèPrimo pomeriggio acceso oggi su Canale 5. Ospiti di Barbara D’Urso, nel salotto di Domenica 5, Daniela Santanchè e un imam (di cui non ricordo il nome né la provenienza) sul tema: quale integrazione culturale? Inutile dire che i due, assieme ad altri ospiti che spalleggiavano l’uno e l’altra, non sono arrivati a nessun risultato. Ognuno è rimasto, infatti, della stessa opinione di prima: la Santanché, reduce da un pestaggio avvenuto a Milano ad opera di musulmani che non gradivano la sua interferenza nelle usanze delle donne islamiche (leggi burqa e simili), continua ad essere dell’idea che verso le donne l’islam, e le sue “incivili” usanze, non ha alcun rispetto, che esse sono sottomesse all’uomo che le obbliga ad indossare il velo e il burqa e che, talvolta, le uccide perché non si adeguano alla rigida disciplina dettata dalla fede. Dalla parte opposta l’imam, udite udite, ritiene che nessuno fa violenza alle donne, nemmeno psicologica, che esse sono libere di decidere e se vogliono portare il velo o il burqa, lo fanno spontaneamente e senza costrizione alcuna perché è una pura e semplice questione culturale. In riferimento agli omicidi di cui si è parlato in trasmissione –quello di Hina risalente a due anni fa e quello di Sanaa di pochi giorni fa – l’imam ha sottolineato che non esiste religione al mondo –e per fortuna!- che impone all’uomo, padre o marito o fratello, di uccidere una donna “indisciplinata”. No, la religione non c’entra, perché la violenza, in questi casi, riguarda gente che non va in moschea a pregare e non ha legami con la comunità musulmana. Ne consegue che questi padri sono dei violenti perché non osservanti e che sono integrati a tal punto da trarre spunto dall’esempio degli italiani, badate bene, della violenza tutta italiana.

Questi, in sintesi, gli argomenti addotti a sostegno della tesi che l’islam non può essere violento perché nessuna religione lo è, in quanto Dio è buono e non può indurre alla violenza. D’altra parte, i miscredenti, di qualsiasi fede e cultura, sono violenti perché non hanno quello che si suole chiamare “timor di Dio”. Tale ragionamento, a rigor di logica, non farebbe una piega. Tuttavia, mi permetto di osservare che nessun esempio di violenza può condizionare le scelte di uomini sani di mente, oltre che timorosi di dio e delle sue punizioni eventuali. Se così fosse, dovremmo essere tutti violentatori ed omicidi. Se il signor imam chenonsocomesichiama la pensa in questi termini, ha evidentemente dimenticato le stragi che l’islam ha compiuto durante tutto l’arco della sua storia, sia attraverso la jiad sia attraverso gli atti terroristici.

È vero che la Santanchè un po’ se l’è andata a cercare. Un’italiana convertita all’islam presente al dibattito, Sonia Martini, ha preso le difese dell’imam -manco a dirlo- e ha attaccato la Santanchè attribuendole l’atto oltraggioso di aver interrotto una cerimonia islamica solo per far politica e dimostrando un totale menefreghismo nei confronti delle usanze delle donne musulmane. Al che la replica della Santanchè è stata: loro hanno dimostrato insensibilità nei confronti della nostra cultura e religione andando a pregare proprio davanti al duomo di Milano, simbolo della cristianità. La replica mi è parsa scontata: gli islamici hanno l’obbligo delle cinque preghiere quotidiane e, ovunque si trovino, si rivolgono alla Mecca e pregano. Ok, si può anche essere d’accordo, così come sono convinta che la Santanchè potrebbe occupare il suo tempo in modo diverso, senza andare a rompere i cosiddetti alle donne che indossano il burqa, invocando il rispetto della legalità. Tant’è che la stessa Maritini, supportata dall’imam, ha sottolineato che lei non ha alcun ruolo nel controllo degli eventuali comportamenti illegali, in quanto non è un poliziotto né un magistrato. Anche su questo, niente da eccepire.

Il motivo del contendere, l’indossare il burqa e la palese sottomissione delle donne islamiche ai loro uomini, ha avuto un appoggio anche da Vittorio Sgarbi, in collegamento da Bologna. Meraviglia delle meraviglie, all’inizio del discorso ha usato un tono pacato, facendo dei ragionamenti accettabili, sembrava, quasi, stare dalla parte della Santanchè, poi ha iniziato ad urlare riprendendo il suo solito atteggiamento assai sgradevole. Comunque mi è parso appoggiare la causa delle donne islamiche che sono libere di assecondare come vogliono i loro uomini, a patto, però, che quest’ultimi non le uccidano ad ogni trasgressione. Mi pare sensato ma anche molto scontato.

Parlare di integrazione culturale è assai difficile. Io ho tentato più volte (ad esempio qui ) ma ho concluso che non ci sarà mai un’integrazione completa, soprattutto da parte degli emigrati di una certa età. Ma i loro figli e poi i loro nipoti, se rimarranno qui, potranno veramente integrarsi perché considereranno questa la loro patria. Ciò non toglie che il loro essere “occidentali” disturberà sempre i “vecchi” più legati alle tradizioni e ci saranno sempre delle scelte fatte dai figli e forse anche dai nipoti che non verranno comprese e condivise. Spero comunque non si arrivi ancora ad uccidere.
Una cosa giusta, però, la Santanchè l’ha detta a Domenica 5: spesso questi immigrati non conoscono la lingua e senza questo presupposto, senza la volontà vera di apprendere l’idioma usato nei Paesi d’arrivo, non solo in Italia, non ci può essere integrazione. Intervistate, le madri delle ragazze uccise hanno avuto bisogno di un interprete che, forse, ha tradotto i testi in modo da far dire loro parole mai pronunciate. Io, personalmente, sono rimasta scioccata nel sentire le parole di perdono e di approvazione nei confronti del gesto del marito da parte della madre di Sanaa. Come dice la Santanchè, può anche darsi che queste donne appoggino in tutto e per tutto i loro uomini perché sono abituate ad essere sottomesse e non hanno il coraggio di opporsi al volere dei maschi, temendo chissà quali punizioni.

Infine, parlare di integrazione è possibile e sono sicura che il dialogo ci sarà con le prossime generazioni. Per il momento, però, i tempi non sono maturi. Proprio per questo personalmente non appoggerei la proposta di Gianfranco Fini che vorrebbe concedere la cittadinanza agli immigrati dopo soli cinque anni. Prima bsogna abbattere i pregiudizi da entrambe le parti. Un punto d’incontro è auspicabile, ma a me viene in mente ciò che qualche anno fa una mediatrice culturale disse in classe durante un intervento sull’islam: noi nasciamo tutti musulmani. Chi non segue questa strada cade nell’errore.. Allora sono rimasta senza parole e ho incrociato gli sguardi perplessi dei miei allievi a cui ho intimato il silenzio. Come si fa a discutere una cosa del genere detta in tono così perentorio?

INTEGRAZIONE del 16 OTTOBRE 2009
Per chi si è perso la puntata … ecco il video. Per le altre parti, questo è il LINK.

E DOPO UN ANNO, DO I NUMERI

torta 1 candelina
Un anno fa, un sabato pomeriggio, approfittando di una visita di mia nipote Sabrina –che ringrazio-, ho aperto il mio blog. Non avrei mai pensato di scrivere questo post un anno dopo. Non avrei nemmeno immaginato di potermi rivolgere ai miei numerosi lettori che, più o meno fedelmente, mi hanno seguita in questi 12 mesi. Infine, ero ben lungi dal credere che avrei continuato a scrivere su queste pagine per così tanto tempo, con una passione così grande e una dedizione tale da non farmi rimpiangere nulla di ciò che un tempo facevo nei pochi momenti liberi. Forse avrò bevuto meno caffè in compagnia delle mie amiche –ma in fondo è un bene per la salute!-, avrò fatto meno passeggiate –e il mio sederotto ne è la prova, ahimè-, avrò fatto a meno di guardare, sonnecchiando, qualche scemenza in TV, ma ne ho tratto una gioia così grande e così tante soddisfazioni da chiedermi come abbia potuto vivere così a lungo senza che minimamente mi sfiorasse l’idea di tenere un blog.

Come mai in un umido e freddo sabato di settembre ho cambiato idea? Sembrerà strano, ma l’ho fatto principalmente per i miei allievi di quinta. Era da un po’ che pensavo ad un modo per evitare di fare tante fotocopie per approfondimenti vari, con la consapevolezza che, in qualche caso, venivano gettate nel cestino alla mia uscita dall’aula. Ma sapevo che qualcun altro avrebbe gradito saperne un po’ di più su determinati argomenti e che sarebbe stato lieto di leggere dei saggi di letteratura che fino a quel momento non avevo avuto il coraggio di divulgare. Ecco che un blog faceva al caso mio e dei miei allievi volenterosi. A loro ho dedicato molti post protetti da una password che, nonostante essi si stiano apprestando a frequentare l’università, non ho ancora avuto il coraggio di rimuovere. Forse in futuro mi serviranno per altre classi, sperando che questa mia passione non si esaurisca.

Ben presto, però, anzi subito mi resi conto che pubblicare qualcosa ai fini didattici non mi sarebbe bastato. Io amo scrivere, da sempre, da quando appena quindicenne ho scritto il mio primo romanzo. Quella del blog era l’occasione giusta per condividere la mia passione fino ad allora coltivata nel segreto dei files contenuti nel mio p.c. Al primo post non didattico ne sono seguiti molti altri, sempre più numerosi, vertenti principalmente sulla scuola ma anche su argomenti di attualità, cronaca, spettacolo, televisione … insomma, le categorie sono tante e ben visibili sulla mia homepage. Da quel 27 settembre di un anno fa non ho mai smesso di scrivere e anche se il lavoro m’impegna molto, cerco di trovare il tempo per riempire queste pagine. Non solo, di tanto in tanto rileggo i post più vecchi, li modifico, li abbellisco con le immagini che in un primo momento non avevo aggiunto –anche perché, onestamente, non sapevo come si facesse!-, curo anche le pagine che sono sempre un po’ trascurate e su cui avrei mille idee ma poco tempo per realizzarle. Un lavoro a volte certosino –non sapete quanto io sia pignola!- che richiede tempo ed energie che non voglio sottrarre alla mia famiglia e al mio lavoro e che quindi si accontenta di qualche scampolo delle mie giornate superimpegnate. Ma ne vale sicuramente la pena.

Arrivata, dunque, al primo compleanno di questo mio blog, mi piace dare un po’ di numeri, sperando di trasmettere almeno un po’ della gioia che provo nel ripercorrere questi 12 mesi e scusandomi anticipatamente per il tono autocelebrativo del post. Ogni tanto ci vuole!

Ad oggi mi hanno letto in 45027

RECORD di visite in un GIORNO: giovedì 26 giugno 2009 (598)

Il MESE in cui mi hanno letto di più: GIUGNO 2009 (8979 visitatori)

Fino ad ora ho riempito il mio blog con 148134 parole (esclusi i commenti e i post protetti da password!)

MENZIONI SUL “BLOGS of the DAY” di WordPress: 2, il 12/12/2008 (43° posto nella classifica internazionale) e il 13/06/2009 (44° posto), entrambi nella catgoria GROWING BLOGS.

I POST PUBBLICATI: 153 (esclusi quelli protetti da password)

La TOP TEN dei miei post:

1. Dalla legge 137 alla riforma Gelmini: il trucco c’è l’inganno pure (pubblicato il 10/12/2008, 3134 lettori LINK)
2. Analisi e commento della poesia “Gelsomino notturno” di G. Pascoli (12/01/09, in un primo tempo protetto da password, 2443 LINK)
3. Gelmini: riordino dei licei (05/06/09, 2104 LINK)
4. Amici 8: televoto truccato? (31/03/09, 1275 LINK)
5. La “signorina” di Marco Carta … conquista il mio cuore (13/05/09, 1243 LINK)
6. “Caso Eluana Englaro”: la parola ai miei studenti (28/01/09, 981 LINK)
7. Latino: un metodo per tradurre (06/01/09, 823 LINK)
8. Latino allo scientifico si può fare …e fa bene (07/10/08, 815 LINK)
9. Approvato il Regolamento sulla valutazione degli studenti (29/05/08, 647 LINK)
10. “Tema di maturità”: possibili tracce e spunti per lo svolgimento (23/06/09, 629 LINK )

Una riflessione sulla Top Ten: fino ad oggi non avevo mai stilato una classifica e solo ora mi sono resa conto dell’eterogeneità dei post che hanno avuto il maggior numero di visite. Si va dai post di servizio, sulla Gelmini e le sue innovazioni nell’ambito della scuola, agli scritti esclusivamente didattici, passando attraverso lo spettacolo e la cronaca. Devo dire che sono soddisfatta di questi piccoli “successi” che mi incoraggiano a continuare a scrivere di tutto e di più, senza fossilizzarmi su un unico genere e argomento.

Il numero totale dei COMMENTI: 747 (una buona metà, comunque, sono costituiti dalla mie repliche!)

Il post che ha avuto il maggior numero di COMMENTI: Amici 8: televoto truccato? (83) …
e quello che ne ha avuti di meno: ce ne sono molti che ne hanno 0 😦

Il post che preferisco. Veramente sono due, a pari merito, e per ovvi motivi: quello che ho scritto per il compleanno del mio Matteo (25 aprile: l’anniversario della mia liberazione LINK ) e quello che ho dedicato al mio Maurizio (L’uomo della mia vita LINK)

Il post che, ripensandoci, non riscriverei: Lapsus freudiano del TG1 su Marco Carta” [LINK]: veramente trash!

Il post che mi è piaciuto scrivere e rileggere più volte, ma solo a me visto lo scarso numero di visitatori: Veronica, povero soldatino sotto assedio [LINK]

Il commento più tenero. Quello di “gullo” che mi immagino essere un giovane studente visto che, a proposito del post Infanzia rubata: e le stelle stanno a guardare? [LINK] scrive: e [sic] bellissimo questo scritto..mi ha colpito mi ha fatto capire molte cose e mi ha aiutato tanto a fare la mia ricerca!

Il commento più simpatico. La replica che “frz40” ha scritto a “lupo solitario” che, in un precedente commento, aveva detto che si deve lavorare con il cuore e non con il c*lo: Mi piace che sia orgoglioso del suo mestiere, pur se, anche questa volta, le virgole non son state il suo forte; a lui comunque servono poco in quel mestiere. E’ bello sentire che lo fa col cuore e con tanto entusiasmo. Bravo. Gli raccomando però di farlo anche col c…o, che per un autista è strumento indispensabile per saper guidare bene. (il post è Ricomincio da tre LINK )

Il commento più antipatico. Quello di una sedicente “collega”; non l’ho pubblicato, ma ne ho scritto il post Questione di punti (e virgola) di vista [LINK]

Lo scambio di commenti che mi ha maggiormente coinvolta: quello sul post Le accuse di Crisafulli a papà Englaro (LINK )

Il lettore e commentatore più assiduo. Non ho dubbi: è frz40 che, tra l’altro, deve sopportare anche i miei commenti sul suo blog!

Il lettore più assiduo ma “silenzioso”, nel senso che so che mi legge, ma non commenta mai: Alessandro B. Spero che un giorno prenda coraggio e mi scriva qualcosa … e non solo sms!

Per ora basta. Spero di aggiornare i dati il prossimo anno …

Lo so che quello che considero il successo del mio blog è ben poca cosa se paragonato ai blogger che vengono letti anche in un solo giorno dal numero di visitatori che ho collezionato in un anno. Ma a me basta così, anzi va al di là delle mie più rosee aspettative. Ho iniziato confidando nell’assiduità dei “miei 25 lettori” (esattamente il numero di allievi frequentanti la mia classe lo scorso anno); contarne più di 45mila in 12 mesi è davvero una grande soddisfazione.

Ai miei lettori, dunque, chiedo di continuare a seguirmi e, a quelli più assidui, di inserirmi nell’elenco dei Preferiti, possibilmente, per avermi sempre a portata di … mouse!

A tutti dico: GRAZIE DI CUORE! 🙂 🙂 🙂

L’IMPROBABILE SEXY PROF DI LATINO BELEN E L’ANCOR PIÙ IMPROBABILE PADRE GALLETTO DE SICA

telefonoLa pubblicità è l’anima del commercio, lo sappiamo. Uno spot dovrebbe, in teoria, presentare il prodotto in modo accattivante per indurre il consumatore ad acquistarlo. In gergo si chiama, anche, “persuasione occulta”. Infatti, quando andiamo al supermercato, ad esempio, mentre con il carrello percorriamo i corridoi immersi tra le scaffalature che contengono ogni ben di dio, è inevitabile che ci frulli nella mente il jingle o la scenetta che rimandano alla pubblicità di un dato prodotto. Fin qui, nulla di nuovo. Ma stiamo parlando di prodotti di consumo, quelli di cui potremmo fare benissimo a meno, che, tuttavia, acquistiamo con la certezza che poi il conto sarà più salato ma nello stesso tempo avremo approfittato delle “superofferte” che altro non sono che un’altra “persuasione” molto meno occulta della pubblicità stessa.

Ma nella vita di tutti i giorni non andiamo solo a fare la spesa. Oltre che lo stomaco, riempiamo la casa di oggetti “tecnologicamente avanzati” di cui potremmo fare benissimo a meno perché, in quel caso, lo stomaco non li reclamerebbe. Quelli sì che son soldi spesi inutilmente.
Cellulari, p.c. e internet fanno parte della nostra vita anche se non ce li mangiamo. Anche se non sono indispensabili -o quanto meno, non è indispensabile cambiarli spesso- si dà il caso che in Italia l’acquisto dei prodotti elencati sia spropositato: nella mia famiglia, solo per fare un esempio, ognuno ha il suo cellulare e il suo pc, non solo, nel cassetto giacciono almeno otto cellulari vecchi, perfettamente funzionanti, che sono stati messi in pensione solo perché non più tanto di moda (almeno quelli dei miei figli). Per ogni telefonino “funzionante” c’è un contratto con il gestore telefonico che ciascuno di noi preferisce. Ma si dà il caso, ancora una volta, che non appena uno sceglie la tariffa più conveniente, ne esce fuori subito un’altra ancora più economica. Che fare? Io personalmente mi tengo la tariffa che ho scelto nel lontano 1998… mai cambiata. Sono scema? Forse sì, ma sono soprattutto pigra e poi, onestamente, sono una che dalla pubblicità non si fa proprio prendere. Per me gli spot televisivi hanno solo un effetto soporifero: infatti, mentre sto guardando un film o una fiction alla TV, regolarmente mi addormento durante le interruzioni pubblicitarie.

Detto questo, se gli spot non influenzano più che tanto i miei acquisti, li osservo attentamente –sempre che rimanga sveglia- e li analizzo, anche perché immagini e testi sono a tutti gli effetti dei messaggi che vanno studiati. Alla fine dell’analisi, mi convinco che, al di là della bravura dei copywriter, quasi tutti sono molto ma molto scemi.
Ed eccomi arrivata all’argomento principale del mio post: l’ultimo spot della Tim che, pubblicizzando una delle tante tariffe superconvenienti, mette in scena un improbabile quadretto “scolastico” con protagonisti una sexy prof di Latino, Belen Rodriguez e un papà galletto, tanto per non smentire la fama degli uomini italiani, Christian De Sica. Bene, la scenetta, per me che sono una prof, per giunta di Latino, e ho a che fare quasi quotidianamente con i genitori dei miei allievi, è a dir poco idiota. Vi spiego perché.

In primo luogo, se esistono, com’è ovvio, delle giovani insegnanti di Latino anche avvenenti, il cliché rimane, nell’immaginario collettivo, quello di una docente di mezza età, un po’ appesantita dalla menopausa, con gli occhialini da presbite perennemente attaccati alla catenella che poggia sul seno a volte un po’ cadente, quando non stanno sul naso, e la matita a due colori, rosso e blu, pronta a deturpare le “splendide” prove degli allievi. Sarei un po’ troppo severa con me stessa se mi identificassi totalmente nel ritratto appena fatto, ma devo dire che alcune delle caratteristiche descritte già ce l’ho, ahimè! Però anch’io sono stata una giovane, anzi giovanissima, insegnante e anche un po’ avvenente. Il fatto è che mentre ora cerco in tutti i modi di allontanarmi dal cliché sopradescritto, cosciente del fatto che mi ci sto tuffando dentro anche se involontariamente, allora mi sforzavo di apparire meno giovane e carina perché mi pareva che fosse l’unico modo per essere “credibile”. Non potete immaginare quante volte ho sentito, pronunciata dal solito genitore ipercritico e un po’ diffidente anche senza motivo, la frase “Lei è così giovane …”. E devo dire che tale frase l’ho sentita fino a pochi anni fa, fortunatamente. Evidentemente m sto avviando irrimediabilmente verso il cliché di cui sopra oppure sono i genitori ad essere un po’ cambiati. Spero sia valida la seconda ipotesi.

Quando avevo l’età di Belen, se un papà mi si fosse presentato dicendo “pater istruitus filius purem” non mi sarei sottratta al colloquio, in quanto i rapporti con le famiglie rientrano nella funzione docente quindi non se ne può fare a meno, ma se poi mi avesse chiesto il numero di telefono (allora il cellulare non esisteva!) probabilmente l’avrei mandato dal preside (allora si chiamava così, non Dirigente Scolastico come adesso). Credo che ciò valga tuttoggi per le giovani prof, di Latino e non.
Ciò non toglie che a volte anch’io ho avuto l’impressione che qualche papà fosse più interessato alla mia persona piuttosto che a ciò che avevo da comunicare sul profitto del figlio. Ma mai nessuno mi ha, come si suol dire, spogliato con gli occhi. A parte, forse, un padre che, avendo per una volta mandato al colloquio la moglie, non s’è più fatto vivo. La signora, infatti, quando mi ha vista si è affrettata a dirmi: “Adesso capisco perché mio marito, che di solito manda me ai colloqui, si è sempre preso dei permessi dal lavoro per venire a parlare con Lei!”. Non l’ha detto, ma di sicuro l’ha pensato: “non lo mando più”. E così è stato. Insomma, anch’io ho avuto, per una volta, la mia bella soddisfazione, e che soddisfazione! Non c’è cosa più gratificante, per una donna, del suscitare la gelosia in un’altra donna. Altro che Belen e la sua … perifrastica!