GELMINI E PROPOSITI SETTEMBRINI: PREMI AL MERITO, CARRIERA DEI DOCENTI, QUALITÀ, DIRITTO ALLO STUDIO E PRECARIATO.

gelmini In un’intervista rilasciata dal ministro Gelmini al direttore di Tuttoscuola Giovanni Vinciguerra (ecco il link) vengono affrontati i problemi più urgenti che sembrano in via di risoluzione. Prima di tutto il precariato che, secondo la Gelmini, è un problema antico e non direttamente imputabile all’attuale governo. Il ministro, infatti, afferma che la responsabilità di questa situazione è di chi ha alimentato per anni l’illusione che, per fare un esempio, su un ascensore di cinque posti ci si potesse salire in otto.
Stamattina, in un’intervista andata in onda su “Settegiorni Parlamento” (Rai 1), la Mariastella più famosa d’Italia ha ribadito il concetto, spiegando che si è venuto a creare un numero troppo alto di precari, una sovrabbondanza conseguente a una politica sbagliata che ha fatto sì che venissero indetti negli anni ’70 – 80 dei concorsi senza fissare un numero di cattedre e creando, quindi, delle false aspettative in molti docenti che si sono adattati al precariato quasi “a vita”.

Il Piano salva-precari è, a detta del ministro, una vera novità che mette i lavoratori della scuola sullo stesso piano di tutti gli altri che, per un motivo o un altro, si ritrovano senza lavoro. In sintesi, in accordo con il ministro del Welfare Sacconi, la Gelmini ha previsto per i precari della scuola un’indennità di disoccupazione della durata di 8 mesi (12 per il personale che ha più di cinquant’anni), il diritto di accedere a tutte le supplenze brevi e di ottenere la docenza in tutti gli interventi a sostegno degli studenti in difficoltà. L’attivazione e la cessazione dell’indennità sarà gestita automaticamente attraverso l’Inps, grazie ad una procedura informatica che consentirà all’insegnante di non presentarsi necessariamente all’Inps o al Centro per l’impiego per chiedere l’indennità. Se non la risoluzione del problema questo appare almeno un passo avanti.

Quanto ai “premi” per i docenti meritevoli, il ministro ritiene che sia giusto riconoscere il maggior impegno di taluni rispetto ad altri che profondono meno tempo ed energie per la scuola. A tale proposito, nell’intervista riportata da Tuttoscuola, la Gelmini afferma: Non si può contare solo sulla buona volontà, o sullo spirito missionario delle persone. Non è la condizione che favorisce i migliori esiti complessivi. Non lo è in nessun ambiente lavorativo o di relazione, non può esserlo neanche nella scuola.. Io, personalmente, da anni mi chiedo perché mai l’insegnamento debba essere una missione e l’impegno maggiore di alcuni docenti debba basarsi sulla buona volontà. Ma riguardo al fatto che gli insegnanti siano sottopagati, mi sono data una risposta che, per certi versi, si allinea con il pensiero espresso dal ministro: se per anni la scuola italiana ha funzionato grazie al “volontariato” dei docenti che, amando il proprio lavoro e avendo una coscienza, non si sono sottratti ai doveri e hanno sempre fatto molto di più per il bene degli allievi (la maggior parte, almeno, se non tutti), è ovvio che allo Stato non convenga pagarli di più. E perché mai? Tanto lavorano lo stesso! Sì, però questa scelta dettata dal senso del dovere ha fatto sì che la professionalità non sia riconosciuta. È come se noi docenti l’avessimo svenduta ed è per questo che io, personalmente, negli ultimi anni ho selezionato le attività extracurricolari, in modo da dare il giusto valore al mio operato ed avere un riconoscimento economico che non sarà equo (i fondi concessi ai singoli istituti sono quel che sono) ma almeno è visibile.
Sempre parlando del merito, la situazione di alcune realtà scolastiche, di cui le cronache si sono occupate nei mesi scorsi, fa pensare che la qualità degli istituti debba essere misurata sulla base del successo scolastico degli allievi, senza trucchi e senza inganni. In altre parole, è inutile aiutare gli studenti agli esami o durante le prove dell’INVALSI per far vedere che i ragazzi sono preparati e i docenti bravi. Falsare i risultati non porta da nessuna parte, tanto meno sulla strada del merito. Quindi, ben venga il riconoscimento dei giusti meriti, ma devono essere anche scoperti i cosiddetti “altarini”. È questa, secondo me, l’impresa più difficile. Senza contare che quando la Gelmini parla di un adeguato sistema di valutazione, cui starebbe lavorando alacremente l’Invalsi, non si sa bene che cosa abbia in mente. C’è da scommettere che nelle scuole in cui conta più il “fumo” dell’ “arrosto” si stiano attrezzando per far valutare una forma che manca assolutamente di sostanza.

Il merito va premiato, sì, ma non solo quello dei docenti. Al MIUR stanno pensando anche agli studenti. La Gelmini informa che in primo luogo occorre premiare gli studenti che raggiungono i risultati migliori. Premiare il loro talento soprattutto in termini di opportunità per il loro futuro. Penso ad esempio a forme che consentano loro di iscriversi in futuro alle università e ai corsi migliori. Questa mi sembra, onestamente, una proposta saggia. Agevolare in tutti i modi, anche con il sostegno economico, gli studenti più meritevoli è doveroso; dall’altra parte, però, è necessario anche arginare il fenomeno della dispersione e dell’abbandono, agevolando il percorso di quelli che, per scarsa autostima o per sfiducia nell’istituzione, si perdono per strada. Non dimentichiamo che tutti hanno diritto allo studio e chi non ce la fa non sempre sceglie di rinunciare a questo diritto (art. 34 della Costituzione Italiana). Ma di questo ho parlato in un altro post.

Nell’intervista a Tuttoscuola la Gelmini promette: entro sei mesi una nuova carriera per gli insegnanti. Il proposito è stato ribadito anche stamattina ai microfoni di Settegiorni Parlamento; in questa sede il ministro ha informato che l’Italia è, insieme alla Grecia, l’unico Paese europeo in cui non esiste per la classe insegnante un avanzamento della carriera ma solo una progressione economica dettata dall’anzianità di servizio. A tal proposito, su Tuttoscuola si legge: Entro sei mesi intendo definire le regole per la carriera dei docenti. Vorrei farlo con il coinvolgimento dei sindacati e delle associazioni professionali. Apriamo un tavolo, sono aperta a consigli, suggerimenti, proposte, non ad una contrattazione sindacale. Se dopo sei mesi si sarà pervenuti a una soluzione condivisa bene, altrimenti il Governo andrà avanti per la propria strada prendendosi tutte le responsabilità. E’ una cosa troppo importante, un passaggio fondamentale per arrivare a quella valorizzazione dei docenti che tutti vogliamo. C’è da scommettere che i sindacati, specie alcuni, non condivideranno le proposte e protesteranno se le decisioni in merito verranno prese autonomamente dal Governo. In ogni caso, speriamo che i buoni propositi e le iniziative di cui parla la Gelmini vadano in porto. La scuola così com’è non funziona: credo sia nell’interesse di tutti farla funzionare al meglio. E pazienza se nelle tasche di noi docenti ci sarà qualche decina di euro in più al massimo. Nella situazione di crisi generale in cui ci troviamo, bisogna accontentarsi e pensare a chi sta peggio.