24 agosto 2009

LA “MIA” LIGNANO IERI E OGGI

Posted in affari miei, figli, vacanze tagged , , , , , , a 3:54 pm di marisamoles

la spiaggia vista dal "mio" terrazzo

Ho iniziato a passare le mie vacanze a Lignano Sabbiadoro quando ero ancora nella pancia di mia mamma. Con la graziosa cittadina balneare ho avuto, nel tempo, un rapporto di amore ed odio, come capita spesso negli affari di cuore. Amare un luogo non è, infatti, molto diverso dall’amare un uomo o una donna.
Le mie vacanze a Lignano sono durate ininterrottamente per 24 anni: ogni anno vi ho trascorso un mese della mia estate con la famiglia. Lì ho scoperto la sabbia, così diversa dalle spiagge triestine fatte di cemento e ciottoli, lì ho intrecciato le prime amicizie d’infanzia che non dimenticherò mai, lì ho incrociato per la prima volta gli sguardi maschili che hanno fatto battere forte il mio cuore di bambina e di adolescente. Lì ho vissuto grandi amori e cocenti delusioni amorose. Detto questo, apparirà chiaro che il mio legame con questa cittadina balneare, che si adagia con i suoi otto chilometri di spiaggia sulle rive dell’alto Adriatico, è particolarmente stretto.

Eppure, anche se la compagnia degli amici (eravamo molti, anche più di venti) allietava le mie giornate e le mie nottate a Lignano, alla fine il posto ha iniziato ad annoiarmi. Devo ammettere, però, che tutte le volte –poche, in verità- in cui ho cambiato spiaggia, mi sono convinta che l’arenile di Lignano con la sua sabbia dorata è davvero unico.
In viaggio di nozze, ad esempio, eravamo alle Baleari, a Palma de Mallorca. Giungemmo di notte all’hotel che si trovava a pochi metri dalla spiaggia. Non riuscimmo a vedere nulla e attendemmo la mattina successiva per goderci il panorama dal balcone della stanza. Fu una delusione. Ricordo che mi rivolsi a mio marito e gli dissi: era meglio andare a Lignano. Ovviamente l’isola in sé è meravigliosa e l’abbiamo girata tutta, ma la spiaggia di Cala Mayor non è poi un granché.

L’anno dopo, decisi a snobbare Lignano che conoscevamo come le nostre tasche, scegliemmo come meta per le vacanze l’Isola del Giglio, nell’incantevole arcipelago toscano. Devo ammettere che il posto è stupendo e che lo stesso Tirreno è assai diverso dall’Adriatico, principalmente perché, nonostante le spiagge sabbiose, per fare un tuffo non si deve camminare dieci minuti con l’acqua che a malapena ti arriva alle ginocchia (come accade, invece, sull’Adriatico) e l’acqua è limpidissima e non torbida come quella di Lignano. Eppure, anche quella volta rimpiansi Lignano, soprattutto quando alla sera, tornando dalla spiaggia del Campese, trasformavamo il pavimento del bungalow in una specie di campo da tennis: la sabbia, infatti, in quella baia è particolarmente rossa.

Dopo una pausa di qualche anno, a Lignano ci sono tornata con i bimbi. Inutile dire che l’esperienza è stata molto diversa da quella avuta in passato quando, ancora libera da impegni, facevo un po’ quello che volevo. Andavo in spiaggia in tarda mattinata, non tornavo a pranzo, preferendo rientrare alle cinque di pomeriggio per farmi una doccia in santa pace visto che lavarsi alle sette di sera era un’impresa quasi impossibile: l’acqua scarseggiava perché tutti si facevano la doccia contemporaneamente. Per non parlare della sera: alle nove, vestita in modo impeccabile, scendevo al mitico “muretto” sotto casa dove la compagnia si ritrovava, ce ne stavamo là due ore a decidere cosa fare e rientravamo alle due di mattina, se andava bene.
Tornare a Lignano con marito e figli fu un’esperienza alquanto deludente, se confrontata al passato, naturalmente, e per questo cominciai ad odiare quel posto che avevo in passato amato così tanto.

La mia giornata di madre in vacanza, si fa per dire, iniziava quando il piccolo (un anno e mezzo di età) si svegliava, cioè alle sei di mattina. Dopo avergli dato il biberon, mi dedicavo al bucato quotidiano, naturalmente a mano perché a quei tempi la lavatrice negli appartamenti in affitto non c’era. Lui dormiva ancora un’oretta, nel frattempo si svegliava l’altro, faceva la colazione, poi li vestivo tutti e due, mettevo su uno straccio qualsiasi, tanto la città era ancora deserta e non c’era pericolo d’incontrare qualcuno di mia conoscenza, e si usciva per comprare pane, latte e giornale. Questo accadeva più o meno alle sette e mezza. Il giro in “centro” durava una mezzoretta, poi si rientrava e ci si preparava per la spiaggia. Uscire con passeggino, borsone gigante pieno di giochi di tutti i tipi, salvagente, canotto, materassino e borsa termica –per la merenda- mi faceva sentire una profuga. In più, il primo anno non avevamo trovato una appartamento vicino alla spiaggia, quindi mi facevo più di un chilometro fra l’andata e il ritorno, due volte al giorno e anche tre se malauguratamente mi dimentcavo qualcosa a casa. Al mare non riuscivo a stare un momento seduta, tranne quando arrivava mio marito, ma succedeva, almeno al mattino, quando per me e i bimbi era già l’ora di rientrare, verso le undici, massimo undici e mezza.

Al pomeriggio andava un po’ meglio perché mio marito si fermava a casa a dormire insieme ai bambini e mi raggiungeva più tardi con loro e tutto l’armamentario. Così anche lui poteva provare l’ebbrezza di sentirsi un po’ profugo.
Quando si rientrava alla sera l’incubo era quello della doccia, non solo per la scarsità d’acqua –il problema non è mai stato risolto in verità- ma soprattutto perché in assenza di una vasca da bagno, lavare un bimbo di diciotto mesi era davvero un’impresa. Quindi, mio marito cercava di lavare lui e se stesso contemporaneamente, tenendo il piccolo in braccio, poi, visto che ormai era bagnato e insaponato a metà, lavava anche l’altro mentre io avevo l’incarico dell’asciugatura. Quando finiva questa sorta di catena di montaggio, il tempo per la mia doccia non c’era quasi mai perché dovevo preparare la cena, quindi la rimandavo e dovevo sopportare la sabbia dappertutto, cosa che, sinceramente, ho sempre odiato.

Le uscite dopo cena erano, a quei tempi, rarissime. Almeno per il primo anno la passeggiata serale fu un’impresa ardua. Il piccolo, infatti, appena finita la cena si addormentava e se provavamo a spostarlo dal seggiolone al passeggino, iniziava a sbraitare finché non lo mettevamo nel lettino con sua massima soddisfazione e nostra disperazione perché alla fine non si usciva e a me non rimaneva altro che stirare il bucato della mattina.
Più avanti negli anni, però, la situazione migliorò. Meno ingombri, come il passeggino, meno cacche nel costumino, perché nel frattempo entrambi avevano imparato ad usare la toilette, meno levatacce al mattino perché si dormiva almeno fino alle otto. La cosa tragica, però, fu il “riposino pomeridiano” cui cercavo di sottoporre i miei figli, seguendo l’infausto esempio di mia madre che costringeva me e mio fratello ad andare a letto –naturalmente pieni di sabbia perché la doccia si faceva solo la sera- e ci imponeva un rigoroso silenzio perché, almeno fino alle quattro (!), non si poteva fare rumore per rispettare il riposo degli altri . Io ero una bambina ubbidiente quindi sottostavo a questa regola ingiusta –almeno finché non ebbi dodici o tredici anni-, mentre mio fratello se ne fregava altamente delle regole e con la mazza da minigolf, la cui comparsa in casa resterà sempre un mistero, si dilettava ad imbucare la pallina non so dove, procurando un fastidioso rumore per l’inquilino del piano di sotto. I miei figli, evidentemente, devono aver preso da mio fratello perché, pur chiusi per due ore in camera loro, non se ne stavano zitti un momento, continuavano a fare un casino infernale e di dormire non avevano la benché minima intenzione. Di fronte alla minaccia “allora fate i compiti per le vacanze”, preferivano la seconda alternativa ma non si impegnarono mai seriamente nell’esecuzione delle attività “rovina vacanze” che le maestre si ostinavano a raccomandare caldamente, quindi io mi disperavo ugualmente.

L’ultima vacanza passata a Lignano con i figli fu quella del 1997. A parte i prezzi esorbitanti –e da questo punto di vista nulla è cambiato, purtroppo-, che ci costringevano a dar fondo a tutti i risparmi di un anno, con la speranza che non capitasse qualche imprevisto durante l’inverno, quei quindici giorni da incubo ci convinsero che a Lignano, almeno per un po’, non ci avremmo più messo piede.
I bambini erano cresciuti quindi loro non costituivano alcun problema. Purtroppo, però, i problemi ce li hanno creati i figli degli altri, per l’esattezza quelli che, appena maggiorenni o anche senza esserlo ancora, vanno in vacanza da soli. I nostri vicini di appartamento erano appunto una combriccola di adolescenti scatenati e maleducati che facevano casino giorno e notte.
Forte dell’esperienza di genitore energico, mio marito provò a protestare facendo leva sull’educazione che sicuramente i loro padri e le loro madri avevano correttamente impartito, quindi la sua richiesta fu semplice: ricordatevi degli insegnamenti ricevuti. Risultato: spallucce e ripicca. Il casino si moltiplicò e quando l’orda barbarica usciva la sera, immagino per rendere infelici anche i turisti che alloggiavano nei condomini del centro e del lungomare, per allietare le nostre serate e nottate lasciava accesa la radio a tutto volume. Naturalmente i premurosi fanciulli posizionavano l’infernale apparecchio nella stanza attigua alla nostra camera da letto e, ritornando alle cinque di mattina, la spegnevano per godersi, evidentemente, il meritato sonno. Ricordo che, contravvenendo a tutte le regole, pregai vivamente i bambini di fare quanto più casino possibile. I pargoli, increduli, ubbidirono immediatamente ma d’altra parte a loro non costava alcuno sforzo, anzi, liberi di sfogarsi, si lasciavano andare ad urla selvagge a lungo represse, chiedendosi come mai avessi cambiato idea sulla questione del rispetto della quiete altrui. Il problema fu, però, che durante la mattinata noi stavamo in spiaggia e al nostro ritorno i simpatici vicini si svegliavano, quindi per loro la mezzora di strilli mattutini dei miei bambini costituì solo un piccolo fastidio mentre noi continuavamo a passare le nottate in bianco.

Tornare a Lignano quest’anno, senza i figli che, ormai grandi, snobbano le vacanze con i genitori, è stato alquanto rilassante. Le cose non sono cambiate un granché: in spiaggia c’è il solito vociare, con la differenza che oggi la gente parla al telefonino invece di conversare con i vicini di ombrellone, e la sera nelle vie del centro si cammina a malapena, sgomitando per trovare un passaggio, specie se non si ha alcuna intenzione di passeggiare ma solo l’esigenza di trovare qualche negozio in cui vendano ciò che ci si è, immancabilmente, dimenticati a casa. Uscire con l’automobile è un’impresa perché se nel cortile del condominio hai il posto macchina, trovare un posteggio in città è praticamente impossibile, a meno che non ci si arrenda al pagamento del ticket che però si paga fino alle undici di sera, o si decida di lasciare l’auto a due chilometri dal luogo in cui ci si deve recare, sperando di ricordarsi l’esatta ubicazione del posteggio. Ma per questo devo ammettere che mio marito ha un eccellente senso dell’orientamento nonostante conosca Lignano molto meno di me.

Un’altra differenza rispetto al passato riguarda i supermercati. Una volta si era costretti a fare la spesa nel negozietto di alimentari sotto casa che aveva i prezzi da boutique. Ora i discount si trovano dappertutto, forniti di ampi parcheggi, e almeno per mangiare a casa si spende quanto in città. Andare al ristorante è, invece, molto diverso: oltre ai prezzi triplicati rispetto alla città, anche quando le insegne pubblicizzano menù a prezzo fisso con scelta di pietanze in grado di soddisfare tutti i palati, alla fine, con l’aggiunta di coperto e bevande, si paga molto di più e le portate sono davvero misere. Se poi per risparmiare ci si accontenta di una pizza, allora il salasso non c’è ma, chissà perché, ci si alza dalla sedia con la convinzione che la pizza la sappiano fare bene solo i pizzaioli della propria città.

Insomma, il ritorno nell’amato-odiato luogo delle vacanze è stato piacevole. Ancora una volta, come mi accadeva molti anni fa, ho ripensato al sogno di avere una casa tutta mia. Così mio marito ed io abbiamo pensato che se avessimo centrato il 6 al Superenalotto avremmo potuto comperare un appartamento lì e passarci quasi tutta l’estate, almeno ogni week end e l’intero mese d’agosto. Purtroppo non abbiamo vinto quindi il sogno resterà tale almeno fino alla pensione. Allora, però, ci sarà il rischio di essere decrepiti e poveri -è bene non farsi tante illusioni con i tempi che corrono- o comunque di passare l’estate a Lignano non ne avremo più alcuna voglia. O forse, ci potrebbe accadere ciò che capita a chi l’appartamento ce l’ha e lo lascia disabitato perché di Lignano ne ha piene le tasche. È un po’ come desiderare un frutto proibito: una volta che l’hai conquistato, non c’è più gusto ad assaporarlo. In altre parole, preferisco tenermi il sogno senza correre il rischio di non farmi piacere una realtà tanto agognata.

Annunci

Scelti per voi

Selezione di post che hanno attirato la mia attenzione scelti per voi dalla blogsfera

wwayne

Just another WordPress.com site

Diario di Madre

Con note a margine di Figlia

Scrutatrice di Universi

Happiness is real only when shared.

Like @ Rolling Stone

Immagini, parole e pietre lanciate da Mauro Presini

Dottor Lupo Psicologo-Psicoterapeuta. Battipaglia (SA)

Psicologo Clinico, Terapeuta EMDR di livello II, Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale, Terapia Metacognitiva Interpersonale.

Scaffali da leggere

Consigli di letture, recensioni e frasi tratte dai libri.

Willyco

in alto, senza parere

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof di lettere.

Diemme - La strada è lunga, ma la sto percorrendo

Non è vero che sono invincibile, mi rompo in mille pezzi anche io...è solo che ho imparato a non fare rumore. *** Amami quando meno lo merito, che è quando ne ho più bisogno (Catullo) - Non sprecate tempo a cercare gli ostacoli: potrebbero non essercene. Franz Kafka —- Non è ciò che tu sei che ti frena, ma ciò che tu pensi di non essere. Denis Waitley -- Non c'è schiaffo più violento di una carezza negata

viaggioperviandantipazienti

My life in books. The books of my life

oןısɐ,ןןɐ ɐɯ ɐןonɔs ɐ opɐʌ uou

pagina a traffico illimitato, con facoltà di polemica, di critica, di autocritica, di insulti, di ritrattazioni, di sciocchezze e sciocchezzai, di scuola e scuole, buone e cattive, di temi originali e copiati, di studenti curiosi e indifferenti, autodidatti e eterodidatti, di nonni geniali e zie ancora giovani (e vogliose), di bandiere al vento e mutande stese, di cani morti e gatti affamati (e assetati)

Marirò

"L'esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque"

PindaricaMente

C'è una misura in ogni cosa, tutto sta nel capirlo (Pindaro)

Il mestiere di scrivere

CORSI DI SCRITTURA CREATIVA, ATTUALITA' EDITORIALE, DIDATTICA E STRUMENTI PER LA SCRITTURA

dodicirighe

...di più equivale a straparlare.

marialetiziablog

salviamolascuolaprimadisubito.com site

Studio di Psicoterapia Dr.ssa Chiara Patruno

Psicologa - Psicoterapeuta - Criminologa - Dottore di Ricerca Università Sapienza

Le Parole Segrete dei Libri

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

onesiphoros

[...] ἀλλ᾽ ὥσπερ ἄνθρωπος, φαμέν, ἐλεύθερος ὁ αὑτοῦ ἕνεκα καὶ μὴ ἄλλου ὤν, οὕτω καὶ αὐτὴν ὡς μόνην οὖσαν ἐλευθέραν τῶν ἐπιστημῶν: μόνη γὰρ αὕτη αὑτῆς ἕνεκέν ἐστιν. Aristot. Met. 1.982b, 25

Il ragazzo del '46

Settanta: mancano solo 984 anni al 3000.

Insegnanti 2.0

Insegnare nell'era digitale

la mutazione nella connessione

Prove di pensiero di GIOVANNI BOCCIA ARTIERI

Psicologia per Famiglia

Miglioriamo le relazioni in famiglia, nella coppia, con i figli.

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

unpodichimica

Non tutto ciò che luccica è oro, ma almeno contiene elettroni liberi G.D. Bernal

scuolafinita

Un insegnante decente (CON IL DOTTOR DI MATTEO)

la fine soltanto

un blog e un libro di emiliano dominici (per ingrandire la pagina premi ctrl +)

ACCENDI LA VITA

Pensieri, parole and every day life

CRITICA IMPURA

LETTERATURA, FILOSOFIA, ARTE E CRITICA GLOBALE

Laurin42

puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)

LE LUNE DI SIBILLA

"Due strade trovai nel bosco, io scelsi la meno battuta, per questo sono diverso"(R.Frost)

Il mondo di Ifigenia

Svegliati ogni mattina con un sogno da realizzare!

Ombreflessuose

L'innocenza non ha ombre

Into The Wild

Happiness is real only when shared

Alius et Idem

No sabía qué ponerme y me puse feliz.

A dieta...

...ma con una forte passione per il cibo e le rotondità!

Le Ricette di Cle

Ricette collaudate per ogni occasione

Messaggi in Bottiglia

Il diario di Cle

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

espress451

"In ogni cosa c'è un'incrinatura. Lì entra la luce" - Leonard Cohen

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: