17 luglio 2009

PORDENONE: STUDENTI CONTRO PROF

Posted in adolescenti, affari miei, Esame di Stato, scuola, valutazione studenti tagged , , , , , , a 5:09 pm di marisamoles

urlo_munchVita dura per un docente di Storia e Filosofia di un liceo pordenonese. Quando uno pensa di essere finalmente in vacanza e si può ritenere soddisfatto dagli esiti degli Esami di Stato che vedono premiata la sua terza (si tratta di un classico) con una media di voti piuttosto alta, ecco che arriva una stangata che forse non si aspettava. E già, perché gli studenti a volte sono perfidi; di fronte tutti “ciccì e coccò”, ma pronti a pugnalarti alle spalle. Anche quando non dovrebbero più pensare al “vecchio” prof, quando dovrebbero godersi finalmente le vacanze, quando l’Esame di Stato dovrebbe essere ormai archiviato e con lui, anche i cinque anni di liceo. Si sa, gli studenti fanno presto a dimenticare … E invece, c’è chi cova un risentimento antico e pensa di potersi sfogare con una lettera mandata ad un quotidiano, gettando un po’ di fango su un prof ignaro della trama tessuta alle spalle. Ma di questi tempi non ci si deve stupire di nulla, non c’è privacy che tenga, si mandano lettere ai giornali, anche le più inopportune, invece di interpellare i diretti interessati. Evidentemente Veronica Lario ha fatto scuola e i panni sporchi non si lavano più in casa. Ma questo l’ho già detto in un altro post di tutt’altro tenore.

Devo confessarlo, sto scrivendo con rabbia, pensando che gli allievi sono sempre in agguato, pronti a demolirti, o almeno a fare un tentativo. La vicenda è questa: sedici studenti dell’ultimo anno, freschi d’esame, pur avendo ottenuto presumibilmente delle votazioni di tutto rispetto –si parla, come ho già detto, di una media piuttosto alta- hanno espresso il loro scontento inviando al Messaggero Veneto una lettera di protesta contro il loro insegnante. Hanno ritenuto, infatti, di essere stati penalizzati dall’ignaro docente in quanto non li avrebbe adeguatamente preparati nelle proprie discipline. Nello specifico, le accuse mosse sono le seguenti: ha interrogato poco, non ha impedito che si copiasse durante le verifiche, ha spiegato per un numero insufficiente di minuti (ne hanno tenuto il conto?).

Bene, ora mi permetto di fare alcune considerazioni. La perfidia degli studenti non sta solo in questa specie di accoltellamento alle spalle, cioè nell’aver “dimenticato” di esplicitare il loro malcontento durante l’anno scolastico parlandone con il diretto interessato, ma sta soprattutto nel fatto che le accuse mosse, ammettendo che siano reali, nascono da situazioni che, sempre durante l’anno, ai ragazzi andavano benissimo. Non ho mai sentito, infatti, che qualcuno si sia lamentato per le poche interrogazioni o per il fatto che sia possibile copiare durante i compiti o che le spiegazioni siano brevi e approssimative. Diciamola tutta: che s’interroghi poco agli studenti fa un gran piacere così studiano di meno; che si possa scopiazzare è come partecipare ad un banchetto e arraffare quante più leccornie possibili, praticamente una festa; che le spiegazioni siano brevi è una manna perché così non ci si annoia. Ovviamente non conosco il motivo per cui il prof in questione abbia dedicato “pochi minuti” alle spiegazioni, ma posso immaginare che non abbia perso il resto delle ore a fare i fatti suoi. Non un prof che insegna da trent’anni e che sa il fatto suo. A volte si “perde” del tempo in discussioni e dibattiti su un dato argomento, anche attualizzando i messaggi, nel tentativo di rendere più accattivanti le lezioni. Non dimentichiamo, poi, che la lezione frontale, così com’era concepita “secoli” fa, non rientra più nella metodologia didattica cui dedicare il 100% delle ore. Quanto al fatto che il prof abbaia lasciato copiare, il più delle volte non è una scelta precisa –del tipo “tanto che me ne frega, peggio per loro”- ma una sorveglianza non da gendarme austriaco rientra nel patto formativo, quello per cui i ragazzi possono riporre nel loro insegnante quella stessa fiducia che l’insegnante ripone in loro. Ma questo gli studenti lo ignorano o fanno finta di ignorarlo.

Quello che più mi fa restare a bocca aperta sono le parole della preside che afferma di aver ricevuto segnali di difficoltà dagli alunni, nel corso dell’anno scolastico e che si farà carico di affrontare in maniera esplicita e approfondita il problema con il docente stesso solo se le arriverà una segnalazione firmata esplicitamente dagli studenti oppure dai genitori. Questa è la dichiarazione fatta dalla preside e riportata dal quotidiano; prima di commentarla premetto che non conosco la persona in questione né posso essere certa che le parole dette siano davvero queste. Tuttavia, commenterò considerando le affermazioni veritiere e corrette.
Per prima cosa inorridisco quando sento che dei ragazzi vanno a parlare con un dirigente scolastico invece di affrontare l’argomento, spinoso fin che si vuole ma da affrontare comunque per il bene di tutti, con l’insegnante in questione. Se ciò avviene, secondo me, è indice di un pessimo rapporto con il prof e quindi elemento tale da compromettere una buona relazione didattica, intesa come rapporto tra l’insegnamento e l’apprendimento.
In secondo luogo ritengo una pessima consuetudine –e questa so che è reale in alcune scuole- quella dei presidi che fanno finta di ascoltare i ragazzi ma poi quasi mai informano i docenti delle proteste o lamentele. Un insegnante non può “immaginare”, deve “essere messo al corrente” di certe cose. Poi finisce, chissà perché, che tutta la scuola sappia e parli alle spalle dell’ignaro docente che non si pone nemmeno il problema.
Infine, non capisco perché un dirigente debba muoversi solo dopo aver sentito il parere anche dei genitori, a patto che le rimostranze siano fatte per iscritto. È evidente che qualsiasi intervento della preside in questione sia ormai tardivo e non possa ottenere altro se non un eventuale beneficio nei confronti dei futuri maturandi preparati dal docente di Storia e Filosofia. Ma quella dei sedici allievi è una frittata ormai già fatta, ammesso che di frittata si tratti.

Questa vicenda mi riporta indietro di trent’anni, alla mia maturità. Quell’anno all’orale erano “uscite” italiano, filosofia, greco e fisica. Noi dovevamo portare una materia a scelta e la seconda –allora le materie per l’esame orale erano due- veniva decisa dalla commissione. In realtà, però, la scelta era particolarmente caldeggiata dal commissario interno (l’unico, a quei tempi) che aveva preventivamente raccolto tutte le nostre preferenze e persuadeva, non so con quali mezzi, la commissione ad assecondare la nostra opzione.
Neanche a farlo apposta, la materia in cui eravamo poco preparati era filosofia. Il nostro insegnante era particolarmente buono; dire un pezzo di pane è poco, una fetta di sacher rende meglio l’idea. Il fatto è che lui spiegava benissimo, e riusciva a farlo anche nonostante il baccano che facevamo in classe, sicché nessuno, o quasi, lo ascoltava. Quando venivamo interrogati, lui chiedeva un argomento a scelta … solo quello. Inutile dire che ciascuno di noi, a parte i più solerti e coscienziosi, conosceva di tutto il programma solo quattro argomenti, due del primo quadrimestre e due del secondo. Quindi, è evidente che la filosofia era come lo spettro di Banquo: ci perseguitava tutte le notti prima dell’orale. Devo dire che siamo stati fortunati: nessuno l’aveva scelta come seconda materia e l’hanno imposta solo ad un compagno. Ma, al di là di tutte le più rosee aspettative, lui alla fine è uscito con 60/60. Perché? Semplicemente perché lui la filosofia l’aveva sempre studiata, anche se non lo dava ad intendere, a dispetto dei quattro argomenti buoni per le quattro interrogazioni. Qual è la morale? Che se uno studia con coscienza, non c’è professore impreparato o troppo buono che tenga: lui quella materia la saprà bene lo stesso. Naturalmente è superfluo che io ammetta di avere delle lacune mostruose in filosofia, anche se mi sono impegnata a studiarla all’università; solo quella medievale, però.

Un altro episodio analogo è accaduto quando frequentavo il ginnasio. La nostra professoressa di Lettere era anche lei un pezzo di pane. Ci trattava come se fossimo tutti suoi figli; lei ne aveva otto o nove, almeno così si diceva in giro, e non sapeva rinunciare a quell’atteggiamento materno che, però, in un’aula scolastica poteva fare solo danni. Infatti, quando arrivò una supplente verso metà anno della quinta ginnasio, ci trovò tutti impreparati in greco. Naturalmente noi allievi rimanemmo stupiti di ciò, visto che in pagella avevamo tutti otto e nove. In fondo credevamo di saperlo bene il greco. A quel punto la supplente, che rimase con noi un paio di mesi, si rimboccò le maniche e cercò di rimediare ai danni fatti dalla nostra prof. Ma l’atteggiamento della classe non fu unanime: la maggior parte dei compagni, infatti, credé non fosse poi così importante mettersi a studiare perché, anche se il rischio era quello di ritrovarsi dei due o tre appioppati dalla supplente, poi comunque sarebbe tornata la titolare e avrebbe rimesso a posto le cose. Qualcuno, invece, pensò fosse l’occasione buona per recuperare e preparasi ad affrontare il terribile professore di greco che avremmo avuto al liceo. Io appartenevo a questa seconda categoria e i fatti mi diedero ragione: primo compito in classe della prima liceo, due sufficienze in tutto (un 8 e un 8-), tra cui la mia. A quel punto anche gli altri si rimboccarono le maniche ma sarebbe stato meglio farlo prima, indubbiamente con minor fatica.

Perché ho raccontato questi episodi della mia esperienza scolastica? Per far capire, agli studenti in primis, che la volontà di ciascuno ha la meglio in qualsiasi situazione. Quindi, quei sedici ragazzi invece di lamentarsi dopo l’esame, a giochi già conclusi, avrebbero dovuto mettersi d’impegno prima e recuperare le lacune. Sempre ammesso che sia stato il docente in questione a sbagliare. Ma poi, non è così scontato che un professore non troppo esigente sbagli; è un modo come un altro per mettere alla prova i ragazzi, per responsabilizzarli. In fondo loro sapevano che avrebbero dovuto sostenere un esame.

Se è vero che il torto e la ragione non stanno mai da una parte sola, in ogni caso mi sento in dovere di difendere il collega in questione, pur non conoscendolo. È necessario, infatti, che qualcuno prenda le difese della categoria, specie in un momento in cui non si fa altro che parlare di “scuola malata” e di “insegnanti fannulloni”. Si fa presto ad essere messi alla gogna, se poi è mediatica, ancora meglio.

[ho volutamente omesso di citare nomi e luoghi, ma per dovere di cronaca devo citare la fonte. Quindi, lascio il link dell’articolo in questione]

Annunci

6 commenti »

  1. frz40 said,

    La rabbia è del tutto giustificata.

    Certamente sulla forma.

    Non è giustificabile un attacco pubblico di quel tipo a mezzo stampa, anche se viviamo ormai in un mondo dove il trash è la regola e di trash sono ormai pieni giornali e TV. Basta vendere.

    E quì dico che è il giornale che prima di tutti ha sbagliato a pubblicare, ma, se lo ha fatto, non mi stupirei che dietro ci sia stato un preciso movente. Politico? Forse.

    Vergogna, comunque sia ai sedici ragazzi che al Messaggero del Veneto.

    Ma non hai ragione a dire che i ragazzi, ammesso che l’accusa fosse vera, potevano provvedere studiando comunque (e forse l’hanno anche fatto, visti i voti sopra la media).

    Se è vera l’accusa hanno motivo di lamentarsene (nei posti giusti) e quel che mi preoccupa di più è che la scuola mi sembra, in questi casi, del tutto impotente a prendere provvedimenti. Vero signor Preside?

    Mi piace

  2. marisamoles said,

    Ecco, se comunque hanno studiato anche da soli, visto che non ci sono stati bocciati e la media è alta, perché lamentarsi DOPO? Insisto con il dire che ai ragazzi PRIMA andavano bene le poche interrogazioni, le copiature durante i compiti e le lezioni soft … esattamente ciò di cui si sono lamentati DOPO e non direttamente con il docente, bensì per mezzo di un quotidiano.
    Ci vuole un po’ di coerenza, altrimenti è meglio tacere. 🙂

    Mi piace

  3. J. Andrès said,

    Salve prof. e frz40
    Sono d’accordo con il fatto che “il torto e la ragione” non stanno mai da una sola parte. Tuttavia, per rispondere al signor frz40, non credo che “prima di tutti” sia stato il giornale a sbagliare, ma i genitori. Bisogna ricordare che l’educazione comincia all’interno della famiglia dove si costruiscono le basi per la MATURITA’ e la RESPONSABILITA’ dei propri figli. Secondo me qui stiamo parlando di ragazzi VIZIATI, altro che maggiorenni e autosufficienti! E’ molto probabile che quei ragazzi abbiano avuto l’appoggio dei genitori per portare avanti il loro proposito. Sicuramente non prendo le difese dell’insegnante (bisognerebbe conoscerlo), ma nemmeno difendo l’atteggiamento IMMATURO e INFANTILE di quei ragazzi.
    Cosa dire…male se l’insegnate è severo, male se è troppo accondiscendente… e allora un consiglio ragazzi: Datevi pace, godetevi le vacanze e crescete un po’!

    Mi piace

  4. marisamoles said,

    Caro José, tu sì che sei saggio … saggio e MATURO!
    Da mamma, però, mi pongo una domanda: perché i figli ascoltano i genitori SOLO quando fa loro comodo? 😦
    A presto. Ciao!

    Mi piace

  5. frz40 said,

    Non difendo assolutamente i ragazzi quando scrivono ad un giornale e José ha ragione: c’è anche lo zampino dei genitori che hanno più colpa ancora dei ragazzi. Non ne abbiamo mai parlato ma è vero, i genitori sono spesso la prima causa dei mali dei loro figli.

    Con questo resto dell’idea che dietro al giornale ci sia stato un movente preciso. Politica, donne, interessi.. ? A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, diceva Andreotti.

    Resto anche dell’idea che quei professori (se tutto è vero) non dovrebbero insegnare in una quinta e mi convinco sempre più che l’esame di matura va abolito

    Mi piace

  6. […] Oppure quando rincara la dose addossando la responsabilità del fallimento degli allievi agli insegnanti che non tengono conto della capacità innovativa e creativa. Due doti che la scuola attualmente non incentiva e non valuta. Sono convinto che la punizione (quale di fatto è la bocciatura alla maturità) non serva alla maturazione di un diciottenne. Servirebbe invece che la scuola fosse un luogo di formazione di una coscienza individuale, ruolo oggi giocato prevalentemente dalla tv e da Internet. Eh già, come si fa a competere con la tecnologia, con Internet, ad esempio. È una battaglia persa in partenza se pensiamo agli stimoli che provengono ai giovani dalla rete, Peccato, però, che molti dei nostri studenti alla rete si affidino per “svolgere i compiti”, che sul web, da disperati quali sono di fronte ad una traduzione di latino o di greco, trovino la soluzione ai loro problemi, scaricando la versione bell’ e pronta. Peccato che non si consideri che i programmi stessi delle nostre scuole siano vastissimi e, diciamolo, noiosissimi se confrontati con la vivacità di certe trasmissioni televisive –naturalmente non culturali- e di certi programmi informatici. Peccato, però, che i programmi scolastici, noiosi o meno, li si debba svolgere, soprattutto in quinta quando c’è l’esame, altrimenti il commissario esterno crederà che il collega interno non abbia fatto nulla o gli studenti stessi addosseranno la responsabilità della loro impreparazione sul docente che non ha fatto bene il suo lavoro. (A questo proposito, leggi qui ) […]

    Mi piace


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Scelti per voi

Selezione di post che hanno attirato la mia attenzione scelti per voi dalla blogsfera

wwayne

Just another WordPress.com site

Diario di Madre

Con note a margine di Figlia

Scrutatrice di Universi

Happiness is real only when shared.

Like @ Rolling Stone

Immagini, parole e pietre lanciate da Mauro Presini

Dottor Lupo Psicologo-Psicoterapeuta. Battipaglia (SA)

Psicologo Clinico, Terapeuta EMDR di livello II, Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale, Terapia Metacognitiva Interpersonale.

Scaffali da leggere

Consigli di letture, recensioni e frasi tratte dai libri.

Willyco

in alto, senza parere

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof di lettere.

Diemme - La strada è lunga, ma la sto percorrendo

Non è vero che sono invincibile, mi rompo in mille pezzi anche io...è solo che ho imparato a non fare rumore. *** Amami quando meno lo merito, che è quando ne ho più bisogno (Catullo) - Non sprecate tempo a cercare gli ostacoli: potrebbero non essercene. Franz Kafka —- Non è ciò che tu sei che ti frena, ma ciò che tu pensi di non essere. Denis Waitley -- Non c'è schiaffo più violento di una carezza negata

viaggioperviandantipazienti

My life in books. The books of my life

oןısɐ,ןןɐ ɐɯ ɐןonɔs ɐ opɐʌ uou

pagina a traffico illimitato, con facoltà di polemica, di critica, di autocritica, di insulti, di ritrattazioni, di sciocchezze e sciocchezzai, di scuola e scuole, buone e cattive, di temi originali e copiati, di studenti curiosi e indifferenti, autodidatti e eterodidatti, di nonni geniali e zie ancora giovani (e vogliose), di bandiere al vento e mutande stese, di cani morti e gatti affamati (e assetati)

Marirò

"L'esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque"

PindaricaMente

C'è una misura in ogni cosa, tutto sta nel capirlo (Pindaro)

Il mestiere di scrivere

CORSI DI SCRITTURA CREATIVA, ATTUALITA' EDITORIALE, DIDATTICA E STRUMENTI PER LA SCRITTURA

dodicirighe

...di più equivale a straparlare.

marialetiziablog

salviamolascuolaprimadisubito.com site

Studio di Psicoterapia Dr.ssa Chiara Patruno

Psicologa - Psicoterapeuta - Criminologa - Dottore di Ricerca Università Sapienza

Le Parole Segrete dei Libri

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

onesiphoros

[...] ἀλλ᾽ ὥσπερ ἄνθρωπος, φαμέν, ἐλεύθερος ὁ αὑτοῦ ἕνεκα καὶ μὴ ἄλλου ὤν, οὕτω καὶ αὐτὴν ὡς μόνην οὖσαν ἐλευθέραν τῶν ἐπιστημῶν: μόνη γὰρ αὕτη αὑτῆς ἕνεκέν ἐστιν. Aristot. Met. 1.982b, 25

Il ragazzo del '46

Settanta: mancano solo 984 anni al 3000.

Insegnanti 2.0

Insegnare nell'era digitale

i media-mondo: la mutazione nella connessione

Prove di pensiero di GIOVANNI BOCCIA ARTIERI

Psicologia per Famiglia

Miglioriamo le relazioni in famiglia, nella coppia, con i figli.

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

unpodichimica

Non tutto ciò che luccica è oro, ma almeno contiene elettroni liberi G.D. Bernal

scuolafinita

Un insegnante decente (CON IL DOTTOR DI MATTEO)

Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

la fine soltanto

un blog e un libro di emiliano dominici (per ingrandire la pagina premi ctrl +)

ACCENDI LA VITA

Pensieri, parole and every day life

CRITICA IMPURA

LETTERATURA, FILOSOFIA, ARTE E CRITICA GLOBALE

Laurin42

puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)

LE LUNE DI SIBILLA

"Due strade trovai nel bosco, io scelsi la meno battuta, per questo sono diverso"(R.Frost)

Il mondo di Ifigenia

Svegliati ogni mattina con un sogno da realizzare!

Ombreflessuose

L'innocenza non ha ombre

Into The Wild

Happiness is real only when shared

Alius et Idem

No sabía qué ponerme y me puse feliz.

A dieta...

...ma con una forte passione per il cibo e le rotondità!

Le Ricette di Cle

Ricette collaudate per ogni occasione

Messaggi in Bottiglia

Il diario di Cle

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

espress451

"In ogni cosa c'è un'incrinatura. Lì entra la luce" - Leonard Cohen

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: