CENA DI MATURA

dafneOre otto: sono a scuola, come tutti i giorni, anche il sabato, ma stamattina la mia quinta non c’è. Ho lezione con loro la prima ora ma tanto è inutile che salga al terzo piano. Firmo il registro in portineria e scrivo “TUTTI ASSENTI”. Poi uno scrupolo mi assale: salgo le scale, mi affaccio alla porta dell’aula che, com’era ovvio, è deserta. Le aule vuote hanno sempre un qualcosa di inquietante, danno il senso di abbandono. Eh, già, i miei ragazzi stamattina mi hanno abbandonata. Fuori ne ho visti alcuni: sorridenti e allegri, come se avessero passato una notte di tutto riposo e invece a letto non ci sono proprio andati e ora si divertono, quei pochi che non hanno ceduto al sonno e alla stanchezza, a lanciare palloncini pieni d’acqua ai compagni delle altre classi.

Oggi si usa così: la mattina dopo la “cena di matura” ci si presenta a scuola con i gavettoni pronti ad essere lanciati sulle vittime di turno. Quest’ultime non se la prendono più di tanto perché sanno che, prima o poi, arriverà il loro turno. Gli insegnanti vengono risparmiati, specie quelli che, come me, saranno i loro commissari interni. Meglio non rischiare, dunque. D’altra parte sono certa che mi avrebbero risparmiata comunque; sono decisamente altri i docenti cui vorrebbero tirare i gavettoni.

È da ieri che, inevitabilmente, ripenso alla mia cena di matura. Allora io e i miei compagni avevamo atteso l’alba sulla spiaggia, umidissima, di Grado. Bello spettacolo: la mia prima alba in assoluto. Anche in seguito, però, non è che di albe ne abbia viste tante. Non sono una a cui piace tirar tardi. Poi, il mattino dopo, tutti, o quasi, a messa, perché allora la cena di matura si faceva l’ultimo giorno di scuola e la mattina successiva si andava in chiesa. Si usava così, quasi a consacrare quell’esperienza durata nove mesi, la gestazione di una nuova vita, un’ulteriore tappa del percorso di crescita. Altri tempi, decisamente. Ma anche se il tempo passa, e anche se oggi l’esame finale della scuola superiore si chiama “esame di stato” e non più “di maturità”, la cena non ha cambiato appellativo. In effetti, chiamarla “cena dell’esame di stato” sa tanto di burocratese. È tutto l’anno, poi, che ai miei allievi di quinta continuo a ripetere che, osservando i comportamenti di alcuni di loro, mi sono convinta sempre più del perché abbiano cambiato appellativo all’esame: “maturità” è un concetto ancora del tutto estraneo a molti diciottenni-diciannovenni di oggi. Ahimé.

Ieri sera, quando li ho visti tutti belli ed eleganti, mi sono commossa. Mi sono sembrati delle crisalidi finalmente divenute farfalle. Messe da parte, almeno per una serata, le scarpe da ginnastica, sfilati per una volta gli inseparabili jeans, t-shirt e felpe, hanno finalmente acquisito un aspetto umano. Anzi, dirò di più, mi si sono presentati, forse per la prima volta, in tutta la loro individualità, lasciati da parte tutti quegli elementi che li rendono così stereotipati. Le ragazze finalmente con i vestitini eleganti, spalle scoperte, decoltè ben in vista, gambe nude e ai piedi sandali dai tacchi vertiginosi, i capelli variamente acconciati, quelle con i capelli più lunghi hanno rinunciato alle antiestetiche code di cavallo che, saranno pure comode, ma le rendono così tristi; i ragazzi in completo, per lo più scuro, camicia e cravatta, ben pettinati e rasati, a parte qualcuno che vuole atteggiarsi a “bel tenebroso”. Tutti sorridenti, felici di stare con gli insegnanti, quei pochi presenti, come mai, o quasi, succede nelle aule scolastiche, specie se in programma c’è un compito o un’interrogazione. Sono questi i momenti in cui ci si dimentica degli impegni scolastici –gli allievi dei “buchi” che ancora devono rimediare, i docenti delle verifiche da correggere, delle ultime interrogazioni e del programma da portare a termine- e si riesce finalmente a stare insieme per il piacere di farlo. Tutti uniti da una gioiosa condivisione, tanto da far pensare che ci vorrebbe davvero una scuola senza scuola, degli amici non compagni, dei docenti non tali ma solo adulti che accompagnano i ragazzi nelle esperienze della vita. Persone che condividono solo molti obblighi non sanno apprezzare il senso della condivisione vera, quella fatta di cose semplici, di risate o di chiacchiere inutili. Che c’è da dire, infatti, quando si parla di Pascoli o D’annunzio? Anche se chiedi loro un parere personale, non lo diranno mai perché non si azzarderebbero a dire “mi fa schifo” per timore di mettersi in cattiva luce con l’insegnante. Ecco quello che manca, in un’aula scolastica: la spontaneità. Certo ci sono alcuni momenti in cui ci si lascia andare da entrambe le parti, ma per lo più ogni atteggiamento è costruito: se dico questo faccio bene? Se faccio questo si arrabbia? Ecc. ecc.

Ma non c’è cena di matura senza omaggio-ironico per l’insegnante. Io, davvero, non avevo fatto alcuna congettura ma anche se avessi tentato di indovinare non ci sarei mai arrivata. So che di solito prendono di mira i punti deboli dei docenti, ma non mi aspettavo che rispolverassero la mia confessata attività poetica dei tempi della scuola elementare. Allora, infatti, mi dilettavo a scrivere versi e, in questi anni, ho avuto l’infelice idea di “recitare” una delle mie creazioni alla classe. Beh, quella poesia me la sono ritrovata trascritta su una “pergamena” –ottimo lavoro di Valentina- accompagnata dalla fascia, tipo quella del sindaco o di miss Italia, con la scritta: “Simply the best poeta vate”. Mi veniva da ridere pensando che in quest’ultimo periodo non faccio altro che stressarli con il “poeta vate”, specialmente trattando la poesia d’avanguardia che ne dissacra la figura. Ma la ciliegina sulla torta è stata una corona d’alloro, di quelle vere e non finte come ha insinuato una collega, la stessa corona che non ho avuto l’onore di indossare alla mia laurea perché a quei tempi non si usava. Loro lo sapevano che avevo questo rimpianto e così mi hanno formalmente nominata “poeta laureato” –il femminile evidentemente stonava, anche perché non si è mai sentita la dicitura “poetessa vate”- e mi hanno pure costretta a salire in piedi sulla sedia per declamare i versi scritti all’età di sette o otto anni. In quel momento ho rivolto il pensiero al mio “vate” preferito, Dante Alighieri, e gli ho detto: Tiè! Firenze non ti ha onorato della laurea poetica come volevi, un po’ presuntuosamente, mentre i miei allievi mi hanno fatto questo onore … alla fine la modestia premia!”.
Non poteva mancare, poi, l’omaggio floreale, questa volta “sintetico”, offertomi da un galante Giovanni che ha pure accennato un inchino … mi aspettavo anche il baciamano, ma sta ancora imparando l’arte del perfetto gentiluomo, diamogli tempo.

La cena è terminata quasi a mezzanotte e mentre per me la serata si avviava verso la fine, per loro il bello doveva ancora incominciare: tutti sul pullman e via in discoteca fino all’alba. Confesso che è stata tanta la gioia di stare insieme a loro che, se non fossi stata costretta a prendere servizio alle otto di mattina, ci sarei andata anch’io in discoteca. Hanno pure tentato di convincermi, inutilmente. Una volta arrivata a casa non avevo nemmeno sonno, io che di solito alle nove di sera dormo davanti alla TV. Mi sono decisa ad andare a letto alle due ma nelle mie orecchie risuonava l’allegro chiacchierio della serata, gli occhi, seppur chiusi, continuavano a vedersi scorrere davanti le immagini di quei ragazzi, con le neo acquisite fattezze di giovani donne e giovani uomini. Di dormire proprio non ne avevo voglia, complice anche un caffé bevuto alle undici di sera, ma pensando agli impegni mattutini alla fine ho ceduto al sonno.

Ora sono qui, senza la mia quinta e con i pacchi di compiti che attendono di essere corretti. Ma non ho saputo resistere alla tentazione di scrivere queste righe che rimarranno il perpetuo ricordo di questa serata, per me e per le giovani donne e i giovani uomini che, dopo questa specie di rito di iniziazione, guarderanno al futuro senza mai dimenticare la loro “cena di matura”. Non importa se gli anni del liceo sono stati allegri e spensierati o una vera tortura, non importa se i compagni di scuola non si sono rivelati quegli amici che tutti vorrebbero trovare, pur consapevoli che nel microcosmo racchiuso in un’aula scolastica è davvero difficile che accada, non importa se i docenti sono stati dei buoni o dei cattivi maestri … alla fine quest’esperienza, qualsiasi sia il posto che occupa nel cuore di tutti noi che l’abbiamo provata, grande, piccolo o insignificante, resterà sempre un ricordo indelebile nella nostra mente.

GRAZIE RAGAZZI! VI VOGLIO BENE. 😀

[nell’immagine “Apollo e Dafne” di Bernini]

26 pensieri riguardo “CENA DI MATURA

  1. Caro frz,

    sono io che ti ringrazio per l’apprezzamento.
    Sai una cosa? Ho passato quattro anni con i “miei” ragazzi -in prima non c’ero ancora- e ho tentato, con i miei modesti strumenti, di migliorarli. Forse ci sono riuscita un po’, ma credo che anche noi docenti miglioriamo, dal punto di vista umano, grazie a loro.

    Ti abbraccio. 😀

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  2. @ GIOVANNI
    LO CONOSCEVO GIà … MERITO DI MIO FIGLIO CHE MI HA PURE DETTO CHE IN 10 MINUTI HA CAPITO QUELLO CHE LA SUA INSEGNANTE NON GLI HA FATTO CAPIRE IN UN ANNO. 😦

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  3. Meno male che i Promessi Sposi in seconda non te li ho spiegati io! Aspettiamo la Divina Commedia in 10 minuti poi vediamo …. 😉

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  4. Commento questo post che è stato quello grazie al quale ho conosciuto il tuo fantastico blog.
    Suppongo che anche questa sia una “classe speciale”…. Devo dire che sei proprio fortunata con gli allievi, oppure sei molto brava ad instaurare un rapporto con loro, o, più probabilmente, un mix di entrambe le cose.
    L’anno in cui ho avuto una quinta i ragazzi non hanno organizzato nulla di particolare. Se non ricordo male hanno invitato tutti i prof. ad un aperitivo uno degli ultimi giorni di scuola e la cosa è finita lì… Chissà cosa succederà quest’anno che di quinte ne ho due… Posso solo immaginare che se qualcuno dovesse venire a scuola con i gavettoni sarei uno dei primi bersagli (specialmente se matematica verrà affidata ad un commissario esterno): un po’ per vendicarsi di tutti i votacci e dei debiti che ho dato loro in questi anni e un po’ perché tanto saprei stare allo scherzo (e se loro mi conoscono questo lo sanno di certo…).
    Toglimi una curiosità: ma tutte le quinte ti hanno fatto questi divertenti omaggi, o solo questa classe?
    Un’ultima cosa che mi è venuta in mente leggendo lo scambio di commenti sopra (con un tuo ex-allievo, mi pare): dovrebbe esserci su YouTube il video, sempre degli Oblivion, dell’Inferno in cinque minuti (anche se, secondo me, non è assolutamente all’altezza di quello dei Promessi Sposi, che trovo fantastico 😉)

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  5. Grazie per il “fantastico blog”!

    Quella quinta è stata la prima (in passato insegnavo solo al biennio) e l’ho portata avanti dalla seconda quindi è chiaro che ho instaurato con gli studenti un buon rapporto basato soprattutto sulla stima reciproca e un po’ di affetto. 🙂

    Qui da noi si usa fare regali (non necessariamente impegnativi dal punto di vista economico) ai docenti della quinta (in genere alla cena di matura). Poi la cena è in grande stile, le ragazze in abito da sera, i ragazzi in giacca e cravatta, affittano una villa (in Friuli ce ne sono molte e davvero belle) messa a disposizione dai proprietari per gli eventi, mentre la cena è ordinata con il catering. Alla fine della cena, i docenti tornano a casa e i ragazzi (rigorosamente in pullman noleggiato) vanno in discoteca. Le ragazze in genere si cambiano, soprattutto le scarpe (mettono certe tacco 12 che mi fanno invidia!). Si usa così, è una specie di ballo delle debuttanti, se posso fare un paragone.

    Gli Oblivion sono simpatici, giusto per farsi una risata. I grandi classici però vanno letti e spiegati con passione perché solo in questo modo i ragazzi li apprezzano. Se un insegnante non sopporta Dante o Manzoni (può succedere… magari anche qualche argomento di matematica è meno simpatico), i ragazzi li studiano malvolentieri e apprendono ben poco.

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  6. Che bella tradizione quella della cena di matura… Un bel modo di suggellare i cinque anni di liceo trascorsi assieme! Bello soprattutto perché è probabilmente uno degli ultimi momenti in cui i ragazzi sono insieme come classe. Da quello che so nella mia scuola i ragazzi sono soliti organizzare un viaggio post-maturità, ma lo trovo piuttosto diverso dalla cena di matura. Solitamente, infatti, ogni “gruppetto” della classe organizza un suo viaggio, alcuni non partecipano per diverse ragioni, mentre altri portano morosi ed amici di altre scuole. Insomma, non è un’attivita che svolgono insieme come classe, ma piuttosto come gruppo eterogeneo di amici che continuerà a frequentarsi anche dopo… E poi nel viaggio non c’e più quella magica ansia pre-maturità in stile “Note prima degli esami” di Venditti…

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  7. Pienamente d’accordo con te sugli Oblivion e sulla passione degli insegnanti… La mia insegnante di lettere del biennio mi ha fatto amare “I promessi sposi” a causa della sua passione (ricordo che era solita farci fare lavori di gruppo, cosa piuttosto rara all’epoca, in cui dovevamo ad esempio riscrivere un passo del romanzo cambiando completamente il carattere di un personaggio o ambientarlo in un’altra epoca storica). La “Divina Commedia”, invece, non l’ho amata, ma la ricordo ancora oggi. La nostra insegnante del triennio era molto brava (anche se tavolta un po’ noiosa) e piuttosto severa…. Ricordo che faceva compiti in classe su una decina di canti e ci metteva alcuni passi tratti da essi (senzadirci a quale canto appartenessero) che noi dovevamo riconoscere, contestualizzare, parafrasare, analizzare nelle loro figure retoriche, ecc. Insomma, erano compiti abbastanza impegnativi (si usa ancora lavorare in questo modo?) e quindi eravamo obbligati a studiare….
    Io personalmente cerco di mettere passione in tutto ciò che insegno, anche se, inevitabilmente, ci sono argomenti che preferisco rispetto ad altri…. Comunque l’argomento che mi piace meno è certamente la geometria euclidea che si fa al biennio. Quest’anno l’ho detto ai ragazzi di terza, che mi hanno avuto anche al biennio, e loro si sono meravigliati, quindi direi di aver nascosto bene la mia avversione (oppure spiego tutto con così poca passione che non si nota la differenza 😂)

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  8. Sul romanzo di Manzoni tre anni fa ho proposto in seconda, durante gran parte dell’anno scolastico, un laboratorio di scrittura creativa (sulla base dei capitoli letti, i ragazzi dovevano scrivere guide turistiche, lettere, pagine di diario, interviste – anche incrociate -, articoli di cronaca) che ha prodotto dei lavori molto belli, con grande soddisfazione mia e degli allievi. Qui un piccolo assaggio…

    Su Dante, due anni fa i ragazzi di quarta hanno fatto dei lavori eccellenti sul Purgatorio, utilizzando delle piattaforme on line per Digital Storytelling. Io avevo fatto un corso e li avevo istruiti ma devo ammettere che loro hanno superato le miei aspettative. La mia formatrice ha apprezzato talmente tanto i lavori fatti che ha dedicato loro una pagina del suo blog “Narrare digitale”: qui trovi la pagina. Se hai voglia, naturalmente, perché di tempo immagino tu ne abbia, forse ancora per poco perché quando inizierai la riabilitazione sarà diverso. Spero tu ti riprenda bene e presto.

    Le verifiche sulla Divina Commedia non sono così impegnative (almeno quelle che propongo io, anche se preferisco interrogare), non devono studiare così tanti canti e comunque i passi che devono analizzare e commentare hanno le indicazioni necessarie. Ormai tutto deve essere trasparente e condiviso, ciò non toglie che i ragazzi studino ma lo fanno, a mio parere, più tranquillamente rispetto ai tuoi tempi e ai miei.

    Buona serata e a presto.

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  9. Per il momento di tempo ne ho, anche se in questi ultimi giorni sono stato un po’ preso dalla preparazione dei compiti di recupero del debito del trimestre e della loro griglia di valutazione e ancora non ho finito. Il primo di questi compiti è domani ed ho inviato il testo alla supplente poco più di un’ora fa: dico sempre ai ragazzi di non ridursi all’ultimo con il lavoro, poi sono il primo a farlo dando il cattivo esempio 🙄. La settimana prossima dovrei togliere il gesso ed iniziare la riabilitazione, cosa che mi mette parecchio in ansia 😟. Intanto sono stato costretto a prolungare la mia assenza fino al 15 febbraio, ma può darsi che dovrò prolungare ancora e la cosa mi butta giù parecchio…
    Guarderò con piacere i lavori dei tuoi ragazzi, anche perché stavo pensando di far fare qualcosa di simile (chiaramente di matematica, che non è semplice. Si accettano idee 😂) ai miei ragazzi (poi chiaramente, visto il tempo che stiamo perdendo a causa della mia assenza, se ne riparla eventualmente il prossimo anno). Pensavo di far fare ai ragazzi di quinta dei lavori di approfondimento sulla storia della matematica in modo da inquadrare meglio i personaggi di cui studiano formule e teoremi. Questo lavoro secondo me potrebbe essere utile per fare i collegamenti durante il colloquio dell’esame di stato. Lo scorso anno non avevo quinte, ma molti colleghi mi hanno detto che i ragazzi hanno fatto molta fatica a collegare matematica, a meno che lo spunto contenuto nella busta (che quest’anno non ci sarà, ma sembra che poco cambierà) non fosse di matematica o fisica. Se no stavo pensando di fare un lavoro a gruppi sul gioco d’azzardo e sulla probabilità. Non so se questi lavori possano funzionare (ne ho parlato con un paio di colleghi che hanno demolito la mia idea….), ci penserò il prossimo anno, anche in base a come sarò messo col programma.
    Buona serata

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  10. Una cosa per volta, senza ansia. Tolto il gesso e iniziata la riabilitazione, capirai i tempi di convalescenza. Credo che noi docenti siamo l’unica categoria di lavoratori che vorrebbe tornare al lavoro il prima possibile. Le ore che perdiamo non le possiamo recuperare e i supplenti non fanno mai come e cosa vorremmo. 😦

    La presentazione multimediale per il colloquio è importante. Le piattaforme che i miei allievi hanno usato sono le migliori, eppure non so perché gli studenti continuano a utilizzare prezi che non vale un granché.
    Non bisogna fare dei collegamenti forzati, la matematica e la fisica sono sempre difficili da collegare con l’ambito umanistico. Secondo me l’importante è la spigliatezza nell’esposizione e la validità dei contenuti.

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  11. Ho dato un’occhiata ai lavori dei tuoi allievi o ex-allievi (sicuramente quelli del Purgatorio sono ex poiché ormai maturi, mentre quelli dei Promessi Sposi dovrebbero essere in quinta: sei ancora la loro insegnante?) e non posso che fare i complimenti sia a loro che a te. Lavori ben fatti da un punto di vista grafico, creativi, originali e conditi con una buona dose di ironia. Ripeto, complimenti.
    Sul fatto che la matematica e la fisica siano difficili da collegare non ci sono dubbi, però con la tesina le cose erano più semplici. Con i ragazzi della mia quinta del 2017 siamo riusciti a fare dei collegamenti piuttosto originali, tanto che il collega esterno di fisica (quell’anno c’era matematica interno e fisica esterno, quindi io, che facevo entrambe le materie, ero in commissione ma solo per matematica) si è detto molto sorpreso positivamente perché non era gli mai successo di trovare una classe in cui quasi tutti avessero collegato le materie scientifiche. Questo però era stato possibile grazie all’anticipo con cui i ragazzi preparavano le tesine, cosa che mi aveva permesso di consigliarli sui collegamenti anche con approfondimenti e letture ad hoc. Con la busta (che quest’anno non ci sarà, ma penso di aver capito che nella struttura del colloquio non dovrebbe cambiare molto) tutto è più complicato ed i ragazzi devono improvvisare rischiando di cadere nella banalità…

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  12. Sul fatto che gli insegnanti siano gli unici a voler tornare al lavoro il prima possibile hai ragione. Chiaramente ci sono delle eccezioni: mio papà, pur non essendo un docente, si ostinava ad andare a lavorare anche con la febbre alta (sarà un gene di famiglia 😂) e ci sono anche colleghi per i quali ogni motivo è buono per assentarsi. Comunque in linea di massima hai ragione. E il bello (si fa per dire….) è che in molti ci vedono come nullafacenti con 18 ore settimanali (nel mio caso 20, ma poco cambia) e 3 mesi e mezzo di vacanza (in realtà poco abbiamo poco più di un mese perché fino a metà luglio abbiamo gli esami di maturità o i corsi di recupero e a fine agosto/inizio settembre rientriamo per gli esami di riparazione. Eppure non c’è verso di metterlo in testa alla gente 😠). Certo, ho incontrato diversi docenti nullafacenti nella mia carriera (soprattutto di studente, da insegnante faccio più fatica a giudicare perché non so cosa facciano i colleghi una volta entrati in aula), eppure erano una minoranza. Ricordo un mio insegnante (peraltro di una materia piuttosto importante) che entrava in aula con caffè e giornale ed iniziava a leggerlo esprimendo le sue idee politiche (cosa che, secondo me, un docente non dovrebbe mai fare, anche se noto che molti colleghi lo fanno anche oggi 😠). Verso fine anno in un paio di lezioni spiegava tutto, poi faceva un compito piuttosto semplice e lasciava copiare in modo che tutti avessero il loro 6. Fortunatamente personaggi come questo sono solo una netta minoranza, anche se comincio a pensare che in molti ci vedano così….
    Buona serata

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  13. La quinta che è uscita lo scorso anno era davvero eccezionale. Non tanto per le eccellenze (non mancavano, due sono usciti con il 100 e una con il 100 e lode) quanto per l’entusiasmo che mettevano in tutto ciò che proponevo loro, senza mai tirarsi indietro (anche se sappiamo bene che, specialmente nei lavori di gruppo e/o coppia c’è qualcuno che si impegna di più e altri battono la fiacca). Purtroppo non tutte le classi sono così ricettive, in molte devo (ho dovuto) insistere molto e spronarli con varie promesse (un +, un voto più alto, l’arrotondamento per eccesso della media finale…).
    La classe che ha lavorato sui Promessi sposi non l’ho portata avanti per varie ragioni. La collega che è subentrata è comunque molto soddisfatta e credo che all’esame qualche 100 (e una lode) ci sarà.

    La nuova modalità del colloquio, a prescindere dalle buste che sappiamo non ci saranno, non va bene. Dal momento che prima i ragazzi iniziavano con la tesina (in qualche modo paragonabile al vecchio “argomento a scelta”), non trovo giusto metterli di fronte a dei materiali che, seppur attinti dal curriculum di studi, vedono per la prima volta in quella circostanza e su questi devono creare collegamenti tra le discipline. Sarebbe molto più onesto proporre loro una trentina di “buste” (materiali per iniziare) su cui prepararsi.
    C’è chi addirittura vorrebbe abolire l’esame. Io non concordo ma è anche vero che lo scrutinio di giugno valuta già la preparazione dell’anno e i 40 punti di credito costituiscono un “tesoretto” che rappresenta un po’ lo specchio della preparazione. Per me si potrebbero abolire gli scritti e lasciare solo il colloquio sulle esperienze PCTO e Cittadinanza e Costituzione, invitando i candidati a creare collegamenti con le materie studiate, tornando alla vecchia valutazione in sessantesimi. Tu cosa pensi?

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  14. Sulle ferie degli insegnanti ho scritto tanto e onestamente sono un po’ stufa di sentire i soliti luoghi comuni. Oramai non me la prendo più.
    Insegnanti più o meno bravi sono sempre esistiti, anche se io ne ho avuti di validissimi (ad eccezione della docente di Italiano che è arrivata in terza – quinto anno, al classico – dopo il pensionamento del mio vecchio prof che era anche un poeta). Però capisco lo sconforto dei docenti di oggi: ogni giorno mi chiedo “Chi te lo fa fare?” ma poi seguo la mia coscienza e il mio cuore. Non potrei essere diversa da come sono e sono sempre stata. 😦

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  15. Che fortuna avere una classe così partecipativa. Io ho avuto il problema opposto con le attuali quinte. Soprattutto quando erano in terza i ragazzi non intervenivano mai durante le lezioni e spesso non mi chiedevano nemmeno chiarimenti sugli esercizi che assegnavo loro per casa che non riuscivano a svolgere (di conseguenza, dal momento che in classe non ho il tempo di correggerli tutti, si tenevano i loro dubbi e il risultato si vedeva nei compiti in classe…). Poi, fortunatamente, la situazione è leggermente migliorata (in una delle due classi, nell’altra è precipitata, ma per altri motivi. Sull’intervenire sono migliorati anche loro), ma ancora adesso i ragazzi intervengono poco (anche se molto più di prima: mi sono molto sorpreso quando alcuni sono venuti ad espormi i loro dubbi circa la scelta dell’universita oppure le loro preoccupazioni per l’esame). Anche gli studenti più brillanti (e ce ne sono: due hanno accumulato 25 crediti e meriterebbero davvero la lode, in diversi possono puntare al 100) non intervengono quasi mai per dire la loro, nemmeno quando chiedo “come avete risolto questo esercizio?” (rispondono se li chiamo io, altrimenti non intervengono). Secondo me questo è un vero peccato, anche perché faccio fatica ad avere un feedback su quali argomenti siano loro chiari e quali vadano rispiegati. Al contrario, i ragazzi di terza, sebbene più vivaci e meno brillanti dei ragazzi di quinta (nonostante anche qui ci siano tre o quattro studenti con ottimi risultati), partecipano molto alla lezione e non esitano a chiedermi chiarimenti e ad espormi i loro dubbi (addirittura venendomi a cercare durante l’intervallo o in altre classi).

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  16. Per quanto riguarda la tua proposta di cambiamento dell’esame di stato non sono più di tanto d’accordo. Innanzitutto perché con l’abolizione delle prove scritte si lascerebbe tuttoin mano alle scuole e in questo modo si correrebbe il rischio di aumentare ancor di più la differenza tra le scuole più severe e quelle in cui i docenti sono di manica più larga in favore di queste ultime. So benissimo che anche per le prove scritte la valutazione dipende molto dal docente che le corregge e per questo penso sarebbe importante che il ministero preparasse delle griglie di correzione molto dettagliate da far adottare alle scuole di tutta Italia. Io, ad esempio, per i miei compiti preparo una griglia in cui praticamente ad ogni passaggio assegno un punteggio (crescente in base alla difficoltà) non molto alto (massimo 3,4 punti su 100). Se lo studente risolve correttamente quel passaggio prende il punteggio pieno, altrimenti prende zero punti. Seguendo questa griglia la valutazione è la stessa che la dia io oppure un altro docente. Penso che il ministero dovrebbe fare così (un po’ come veniva fornita una griglia molto dettagliata per le prove INVALSI) in modo da aumentare l’oggettività dell’esame.
    fosse per me aggiungerei, oltre al tema ed alla seconda prova, un prova di inglese che possa valere come certificato linguistico (anche se so che è impossibile dal momento che questi certificati vengono rilasciati a pagamento da alcuni enti come l’universita di Cambridge),

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  17. Eviterei, inoltre, di ridurre il colloquio solamente alla cittadinanza e costituzione ed ai PCTO. Questo perché non sempre i PCTO vengono gestiti allo stesso modo nelle scuole e in alcune sono gestiti davvero male. So che nella mia città ci sono molte scuole (anche licei) dove per una settimana si sospendono le attività didattiche e gli studenti del triennio svolgono le attività di PCTO. Nella mia scuola, invece, si è deciso che debbano essere svolti al pomeriggio (causando difficoltà ai ragazzi che, ahimè, ancora faticano ad organizzarsi e chiedono perciò di spostare compiti ed interrogazioni) o in estate (con notevole svantaggio per chi ha dei debiti da recuperare, ma anche di chi ha lavorato molto seriamente durante l’anno e meriterebbe di riposarsi). Inoltre, almeno nella mia scuola, non tutti i progetti sono attinenti al percorso di studi. Alcuni sono molto validi (ci sono ad esempio esperienze presso varie università o affermati enti di ricerca), ma sono una minoranza. Molti progetti, invece, sono, a mio avviso (ma anche dei ragazzi che li svolgono), perfettamente inutili. Cosa può raccontarmi all’esame uno che ha fatto l’animatore in parrocchia, uno che è andato in un ufficio a fare fotocopie o uno che è andato in biblioteca a riordinare dei libri?
    Penso, dunque, che sarebbe necessario un maggiore impegno da parte delle scuole nella selezione dei progetti (chiaramente anche i ragazzi dovrebbero impegnarsi maggiormente e non scegliere un progetto solo perché “sembra facile” o “sembra che non si faccia niente”) in modo da fornire, almeno ai ragazzi di quinta, esperienze valide ed attinenti al loro percorso di studi. Se venissero effettuati questi cambiamenti allora non avrei nulla in contrario a ridurre il colloquio a cittadinanza e PCTO, ma per come è la situazione in questo momento (almeno nella mia scuola, magari voi siete super organizzati) sono contrario.

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  18. Ti capisco. A volte può sembrare di far lezione alle mummie ma in realtà seguono, senza intervenire perché sono fatti così. Alcuni colleghi, comunque, preferiscono una classe silenziosa così non si mettono mai in discussione.

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  19. Ho avuto modo di confrontarmi sulla valutazione con altri colleghi, in occasione di prove comuni su più materie di cui insegnavo solo una. Non c’è griglia che tenga (almeno per l’italiano, forse per le materie scientifiche è diverso): se per un singolo indicatore puoi attribuire da 1 a 5 punti, le differenze ci sono eccome. Quello che per me è 3, per esempio, per un altro può essere 2 e per un altro ancora 4 o 5. L’unica valutazione davvero oggettiva è quella sui quesiti chiusi (tipo test Invalsi che sinceramente non mi sono mai piaciuti) ma sono improponibili per prove semi-strutturate (in cui solo alcuni quesiti sono chiusi) e ancora meno per un compito di letteratura italiana o un testo argomentativo.

    Lo scorso anno sono state proposte dal ministero (più che proposte, imposte…) delle griglie comuni per la prima prova. Di fatto, però, non erano griglie perché c’erano solo gli indicatori e abbiamo dovuto inserire i descrittori e i misuratori. Ogni scuola ha preparato la sua griglia e ti posso assicurare che, avendone viste un po’, erano molto diverse. Se l’obiettivo del Ministero era quello di livellare le valutazioni, eliminando le differenze tra le scuole della penisola, è miseramente fallito. Prova ne sia proprio l’abbondanza di lodi al sud (poco coerenti con i risultati dei test Invalsi), problema che si voleva evitare.

    Sull’inglese mi trovi d’accordo. Tempo fa avevo addirittura espresso il mio parere sull’obbligo di certificazione linguistica (in questo caso l’onere dovrebbe essere a carico delle scuole), dalla A2 (classe prima) alla B2-C1 (in quinta), pena la non ammissione alla classe successiva o all’esame. Sono stata presa per pazza. 😦

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  20. Anche sulla questione dei PCTO mi trovi d’accordo. Certamente bisognerebbe scegliere accuratamente i percorsi, annullare le convenzioni con gli enti poco affidabili (quelli che, alla fine, vogliono solo manovalanza a costo zero) e magari orientare in modo deciso gli studenti, almeno in quinta, nella scelta di attività coerenti con il corso di studi successivo. Al di là di tutto, dicevo di lasciare solo l’orale (che poi è definito “colloquio” appunto perché non dovrebbe essere un’interrogazione su tutte le materie, sulle quali, come ho detto, i ragazzi sono già stati valutati in sede di scrutinio finale) proprio perché, senza la terza prova, lo scritto si basa su 2-3 materie (se consideriamo le prove miste) e i risultati sono poco significativi nonché spesso poco coerenti con i risultati ottenuti durante l’anno. Ho visto, infatti, gente bravissima in italiano prendere voti bassi e tanti non troppo brillanti prendere voti alti. E’ anche una questione di fortuna (la traccia giusta, un argomento su cui lo studente magari era più preparato per interesse personale, pur ignorando del tutto la storia della letteratura) oppure di eccessiva emotività che può essere penalizzante.

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  21. Per le materie scientifiche elaborare una griglia dettagliata è sicuramente più semplice che per l’italiano, dove riconosco che sia praticamente impossibile. Ricordo che nel mio liceo 2 anni fa noi docenti di matematica abbiamo effettuato una correzione incrociata delle prove comuni delle terze seguendo una griglia di valutazione piuttosto dettagliata. Successivamente ogni insegnate ha corretto le prove delle sue classi. In questo modo tutti i compiti avevano due punteggio, uno attribuito dal docente titolare ed uno da un altro docente della scuola. In dipartimento abbiamo poi discusso sulle differenze nelle valutazioni. Nonostante ci fosse una griglia comune c’erano alcune piccole differenze (massimo un mezzo voto). L’esperimento non è più stato ripetuto (e tutto sommato ne sono stato felice: quell’anno avevo tre terze e dover correggere tutti i loro compiti più quelli di un’altra classe ancora è stata una fatica immane), ma ha dimostrato come le griglie non possano mai essere oggettive al 100%. Fatta questa premessa, sono convinto che sarebbe comunque il caso di introdurre griglie più dettagliate all’esame, proprio per evitare le enormi discrepanze di valutazione tra Nord e Sud (che senza gli scritti, a mio parere, potrebbero solo accentuarsi).
    Penso che inserire la certificazione linguistica obbligatoria sia infattibile poiché è una questione di business, dal momento che sarebbe uno svantaggio economico in primis per le scuole , che non si accollerebbero mai le spese… Tuttavia secondo me sarebbe importante farlo, vista l’importanza che l’inglese nel futuro sia universitario (per chi vuole studiare all’estero) sia lavorativo dei ragazzi. E lo dice uno che l’inglese non lo parla granché bene (col fatto che sia mio papà che mia moglie parlano l’inglese perfettamente non ho mai avuto bisogno di usarlo durante i viaggi, né da bambino né da adulto, e col tempo l’ho disimparato). Per curiosità, ma chi ti ha dato della pazza: gli studenti (non penso si permetterebbero), i genitori o i colleghi (e nel caso, anche quelli di lingua)?
    Sul fatto che la fortuna e l’emozione giochino un ruolo importante alle prove scritte sono d’accordo, però non per questo le abolirei. In fondo anche all’università e nella vita è spesso anche una questione di fortuna. Comunque la preparazione degli ultimi tre anni costituisce già il 40% del voto finale e non è poco… Forse si potrebbe aumentare ancora il credito (magari considerando anche il biennio, che sinceramente non riesco a capire come mai non conti nulla) e diminuire il punteggio delle prove, ma non sono tanto convinto….

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  22. Mi hanno dato della pazza alcuni colleghi, non necessariamente di Inglese. Tuttavia, devo precisare che il tono era ironico, come a dire “Ma davvero pensi sia fattibile?”.

    Quanto al credito, effettivamente nemmeno io capisco perché si calcoli solo il triennio. Forse perché i primi due anni costituiscono obbligo scolastico.

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