TRISTEZZA & DISTRAZIONI

insegnanteChe cosa c’è di più triste di una domenica passata chiusa in casa a correggere compiti? Nulla, almeno per me. E quando fuori splende il sole, è ancora peggio. Ora, però, sta piovendo, uno di quei temporali estivi che arrivano quatti quatti, si fanno annunciare solo dalla luce che si fa via via più tenue e ti lasciano appena il tempo di ritirare il bucato steso sul terrazzo.

Quando devo rimanere a casa per forza, mi sento prigioniera, legata ad una penna rossa che deve impegnarsi tutto il tempo a segnare in modo vario, a seconda della gravità, gli errori. Tutto il tempo così. Che strazio! Praticamente mi ritrovo a fare ciò che sconsiglio ai miei allievi: distrarsi.

Prima di tutto ho il pc acceso, anche se faccio finta di nulla. Nel senso che gli do ogni tanto un’occhiata fugace, una sbirciatina alla posta o al blog, mi do pure dei tempi … ogni cinque compiti. Poi, sarà il caldo, ma non faccio altro che bere; quindi ogni mezzora mi trasferisco in cucina, dove almeno la mattina fa anche più fresco perché è a nord, bevo e torno alla scrivania. Di mangiare fuori pasto non se ne parla: arriva l’estate, anzi pare sia proprio arrivata visto che in casa ho già 29°C, e si deve stare a dieta. Ma, visto che sono nervosa, mangio caramelle, rigorosamente senza zucchero. Il cellulare sta lì zitto; proprio perché oggi pare che nessuno mi fili, mando un sms ad una collega, sicura che anche lei sia segregata in casa, e attendo una risposta consolatoria che confermi anche la sua segregazione. La collega al momento è in bici -mi assale l’invidia- ma poi ha anche lei i suoi pacchi di compiti che l’aspettano. Tra un sms e l’altro si consuma un po’ di tempo ed è giunta l’ora di fumare una sigaretta. Da quando non fumo in casa, mi sento una deportata: d’estate in terrazza, ma solo se non batte il sole, d’inverno in veranda, anche quando ci sono 5°C. In quei frangenti mi convinco che il fumo faccia male: rischio ogni volta di prendermi un accidente. Nelle mezze stagioni la veranda va benissimo, né caldo né freddo, c’è pure uno sgabello, sempre che non sia occupato dalle scatole di scarpe che, non si sa perché, rimangono abbandonate finché qualcuno, la sottoscritta, non le mette a posto.

Mai come oggi sono stata distratta, ma non solo dalle azioni che ho appena descritto, soprattutto dai pensieri. Per dire la verità da un pensiero: l’esame di stato. Eh già, perché quest’anno mi tocca e non posso scappare. Se è normale un po’ di tensione negli allievi, non so quanto lo sia per gli insegnanti. Ma io sono fatta così: partecipo delle gioie e dei dolori altrui, anche dell’ansia, se è il caso. E negli ultimi tempi i “miei” ragazzi sono ansiosi e mentre cerco di consolarli, cresce la mia di ansia e non posso nemmeno farmi vedere tanto ansiosa perché allora non potrei più dire “ma come siete esagerati, cosa sarà mai! un esame, solo il primo di una lunga serie se andate all’università”. Il bello è che, ripensando ai miei studi, mi ritornano in mente vecchi ricordi di quando uscivo di casa per sostenere un esame e, guardando mia madre con occhi tristi, le dicevo “stavolta mi andrà male”; il sorriso di lei, che sapeva che sarei tornata con l’ennesimo 30 e lode, era sornione e non mi consolava affatto, anzi sembrava che si prendesse gioco di me. Ma in fondo aveva ragione: ho sempre fatto drammi per qualsiasi cosa, perché mai avrebbe dovuto credermi quando i fatti parlavano chiaro?

Alla fine del pomeriggio i compiti sono corretti, tutti. Beh, li dovrò rivedere domani, ma per oggi basta. Ho la testa fusa. Però nella “pausa pranzo” sono riuscita anche a prendermi un’oretta di sole, prima che si annuvolasse ovviamente. Il fatto è che alla fine ho perso un sacco di tempo, tra la doccia, il caffè, la sigaretta .. anche perché dovevo riprendermi visto che sono rientrata in casa dalla terrazza parecchio intontita. In quelle condizioni non avrei mai potuto correggere i compiti.

Insomma, una giornata piena, anche troppo. L’unica nota positiva è che i famigerati compiti, quelli della quinta, ovviamente, sono andati bene, almeno per ora, nel senso che domani li rivedrò e non si sa mai che abbia sbagliato a fare i conti. Magari oggi ero troppo stanca.
Una cosa, però, mi ha reso particolarmente triste la domenica: nessuna mail, nessun commento sul blog. Non c’è cosa peggiore che vedere quello “zero” che ti fa capire chiaramente che nessuno ti prende in considerazione. Però una spiegazione c’è: mi sa che a casa oggi sono rimasta solo io. E quegli allievi, esattamente quelli i cui compiti mi hanno tenuta impegnata tutto il giorno, saranno rimasti a casa anche loro a studiare per l’esame o per le ultime verifiche? Mi sa tanto di no. 😦

P.S. Ora vado a vedermi un film alla tele: “Notte prima degli esami oggi” … l’ansia mi perseguita, che incubo!