16 maggio 2009

SULLE NOTE DI UN’ALTRA EMOZIONE

Posted in adolescenza, affari miei, amicizia, amore, Milano, vacanze tagged , , , , , , , , , , , a 11:23 am di marisamoles

mare-inverno
Le canzoni, quelle che ci piacciono particolarmente, rimangono indelebili nella nostra mente e, nota dopo nota, vanno a comporre la colonna sonora della nostra vita.

Dopo l’inattesa onda di emozioni che mi ha colpita ascoltando, in modo del tutto casuale, la canzone di Marco Carta “Dentro ad ogni brivido”, un’altra emozione questa volta me la sono andata a cercare. Devo essere proprio stanca, visto che vado alla ricerca di “evasione”. Anche questa volta corro indietro nel tempo: l’estate del 1975. Ero “piccola”, ma già molto intraprendente visto che stavo assieme a Guido, il mio primo vero boy friend. Almeno non era un amore platonico, considerato che già alle elementari avevo iniziato ad innamorarmi, sempre delle persone sbagliate, comunque.

Torno indietro a quella lontana estate. Ero a Lignano Sabbiadoro, dove passavo un mese di vacanza con la mia famiglia. Il mio boy friend mi aveva raggiunto, in compagnia di un amico –allora, evidentemente, anche i ragazzi di buona famiglia, non solo le ragazze, andavano in giro solo se accompagnati- e aveva trascorso una settimana in campeggio. Avevo perso di vista per un po’ le mie amiche e, una volta partito Guido, guarda chi mi ritrovo! La mia amica Elena che nel frattempo si era messa assieme ad un ragazzo milanese. Niente di male, aveva pur diritto anche lei di divertirsi. La cosa più triste per me era, però, il fatto che il milanese si trascinava appresso un bresciano, Angelo, che inizia a farmi una corte spietata. Ricordo che feci di tutto per sottrarmi a quell’assedio e alla fine lui capì e desistette. Meno male!

Come capita quando si incontra gente nuova in vacanza, ci scambiamo gli indirizzi. Io sinceramente non credevo che quei due li avrei più rivisti. Elena sì, dal momento che viveva nella mia stessa città. Ma non avevo fatto i conti con la mia assidua frequentazione milanese; almeno un paio di volte all’anno me ne andavo a Milano, ospite di una zia, e vi rimanevo per un po’ di tempo, durante le vacanze di Natale e Pasqua. Io adoravo Milano e la giravo tranquilla in lungo e in largo, anche da sola. Non avevo paura, ma forse allora le grandi città erano più sicure, e le linee della metropolitana non avevano segreti: avendo amici a Cinisello, Cologno e Sesto San Giovanni, dovevo per forza spostarmi un bel po’.
Quando durante le vacanze di Natale del 1975 mi recai a Milano, rispolverai il foglietto con l’indirizzo di Roberto, il boy friend di Elena, e andai a cercarlo. Sorrido pensando che oggi non ci si perde mai di vista. Cellulare e computer facilitano i contatti. Ma allora non c’erano e, non avendo il suo numero di telefono, mi recai a casa sua, vicino all’Arco della Pace, praticamente alla fine di Corso Sempione.

Non riesco a descrivere la sua sorpresa ma anche la sua gioia nel vedermi. Non riusciva a credere che fossi lì, a Milano, e che mi fossi ricordata di lui. Sapevo che con Elena era finita, ma d’altra parte quando hai quindici anni e abiti a 400 chilometri di distanza l’amore, se mai c’era stato davvero, se ne va … come una candela, a poco a poco si consuma fino a spegnersi. Non sapevo, allora, che la nostra amicizia appena iniziata era destinata a durare a lungo. In pratica siamo rimasti in contatto per sei anni prima di perderci di vista … causa il suo matrimonio. Per dire la verità lui non mi aveva avvisata, l’ho saputo dalla madre al telefono. Che tristezza!

Il legame che si era instaurato tra me e Roberto sembrava la classica eccezione che conferma la regola: l’amicizia tra un “uomo” e una “donna” può esistere davvero. Ne eravamo convinti e ne andavamo fieri. Io continuavo a stare assieme a Guido, lui preferiva flirtare con ragazze diverse. Sembrava allergico ai legami. Ci scrivevamo: la posta a quei tempi era l’unica soluzione, e sto parlando di posta posta, quella fatta di fogli di carta, a volte colorati e con dei disegni più o meno bizzarri, di buste e francobolli, oltre che di una settimana d’attesa tra la spedizione e l’arrivo a destinazione. Altro che e-mail! Facevamo i calcoli: ognuno rispondeva subito, la lettera partiva al massimo il giorno dopo, sette giorni più tardi si trovava nella cassetta della posta dell’altro.

L’amicizia si consolidò l’estate successiva … almeno così pareva. Avevamo un intero mese davanti, da passare sempre insieme. Io che ero abituata ad avere compagnie numerose, preferivo stare con Roberto. Di giorno in spiaggia, la sera in giro tra piano bar, discoteca, luna park … mai un momento di noia, mai un rimpianto nei confronti delle vecchie amicizie. Più che un’amicizia sembrava un idillio e fu questa strana alchimia a cambiare le cose. A poco a poco mi accorsi che non era più come prima. Stavamo distesi sulla sabbia dorata, all’ombra delle cabine; ci divertivamo a criticare la gente che passava: guarda quello, guarda quella … le note del juke box del bar della spiaggia, la classica “rotonda sul mare” alla Fred Bongusto, allietavano le nostre ore. Ricordo che una canzone in particolare era il tormentone dell’estate: “Donna amante mia” di Umberto Tozzi. Era ancora lontano il tempo di “Gloria” o di “Si può dare di più”. Credo che Tozzi fosse praticamente ai suoi esordi, ma quel motivo era davvero un successo.

Roberto iniziò a guardarmi con occhi diversi: il suo sguardo era più eloquente di qualsiasi parola. Io per lui avevo iniziato ad essere “quella donna”, “quell’amante”. Nella sua mente non ero più l’amica di prima e la consapevolezza di ciò mi mandò in crisi. Perché, nonostante cercassi di respingere quell’ipotesi, che noi due potessimo amarci e non più soltanto come amici, i dubbi c’erano, eccome. Ma fui determinata: l’amicizia poteva e doveva durare, altro non era possibile. Insomma, i risvolti alla “Harry ti presento Sally” non li tenevo in nessun conto. A costo di soffrire e di procurare in lui un dolore tale da fargli rischiare un esaurimento nervoso.

Non ci fu più nessuna estate insieme, ma non perdemmo i contatti. Lui ogni tanto tornava alla carica, ma io rimanevo ferma nella mia decisone. A Milano non tornai per un paio d’anni, almeno non tornai da lui. Pensavo che la cosa migliore fosse mantenere le distanze, non incontrarsi. Lo capii quando in una lettera mi informò che se non avessi deciso di stare con lui, e non solo come amica, naturalmente, avrebbe tentato il suicidio. Rimasi sconvolta e informai il padre. Lui avrebbe capito e avrebbe saputo aiutare suo figlio. La madre no, troppo ansiosa, troppo presa a difendere la sua creatura. Credo che avesse intuito qualcosa e già avesse iniziato ad odiarmi.

La crisi passò, l’amicizia continuò almeno fino a quando qualcosa cambiò nuovamente. Nel frattempo, dopo due anni, il mio rapporto con Guido si era concluso. Non ero libera, però, perché avevo incontrato un’altra persona. Non avrei mai creduto che da quel nuovo legame sarebbe sorta una grande sofferenza. Così, a Natale, di nuovo sola, tornai a Milano, tornai da lui. Forse cercavo un po’ di consolazione e basta, ma mi convinsi che fosse arrivato il momento di dirgli di sì, di tentare una nuova avventura. Se l’amicizia aveva sfidato gli ostacoli del cuore e la lontananza, l’amore avrebbe reso giustizia alla sofferenza passata. Nel mio egoismo e, perché no, egocentrismo, non avevo fatto i calcoli con i suoi sentimenti: io avevo rifiutato il suo amore sincero ed ora ero pronta a dirgli di sì solo perché mi sentivo libera d’amarlo; lui, però, non poteva accettarlo, non voleva essere un ripiego o forse l’orgoglio gli impediva di confessare che mi amava ancora. Disse di no. Il no più doloroso della mia vita. Un no che mi schiacciò come un macigno, perché era stato la conseguenza di un atto d’amore, mai provato prima con lui, e che avevo considerato il preludio di una nuova unione.

Ancor oggi, dopo tanti anni, quando ripenso a Roberto, nella mente risuonano le note di “Donna amante mia”. Ora le ho riscoperte e ho ritrovato l’antica emozione … finalmente libera di ammetterla.

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12 commenti »

  1. frz40 said,

    Valle a capire le donne !!!!!!

    LINK

    F.to : un povero maschietto

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  2. marisamoles said,

    Come hai fatto a sapere che è una delle mie canzoni preferite?!?

    Comunque, io “ho detto”, anche se per decidermi a parlare ci ho messo più di trent’anni. Meglio tardi che mai.

    Il bello di un blog è questo: nella maggior parte dei casi non ti chiedi se quello che scrivi possa interessare (eccettuati gli articoli per così dire “di servizio”), ma scrivi per te stesso. Io non ho mai cantato seriamente, non ballo da anni, la scrittura è l’unico passatempo che mi concedo. E va bene così.

    ciao. 😀

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  3. frz40 said,

    @ marisa

    Credo, dimmi se sbaglio, che il mio pezzetto autobiografico (colgo l’occasione per fargli un po’ di pubblicità col tuo consenso), anche se di tutt’altro tenore, ti abbia invogliata a scrivere il tuo. Non è vero?

    Forse ne scriverò qualche altra puntata ed allora anch’io toccherò questo tipo di argomenti: la primavera fa brutti scherzi coi ricordi !!!!

    Quanto alla canzone non avevo alcun dubbio che ti toccasse qualche corda più sensibile….

    “Siamo così, dolcemente complicate,
    “sempre più emozionate, delicate,
    “ma potrai trovarci ancora quì
    “nelle sere tempestose
    “portaci delle rose
    “nuove cose
    “e ti diremo ancora un altro “si”

    E sì, …, la primavera…………….. 🙂

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  4. marisamoles said,

    In verità era da un po’ che avevo in mente di scrivere il pezzo. Ieri sera, anzi notte, ho avuto l’ispirazione. Stamattina volevo già cancellarlo prima di pubblicarlo, ma poi mi sono detta: “perché questo ripensamento? Non c’è nulla di cui vergognarsi”. Il fatto è che qui la mia veste è pubblica -mi seguono anche i miei allievi!- e nonstante abbia già pronti da tempo dei pezzi simili, li tengo ancora nel cassetto.

    Forse anche i tuoi ricordi hanno contribuito a farmi trovare il coraggio … la primavera, poi, come tu stesso hai scritto, fa il resto!

    P.S. Se vai alla voce “Categorie”, alla tua destra, e clicchi su “Affari miei” puoi trovare altro, scritto in precedenza. Ti puoi fare, se vuoi, gli affari miei! 😀

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  5. frz40 said,

    I tuoi allievi vivono in questo momento quella stessa tua età, quegli stessi turbamenti e quelle stesse emozioni. Ti capiranno benissimo, meglio di chiunque altro; e anche se scapperà loro qualche sorriso per questa storia della loro “prof”, sarà solo di compiacimento ed affetto.

    Un abbraccio.

    PS Avevo già letto quasi tutto degli “affari tuoi”, meno il pezzo sulla mancata gita scolastica.Se ne ripresenterà l’occasione ma Parigi vale un viaggio a due!!! Programmalo. Su Gelmini e “pedocin” ero già intervenuto. Il pezzo del 25 Aprile è troppo tenero per conto suo per essere rovinato dai commenti.

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  6. marisamoles said,

    Caro frz,

    non temo i giudizi e so che capiranno … è solo questione di pudore!

    Sono felice che tu ti sia fatto già “i fatti miei” – scusa il bisticcio di parole – quindi mi adopererò per pubblicare qualcos’altro. Ora però ho i compiti che aspettano di essere corretti. Che domenica … bestiale! 😦

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  7. marosy said,

    mi scusi ma presa dalla curiosità ho sbirciato gli altri post e da quello di marco carta sono arrivata quà.secondo me ha fatto benissimo a scrivere,appunto non cè nulla di cui vergognarsi,brutto sarebbe se lei non avesse nessun ricordo da scrivere perchè ciò significherebbe che nella sua vita le è mancato qualcosa.un pò mi sono ritrovata nella sua storia,non tutta ma alcuni passaggi mi hanno riportato indietro a periodi della mia vita che credevo cancellati.bellissimo il riferimento alla corrispondenza tanto in voga anni fa,quando era bellissimo aspettare che passasse il postino per chiedergli se avesse posta per noi.oggi si è persa questa abitudine,e manca quell’intimità che si creava tra te e il foglio quando cominciavi a scrivere, pensando alle espressioni che magari avrebbe fatto il destinatario della lettera quando l’avesse letta.insomma il suo post mi ha fatto tornare indietro a pensare a tante cose.tozzi mi piace quella non è la canzone che preferisco,quella della mannoia la adoro.

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  8. marisamoles said,

    Mi fa piacere che abbia apprezzato il mio post … e che abbia rispolverato qualche ricordo.

    A presto 🙂

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  9. lalao said,

    ma che diamine devo scrivere qui?

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  10. marisamoles said,

    @ lalao

    Se non lo sai tu!!!!!!!

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  11. Che vita sentimentale movimentata…altro che Beautiful! 😉

    P.S. Rimango sempre più convinta che tu debba scrivere un libro. U.U Avresti già una prima acquirente assicurata!

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  12. marisamoles said,

    @ Scrutatrice

    Grazie! A dire il vero, questo è un vecchio post che avevo “trasformato in privato” e non pensavo che, ripubblicandolo, sarebbe arrivato via mail a chi ha la sottocrizione (il perché l’ho spiegato da Ifigenia). Comunque mi fa piacere che ti abbia appassionato anche più di Beautiful! 😉

    Il romanzo? Sta chiuso nel “cassetto” da anni, ormai. Dovrei rileggere le duecento pagine già scritte per riprendere il filo. E chi ha tempo? 😦

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