8 aprile 2009

BAMBINI IN FUGA … DALLA GELMINI!

Posted in bambini, maestro unico, Mariastella Gelmini, riforma della scuola, Trieste tagged , , , , , , a 9:20 pm di marisamoles

bambinic he corronoQuando ho letto l’articolo, su ilpiccolo.it (sito del quotidiano di Trieste), ammetto che non credevo ai miei occhi. La notizia mi sembra una revisione di una di quelle fiabe che hanno come protagonisti dei bambini e l’orco che se li mangia. In questo caso, trattandosi del ministro Mariastella Gelmini, l’orchessa …

In sintesi, la notizia è questa: la signora Cristina Canciani, che abita a Muggia, in provincia di Trieste, ha iscritto, per il prossimo anno scolastico, la propria figlia Stefania alla prima elementare in una scuola slovena, la “Pier Paolo Vergerio il Vecchio”. Si tratta di un istituto, con lingua d’insegnamento italiana, che si trova a Crevatini, distante solo sette chilometri dal centro di Muggia. Per la signora Canciani la distanza non è poi tanta, praticamente il percorso da casa a scuola sarebbe equivalente se la scelta fosse orientata verso la più vicina scuola primaria italiana.
Problemi logistici a parte, visto che poi non ci sono, perché questa decisione di mandare la bimba per un quinquennio oltre confine? La mamma di Stefania la giustifica in questi termini: “siamo stati convinti dalla disponibilità, dall’organizzazione e dalla chiarezza mostrataci da subito dal personale della scuola di Crevatini. È importante anche la possibilità di imparare una lingua in più come lo sloveno, un arricchimento ulteriore in un’ottica di un’Europa sempre più allargata.”. Niente da eccepire, il discorso fila liscio come l’olio. Ma è evidente che la molla è stata un’altra: l’incertezza legata ai provvedimenti firmati dal ministro Mariastella Gelmini e ai tagli del governo italiano, a confronto con l’efficienza riscontrata, almeno a parole, nella scuola d’oltre confine ha dissipato eventuali dubbi residui.

La fonte sostiene che la scuola “Vergerio” di Crevatini proponga un programma sostanzialmente di pari livello rispetto a quello delle vicine realtà del territorio muggesano. I libri di testo sono italiani, la lingua veicolare è sempre l’italiano. Accanto alle ore d’inglese, poi, s’impara, come già ha fatto notare la signora Canciani, lo sloveno, considerata “lingua dell’ambiente”. La responsabile della scuola in questione, una specie di succursale che ha la sede madre a Capodistria, spiega che solo queste materie presuppongono la presenza di docenti a parte, per il resto c’è «la maestra unica». Allora, mi chiedo, che cosa cambia rispetto all’offerta formativa della scuola italiana, se c’è la maestra unica? Posso solo ipotizzare che ci sia una presa di posizione nei confronti di un governo, o meglio del ministro Gelmini, “massacrato” ai tempi della mobilitazione studentesca dello scorso ottobre. Ciò dimostrerebbe che, a volte, quando si solleva un polverone su argomenti che non sono chiari – la “riforma”, infatti, è stata chiarita nei suoi molteplici aspetti solo a gennaio – si esercitano dei forti condizionamenti su persone che, trovandosi in una situazione di confusione, preferiscono non rischiare.

La mamma della bambina, tuttavia, tiene a precisare che già una nipotina sta vivendo quest’esperienza nella scuola slovena. Allora, nel 2007, era stata avanzata regolare richiesta di autorizzazione alla scuola di riferimento (generalmente la più vicina) e l’esito era stato positivo. Da parte sua, il Dirigente Scolastico della scuola di Muggia, l’Istituto comprensivo «Giovanni Lucio», conferma che una scelta del genere può essere fatta: “Ho sottoposto la questione della residenza e quindi della competenza territoriale scolastica sui bambini di queste famiglie ai miei superiori. Mi hanno risposto come la scelta di optare per la scuola di Crevatini sia equiparabile a quella dell’istruzione parentale”. Così si esprime la dottoressa Marisa Semeraro. Tuttavia in Slovenia l’istruzione primaria ha un’articolazione diversa: c’è un triplice triennio che si chiude dopo nove anni, quindi il percorso di studio prosegue nella scuola superiore. Sostanzialmente elementari e medie rappresentano un unicum che, continuando con il paragone, dura un anno in più del corso di studi italiano. Ma i bambini italiani, che per il prossimo anno saranno addirittura sette su un totale di quattordici iscritti, si fermano al quinquennio, cioè riescono a completare un triennio e un biennio, poi proseguono gli studi alle medie in Italia. Ma allora a me viene un dubbio: e i programmi? Nell’articolo non sono fornite indicazioni specifiche né sono riuscita a rintracciare sul web i programmi relativi. Della scuola “Vergerio” ho reperito un ottimo lavoro, pubblicato in Pdf, che riguarda varie attività legate al folklore locale, ma nulla di specificamente didattico. Ad ogni modo, si legge che i programmi sono analoghi. Resta il fatto che un bambino venga calato in un contesto culturale diverso, sicuramente stimolante per quanto riguarda il confronto tra “identità” e “alterità”, e che dopo cinque anni sia costretto a fare i conti con un’altra realtà e con una preparazione magari diversificata rispetto ai coetanei. L’arricchimento a livello linguistico è innegabile e, considerata la vicinanza dei due Stati, Italia e Slovenia, sicuramente utile. Tuttavia non si può dire che lo sloveno sia una lingua veicolare diffusa, se non all’interno del territorio nazionale. Stesso discorso vale, comunque, anche per l’italiano. Ma perché fare tanta fatica, anche se per i bambini l’apprendimento delle lingue non è affatto difficile, per poi disporre di uno strumento linguistico utilizzabile solo in un’area limitata?

Insomma, nonostante le lodi rivolte alla scuola istriana, sulla cui efficienza e validità a livello di offerta formativa non ho motivo di dubitare, non conoscendone la realtà, nonostante le famiglie triestine giustifichino la scelta fatta sulla base di due diverse opportunità di pari dignità – quindi, meglio scegliere la scuola slovena perché s’impara una lingua in più – a me i dubbi rimangono. Questi piccoli pendolari transfrontalieri a me sembrano proprio in fuga dall’Orchessa Gelmini. E come accade nelle fiabe, dove la mamma raccomanda ai pargoli di non fidarsi di nessuno e di star lontani dai lupi cattivi nonché dagli orchi, i bimbi ubbidiscono. D’altra parte un detto istriano recita: El fio che no scolta rason, rompe el timon (Il figlio che non ascolta, manda a male il governo della casa), quindi, bambini, conviene proprio ubbidire … per l’incolumità della famiglia intera!

[fonte: ilpiccolo.it, articoli pubblicati il 3 e 4 aprile, a firma di Matteo Unterweger)

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AMMISSIONE ALL’ESAME DI STATO: VANNO BENE ANCHE I 5

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, politica, scuola, valutazione studenti, voto di condotta tagged , , , , a 8:30 pm di marisamoles

Passo indietro del ministro Gelmini riguardo alla non ammissione all’Esame di Stato degli studenti delle scuole secondarie di II grado che dovessero arrivare allo scrutinio finale di giugno con delle insufficienze. Un nuovo comunicato del MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) informa che in data 7 aprile è stata emanata un’Ordinanza ministeriale relativa all’Esame di Stato che fissa le regole per l’ammissione agli esami di quest’anno scolastico.

Nel comunicato si legge: “In attesa del perfezionamento del regolamento sulla valutazione degli studenti, saranno ammessi all’esame gli studenti con una media non inferiore a 6.
Nel provvedimento viene confermato che con l’insufficienza nel voto di condotta lo studente non sarà ammesso alla maturità.
Viene reintrodotta la pubblicazione del punteggio finale nell’albo dell’istituto sede della commissione
.”

I “maturandi” possono tirare un sospiro di sollievo! In effetti le nuove disposizioni, la cui applicazione era data per certa a decorrere dall’anno scolastico in corso, aveva provocato un po’ di apprensione. Le proteste delle associazioni degli studenti evidentemente hanno convinto la Gelmini a ripensarci. In effetti le si contestava di attuare un provvedimento nel corso dell’anno senza che un eventuale preavviso potesse portare gli allievi a “regolarsi” di conseguenza. In altre parole, evidentemente gli studenti si applicano e si impegnano a seconda delle Ordinanze e non perché vogliono arrivare agli esami preparati, quindi senza insufficienze, magari aspirando ad un buon voto.

Va be’, per questa volta è andata bene (anche ai miei allievi di quinta che già si stavano disperando). Ma io vorrei lanciare un appello agli studenti di quarta: studiate sempre e comunque, studiate per voi stessi, per la vostra ambizione, con orgoglio e senza accontentarvi del minimo. Solo così, infatti, non solo allontanerete lo spauracchio delle insufficienze e, di conseguenza, la non ammissione all’esame, ma sarete anche più soddisfatti di voi stessi.

STUDIARE PER … CREDERE!

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