ASSESSORE MULTATO S’INFURIA E SI VENDICA

Insomma, diciamolo chiaramente: prendere la multa non fa piacere a nessuno. Se poi a prenderla è un personaggio pubblico, diciamo un rappresentante istituzionale, allora è possibile che si arrivi alla scenata furibonda. E chi ne fa le spese, stavolta, è un’ignara vigilessa che, ligia al dovere, non guarda in faccia nessuno, tanto meno un assessore. Già, perché per lei un’infrazione è un’infrazione e chiunque la commetta ha torto marcio. Come biasimarla?

Ma veniamo ai fatti. È successo a Trieste, in una via abbastanza centrale che di brutto ha il fatto di essere stretta, in salita e molto scarsa di parcheggi. E allora che si fa? Si lascia l’automobile sulle strisce gialle che delimitano la fermata dell’autobus. Che male c’è? Quante volte l’abbiamo fatto? Alzi la mano chi non si è mai azzardato, nemmeno per cinque minuti, a lasciare la propria vettura parcheggiata sulle strisce gialle! Credo, però, che tutti siamo consapevoli che questa cosa non si fa, proprio non la si deve fare. Quindi, se poi ci scappa la multa, che coraggio abbiamo di protestare?
Il coraggio, però, l’ha trovato un assessore triestino, Franco Bandelli, famoso (?) tra l’altro per essere uno degli organizzatori della Bavisela, maratona d’Europa che da qualche anno si corre nel capoluogo giuliano la prima domenica di maggio. In breve, quando il signor Bandelli si accorge che la vigilessa gli sta appioppando la multa per divieto di sosta, si precipita correndo verso di lei e le urla: “Son mi, son mi, xe mia” (traduco: “Sono io, sono io, è mia [la macchina]”). Insomma una scenata degna del famosissimo film di Sordi “Il vigile” dove, con la nota maestria, il comico romano interpretava un vigile indefesso che non si lascia intimorire da nessuno, nemmeno dal sindaco … Impossibile dimenticarlo, quel film, però pensavamo che i personaggi della serie “Lei non sa chi sono io” (in triestino: “Lei non la sa chi che son mi”. La traduzione è d’obbligo perché a Trieste l’uso della lingua italiana è un optional) fossero ormai scomparsi dai set cinematografici ma anche dalle scene di vita quotidiana. Tanto più che ormai, una volta redatto il verbale, non si può fare più nulla, il vigile non lo può stracciare, come accadeva una volta, si può solo ricorrere al Prefetto, il che scoraggia notevolmente l’onesto cittadino che, con le orecchie basse, va a pagare con sollecitudine la multa perché sa di essere dalla parte del torto. Se poi l’automobilista multato tanto onesto non è, allora fa anche a meno di pagarla, la multa. Succede spesso, anche se farla franca non pare sia possibile, visti i controlli e le lettere persecutorie che arrivano a cadenza regolare in caso di mancato pagamento.

Torniamo a Bandelli. Pare che le vigilesse del NIS (Nucleo Investigazioni Speciali), che come sempre viaggiavano in due sulla loro Alfa 16, l’abbiano riconosciuto l’assessore infuriato, ma ciò evidentemente non è bastato per farle desistere dallo staccare quel foglietto così discreto che noi tutti non desideriamo vedere attaccato al parabrezza dell’auto. Sarà stato questo atteggiamento indifferente di fronte a cotanto assessore a farlo uscire di senno, un po’ come il famoso cavalier Orlando. In pochi secondi il volume sempre più alto della voce del Bandelli richiama un bel po’ di curiosi: pedoni che si fermano, automobilisti che rallentano, gente che si affaccia alla finestra … insomma, un bel caos, tutti ad osservare l’assessore sempre più irato che riconosce in una delle due vigilesse una persecutrice. Bene, si ricorda pure che lo stesso agente gli aveva già fatto una multa; che fisionomista. Ma lei, l’eroina con la divisa, non molla e presenta il conto: 74 euro e due punti della patente in meno. Ok, incassa Bandelli, ma medita vendetta: “Mi ghe pago ma qua xe un desio, piturè tutte ste’ macchine” (traduco: “la pago [la multa] ma multate anche tutte queste macchine perché qua è un caos”). Infatti, l’auto dell’assessore non è l’unica parcheggiata in modo irregolare. La collega della “persecutrice” di Bandelli si affretta così a multare un camioncino parcheggiato dall’altra parte della strada. Ma l’assessore ha un ripensamento: perché prendersela con degli innocenti? Magari quel povero automobilista sanzionato per colpa sua l’avrebbe fatta franca se lui non avesse provocato le vigilesse. E allora si offre di pagare anche quella multa, una più una meno che differenza può fare! Il gesto nobile è giustificato dal fatto di essere anche lui, il Bandelli, di umile origine: “Perché anche mi son fio de un operaio” (traduco: “Anch’io sono figlio di un operaio”), esclama. Ma ha pure avuto il tempo di chiedere all’autista che mestiere fa suo padre?

Dopo una buona mezzora lo show termina, almeno in quella zona di Trieste. Ma il Bandelli, furioso più che mai, cova rancore e si reca sparato, evitando però di prendere una multa anche per eccesso di velocità o per guida pericolosa, alla sala operativa dei vigili urbani. Là, tuttavia, forse anche perché quei vigili l’hanno riconosciuto ed erano già al corrente del teatrino svoltosi qualche minuto prima in centro città, resta poco, pochissimo, viene praticamente sbattuto fuori. Ma l’assessore che fa? Irato, anche questa volta, per l’indegno trattamento, telefona agli stessi vigili che l’hanno appena allontanato, e li invita a multare un bel po’ di automobili parcheggiate in divieto qualche decina di metri più in là. Chissà se poi si è offerto di pagare di tasca sua anche quelle multe!

Quando, poi, all’assessore è stato chiesto di commentare l’episodio, ha ammesso la colpa ma pare che la consapevolezza di commettere delle infrazioni non serva a fargli perdere il vizio: ha dichiarato, infatti, di prendere regolarmente una multa al giorno. Ebbene, ma qualcuno glielo andrà a dire, al buon Bandelli, che “errare humanum est, perseverare diabolicum”? O forse, a proposito di proverbi, ne ha scambiato uno per un altro: al posto di “una mela al giorno …” è convinto che la formula giusta sia “una multa al giorno leva il medico di torno”. Beh, contento lui!

[la fonte è il piccolo.it, articolo non firmato, pubblicato il 25 marzo 2009 … ma io ci ho “ricamato” un po’ sopra!]