ESCE IL NUOVO ROMANZO DI MELISSA P … MA LEI NON NE SA NULLA

melissa p.C’è qualcuno che ha dimenticato il best seller di Melissa Panarello, Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire? Beh, certo i lettori no, le lettrici, invece, spero abbiano cestinato il “romanzo” o lo abbiano regalato a qualche maschio bavoso in cerca di solitarie emozioni.

Cento colpi uscì nel 2003 e fu immediatamente un successo. Certo non per il valore artistico del libro, quanto piuttosto per il contenuto altamente erotico dello stesso. Nulla di strano, direte, se non fosse per l’età della scrittrice, appena sedicenne all’epoca della stesura. Per ovvi motivi, del cognome sul libro comparve solo l’iniziale P., per Panarello. Fu un best seller: oltre tre milioni di copie vendute, pubblicato in 42 nazioni. Mi viene il dubbio, però, che la vendita così straordinaria fosse dovuta al battage pubblicitario che seguì la pubblicazione delle prime copie, battage che faceva leva soprattutto su questa scrittrice in erba che sapeva troppe cose sul sesso, per la sua giovane età, per non averle sperimentate. La curiosità morbosa ebbe il sopravvento e il libro andò a ruba.

Confesso, l’ho letto anch’io, ma non ho pensato nemmeno per un attimo di buttare via dei soldi per acquistare il volumetto. Me lo sono fatto imprestare da una persona ben più adulta di me e per giunta uomo che, arrossendo, mi disse: “Anche se sono un uomo e pure vecchio, la lettura mi ha fatto vergognare di essere un uomo”. Non dimenticherò mai quelle parole: man mano che le pagine scorrevano sotto le mie dita, continuavano a riecheggiare nella mia mente. Anch’io ho provato vergogna leggendo quel libro, vergogna di essere donna e pensare alle nuove generazioni di femmine che per dimostrare di essere pari agli uomini non trovano di meglio da fare che descrivere il sesso, ma non quello genuino, bensì deviato, con totale disinibizione e disinvoltura. E poi l’autrice si scandalizzava di trovare nella cassetta della posta proposte oscene. Per quanto quella P non volesse dire nulla, aveva una precisa contestualizzazione in una Sicilia in cui ogni città, anche se grande, diventa un piccolo paese dove la gente ha il vizio di mormorare.

Quello che ho pensato dopo aver letto il romanzo è stato: com’è che ci sono tanti scrittori dilettanti che, pur possedendo un talento letterario, non trovano un editore che li pubblichi, e poi le case editrici vanno a sfornare romanzi del genere? Intendiamoci: il libro è scritto benino ma il contenuto fa riflettere sull’integrità (intellettiva o morale) di chi lo ha scritto. Questo diario di una sedicenne disinibita (per usare un eufemismo) alle prese con esperienze di sesso che fanno davvero ribrezzo mi ha portato a ringraziare Dio per aver generato due figli maschi. L’unico problema che mi sono posta è che i miei ragazzi prima o poi avrebbero incontrato delle ragazze … allora non mi sarebbe rimasto altro da fare che pregare Dio che non le trovassero sullo “stile Melissa P.”!

Ciò che mi ha fatto riflettere, dopo essermi ripresa dallo choc destato dal contenuto, è stato, in particolare, l’aver notato che la casa editrice Fazi era allora quasi sconosciuta. Non lo è più, logicamente, visto il successo di Cento colpi di spazzola. Allora si potrebbe dedurre che non sia tanto l’editore che conta quanto la sua abilità nel pubblicizzare il libro (mi pare ne avesse parlato anche il buon Maurizio Costanzo che non disdegna il ruolo di Mecenate). Casi come questo, però, credo siano rari.

È fresca la notizia dell’uscita di un nuovo romanzo di Melissa Panarello: Bocciolo di rosa. Il bello è che pare Melissa non ne sappia nulla. Tant’è che l’editore non è l’affezionato Fazi (mi sembra, tra l’altro, che la ragazza avesse una storia con il figlio di Fazi ma non ne conosco il seguito, anche perché non seguo i gossip), bensì tal Borelli che era stato contattato, nel 2002, dalla giovane scrittrice per la pubblicazione di Cento colpi. Lei afferma di aver mandato a Borelli una sorta di brogliaccio che poi sarebbe diventato il romanzo che conosciamo; l’editore però non lo pubblicò e Melissa scrisse il romanzo completo affidandosi al Fazi. La scrittrice sostiene che con Borelli non aveva mai firmato un contratto per la pubblicazione del romanzo, anche perché è legata a Fazi (l’editore, non il fidanzato!) fino al 2010.

Da parte sua Borelli si difende dicendo che si tratta di un romanzo diverso, molto più bello di Cento colpi, e che con la Panarello già nel 2002 avevano deciso di pubblicarlo; ci sarebbero delle e-mail che testimoniano i contatti, Un legale avrebbe assicurato che quelle mails sono valide ai fini contrattuali ed ecco la pubblicazione, all’insaputa della stessa autrice, di Bocciolo di rosa.
Ora Melissa minaccia una querela, anzi definisce l’editore una specie di aspirante “suicida”. Beh, lui non sembra preoccupato e a chi gli chiede come mai abbia deciso di pubblicare lo scritto della Panarello dopo così tanti anni, risponde che ormai Cento colpi non si trova quasi più. Aggiunge, però, che di Cento colpi ce n’è uno solo …. Meno male, dico io!

[fonte principale: corriere.it, Giulia Ziino, 20 marzo 2009]