31 marzo 2009

AMICI 8: TELEVOTO TRUCCATO?

Posted in Alessandra Amoroso, Amici, Luca Napolitano, Maria De Filippi, reality show, spettacolo, talenti, televisione, Valerio Scanu, web tagged , , , , , , , , , a 9:20 pm di marisamoles

amici-8-finale-alessandra-amoroso-valerio-scanu È da una settimana che sul web corre voce che il televoto durante la finale di “Amici” (24 marzo) sia stato truccato. A sollevare i dubbi non solo i fans di Valerio Scanu, cantante sardo dato per vincitore certo da settimane, ma anche dalle associazioni che tutelano i diritti dei consumatori. In effetti, sotto il televoto si celano interessi milionari. Basta fare due calcoli: i dati dell’ultima puntata del programma della De Filippi parlano di 1 milione e novecentomila voti, tra telefonate e sms, a 1 euro ciascuno … insomma, un bel gruzzolo! È legittimo, quindi, che i televotanti si indispettiscano qualora il loro beniamino non risulti vincitore, anche perché c’è gente che di euro, in ricariche telefoniche, ne ha speso addirittura 100 o anche più.

Mi sono dilettata nel fare un giro per i vari blog e devo dire che ce n’è di gente incavolata! Quello che rode non è il fatto che abbia vinto Alessandra Amoroso, quanto l’aver buttato via dei soldi inutilmente. Ma le proteste non si fermano qui: c’è chi giura di aver mandato il televoto durante una delle ultime esibizioni di Valerio e se l’ è trovato respinto quando a tutti gli effetti il televoto risultava ancora aperto, con tanto di numeri in sovraimpressione ben visibili sul teleschermo.
C’è pure chi lamenta la parzialità di Maria De Filippi che, spudoratamente, ha fatto intendere di tifare per Luca, in primis, e per Alessandra dopo che il primo è uscito dalla gara. Qualcuno è convinto che le “paroline” sussurrate da Maria all’orecchio di Luca Napolitano al momento dell’esclusione dalla gara fossero esattamente: “Mi dispiace, volevo che vincessi tu”. Non so come abbiano fatto a capirlo, ma giuro che c’è chi lo sostiene con convinzione. Poi, Maria, sempre secondo alcuni che si atteggiano a bene informati, avrebbe saputo in anticipo della vittoria di Alessandra e, forse attraverso un sistema di segni segreto, gliel’avrebbe riferito prima di vedere la “fatidica” carta fluttuante al suono della nota melodia “We are the champions”.

Ma non finisce qui. C’è pure qualcuno che, per mezzo di informatori ben inseriti nel meccanismo di raccolta dei voti durante la trasmissione, è venuto a conoscenza di una verità sconvolgente: Valerio sarebbe stato il vero vincitore del programma della De Filippi, battendo Alessandra con ben 6 punti percentuali in più. Tali informatori, persone degne della massima fiducia e assolutamente attendibili, a detta dei commentatori dei blog che ho seguito, sarebbero proprio quelli che tengono il conto dei voti. Ma io mi chiedo: se c’è un notaio – e per legge dev’esserci – come sono riusciti a farlo fesso? Insomma, a me questa storia sembra incredibile. E non lo dico per la mia nota avversità nei confronti di Valerio Scanu, anche perché queste mie considerazioni nulla hanno a che vedere con il cantante in questione. Mi preoccupo solo per le migliaia e migliaia di persone che hanno buttato via un bel po’ di soldi per nulla.

Proprio per questo sono andata sul sito dell’adoc.org e ho letto un articolo interessante, pubblicato all’indomani della finale del programma in questione, in cui si dice, tra l’altro, che nei confronti di Valerio è stato adottato “un atteggiamento poco professionale … potenzialmente in grado di inficiare la sua prestazione e, conseguentemente, il televoto”. Non ci vuole molto per capire che il riferimento è al giornalista Aldo De Luca che, sempre durante la finale, aveva apostrofato il cantante con parole decisamente poco gentili, pur contenendo, secondo il mio parere, un fondo di verità. Nella nota dell’adoc.org si legge pure che sembra sospetto anche l’esito della sfida tra Luca e Valerio, conclusasi a favore del secondo con le percentuali di 51 a 49, dati che secondo l’associazione non sarebbero veritieri. Insomma, il sistema del televoto è definito “uno strumento utile solo a spillare soldi ai telespettatori” e quindi l’adoc si riserva di fare ulteriori indagini, anche sulla base delle segnalazioni che gli utenti del sito inviano da giorni (attraverso l’apposito osservatorio), per smascherare le eventuali irregolarità.

C’è da dire che, se i sospetti fossero fondati, questa volta Maria ci rimetterebbe la faccia. Non solo durante il corso della trasmissione ha avuto il suo bel daffare a mediare tra docenti furibondi che si “insultavano” reciprocamente o commentavano le prestazioni dei concorrenti “nemici” con apprezzamenti davvero poco gentili, poi ha dovuto anche subire le accuse di essere imparziale. Ho letto, tra le altre cose, che già prima della fine di “Amici 8” sarebbe andato in onda un pezzo di Alessandra durante un video trasmesso a “Uomini e donne” … d’altra parte la canzone in questione era già un successo allora e fa parte di una compilation che è uscita durante l’evolversi dello show. Ma qualcuno, evidentemente, non ha gradito il fatto che si fosse sentita durante un altro programma della De Filippi che, come si sa, ha una grande influenza sul suo pubblico che, pare, la segua da un programma all’altro, cioè da “Amici” a “Uomini e donne” passando per “C’è posta per te”.

Insomma, è proprio il caso di dirlo: Maria, forse stavolta hai toppato davvero!

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Protetto: LUCREZIO E IL “DE RERUM NATURA”

Posted in latino, letteratura latina, scuola tagged , , a 7:50 pm di marisamoles

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26 marzo 2009

ASSESSORE MULTATO S’INFURIA E SI VENDICA

Posted in cronaca, legalità, Trieste tagged , , , , , , a 4:55 pm di marisamoles

Insomma, diciamolo chiaramente: prendere la multa non fa piacere a nessuno. Se poi a prenderla è un personaggio pubblico, diciamo un rappresentante istituzionale, allora è possibile che si arrivi alla scenata furibonda. E chi ne fa le spese, stavolta, è un’ignara vigilessa che, ligia al dovere, non guarda in faccia nessuno, tanto meno un assessore. Già, perché per lei un’infrazione è un’infrazione e chiunque la commetta ha torto marcio. Come biasimarla?

Ma veniamo ai fatti. È successo a Trieste, in una via abbastanza centrale che di brutto ha il fatto di essere stretta, in salita e molto scarsa di parcheggi. E allora che si fa? Si lascia l’automobile sulle strisce gialle che delimitano la fermata dell’autobus. Che male c’è? Quante volte l’abbiamo fatto? Alzi la mano chi non si è mai azzardato, nemmeno per cinque minuti, a lasciare la propria vettura parcheggiata sulle strisce gialle! Credo, però, che tutti siamo consapevoli che questa cosa non si fa, proprio non la si deve fare. Quindi, se poi ci scappa la multa, che coraggio abbiamo di protestare?
Il coraggio, però, l’ha trovato un assessore triestino, Franco Bandelli, famoso (?) tra l’altro per essere uno degli organizzatori della Bavisela, maratona d’Europa che da qualche anno si corre nel capoluogo giuliano la prima domenica di maggio. In breve, quando il signor Bandelli si accorge che la vigilessa gli sta appioppando la multa per divieto di sosta, si precipita correndo verso di lei e le urla: “Son mi, son mi, xe mia” (traduco: “Sono io, sono io, è mia [la macchina]”). Insomma una scenata degna del famosissimo film di Sordi “Il vigile” dove, con la nota maestria, il comico romano interpretava un vigile indefesso che non si lascia intimorire da nessuno, nemmeno dal sindaco … Impossibile dimenticarlo, quel film, però pensavamo che i personaggi della serie “Lei non sa chi sono io” (in triestino: “Lei non la sa chi che son mi”. La traduzione è d’obbligo perché a Trieste l’uso della lingua italiana è un optional) fossero ormai scomparsi dai set cinematografici ma anche dalle scene di vita quotidiana. Tanto più che ormai, una volta redatto il verbale, non si può fare più nulla, il vigile non lo può stracciare, come accadeva una volta, si può solo ricorrere al Prefetto, il che scoraggia notevolmente l’onesto cittadino che, con le orecchie basse, va a pagare con sollecitudine la multa perché sa di essere dalla parte del torto. Se poi l’automobilista multato tanto onesto non è, allora fa anche a meno di pagarla, la multa. Succede spesso, anche se farla franca non pare sia possibile, visti i controlli e le lettere persecutorie che arrivano a cadenza regolare in caso di mancato pagamento.

Torniamo a Bandelli. Pare che le vigilesse del NIS (Nucleo Investigazioni Speciali), che come sempre viaggiavano in due sulla loro Alfa 16, l’abbiano riconosciuto l’assessore infuriato, ma ciò evidentemente non è bastato per farle desistere dallo staccare quel foglietto così discreto che noi tutti non desideriamo vedere attaccato al parabrezza dell’auto. Sarà stato questo atteggiamento indifferente di fronte a cotanto assessore a farlo uscire di senno, un po’ come il famoso cavalier Orlando. In pochi secondi il volume sempre più alto della voce del Bandelli richiama un bel po’ di curiosi: pedoni che si fermano, automobilisti che rallentano, gente che si affaccia alla finestra … insomma, un bel caos, tutti ad osservare l’assessore sempre più irato che riconosce in una delle due vigilesse una persecutrice. Bene, si ricorda pure che lo stesso agente gli aveva già fatto una multa; che fisionomista. Ma lei, l’eroina con la divisa, non molla e presenta il conto: 74 euro e due punti della patente in meno. Ok, incassa Bandelli, ma medita vendetta: “Mi ghe pago ma qua xe un desio, piturè tutte ste’ macchine” (traduco: “la pago [la multa] ma multate anche tutte queste macchine perché qua è un caos”). Infatti, l’auto dell’assessore non è l’unica parcheggiata in modo irregolare. La collega della “persecutrice” di Bandelli si affretta così a multare un camioncino parcheggiato dall’altra parte della strada. Ma l’assessore ha un ripensamento: perché prendersela con degli innocenti? Magari quel povero automobilista sanzionato per colpa sua l’avrebbe fatta franca se lui non avesse provocato le vigilesse. E allora si offre di pagare anche quella multa, una più una meno che differenza può fare! Il gesto nobile è giustificato dal fatto di essere anche lui, il Bandelli, di umile origine: “Perché anche mi son fio de un operaio” (traduco: “Anch’io sono figlio di un operaio”), esclama. Ma ha pure avuto il tempo di chiedere all’autista che mestiere fa suo padre?

Dopo una buona mezzora lo show termina, almeno in quella zona di Trieste. Ma il Bandelli, furioso più che mai, cova rancore e si reca sparato, evitando però di prendere una multa anche per eccesso di velocità o per guida pericolosa, alla sala operativa dei vigili urbani. Là, tuttavia, forse anche perché quei vigili l’hanno riconosciuto ed erano già al corrente del teatrino svoltosi qualche minuto prima in centro città, resta poco, pochissimo, viene praticamente sbattuto fuori. Ma l’assessore che fa? Irato, anche questa volta, per l’indegno trattamento, telefona agli stessi vigili che l’hanno appena allontanato, e li invita a multare un bel po’ di automobili parcheggiate in divieto qualche decina di metri più in là. Chissà se poi si è offerto di pagare di tasca sua anche quelle multe!

Quando, poi, all’assessore è stato chiesto di commentare l’episodio, ha ammesso la colpa ma pare che la consapevolezza di commettere delle infrazioni non serva a fargli perdere il vizio: ha dichiarato, infatti, di prendere regolarmente una multa al giorno. Ebbene, ma qualcuno glielo andrà a dire, al buon Bandelli, che “errare humanum est, perseverare diabolicum”? O forse, a proposito di proverbi, ne ha scambiato uno per un altro: al posto di “una mela al giorno …” è convinto che la formula giusta sia “una multa al giorno leva il medico di torno”. Beh, contento lui!

[la fonte è il piccolo.it, articolo non firmato, pubblicato il 25 marzo 2009 … ma io ci ho “ricamato” un po’ sopra!]

25 marzo 2009

AMICI 8: TRA I DUE LITIGANTI …

Posted in Alessandra Amoroso, Amici, Maria De Filippi, reality show, spettacolo, televisione tagged , , , , , , , , , , a 5:26 pm di marisamoles


Alla fine ha vinto lei, Alessandra. Succede alle volte, forse non è solo un modo di dire, forse accade più spesso di quanto si possa pensare: tra i due litiganti – Valerio e Luca – il terzo gode! Evviva, dunque, Alessandra, la dolce ma allo stesso tempo energica Alessandra, con quella sua voce molto black che ricorda Aretha Franklin. La paziente Alessandra che ha atteso la mezzanotte inoltrata per potersi esibire sul palco di “Amci”. Dicono che l’attesa snervi ma talvolta rilassa: ricordo che all’università agli esami volevo essere sempre l’ultima, un po’ per scaramanzia, un po’ perché l’attesa mi faceva calmare. Forse questa è una peculiarità di Alessandra; suo malgrado ha dovuto pazientare ma alla fine l’ha spuntata su Valerio che già odorava la vittoria, che già si atteggiava, nella mimica facciale e nei gesti, a vincitore. Anche se qualche momento di sconforto l’ha provato, quando il pubblico sembrava preferirgli Luca. Ma di fronte ad Alessandra, probabilmente, non aveva nulla da temere perché lei non era mai stata data per favorita, nonostante i numerosi fans presenti in studio e nonostante, superati i momenti di crisi, avesse ritirato fuori gli artigli. E ha combattuto bene, Alessandra, fino alla fine.

La sfida iniziale tra Alice e Luca mi è sembrata scontata, tuttavia fossi stata in lei non avrei operato la stessa scelta. Forse se avesse deciso di sfidare Alessandra, Luca avrebbe avuto una chance in più. Dico forse, non ne sono certa, ma è inutile fare congetture perché le cose sono andate così e basta. Della sfida tra i due “innamorati” mi piace ricordare la dolcissima e un po’ stonata Alice che ha cantato Michelle, e il ballo tecnicamente improbabile ma molto carino di Luca. E poi il musical in cui entrambi hanno dato prova di essere bravi, freschi e spontanei e, soprattutto, divertiti. Poco importa se non hanno vinto: hanno esibito la loro schiettezza dimostrando, ancora una volta, di essere i meno “costruiti” del gruppo.

Non appena sceso in campo Valerio, i giornalisti si sono scatenati. Prima, durante la sfida tra Alice e Luca, se ne sono stati buoni buoni, non hanno demolito nessuno né particolarmente elogiato uno dei due, a parte l’osservazione di Picone, che comunque giornalista non è, rivolta ad Alice: “Sei carina … sei moooolto carina”. Ma al comparire di Valerio le cose sono cambiate, come è successo altre volte nel corso delle puntate precedenti e come da copione già visto, abbiamo assistito alla “tenzone canora” tra i due. Sulla vocalità e le potenzialità tecniche di Valerio credo nessuno avesse dubbi. Quello che nel diciottenne non è stato particolarmente apprezzato è l’atteggiamento. E dire che le polemiche delle passate settimane erano già state impostate sui difetti di Valerio: la poca modestia, la maleducazione, l’aria sprezzante di fronte alle critiche, quella compassionevole davanti all’esibizione dell’ “amico” Luca. Chi si occupa di educazione, come me, sa che le critiche servono anche a correggere gli errori, sono formative e non devono essere apprezzate solo se provengono dagli estimatori, quindi di parte. E allora io mi chiedo, benedetto ragazzo, perché non hai fatto il minimo sforzo per migliorarti? Perché non hai rinunciato almeno per qualche ora, all’espressione insopportabile e antipatica di sempre? Forse qualcuno doveva dirglielo; forse quel qualcuno doveva essere proprio Jurman, il suo maestro e invece lui l’ha sempre difeso a spada tratta il suo pupillo, con quel talento indiscutibile cioè assolutamente evidente. Eppure l’essere talentuoso a Valerio non è bastato; magari se avesse ripensato al suo modo di porsi, si sarebbe “venduto” meglio e se lo fanno anche cantanti affermati, proponendosi al pubblico in versione ammiccante, perché mai non avrebbe dovuto farlo il nostro piccolo sardo? Io credo che il più antipatico sia stato proprio Jurman che non ha saputo apprezzare i “talenti” degli altri, ancorato all’atavico concetto dell’ “orticello coltivato da sé” che dà frutti migliori rispetto agli altri. Alla fine l’atteggiamento del maestro ha danneggiato l’allievo, tanto che Aldo De Luca, giornalista storico de Il Messaggero, uno che di peli sulla lingua non ne ha, ha avuto il coraggio di riprendere Valerio definendolo “cucciolo di presunzione”, “antipatico” e bisognoso di un “bagno di umiltà”. E a poco sono valse le parole in sua difesa, pronunciate da un altro giornalista, Marco Mangiarotti, che si prodigava nell’affermare che Valerio “possiede uno strumento notevole – la voce – e ne fa un uso intelligente e ironico, non ha una maschera impassibile e non finge”. Certo, è vero che non finge, il piccolo sardo, ma è anche vero che se avesse finto un po’ di umiltà forse sarebbe risultato più simpatico e avrebbe vinto … forse. E invece, come ha accolto le osservazioni di De Luca il nostro Valerio? Ha semplicemente risposto: “Non sono mai andato a cena con Lei e dopo questa affermazione non ci andrei mai”. Ma gliel’ha chiesto Valerio a De Luca se avesse per caso l’intenzione di andare a farsi un piatto di bucatini all’amatriciana – accompagnati magari da un buon bicchiere di Cannonau – con lui?
Ma nella diatriba tra lo Scanu e De Luca si inserisce prima anche Luzzatto Fegiz dicendo che nemmeno la Vanoni all’inizio era simpatica ma è riconosciuta universalmente come grande cantante e poi Maria che chiede: “Ma quali sono in Italia i cantanti con la faccia simpatica?”. “Vasco, ad esempio, – risponde secco De Luca – e la simpatia è un valore aggiunto alla bravura”. Ecco, è quel valore aggiunto che Valerio non ha ancora, forse deve crescere, forse capirà con l’esperienza e con l’età che conviene far “buon viso a cattivo gioco”.

La gara tra i due eterni rivali prosegue e di fronte alla prova “proibitiva” proposta da Vessicchio e cioè “Con te partirò” di Bocelli, qualcuno commenta “adesso vediamo se conta di più la simpatia o la voce”. Valerio è effettivamente perfetto ma non trasmette nulla; quella di Luca, che tra l’altro è sotto terapia cortisonica, è definita una “splendida voce italiana” da Lanfranchi che chiede anche quale medicina miracolosa il Napolitano abbia assunto. Mangiarotti, da parte sua, pur ammettendo che Valerio canti molto meglio di Luca, osserva che il secondo gli ha “dato una grande emozione, un momento di romanticismo”.
Al momento del musical, poi, Luca è apprezzato particolarmente da Patrik Rossi Gastaldi che esprime la sua contentezza dicendo che Luca “ha fatto uscire qualcosa che ha dentro, ha portato fuori un’emotività molto precisa e molto densa”. Considerando che Napolitano non è stato nemmeno una frana nel ballo, durante la sfida con Alice, forse il futuro nel musical è assicurato.
Veniamo agli inediti: “Sentimento” di Valerio è ben cantato anche se Lanfranchi osserva che la splendida voce è sprecata nel classico pezzo da “cuore e amore”, che ci vuole un po’ di coraggio. Poi quando Luzzatto Fegiz riconosce nel pezzo qualche nota di “La prima cosa bella”, Valerio con sicurezza – ma la conosce veramente la canzone “antica” di Nicola Di Bari? – osserva: “Sono diverse le note, c’è un semitono di differenza”. Mah! Però poi interviene Vessicchio che sottolinea che la musica italiana si fonda su luoghi comuni – d’altra parte, aggiungo io, le note quelle sono! – e allora dobbiamo credere, di fronte a tale auctoritas, che di plagio forse non si tratta.
L’inedito di Luca, “Forse forse”, è frizzante, allegro, disimpegnato ma gradevolissimo e viene giustamente apprezzato da Giordano che lo definisce un “pezzo che funziona”.
Di fronte alla sesta prova che prevede l’esecuzione di “Just the way you are” Anna Petttinelli afferma: “Ha cantato meglio Valerio ma Luca è stato più sexy”. Certo che l’appellativo sexy riferito a Luca nessuno se lo sarebbe mai aspettato! Quello che ha colpito più di tutto in lui è sempre stato il romanticismo, compreso il bacio dato ad Alice alla fine della sfida e che un giornalista, non ricordo il nome, ha definito “la cosa più struggente dopo Via col Vento”. Ma quali paragoni!

La competizione finisce, come sappiamo, con l’eliminazione di Luca. Alessandra è pronta per l’ultima sfida, almeno lei riposata, mentre Valerio ha già dovuto reggere i colpi delle critiche oltre che essersi già esibito. Durante una pausa pubblicitaria Alessandra ha speso due parole in difesa di Valerio, riferendosi all’accanimento giornalistico: poveretto, non se lo meritava, il tutto ha contribuito a demoralizzarlo. (le opinioni dietro le quinte son state trasmesse durante la sintesi andata in onda questo pomeriggio su canale 5).
È passata la mezzanotte e io cedo al sonno: sarà forse perché ormai Luca è fuori dai giochi e Valerio non riesce a farmi tenere gli occhi aperti? Mi dispiace non aver visto Alessandra ma sono contenta che abbia vinto. In fondo quello che conta è che non abbia avuto la meglio la maleducazione, la supponenza, l’alterigia, la presunzione … di Valerio. Forse non avrà fatto il famoso e caldamente consigliato “bagno di umiltà” ma di certo rifletterà sull’esperienza, capirà che a volte viene premiata la modestia oltre che la bravura. Preferisco dimenticare che anche Alessandra si è comportata da antipatica in passato, ma sempre influenzata dagli altri compagni di squadra. Quello che mi dispiace è che abbia vinto anche il premio di 50000 euro; forse sarebbe stato opportuno attendere l’esito del televoto e magari assegnare la borsa di studio ad Alice, non fosse altro perché l’unica “ballerina” arrivata alla finale. Un po’ come è successo a Francesco Mariottini l’anno scorso.

Infine, speravo che dopo le penose vicende che hanno caratterizzato l’ottava edizione di “Amici”, che riguardano tutti, insegnanti, allievi e presentatrice, la De Filippi ci pensasse su prima di proporci la nona. E invece il 15 aprile inizieranno le nuove selezioni per il prossimo anno: coraggio, giovani talenti dalle buone speranze, fatevi avanti ma ricordate che alla fine la spuntano … i soliti raccomandati.

20 marzo 2009

ESCE IL NUOVO ROMANZO DI MELISSA P … MA LEI NON NE SA NULLA

Posted in adolescenti, libri, Melissa Panarello, società tagged , , , , , a 5:32 pm di marisamoles

melissa p.C’è qualcuno che ha dimenticato il best seller di Melissa Panarello, Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire? Beh, certo i lettori no, le lettrici, invece, spero abbiano cestinato il “romanzo” o lo abbiano regalato a qualche maschio bavoso in cerca di solitarie emozioni.

Cento colpi uscì nel 2003 e fu immediatamente un successo. Certo non per il valore artistico del libro, quanto piuttosto per il contenuto altamente erotico dello stesso. Nulla di strano, direte, se non fosse per l’età della scrittrice, appena sedicenne all’epoca della stesura. Per ovvi motivi, del cognome sul libro comparve solo l’iniziale P., per Panarello. Fu un best seller: oltre tre milioni di copie vendute, pubblicato in 42 nazioni. Mi viene il dubbio, però, che la vendita così straordinaria fosse dovuta al battage pubblicitario che seguì la pubblicazione delle prime copie, battage che faceva leva soprattutto su questa scrittrice in erba che sapeva troppe cose sul sesso, per la sua giovane età, per non averle sperimentate. La curiosità morbosa ebbe il sopravvento e il libro andò a ruba.

Confesso, l’ho letto anch’io, ma non ho pensato nemmeno per un attimo di buttare via dei soldi per acquistare il volumetto. Me lo sono fatto imprestare da una persona ben più adulta di me e per giunta uomo che, arrossendo, mi disse: “Anche se sono un uomo e pure vecchio, la lettura mi ha fatto vergognare di essere un uomo”. Non dimenticherò mai quelle parole: man mano che le pagine scorrevano sotto le mie dita, continuavano a riecheggiare nella mia mente. Anch’io ho provato vergogna leggendo quel libro, vergogna di essere donna e pensare alle nuove generazioni di femmine che per dimostrare di essere pari agli uomini non trovano di meglio da fare che descrivere il sesso, ma non quello genuino, bensì deviato, con totale disinibizione e disinvoltura. E poi l’autrice si scandalizzava di trovare nella cassetta della posta proposte oscene. Per quanto quella P non volesse dire nulla, aveva una precisa contestualizzazione in una Sicilia in cui ogni città, anche se grande, diventa un piccolo paese dove la gente ha il vizio di mormorare.

Quello che ho pensato dopo aver letto il romanzo è stato: com’è che ci sono tanti scrittori dilettanti che, pur possedendo un talento letterario, non trovano un editore che li pubblichi, e poi le case editrici vanno a sfornare romanzi del genere? Intendiamoci: il libro è scritto benino ma il contenuto fa riflettere sull’integrità (intellettiva o morale) di chi lo ha scritto. Questo diario di una sedicenne disinibita (per usare un eufemismo) alle prese con esperienze di sesso che fanno davvero ribrezzo mi ha portato a ringraziare Dio per aver generato due figli maschi. L’unico problema che mi sono posta è che i miei ragazzi prima o poi avrebbero incontrato delle ragazze … allora non mi sarebbe rimasto altro da fare che pregare Dio che non le trovassero sullo “stile Melissa P.”!

Ciò che mi ha fatto riflettere, dopo essermi ripresa dallo choc destato dal contenuto, è stato, in particolare, l’aver notato che la casa editrice Fazi era allora quasi sconosciuta. Non lo è più, logicamente, visto il successo di Cento colpi di spazzola. Allora si potrebbe dedurre che non sia tanto l’editore che conta quanto la sua abilità nel pubblicizzare il libro (mi pare ne avesse parlato anche il buon Maurizio Costanzo che non disdegna il ruolo di Mecenate). Casi come questo, però, credo siano rari.

È fresca la notizia dell’uscita di un nuovo romanzo di Melissa Panarello: Bocciolo di rosa. Il bello è che pare Melissa non ne sappia nulla. Tant’è che l’editore non è l’affezionato Fazi (mi sembra, tra l’altro, che la ragazza avesse una storia con il figlio di Fazi ma non ne conosco il seguito, anche perché non seguo i gossip), bensì tal Borelli che era stato contattato, nel 2002, dalla giovane scrittrice per la pubblicazione di Cento colpi. Lei afferma di aver mandato a Borelli una sorta di brogliaccio che poi sarebbe diventato il romanzo che conosciamo; l’editore però non lo pubblicò e Melissa scrisse il romanzo completo affidandosi al Fazi. La scrittrice sostiene che con Borelli non aveva mai firmato un contratto per la pubblicazione del romanzo, anche perché è legata a Fazi (l’editore, non il fidanzato!) fino al 2010.

Da parte sua Borelli si difende dicendo che si tratta di un romanzo diverso, molto più bello di Cento colpi, e che con la Panarello già nel 2002 avevano deciso di pubblicarlo; ci sarebbero delle e-mail che testimoniano i contatti, Un legale avrebbe assicurato che quelle mails sono valide ai fini contrattuali ed ecco la pubblicazione, all’insaputa della stessa autrice, di Bocciolo di rosa.
Ora Melissa minaccia una querela, anzi definisce l’editore una specie di aspirante “suicida”. Beh, lui non sembra preoccupato e a chi gli chiede come mai abbia deciso di pubblicare lo scritto della Panarello dopo così tanti anni, risponde che ormai Cento colpi non si trova quasi più. Aggiunge, però, che di Cento colpi ce n’è uno solo …. Meno male, dico io!

[fonte principale: corriere.it, Giulia Ziino, 20 marzo 2009]

17 marzo 2009

IL MINISTRO GELMINI IN CONFERENZA STAMPA: IL VOTO DI CONDOTTA FARÀ MEDIA

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, politica, scuola, voto di condotta tagged , , , , , , , a 6:52 pm di marisamoles

Ho letto alcuni articoli sulle novità riguardo il voto di condotta e mi sono resa conto che ancora per qualcuno la questione della “media” non è chiara. Anche fonti che considero autorevoli e strettamente specialistiche – cioé che si occupano dell’istruzione – propongono ancora l’ “interrogativo”: ma il voto di condotta farà media? Anzi, una di queste “fonti” smentisce con una certa sicurezza che la valutazione del comportamento farà media con gli altri voti.

Sinceramente non capisco come ancora possano sussistere dei dubbi: la Gelmini è stata chiara fin dall’inizio, a parer mio, ovvero fin da quando nel primo decreto- n° 5 del 16 gennaio 2009, articolo 2 comma 2 – si leggeva che “La valutazione, espressa in sede di scrutinio intermedio e finale, si riferisce a tutto il periodo di permanenza nella sede scolastica e comprende anche gli interventi e le attività di carattere educativo posti in essere al di fuori di essa. La valutazione in questione viene espressa collegialmente dal Consiglio di classe ai sensi della normativa vigente e, a partire dall’anno scolastico 2008-2009, concorre, unitamente alla valutazione degli apprendimenti, alla valutazione complessiva dello studente.”

Dopo la seduta del Consiglio dei Ministri del 13 marzo scorso, in una conferenza stampa il Ministro ha riepilogato quanto deciso (rimando alla lettura del mio precedente post “Nuovi criteri per il 5 in condotta: la Gelmini ci ripensa“) e ha detto chiaramente che il voto di condotta farà media. Perché c’è ancora qualcuno dubbioso? Forse perché ogni cosa detta dalla Gelmini per qualcuno manca di chiarezza. Ad ogni buon conto potete trovare il video della conferenza stampa sul sito del MIUR: spero che ogni dubbio sulla questione sia definitivamente fugato.

Il MIUR ha, inoltre, pubblicato sul proprio sito lo Schema di regolamento concernente il “Coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni e ulteriori modalità applicative in materia, ai sensi degli articoli 2 e 3 del decreto legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito con modificazioni dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169”.

Si tratta di un accurato riepilogo di quanto detto e stabilito nei mesi precedenti ad opera del Ministro Mariastella Gelmini. In particolare viene dato rilievo al voto di condotta che, oltre a fare media, potrà compromettere l’esito dell’anno scolastico per quegli allievi che non otterranno la sufficienza. Meno restrittivi anche i nuovi criteri: non più sospensioni di almeno quindici giorni, come stabilito nella precedente Circolare Ministeriale (n°10, 23 gennaio 2009) ma, a discrezione dei docenti, sarà sufficiente una qualsiasi sanzione, anche una sola nota ma per fatti di una certa gravità – come ha chiaramente detto il Ministro in Conferenza Stampa – e comunque la decisione finale spetterà al Collegio dei Docenti. Sembra strano, tuttavia, agli addetti ai lavori che il “verdetto finale” sia attribuito al Collegio; personalmente credo che i docenti della scuola stabiliranno dei criteri comuni per evitare comportamenti difformi all’interno dei singoli Consigli di Classe.

Per i ragazzi che si preparano ad affrontare l’Esame di Stato della scuola Secondaria di II grado, queste sono le novità di rilievo:
– La valutazione del comportamento concorre alla determinazione dei crediti scolastici e dei punteggi utili per beneficiare delle provvidenze in materia di diritto allo studio. (articolo 4 comma 2 del citato regolamento)
– Gli alunni che, nello scrutinio finale, conseguono una votazione non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline valutate con l’attribuzione di un unico voto secondo l’ordinamento vigente e un voto di comportamento non inferiore a sei decimi sono ammessi all’esame di Stato. (art. 6 comma 1)

C’è infine la possibilità per gli “ottisti” di sostenere l’Esame di Stato “saltando un anno, cioè direttamente alla fine della quarta, ma a determinate condizioni. All’articolo 6, comma 2 del citato Regolamento si legge: Sono ammessi, a domanda, direttamente agli esami di Stato conclusivi del ciclo gli alunni che hanno riportato, nello scrutinio finale della penultima classe, non meno di otto decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline e non meno di otto decimi nel comportamento, che hanno seguito un regolare corso di studi di istruzione secondaria di secondo grado e che hanno riportato una votazione non inferiore a sette decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline e non inferiore a otto decimi nel comportamento negli scrutini finali dei due anni antecedenti il penultimo, senza essere incorsi in ripetenze nei due anni predetti. Le votazioni suddette non si riferiscono all’insegnamento della religione cattolica”.

13 marzo 2009

Protetto: PIRANDELLO, La signora Frola e il signor Ponza, suo genero

Posted in Letteratura Italiana, scuola tagged , , a 9:02 am di marisamoles

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12 marzo 2009

NUOVI CRITERI PER IL 5 IN CONDOTTA: LA GELMINI CI RIPENSA

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, politica, riforma della scuola, scuola, valutazione studenti, voto di condotta tagged , , , a 5:43 pm di marisamoles

Potrebbe essere ridiscussa già domani, nella programmata riunione del Consiglio dei Ministri, la normativa concernente l’attribuzione dell’insufficienza in condotta.

Si ricorda che le modalità riguardanti la valutazione del comportamento degli allievi è già stata trattata da decreti e circolari ministeriali. Per citare solo l’ultima, la numero 10 del 23 gennaio 2009, la questione del 5 in condotta veniva affrontata con estrema cautela: in sintesi, veniva stabilito che “Nella scuola secondaria il voto di comportamento, definito dal consiglio di classe, concorre alla valutazione complessiva dello studente, in quanto determina, autonomamente, la non ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato nel caso sia inferiore a sei decimi, indipendentemente dalla votazione conseguita nelle singole discipline di studio.”.
Forse proprio per questo venivano messi dei “paletti”: il 5 in condotta si può attribuire solo in presenza di provvedimenti di sospensione della durata di almeno quindici giorni, in conseguenza di colpe gravi. Ma veniva messa in luce, pure, la possibilità che gli allievi, anche se già sanzionati per un comportamento gravemente scorretto, vengano “perdonati” qualora dimostrino di essersi pentiti e di essersi prodigati per rimediare alle colpe già commesse. Nel caso contrario, qualora l’allievo “non abbia dimostrato apprezzabili e concreti cambiamenti nel comportamento, tali da evidenziare un sufficiente livello di miglioramento nel suo percorso di crescita e di maturazione in ordine alle finalità educative di cui all’articolo 1 del presente Decreto [n° 5 del 16 gennaio 2009 ndR]”, l’insufficienza può essere confermata anche nello scrutinio finale con tutte le conseguenze che conosciamo bene.

C’è da dire che la succitata circolare è stata pubblicata dal MIUR quando in alcune scuole, quelle in cui il Collegio dei Docenti abbia stabilito il termine del I quadrimestre a Natale, si erano già svolti gli scrutini intermedi. Va da sé che, visto lo scarso tempismo del Ministero, alcuni dei 5 in condotta di cui si è tanto parlato saranno stati attribuiti senza l’applicazione rigorosa dei criteri esposti nella circolare numero 10. A meno che i Dirigenti e i docenti, di comune accordo, abbiano deciso di non valutare negativamente il comportamento degli allievi in assenza delle opportune direttive del MIUR. Questo è quanto accaduto nel mio Liceo, dove gli scrutini del I quadrimestre sono terminati prima della pubblicazione della circolare in questione. È ovvio che la decisione presa dal Dirigente e condivisa dagli insegnanti è apparsa saggia; ma la saggezza, si sa, non sta di casa ovunque.

Ovviamente i dati pubblicati dalla stampa non fanno distinzione tra le scuole che hanno atteso le disposizioni ministeriali prima di valutare negativamente la condotta degli studenti, e quelle che non l’hanno fatto. In ogni caso, è doveroso sottolineare che quella “valanga di 5 in condotta: puniti più di 34 mila ragazzi” (cito dal corriere.it, titolo dell’articolo firmato da Benedetti Giulio, 2 marzo 2009) in effetti tanto valanga non è. Anche se il numero fa impressione, nel momento in cui lo confrontiamo con i dati complessivi, ci rendiamo conto che la percentuale sul totale degli studenti è irrisoria: poco più dell’1 %. Certo, considerare che 34.311 (questo è il dato esatto) studenti si comportano così male da meritarsi il 5 in condotta, fa riflettere. Se poi vediamo che in 8.151 casi il voto negativo attribuito al comportamento è l’unica insufficienza in pagella, riflettiamo ancor di più.
Sarà per questo che “la valutazione del comportamento concorrerà alla determinazione dei crediti scolastici e dei punteggi utili per beneficiare delle provvidenze in materia di diritto allo studio (borse di studio, agevolazioni per l’acquisto dei libri, ecc..). [fonte: tuttoscuola.com, 11 marzo 2009]. Anche l’eventualità di togliere i crediti, offire agevolazioni per l’acquisto dei libri, elargire borse di studio ecc. a chi non dimostra un comportamento esemplare sarà argomento di discussione domani durante la seduta del Consiglio dei Ministri.

Allo stesso tempo, pare che la Gelmini abbia intenzione di proporre un allargamento dei paletti stabiliti precedentemente: non più il 5 in condotta solo in presenza di una sospensione di almeno quindici giorni e in assenza di eventuali ravvedimenti e pentimenti; non è dato sapere se ci sarà davvero più elasticità e verrà data ai docenti la possibilità di decidere sulla base del singolo caso e con l’ausilio della propria esperienza in materia. È certo che gli insegnanti, più che il Ministro dell’Istruzione, sanno cosa e come valutare. C’è la concreta possibilità che qualcuno insinui che una maggior libertà potrebbe trasformarsi in un’arma micidiale, in mano dei docenti, a danno di “povere anime innocenti”, ragazzi che devono ancora crescere e conoscere la vita. In questo caso, però, si tratterebbe esclusivamente di maldicenze da parte di chi, i genitori in primis, è sempre pronto a difendere i “pargoli” e ad attaccare gli insegnati. Una maggiore fiducia contribuirebbe a migliorare la scuola italiana, molto più che le varie riforme e i tagli del personale che, a detta del Ministro, costituiscono una necessità per ottimizzare la distribuzione delle risorse, quindi per migliorare l’offerta formativa.
A volte credo che l’unica cosa che dovrebbe realmente migliorare sia l’obiettività dei genitori.

AGGIORNAMENTO DEL POST, 13 MARZO 2009

Nella seduta odierna del Consiglio dei Ministri , su proposta del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini è stato approvato:

– uno schema di regolamento che coordina le disposizioni vigenti in materia di criteri per la valutazione degli studenti,. La valutazione complessiva, fino ad oggi legata all’apprendimento, terrà conto anche del comportamento degli studenti quale elemento essenziale del processo formativo e requisito di base per l’ammissione agli anni successivi ed agli esami di Stato.
Questi i nuovi criteri per l’attribuzione del voto in condotta. Il 5 in condotta comporterà la non ammissione all’anno successivo o agli esami di Stato e concorrerà alla determinazione dei crediti scolastici. L’insufficienza sarà attribuita dal collegio dei docenti per gravi violazioni dei doveri degli studenti definiti dallo Statuto delle studentesse e degli studenti e cioè nei seguenti casi:

• allo studente che non frequenta regolarmente i corsi e non assolve assiduamente agli impegni di studio;
• a chi non ha nei confronti del capo d’istituto, dei docenti, del personale della scuola e dei compagni il dovuto rispetto;
• a chi non osserva le disposizioni organizzative e di sicurezza dettate dai regolamenti dei singoli istituti;
• agli alunni che non utilizzano correttamente le strutture, i macchinari e i sussidi didattici;
• a chi arreca danno al patrimonio della scuola.

Per prendere un’insufficienza in condotta, comunque, si deve aver già preso una sanzione disciplinare. Se il comportamento indisciplinato si ripete l’insegnante con il collegio dei docenti può decidere per l’attribuzione del 5.
Il regolamento introduce, inoltre, la valutazione con il voto numerico per tutte le materie e in tutte le scuole, dalla primaria alla secondaria di secondo grado. Sul testo verrà acquisito il parere del Consiglio di Stato.
[fonte http://www.governo.it]

Mi permetto solo alcune osservazioni. Nulla di nuovo rispetto alle previsioni, dunque. Nello schema, per quanto riguarda il 5 in condotta, si parla genericamente di “una sanzione disciplinare“. Un passo indietro, quindi, rispetto alla circolare n° 10 (vedi prima parte dell’articolo), dove si faceva riferimento ad una “sospensione di almeno quindici giorni“. Una sanzione, parlando di termini tecnici, non presuppone necessariamente la sospensione, né qualitativamente né quantitativamente. Un ripensamento del Ministro Gelmini, dunque, forse sulla scia delle polemiche che si sono susseguite all’indomani della pubblicazione del Decreto e delle varie circolari già citate.

Gli insegnanti, infatti, si lamentavano dell’eccessivo divario che con i “vecchi criteri” si sarebbe creato tra il sei ed il cinque. Mi spiego meglio: se i docenti erano costretti ad attribuire l’insufficienza in condotta a chi era stato sospeso per almeno due settimane, il sei, che di fatto rappresenta la sufficienza, non avrebbe potuto in nessun caso attestare l’avvenuto raggiungimento degli obiettivi educativi minimi, come avrebbe dovuto essere. Con le nuove disposizioni, invece, sembra che i “conti” tornino.

Personalmente sono perplessa dal fatto che, secondo quanto diffuso, sarebbe il Collegio Docenti a decidere l’eventuale 5 in condotta. Cosa strana: fino ad ora tale possibilità era esclusiva del Consiglio di Classe. Mi chiedo, quindi: come fa il Collegio a decidere per tutti i casi, cioè nella migliore delle ipotesi poche unità, nella peggiore qualche decina? Si presuppone che a valutare siano solo gli insegnanti dell’allievo in questione, non l’intero corpo docente della scuola! Non resta, quindi, che sperare in un refuso nel comunicato stampa del Governo … aspettiamo una rettifica, o quanto meno delle indicazioni più precise in merito alla questione.

ARTICOLI CORRELATI: Ammissione all’Esame di Stato: vanno bene anche i cinque e Il ministro Gelmini in Conferenza Stampa: il voto di condotta farà media

11 marzo 2009

E CONTINUANO A CHIAMARLO “AMICI”

Posted in Amici, Maria De Filippi, reality show, spettacolo, talenti, televisione tagged , , , , , , , , , , , a 4:14 pm di marisamoles

Chi mi legge saprà che non seguo costantemente il programma di Maria De Filippi “Amici”. Ma la domenica pomeriggio, se non ho di meglio da fare, guardo la trasmissione e, di domenica in domenica, rimango sempre più basita. Il comportamento degli studenti e degli insegnati è sempre più inqualificabile. Scriverò alla Gelmini e le proporrò di fare una legge ad hoc che preveda l’assegnazione del voto di condotta per gli “amici” e i giusti provvedimenti per i docenti.

Ma veniamo ai fatti. La polemica tra Valerio Scanu e Luca Napolitano è ormai cosa nota. Uno dice che l’altro è stonato, il secondo che il primo non fa progressi e canta come cantava cinque anni allo “Zecchino d’oro” … oh, pardon, era “Bravo bravissimo” la trasmissione di Mike Bongiorno, guarda caso grande “amico” di Maria. Il fatto è che Valerio dimostra anche meno degli anni che ha, fisicamente, e anche come testa mi pare sia fermo alle elementari. Quello che, però, a Luca non va proprio giù è che il “maestro” Jurman giudichi migliore il suo pupillo, Valerio, ovviamente, e non tenga nella dovuta considerazione le sue qualità. Di puntata in puntata nella squadra dei blu si è insinuato il sospetto, infatti, che gli insegnanti non siano equi nei loro giudizi. È possibile che Valerio prenda da Jurman voti altissimi e Luca solo una stentata sufficienza? Beh, il dubbio c’è. Se poi consideriamo che anche un altro elemento della squadra bianca, il cantautore Mario, non è sempre stimato un granché dai docenti che seguono gli altri concorrenti, allora è più di un sospetto. Mi fa pure pena la povera Grazia di Michele che si prodiga così tanto per far notare a chi non ha la giusta sensibilità, tutte le doti del suo protetto: il grande cuore, l’animo gentile, la profondità di pensiero … insomma, l’enorme talento di Mario che talvolta è messo in secondo piano da pezzi che è costretto a cantare e che “non gli appartengono”.

Ormai gli scontri furiosi tra insegnanti sono all’ordine del giorno … anzi, all’ordine di “puntata”: è mai possibile, mi chiedo io, che i cantanti seguiti da Jurman siano bravissimi per lui e mezze schiappe per Grazia e Gabriella e viceversa? Siccome mi sono un po’ incuriosita, sono stata attenta ai voti – finalmente palesi – e in particolare a quello di Vessicchio che là dentro considero l’unico degno del ruolo che riveste. Non tanto per la bravura, per l’esperienza e gli studi che ha alle spalle – degli altri so poco e niente, quindi non mi permetterei di giudicare la loro competenza – quanto per l’atteggiamento che assume, composto, serio, per nulla polemico … insomma è l’unico professionista come Dio comanda. Dicevo, ho osservato i voti che Vessicchio attribuisce alle performances dei cantanti e ne ho dedotto che sono sempre fuori dal coro: dove il “pupillo” viene premiato dal proprio maestro con un 7, Vessicchio gli appioppa un 6, ad un 8 poco realistico corrisponde un suo 7 e così via. Insomma, ma ‘sti cantanti chi si credono di essere?

Guardando quel poco che ho la costanza di guardare, mi sono resa conto – non solo io, comunque! – che i docenti si stanno comportando come gli allievi: tutto il tempo a darsi addosso, polemici fino alla noia, capaci solo di parlare uno sopra l’altro e di esclamare seccatissimi “ti ho lasciato parlare, ora lascia parlare me!”. Senza contare che Alessandra Celentano, accusata di dare più voti ai blu perché vuole far vincere Pedro, si è astenuta più volte dal votare … cioè praticamente ha ammesso che il sospetto era legittimo, ma d’altra parte chi è che non tiene per il suo protetto? Certo che questa se la poteva risparmiare vista la figuraccia fatta qualche tempo fa dal “buon Pedro”, soprannominato “signor Lei” visto che è l’unico là dentro a dare del Lei ai docenti … tanto “signore” da fare l’orribile gestaccio a Maura e ripeterlo davanti alla telecamera all’indirizzo del compagno – avversario Luca. Per quanto non abbia seguito molte puntate, che Pedro fosse falso e anche un po’ lecchino, l’avevo capito subito. Ma gliele fanno passar lisce tutte visto che la richiesta di Maura – l’esclusione automatica di Pedro qualche mercoledì sera fa, nel caso avesse perso la squadra dei blu – non è stata accolta. Solo Garrison era favorevole ma noi non abbiamo dimenticato che anche nei confronti di Domenico si era risentito parecchio, eppure quando l’allievo “pentito e perdonato” ha dovuto uscire dal gioco, si è fatto uno dei suoi soliti pianti. Garrison è fatto così: dopo tutto si affeziona alle persone!
Da un po’ Pedro pare un po’ “moscio” … lui si definisce “poco motivato”, dice che “ballare non gli piace più”, e ti credo, a chi non verrebbe qualche dubbio sulle proprie doti artistiche essendo quasi sempre ultimo in classifica? E che dire della scena patetica di un Pedro che, in qualità di vittima sacrificale, voleva uscire dal gioco al posto di Adriano? Insomma, parliamoci chiaro, resosi conto di essere scarsamente apprezzato dal pubblico a casa e non adeguatamente gratificato dalle valutazioni degli insegnanti – memorabile il recente 4 di Garrison! – ha pensato bene di proporre l’autoesclusione per evitarsi ulteriori figuracce. D’altra parte, avrà ben capito da solo che, quando vince la puntata del mercoledì la squadra dei Bianchi, gli avversari non propongono la sua esclusione perché Alice non avrebbe più con chi scontarsi.

Ultimamente anche Maria mi sembra piuttosto seccata; continua a dire “a casa possono pensare che …” con una smorfia di disappunto. E certo! Dopo aver avuto le sue gatte da pelare con i tronisti –povera ingenua, le pareva davvero possibile che non ci fossero secondi fini per i partecipanti al programma e che avessero seriamente intenzione di trovare l’anima gemella? – ora anche la “scuola” le crea problemi! Eppure lei in quella scuola ci si deve trovare benissimo visto che le piace riformulare le affermazioni degli altri con parole sue … forse pensa che in tutto quel caos gli uni non capiscano gli altri e così fa l’interprete. Anzi, forse le pare di essere a “C’è posta per te” dove, per esigenze di copione, deve raccontare la storia dei suoi ospiti. Insomma, Maria, ovunque tu sia, sei sempre la stessa. A proposito, ma avete visto che anche Zanforlin quando compare nella puntata pomeridiana di sabato fa le stesse mosse di Maria? Sta seduto allo stesso modo, un po’ gobbetto, gesticola e a volte parla come la sua “musa”. È il caso di dire che la De Filippi fa i suoi collaboratori a sua immagine e somiglianza, come se li creasse dal nulla o li svuotasse della propria personalità.

A questo punto, visto che mi pare che tutto ‘sto talento nella “scuola” non ci sia, potrebbe anche finirla, Maria, con il programma taroccato che tutti conoscono come tale. Tanto più che il termine “scuola” è inappropriato: se ogni volta che un insegnante dà un voto si dovesse davvero perdere mezzora perché secondo gli altri non è equo, sarebbe la fine. Senza contare che non si sono mai visti docenti che si scambiano commenti velatamente offensivi – dopo le denunce partite lo scorso anno si stanno trattenendo – davanti agli studenti o insegnanti che spudoratamente prendono le difese degli allievi preferiti. Anche Luca Napolitano, che onestamente non mi sembra una cima come intelligenza e perspicacia, insiste col dire che una sana competizione va bene, ma questo è troppo.

Che dire, dunque? Più che “amici” questi mi sembrano nemici – insegnanti e allievi – quindi, Maria, perché non cambi titolo al programma? Anche il termine “scuola” proprio non va, visto che, banchi a parte, della scuola vera non c’è proprio nulla. Magari si potrebbe chiamare “accademia” … anzi, sai che ti dico, cambia programma che è meglio. Tanto poi i tuoi “amici”, tranne poche eccezioni, lavorano nei musical prodotti dagli stessi autori di “Amici”; tanto vale fare dei casting prendendo, possibilmente, i ballerini di Steve e i cantanti conoscenti di Grazia … i soliti raccomandati, insomma!

7 marzo 2009

BAMBINA DI NOVE ANNI RIMANE INCINTA E ABORTISCE: MEDICI SCOMUNICATI

Posted in aborto, cronaca, famiglia, figli, legalità, Legge, sfruttamento dei minori, violenza sessuale tagged , , , , , , , , , a 9:13 pm di marisamoles

Io, pur essendo credente, davvero non capisco fino a dove possa arrivare l’ottusità della Chiesa. La notizia viene dal Brasile: una bambina di nove anni, violentata per tre anni dal patrigno, rimane incinta di due gemelli e, consigliata dalla madre, abortisce. Ora i medici, per quanto possa loro interessare, vengono scomunicati dall’arcivescovo di Olinda, don José Cardoso Sobrinho. Non solo, la scomunica raggiunge anche la madre della piccola che ha firmato per l’IVG.

Che la Chiesa sia contraria all’aborto è risaputo, ma scagliarsi contro quello che l’arcivescovo definisce un crimine e, visto che la bambina aspettava due gemelli, il sacrificio di due vittime innocenti, è davvero paradossale. Pur essendo io, come credente, come donna e come madre, fermamente contraria all’interruzione volontaria della gravidanza, credo che nei panni della madre della bimba avrei agito allo stesso modo. Primo perché la gravidanza era frutto di una violenza, per giunta familiare, secondo perché una bambina di nove anni non è in grado di crescere dei figli, terzo perché come madre non avrei mai potuto allevare dei nipoti praticamente come fossero anch’essi miei figli. Perché di questo si tratta, in fondo. Senza contare che sarebbero stati destinati a crescere senza un padre, visto che quello che li aveva concepiti non è nemmeno degno del nome di padre.

In Brasile l’aborto è permesso in caso di violenza sessuale o di gravidanza ad alto rischio, quindi è logico che sia la madre sia i medici hanno agito nella legalità. Ma la Chiesa, evidentemente, della legge se ne fa un baffo! Da parte loro, i medici non sembrano preoccuparsi molto della scomunica e non hanno replicato alla decisione presa dall’arcivescovo, mentre il responsabile del Centro Integrado de Salud Amaury de Medeiros (Cisam) di Recife dove è stato eseguito l’aborto, ha tenuto a precisare che il centro ha fatto “il suo dovere di prestare assistenza a una famiglia povera, sempre nell’ambito della legalità”. È questo il problema fondamentale in Brasile e in altri Paesi del sud del mondo: bambine come questa piccola “mamma mancata” ce ne sono tante, per lo più abbandonate per strada dalle famiglie, vittime della miseria e dell’ignoranza perché la scuola per la maggior parte dei minori è un lusso da quelle parti. Sono già fortunati ad avere un tetto sulla testa; ma quando si vive in otto – dieci persone in 20 mq, se va bene, non si ha un reddito adeguato e non c’è nemmeno la sicurezza di un pasto al giorno, i prelati dovrebbero chiedersi come si può anche solo concepire l’idea di far nascere due bambini da una madre che vive ancora nel pieno dell’infanzia.

La notizia si è diffusa presto e la bambina, dopo essere stata dimessa dall’ospedale, non tornerà a vivere ad Alagoinha, località rurale del Pernambuco, forse per la vergogna. Perché non si può reggere il peso di tanti sguardi puntati addosso quando si è doppiamente vittima di una violenza: quella subita da parte del patrigno, il ventitreenne Jailson José da Silva, arrestato per stupro, e quella dell’opinione pubblica pronta a giudicare senza riuscire a mettersi nei panni degli altri. In inglese si dice “mettersi nelle scarpe degli altri”: se non sono del tuo numero, sono davvero scomode.

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