MARCO CARTA VINCE IL FESTIVAL: SANREMO FRATELLO DI “AMICI” E MARIA LA MADRE

08_sanremo2009_marco_carta_ansa

A Sanremo i pronostici, si sa, valgono fino ad un certo punto. Superfavoriti dopo la prima puntata erano Dolcenera, poi nemmeno ammessa alla finale, pur cantando un pezzo bellissimo con una voce straordinaria, e Francesco Renga, mio mito, che non è stato incluso nemmeno nei primi tre.
Non solo, sembrava che Povia, con tutte le polemiche iniziate già prima del Festival e proseguite per tutta la sua durata, non sarebbe nemmeno arrivato sul podio nella serata finale. Eppure là sopra c’è salito anche se, onestamente, non certo per le sue virtù canore e nemmeno per il testo della canzone, abbastanza mediocre e scontato.
Nessuno, probabilmente, immaginava che la vittoria alla fine sarebbe andata a Marco Carta, già vincitore di “Amici” 2008. Credo che per chi segue la trasmissione di Maria De Filippi non fosse uno sconosciuto, anche perché la sua vittoria, allora immeritata se non altro per l’atteggiamento arrogante e presuntuoso e per il talento mediocre dimostrati, era stata al centro di polemiche da parte di molti detrattori

Non so quanti, come me, ieri sera, alle ultime battute di quell’interminabile maratona che da anni è diventato il festival, abbiano fatto una riflessione sulla strana coincidenza della contemporanea presenza sul palco, assieme al vincitore, di Maria De Filippi. Già, proprio lei, scopritrice del soggetto in questione e, in qualche modo, suo “mentore”. Non solo, a me è parso che il palcoscenico sanremese fosse una succursale di Mediaset: la De Filippi e Bonolis con l’inseparabile Luca Laurenti che hanno trasformato l’evento canoro in una serie di scenette sullo stile “Gianni e Pinotto”. Senza contare lo show canoro dei due inseparabili amici che, in altri tempi, non sarebbe stato ammesso all’interno di una manifestazione che dovrebbe avere come protagoniste canzoni italiane rigorosamente in gara. In tempi meno sospetti, infatti, gli ospiti erano sempre stranieri e cantavano per lo più in inglese per far sì che il bel canto italiano avesse come spazio esclusivo quello della gara.

Uno show del tutto insolito, quindi, quello organizzato da Bonolis e pianificato nei minimi particolari, compresi gli interventi estemporanei di Grillini, contro Povia, e della porno attrice Laura Perego con tanto di bodypainting. Che c’entrava quell’uscita e, soprattutto, la presenza delle conigliette di PlayBoy al seguito del “padrino” ancora non l’ho capito. Ma il dubbio che la spontaneità di tali manifestazioni non fosse poi tanto reale a me è venuto e credo anche ad altri. Fin dall’inizio questo Sanremo è stato etichettato come una sorta di riscatto dai fallimenti degli ultimi anni, e Bonolis è fin da subito apparso come una specie di “presentatore alla riscossa”.

Tornando al vincitore, non mi spiego come mai Marco Carta sia stato ammesso alla gara tra i big: qualcuno oltre ai fans della De Filippi lo conosceva? Ma anche ammettendo che fosse conosciuto ad una cerchia meno ristretta di telespettatori, perché allora Karima, che aveva fatto parte del cast di “Amici” nel 2006, arrivando seconda, e che ha alle spalle un’attività musicale iniziata in tenera età (alle elementari già cantava, ha fatto parte di un coro gospel, partecipato ad un musical e fatto serate jazz) è stata fatta rientrare nella categoria “Nuove Proposte”? Oppure, perché una cantante di 62 anni, Iskra, con una carriera ultradecennale nel ruolo di corista di Lucio Dalla e un’esperienza canora sicuramente più consolidata del poco più che ventenne Marco Carta, è stata costretta a concorrere con ragazzi giovani che potrebbero essere suoi nipoti? La differenza, forse, sta nel fatto che il vincitore ha già ottenuto un disco di platino con il disco “Ti rincontrerò”? Ma se facciamo un confronto con un’altra rivelazione 2008, Giusy Ferreri, mi chiedo quanti sappiano intonare due note del pezzo di Carta e quanti conoscano almeno l’intero ritornello di “Non ti scordar mai di me”.

Non so se una “raccomandazione” di Maria sia servita a far cantare Marco Carta tra i big, non so se nella sua vittoria ci possa essere lo “zampino” della madrina in questione, ma il festival quest’anno, pur avendo visto solo mezzora sul totale delle puntate, mi ha dato l’impressione che fosse più che mai “costruito”, che nulla fosse spontaneo e che si sia puntato sui colpi di scena e sulle ospitate alla Benigni per alzare l’audience. Insomma, ho il sospetto che la Rai si sia piegata alla volontà di Mediset, che Sanremo sia una sorta di figlio di Maria, De Filippi naturalmente, e che anche a livello qualitativo, fatte le dovute eccezioni, si sia rivelato una specie di Amici Bis. Se faccio, poi, un confronto tra la performance del vincitore con quelle di alcuni cantanti dell’attuale edizione di “Amici”, compreso il povero e tenerissimo, nonché bistrattato, Mario, non c’è proprio paragone. Per il prossimo anno mi aspetto qualcuno di loro sul palco dell’Ariston … magari non Valerio, per favore.