“CASO ELUANA ENGLARO”: LA PAROLA AI MIEI STUDENTI

Mentre ancora si discute sull’applicazione della sentenza della Cassazione, anche ora che il TAR del Lazio ha nuovamente dato ragione a Beppino Englaro, e pare che la Casa di Riposo udinese “La quiete” voglia accogliere Eluana per il suo “ultimo viaggio”, su questo argomento così spinoso voglio dare la parola ai miei studenti.

Un po’ di tempo fa ho fatto svolgere agli allievi di quinta un tema difficile. L’argomento era, appunto, il “caso Eluana Englaro”. Non ne avevamo mai parlato in classe perché sapevo che ne sarebbe scaturito un dibattito acceso, tra favorevoli e contrari alla sentenza della Cassazione [che ha confermato il decreto dello scorso luglio della Corte d’Appello di Milano, dando il via libera allo stop dei trattamenti sanitari che tengono in vita Eluana], e non volevo colpire la sensibilità di nessuno. È un argomento spinoso soprattutto perché non si può assumere un atteggiamento pro o contro come se si trattasse di discutere sull’abolizione della caccia. Insomma, qui entrano in gioco fattori diversi: educazione, religione, etica, morale … anche se tutti sappiamo come i giovani siano capaci di prendere decisioni autonome e di esprimere pareri svincolati dalle logiche assurte come universali dal mondo laico o dalla Chiesa.
Leggere i temi dei “miei” ragazzi mi ha suscitato un grande stupore, non tanto per la sensibilità e per la maturità di pensiero dimostrata, ma soprattutto perché hanno davvero espresso opinioni autonome e per nulla condizionate dall’ambiente familiare o sociale. E così molti, che io credevo essere assolutamente contrari alla decisione di sospendere l’alimentazione e l’idratazione ad Eluana, hanno invece espresso parere favorevole. Hanno colto, forse, l’aspetto più pietoso della vicenda, al di là dei vincoli morali.
Ho raccolto le parti più belle e significative di alcuni temi e le riporto così come sono, senza commenti. È il pensiero di ragazzi diciottenni che non ha bisogno di chiose, sia esso condivisibile o meno.

Mi chiedo come possano dei magistrati decidere della vita o, in questo caso, della morte di una persona; mi chiedo se Eluana dovesse morire per causa loro, come potrebbero sentirsi quei magistrati che si sono permessi di decidere se era giusto o non giusto che Eluana rimanesse in vita; mi chiedo come può lo Stato decidere di far morire una persona contro la Costituzione Italiana.. […] Penso che con questa sentenza la Cassazione, e quindi lo Stato, sbaglino sia sul piano etico che su quello legislativo, poiché ovunque nel mondo l’omicidio è un reato, e anche questo lo è. Sul piano etico parlo da persona credente e quindi approvo e difendo la posizione del Vaticano: “Chi siamo noi per decidere della vita di una persona?” (A. B.)

Non si tratta di fare delle scelte giuste o sbagliate, si tratta di rispettare il più possibile la dignità di una persona che oramai non ha più potere decisionale sul suo stato, e di conservare, nella scelta, ciò che ella era in vita, seguendo fiduciosamente la voce e il cuore di persone che l’hanno amata prima del tragico incidente e continuano a farlo adesso. […] Quando finalmente sembrava che i familiari di Eluana potessero tirare un sospiro di sollievo, ecco di nuovo un altro ostacolo: lo stop del Ministero che afferma l’impossibilità di interrompere l’assistenza ad Eluana da parte di alcuna struttura sanitaria, di qualsiasi regione. Allora mi chiedo: per quale motivo questa limitazione di pensiero? In fondo questa persona è già morta da tempo. È brutto dirlo ma è la realtà dei fatti: quei tubi non aggiungono niente alla vita di Eluana, sono solo fonte di sofferenza per lei e per i familiari. (V. G.)

[…] non capisco la decisione di ritenere la vita di una ragazza “sbagliata” e non degna di essere vissuta. Infatti la vita è un diritto di tutti, che sta per essere violato da una legge che non tiene conto del fatto che Eluana ha un’esistenza da trascorrere in qualunque modo. […] prendendo in prestito le parole di Platone, Dio non ha arbitrariamente proibito determinate azioni, ma ha semmai vietato quelle sbagliate, cioè quelle che, se messe in atto, violerebbero in qualche modo la dignità umana, come la decisone di concedere l’eutanasia a Eluana. (M. I.)

[…] Personalmente ritengo che per una persona nei suoi ultimi giorni di vita la dignità sia la cosa più importante. Vivere in continua sofferenza, senza poter comunicare, dipendere da una macchina, questa non è dignità, non è giustizia divina, checché ne dica la Chiesa con il suo Dio buono e giusto che impone sofferenze disumane. (S. M.)

[…] per me vivere non vuol dire semplicemente respirare e aprire e chiudere gli occhi ogni tanto; vivere è ben altro: parlare, scherzare, sorridere, provare gioie e dolori, assaporare il gusto del cibo, sentire i profumi e vedere i colori. Questo è vivere. L’uomo in sé sarebbe un “nulla” senza il mondo che lo circonda e se tutto il mondo di questa povera donna è solamente un triste letto di ospedale, allora no, questo non vuol dire vivere. […] Cosa s’intende per “rispetto della persona umana”? Rispetto vuol forse vivere in uno stato vegetativo su un letto d’ospedale o con rispetto si dovrebbe intendere essere al mondo e vivere la vita per come dev’essere vissuta, senza dipendere da tubi e sondini? A questa domanda ci saranno sicuramente risposte diverse, ma prima di esprimere un’opinione, ciascuno di noi dovrebbe riflettere un po’ su che cos’è veramente la vita. (L. Q.)

[…] secondo me la vita è fatta di affetti, di relazioni e, più che un corpo, noi siamo sentimenti, sensazioni, intelletto, quindi a mio parere questa non può essere ritenuta vita. Malgrado non soffra direttamente per il suo stato, la sua condizione è priva di dignità. Di Eluana rimane un corpo privo della capacità di provare qualsiasi esperienza, totalmente nelle mani del personale che la assiste. (F. F.)

[…] la vita non è cinema, né teatro. Una vita non può essere raccontata in un articolo di giornale o in un servizio giornalistico televisivo. La vita è fatta di ore, giorni e anni che a volte, se dominati dalla sofferenza, possono diventare interminabili. È il caso di Eluana Englaro i cui ultimi diciassette anni non sono stati altro che una lunga attesa di morte. […] qualcuno dovrebbe ricordare al “pubblico” che la decisione da prendere non è tra ‘la vita e la morte’ ma tra ‘la vita e la sofferenza’ e personalmente ritengo che non ci sia nulla di eroico nel sostenere la sofferenza d’altri. […] il “pubblico” dovrebbe conoscere la verità. Dovrebbe sapere cosa significa vivere ogni giorno per qualcuno che non conosce più la platonica “dignità umana” perché costretto a vivere una vita di negazioni. (F. B.)

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