CON LA GELMINI L’UNIVERSITÀ CAMBIA

Con 281 voti favorevoli e 196 contrari la Camera ha approvato in via definitiva il decreto Gelmini sul riordino del sistema universitario.

In sostanza cosa cambia?
Innanzitutto il sistema di reclutamento dei docenti: non più commissari “di parte”, scelti tra quelli operativi presso le Facoltà interessate, ma 4 esaminatori sorteggiati da un elenco di commissari eletti a loro volta da una lista di ordinari del settore disciplinare oggetto del bando e da un solo professore ordinario nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando. Si eviterà, in questo modo, che il posto sia occupato dai soliti raccomandati.
Per i ricercatori non è ancora previsto un riordino del sistema di reclutamento; i candidati verranno giudicati da 1 professore associato nominato dalla facoltà che richiede il bando e da 2 professori ordinari sorteggiati da una lista di commissari eletti tra i professori appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando.

Gli atenei che hanno sostenuto finora delle spese ritenute superiori rispetto al reale fabbisogno non potranno procedere a nuove assunzioni. Dall’altra parte, le Università più meritevoli, quelle con offerta formativa, con qualità della ricerca scientifica, efficienza delle sedi didattiche migliori, avranno dei finanziamenti maggiori. La valutazione di tali strutture avverrà attraverso i parametri di valutazione Civr (Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca) e Cnvsu (Comitato nazionale valutazione del sistema universitario).

Per favorire l’assunzione dei giovani ricercatori, il blocco del turn over (a quota 20% nelle altre amministrazioni) viene elevato al 50%. Le Università dovranno “riservare” ai nuovi ricercatori almeno il 60% dei posti disponibili.

In ogni caso, i bandi di concorso , per i circa 2300 posti da ricercatore, già “aperti” saranno esclusi dal turn over e anche gli enti di ricerca rimangono indenni dal blocco delle assunzioni entrato in vigore per tutte le amministrazioni pubbliche. Questi interventi porteranno al reclutamento di 4000 nuovi ricercatori.

Buone notizie anche per i giovani meritevoli che non hanno i mezzi economici per sostenere l’esoso costo delle tasse universitarie: borse di studio in arrivo per tutti con un incremento di fondi pari a 135 milioni di euro, mentre altri 65 milioni di euro saranno stanziati per incrementare di 1700 unità (posti letto) le residenze universitarie.

Vita dura si prospetta per i professori “pigri”: dal 2009 sarà costituita l’ “Anagrafe nazionale dei professori e ricercatori universitari” in cui saranno rese note anche le pubblicazioni scientifiche prodotte. A partire dal 2011, quelli che nel biennio precedente non avranno pubblicato nulla saranno esclusi dall’elenco dei professori che potranno fare parte delle commissioni giudicatrici dei concorsi. Non solo, si ritroveranno gli scatti stipendiali dimezzati.

Che sia la volta buona per ottenere una maggior professionalità e per incrementare la qualità degli Atenei? Secondo il Ministro dell’Istruzione Gelmini, certamente sì. Soddisfatta della “riforma”, la Mariastella più famosa d’Italia afferma: «L’università oggi cambia: valorizzato il merito, premiati i giovani, affermata la gestione virtuosa degli atenei e introdotta più trasparenza nei concorsi all’Università per diventare professori o ricercatori. Da questi tre pilastri non si potrà prescindere».

Non dello stesso avviso è l’opposizione: secondo la capogruppo del Pd, Marina Sereni, infatti, con i tagli del decreto 112 l’anno prossimo «anche gli atenei virtuosi non saranno più in grado di funzionare».

Potevamo sperare che, per una volta, fossero tutti d’accordo? Naturalmente no. Per dare ragione agli uni o agli altri non resta, quindi, che attendere di vedere i reali effetti della Legge.

4 pensieri riguardo “CON LA GELMINI L’UNIVERSITÀ CAMBIA

  1. Caro doctorgray,

    grazie per il consiglio. Leggerò il libro non appena avrò un po’ di tempo. “Altro dirti non vo’ ” anche perché ho speso così tante energie nel rispondere ai commenti dei miei precedenti post sulla Gelmini che ora sono esausta. 😦

    Ciao ciao.

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  2. A mio modesto parere, parlo da studente, il problema della università italiana lo vedo più dal lato della organizzazione dei curricula che non da quello dei contratti di docenza.. Posto qua due link ai Piani di Studio di due lauree brevi (BA) una inglese e l’altra italiana (‘sorry’ Marisa ma Udine noto che non ha un CDL in Storia.. 😐 ):

    http://www.cardiff.ac.uk/hisar/degreeprogrammes/undergraduate/ancienthistoryba/index.html
    http://www2.units.it/~storia/Guidaweb/Piano_studi_triennale2008-9.htm

    Come si può vedere, il primo è alquanto più professionalizzante del secondo perchè si concentra solo sul periodo storico oggetto del BA, permettendo in ogni caso allo studente 20 crediti in altre discipline. Tranne i 40 cfu obbligatori del primo anno e i 60 del secondo, lascia allo studente la possibilità di farsi un SUO personale percorso di studio pur sempre legato ai “Prerequisites” di ciascun corso. Quello italiano invece è un pot-pourri imposto dal’alto e molto scolastico, se mi concedi il termine ^^, come titolatura dei corsi e impostazione nella maggioranza degli stessi. Io la chiamo “Sindrome da Mommsen” ! Intendo con questo il non poter lavorare ‘in team’ dovendo occuparsi DA SOLI di tutte le scienze antichistiche in base ad una visione ‘perversa’ della autopsia delle fonti.

    Infine il problema delle lingue antiche: in Italia da quanto ho constatato di persona qua alla uni si parte dalla equazione: antichista=ex classico=iscritto a lettere classiche= futuro filologo e/o docente di latino/greco e gli esami nelle lingue classiche son pensati per studenti di Lettere classiche (quindi analisi di testi poetici e teatrali da un punto di vista grammaticale e letterario. Mentre altrove è diverso (grazie alla non obbligatorietà, immagino, dello studio di greco e latino alle superiori):

    “Latin Historical Texts – 10 credits (HS3343/4)
    Prerequisites: HS3421 Reading Latin 1 and HS3322 Reading Latin 2, passed with a grade of at least 60%; or a good A-level in Latin, or equivalent qualification”
    “the ability to read and understand Latin texts of different types and genres.
    the ability to comment on the historical relevance of passages read in the original language.”

    Si noti il “the ability to comment on the historical relevance of” 😐

    Posto questo, potendo tornan indietro negli anni ed avendone la possibilità linguistica e finanziaria, io avrei di sicuro optato per 3 anni di studio nelle isole britanniche 😐

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  3. Ciao Paolo e grazie ancora per il tuo contributo, sempre prezioso. Comincio a pensare che ti dovrei nominare co-redattore di questo blog!

    A parte gli scherzi, penso anch’io che in Italia le cose siano più complicate in tutti i settori. Credo anche che ci sia una frammentazione di corsi di laurea e specializzazioni, nonché dei “doppioni” siti in un’area veramente esigua (in Friuli Venezia-Giulia due atenei con sedi sparse sul territorio di tutte le province!) e ciò contribuisce anche a spalmare le risorse mentre sarebbe meglio concentrarle. Tuttavia, mi rendo conto che questo è un mio parere non necessariamente condivisibile.

    Quanto al latino, credo sia la spina nel fianco di molti studenti essendo obbligatorio almeno un esame in tutte le facoltà umanistiche. Ricordo che una mia “vecchia” studentessa dell’Istituto d’Arte, iscritta a Lettere con indirizzo Conservazione Beni Culturali, ha dovuto imparare il latino in un anno … con i risultati che ti lascio intuire.
    Quello che, personalmente, ho trovato più assurdo è stato il dover sostenere un esame di Latino al concorso ordinario a cattedre per insegnare alle Medie dove il latino non esiste più dal 1979! Per me non è stato un problema ma ricordo che alcuni candidati si sono presentati all’orale con il programma di autori in italiano perché non l’avevano mai studiato.

    Non so se a Udine ci sia un corso di laurea in storia, io comunque mi sono laureata a Trieste (dove ho vissuto fino al mio matrimonio) ai tempi in cui Preside di facoltà era il mitico Petronio! Vedo, dal tuo link, che il prof. Cammarosano insegna ancora Storia Medievale: per me è stato uno dei migliori docenti all’università.
    In confidenza, anch’io avrei volentieri frequentato l’università in U.K. e anche adesso mi trasferirei subito là. La lingua non è un problema; il problema è la famiglia … Pensa che per sposarmi ho rifiutato un posto all’università di Toronto ventitre anni fa! 😦

    A presto. 🙂

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