4 gennaio 2009

VIENE VIENE LA BEFANA …

Posted in attualità, Gesù, Giovanni Pascoli, Letteratura Italiana, lingua, Natale, poesia, religione, tradizioni popolari tagged , , , , , , , , , a 6:17 pm di marisamoles

befanaSiamo quasi arrivati alla fine delle vacanze. Fin da piccola ho imparato che per “ultima arriva l’Epifania che tutte le feste porta via”. Certo che è un bel periodo per i bambini: prima i vari santi (Santa Lucia o San Nicolò, dipende dai luoghi), poi Babbo Natale, infine la Befana portano i doni ai pargoli che si godono questa pacchia annuale almeno finché ci credono.

Io penso di essere stata in assoluto la più tonta tra le bambine della mia età. Ancora adesso, in certe situazioni, mi sembra di essere una specie di Alice nel paese delle meraviglie. Nel mio mondo fantastico, popolato da befane, santi e babbi natale, mi rifiutavo di credere all’evidenza: come facevano quei personaggi ad insinuarsi in casa nostra e a lasciare tutti quei doni? Quando ero in quinta elementare, io ancora ci credevo a quei dispensatori di doni e ricordo che scoppiai in lacrime quando una mia compagna, una delle più smaliziate, mi rivelò che i regali li portavano i genitori e che non esistevano né befane, né santi, né babbi natale. Dopo un attimo di smarrimento, riassunsi il mio atteggiamento risoluto e chiesi alla maestra Alberta conferma della malignità che avevo appena sentito. Lei, sorridente e con l’aria affabile che sapeva assumere nelle giuste occasioni, mi rispose: “Per le bambine buone come te esistono, per quelle cattive no, quindi sono i genitori a portare i doni.”. Appagata dalla risposta, cui la compagna cattiva non trovò valide argomentazioni contrarie, ringraziai la maestra e continuai, ancora per poco, a cullarmi nella certezza di essere una buona bambina.

A dire la verità la Befana non era presa in grande considerazione a casa mia. Una cosa, però, me la sono sempre chiesta: che c’entravano i re Magi, ai quali mio fratello faceva fare un lungo percorso prima di farli arrivare a destinazione, davanti alla capanna del presepe, con la Befana? Insomma, quella promiscuità tra sacro e profano mi creava una certa inquietudine. Ma a tutto c’è una spiegazione, quindi ora vediamo che nesso ci può essere tra una festa sacra e un’usanza folkloristica.

Il termine “Epifania” deriva dal greco epiphaneia che significa apparizione e si riferisce, logicamente, all’apparizione della stella cometa che portò i re Magi al cospetto di Gesù bambino. Dal termine greco si passò poi al latino epiphania che, attraverso il linguaggio popolare, diventa prima Pifania, poi Bifania, fino alla distorsione del termine nella parola finale “Befana”.
Ma se dal punto di vista etimologico la spiegazione appare plausibile, che nesso c’è tra i re Magi e la vecchietta, diciamolo pure, un po’ bruttina che viaggia nei cieli a cavallo di una scopa e si intrufola nei camini, lasciandosi scivolare fino a sotto per infilare i doni nelle calze dei bambini? Ebbene, anche a questa domanda c’è una risposta. Infatti, secondo la tradizione, i re Magi, durante il loro lungo viaggio guidato dalla cometa, avrebbero chiesto informazioni sul luogo in cui si trovava Gesù proprio ad una vecchietta; questa pare si fosse rifiutata di aiutarli, salvo pentirsi subito dopo. Così la donna si sarebbe messa alla ricerca lei stessa del bambino ma, non trovandolo, avrebbe iniziato a distribuire dolci e frutta a tutti i bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse Gesù. Da quel giorno, sempre secondo la leggenda, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio a cavallo della sua scopa la Befana continua a distribuire doni ad ogni bambino facendo il giro di tutti i camini del mondo.

Pare, però, che la data del 6 gennaio fosse già “festiva” prima della nascita di Gesù. Secondo Alfredo Cattabiani, giornalista e grande esperto di tradizioni popolari scomparso nel 2003, la data coincideva con il solstizio d’inverno. In Egitto, ad esempio, il 6 gennaio si celebrava la nascita del dio Eone dalla vergine Kore con una processione rituale sulle sponde del Nilo. Anche la dea celtica Epona può essere paragonata alla nostra Befana, ma nello stesso tempo pure alla greca Demetra, a Diana patrona della stregoneria, alle dee Berchta e Frau Holle della mitologia nordico-scandinava.

Insomma, credevamo fosse solo una vecchierella e invece scopriamo che è l’erede di divinità fondamentali nei pantheon di vari religioni. Anticamente la notte dell’Epifania era anche l’occasione per praticare tutta una serie di riti apotropaici, in cui la tradizione cristiana si mescolava al paganesimo in un sincretismo davvero originale. Ancor oggi è’ diffusa l’usanza di “ardere la vecia”: un enorme pupazzo, composto da legna, stracci e fascine, di forma umana, viene posto su di una pila di legna e dato alle fiamme. La figura della “vecia” era una specie di capro espiatorio per esorcizzare tutto il male e per propiziarsi l’abbondanza e la fertilità dei campi.
In Friuli, dove vivo, c’è anche l’usanza di accendere i pignarui; il più importante è quello di Tarcento, il pignarul grant, il falò grande, dal cui fumo si traggono auspici: se volta a oriente l’annata sarà propizia, se dirige a occidente vi saranno difficoltà. In quel momento vengono accesi anche gli altri falò preparati sulle alture che gareggiano in bellezza e dimensioni. Anche questa tradizione affonda le radici nei riti antichi; si riscontrano, infatti, delle somiglianze con i fuochi propiziatori che i Celti accendevano per il dio Beleno.
Sulla scia di antiche leggende e riti propiziatori la Befana è giunta fino a noi. Forse non ha il fascino di Babbo Natale ma è certamente attesa dai bimbi con un po’ di trepidazione: porterà dolcetti e doni o solo carbone.

Per finire, vi lascio una poesia di Giovanni Pascoli, forse una delle più note anche se i versi conosciuti sono per lo più quelli iniziali. Ma leggendola tutta ci si rende conto del messaggio recondito che il poeta voleva lanciare: la Befana non è un essere soprannaturale in grado di portare la felicità a tutti i bambini. È solo una vecchia infreddolita che spia nelle case della gente, si rallegra del benessere che trova presso le famiglie “ricche” ma di fronte alla finestra del povero casolare può solo osservare le lacrime della madre che non riempirà di doni gli zoccoli consunti dei figli e, impotente, se ne vola via sull’ “aspro monte”.

LA BEFANA
di Giovanni Pascoli

Viene viene la Befana
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! La circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.
Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.
E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.
Che c’è dentro questa villa?
Uno stropiccio leggero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.
Che c’è dentro questa villa?
Guarda e guarda…tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
guarda e guarda… ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini.
Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale;
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.
Chi mai sale? Chi mai scende?
Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.
Co’ suoi doni mamma è scesa.
La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra,
trema ogni uscio, ogni finestra.
E che c’è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?
Guarda e guarda… tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra la cenere e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti…
E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila…
Veglia e piange, piange e fila.
La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.
La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride;
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sull’aspro monte.

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6 commenti »

  1. Giorgio said,

    Vi segnalo il corteo storico folcloristico “Viva la Befana” per riaffermare e tramandare i valori dell’Epifania che ogni anno, il 6 gennaio, si svolge a Roma.
    Saluti e Buone Feste a tutti

    Mi piace

  2. marisamoles said,

    @ Giorgio

    Grazie per la segnalazione … fortunati quelli che saranno a Roma nel periodo natalizio!
    Buone feste anche a te. 🙂

    Mi piace

  3. […] CORRELATI: VIENE VIENE LA BEFANA … e PRESEPE O […]

    Mi piace

  4. […] Sull’Epifania ho scritto anche dei post più seri: QUI e QUI. Ma qualche volta ho voglia di […]

    Mi piace

  5. […] dall'articolo originale Viene viene la Befana …] Share this:TwitterFacebookLike this:LikeBe the first to like this […]

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  6. […] i post seri sull’Epifania, naturalmente: I re Magi, tra verità e leggenda (il mio preferito) Viene viene la Befana … (la sempreverde poesia di Giovanni Pascoli) e un articolo correlato: Presepe o […]

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