28 ottobre 2008

DECRETO GELMINI: SFILANO GLI STUDENTI, IGNORANZA PRÊT À PORTER

Posted in attualità, famiglia, Mariastella Gelmini, proteste studentesche, scuola, televisione tagged , , , , , , , , a 8:19 pm di marisamoles

studenti contro gelminiEccomi qua, lo sapevo, a parlare del decreto Gelmini. Mi ero riproposta di non farlo: internet e i vari blog pullulano di articoli sul tema … e l’ignoranza regna padrona. Non solo da parte dei blogger, anche da parte di molte persone che si accalorano cercando di difendere la propria opinione nei vari commenti. Ebbene sì, lo ammetto: anch’io ho commentato, molto, forse troppo. A furia di commentare avrei fatto prima a scrivere un post. Ma, prendendo in prestito i sublimi versi di Manzoni, di mille voci al sonito mista la mia non ho.

Che cos’è, allora, che mi ha fatto cambiare idea? Potrei dire lo scontro avuto stamattina a scuola con la dura realtà, ovvero l’autogestione studentesca. Ma forse non è stato quest’evento a scatenare l’estro creativo. Piuttosto il disgusto provato nel seguire i dibattiti televisivi di questi giorni, dove ciascuna parte è convinta che chi gli sta davanti sia un emerito deficiente; nel leggere i quotidiani, ognuno con una sua versione dei fatti a seconda della linea politica appoggiata (ah, dov’è andata a finire l’oggettività del cronista!); nel constatare, attraverso i sevizi dei vari Tg, l’ignoranza di tante persone che, con malcelato protagonismo, hanno approfittato delle telecamere per esprimere la loro opinione.

Ecco, vorrei partire proprio dai servizi dei telegiornali. Sono rimasta allibita soprattutto nel vedere sfilare in corteo genitori, maestri e bimbi, tutti solidali contro l’unico nemico del momento: il ministro Gelmini. A parte il fatto che trovo di cattivo gusto coinvolgere i bambini, sotto la falsa parvenza di una protesta educativa – gli inconsapevoli pargoli non ne capiscono nulla di maestri unici e moduli, ma sono portati a prendere per oro colato tutto ciò che i grandi dicono loro -, la cosa più discutibile è quest’alleanza improbabile tra famiglie ed educatori. Ma quando mai? Da madre e da insegnante so bene quanto sia difficile conciliare le diverse vedute che le due parti hanno in ambito educativo. Gli insegnanti sono spesso rimproverati di non fare il loro dovere, di non assegnare i compiti (i bambini devono essere perennemente occupati: non esiste estate senza l’adorato Libro delle Vacanze!) o di assegnarne troppi, di non capire le esigenze degli scolari e delle famiglie, di non applicare l’insegnamento individualizzato, diritto sacrosanto dei più deboli … potrei continuare ma non voglio dilungarmi troppo. Da parte loro, i maestri sono ben pronti a definire quello scolaro un tonto, quell’altro un incapace, il terzo un ipercinetico e così via. Il tutto senza cercare di venire incontro alle esigenze o di trovare un rimedio alle difficoltà. Ma che alleanza! A meno che sconfiggere il comune nemico non abbia fatto sottoscrivere una specie di tregua tra le due componenti, pronte, però, a riprendere gli scontri una volta calmate le acque.

A proposito di sevizi in TV, c’è stato un bel vedere nei giorni scorsi. Sul Tg regionale, ad esempio, ho ammirato il cipiglio di una maestra prossima alla pensione che condannava il ripristino del maestro unico come un ritorno all’antico. Mai sentito parlare dei corsi e ricorsi storici? La giornalista, con tono un po’ provocatorio, le ha fatto notare che loro due, l’intervistata e l’intervistatrice, erano pur cresciute bene con il maestro unico, quindi dove stava il problema? Inorridita la maestra attempata ha risposto che “i tempi sono cambiati”. A parte la genericità dell’argomentazione, potrei obiettare che se le maestre hanno tanta paura di tornare ad affrontare da sole la classe, non è per via dei programmi, molto più ampi e diversificati, come fanno credere, quanto piuttosto perché si sono abituate a cambiar aula e scolari dopo un tot ore e non saprebbero più starci tanto tempo con un’unica scolaresca. E sapete perché? Perché i bambini, non solo i tempi, sono cambiati e sono sempre più stressanti. E poi, che dire del clima di confronto che si respira, anzi che gli scolari respirano, con il sistema dei moduli? Molto spesso è un clima di scontri, quando non si arriva all’esercizio del potere e dell’autorità da parte di una sola persona, mentre le altre soccombono nel nome del benessere dei bambini. Eh già, perché a scuola si deve stare bene. Sembra che negli ultimi anni questa sia l’esigenza primaria. Non ci si chiede più cosa si fa, cosa si trasmette ai discenti in termini di conoscenze, competenze e abilità; la cosa importante è che loro, i discenti, stiano bene a scuola. Ma quando mai gli scolari, o più in generale gli studenti, stanno bene a scuola? Diciamo che nelle anguste e tristi aule scolastiche ci stanno perché devono. Nemmeno al liceo sanno dare un valore a quello che imparano, figuriamoci alle elementari!

Un’altra intervista, sempre nel solito Tg, mi ha scioccata: un bambino di circa otto anni, interrogato sul motivo per cui stava manifestando contro il reinserimento del maestro unico, ha candidamente risposto “Boh, non so … è meglio così … e poi le mie maestre sono simpatiche!”. Ma qualcuno gliel’ha spiegato che le sue adorate maestre il decreto Gelmini non gliele tocca, visto che il ritorno al maestro unico è graduale, partendo dalla prima del prossimo anno scolastico? Forse non gliel’hanno spiegato. Ma lui è piccolo, che ne può sapere? Sì, ma i grandi lo sanno; e allora, mi chiedo, perché protestano per i tagli degli organici quando il ministro ha assicurato che non ci saranno licenziamenti proprio perché il progressivo ritorno al maestro unico (in cinque anni!) dà modo alle maestre “giovani” di conservare il proprio posto perché la riduzione non è repentina, e a quelle attempate di andare nel frattempo in pensione? E poi, chi ha detto che la riduzione dell’orario a 24 ore faccia sparire il tempo pieno? Proprio perché a fine ciclo ci saranno degli esuberi, e nessuno sarà licenziato, visto che nella Pubblica Amministrazione per perdere il posto bisogna essere proprio dei disgraziati, il tempo pieno sarà garantito proprio per conservare a tutti gli insegnanti il posto di lavoro. Il governo garantisce che “in 5 anni ci saranno 5.750 classi in più con il tempo pieno. Con la media di 21 alunni per classe, in cinque anni 82.950 alunni in più avranno il tempo pieno”. Perché non vogliamo credergli? Persino Napolitano ha affermato in un suo intervento che “non si può dire sempre no”.

Ma veniamo alle proteste degli studenti più grandi. Nelle scuole superiori stanno dilagando l’occupazione e l’autogestione. Di fronte a quella che, dal punto di vista dell’ordine pubblico, è sentita come un’emergenza, Berlusconi ha affermato: “non permetteremo che vengano occupate scuole e università, perché l’occupazione di luoghi pubblici non è dimostrazione dell’applicazione della libertà, non è un fatto di democrazia, è una violenza nei confronti degli altri studenti, delle famiglie, nei confronti delle istituzioni e dello Stato“. E ha concluso: “Convocherò oggi il ministro degli Interni e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell’ordine“.
La dichiarazione, legittima e ben argomentata, ha subito suscitato scalpore. Perché? Dobbiamo lasciare che succeda nelle scuole quello che è accaduto lo scorso venerdì a Lecce: “banchi distrutti, finestre in frantumi, cattedre rovesciate e porte rotte, auto dei professori danneggiate e ragazzi cacciati dalle aule …”? L’ho letto su un quotidiano e credo che questa sia un’eventualità non molto remota anche per altre realtà scolastiche. Poi, da parte di un Dirigente Scolastico, è doveroso garantire l’incolumità delle persone, l’integrità dei beni pubblici (le scuole lo sono) e il diritto allo studio che chi non aderisce alla protesta deve poter esercitare.
E ancora, siamo così sicuri che gli studenti degli istituti superiori siano convinti di protestare per il bene della collettività? Sarò maligna, ma sono sempre del parere che solo una piccola percentuale di loro protesta con cognizione di causa. Perdere giorni di scuola è troppo allettante per lasciarsi sfuggire l’occasione. Sia chiaro, non sono contraria alla manifestazione del dissenso in sé, ma non sopporto vedere gente bivaccare in giro per la scuola, mentre le aule sono deserte e i luoghi di dibattito ben poco frequentati. Senza contare che nel programma di autogestione del liceo in cui insegno sono inserite attività ludiche, cioè un eufemismo per dire che possono fare gli affari propri … e dico “affari” per puro autocontrollo, dato che nella mia mente è apparsa repentina tutt’altra parola che, per decenza, ho scacciato subito.

Si potrebbe pensare che io parli in questi termini solo perché sono a favore del Decreto Gelmini. Niente affatto. Parlo a ragion veduta, specialmente dopo che un mio allievo di seconda, che ha aderito all’autogestione, mi ha chiesto con fare ingenuo: “Ma si fa sciopero per i tagli … o per che cosa?”. Se non è ignoranza questa! A parte il fatto che non sanno nemmeno distinguere tra sciopero e autogestione, non sanno nemmeno i motivi della protesta.
A proposito di tagli, anche sull’università si è fatto un gran parlare. Subito a dire che il Decreto porterà alla chiusura di molti atenei. A parte il fatto che il Decreto non parla di ciò: si limita a dire che, qualora le università lo vogliano, potranno trasformarsi in fondazioni. Questo perché i soldi pubblici vengono sprecati. E poi, se guardiamo i dati, in Italia ci sono meno laureati del Cile, nessun ateneo italiano si colloca entro i primi 150 nel mondo, ci sono 327 facoltà con meno di 15 iscritti e addirittura 37 corsi di laurea con un solo studente! Insomma, se il governo deve rendere conto a noi cittadini di come viene speso il denaro pubblico, è un preciso dovere tagliare gli sprechi. Il che non significa licenziare il personale, ma razionalizzare le risorse umane per creare una qualità che, fatte le dovute eccezioni, di fatto non esiste.

Se poi affrontiamo il discorso guardando i dati OCSE, come dice Schleicher, responsabile delle ricerche sull’istruzione, “il vero problema dell’Italia è come vengono spesi i fondi elargiti dallo Stato. Esattamente il contrario di quanto fa, ad esempio, un Paese come la Corea del Sud, dove il numero dei professori è minore e il loro stipendio è più alto”. C’è poi da dire che in Italia solo il 45% degli iscritti all’università arriva alla discussione della tesi, contro una media OCSE del 69%. Quindi, è palese che si debba puntare sulla qualità piuttosto che sulla quantità. Meno corsi di laurea ma più possibilità di laurearsi e soldi pubblici ben spesi.

Insomma, si continua di parlare di riforma ma nel D.Lg. non c’è alcun barlume di riforma. Quella universitaria è già stata fatta dal ministro Moratti che ha portato, sempre secondo l’OCSE, ad un aumento dei laureati dal 17% del 2000 al 39% del 2006. E, guarda caso, questo piccolo successo è dovuto ad una riforma del centro – destra. Per la riforma delle superiori, ci sono stati due tentativi: quello del ministro Luigi Berlinguer e quello della Moratti. Tutto , poi, si è fermato solo per questioni politiche. Ora la riforma è più che mai necessaria ed è ovvio che parta da quella lasciata in sospeso dalla Moratti, che poi è in parte ripresa da Berlinguer. La Gelmini, però, forse perché troppo giovane e carina per essere affidabile, è già accusata dai media di plagio. Ma signori, nessun plagio: perché non riusciamo a credere che qualcosa di buono sia attribuito dalla sinistra alla destra e viceversa? La scuola è da sempre ostaggio degli scontri politici e ciò ha causato la sua malattia cronica. È ora di finirla: anche il presidente Napolitano ha ammesso che bisogna andare avanti, superando gli antagonismi, per il bene di una scuola malata. Ora più che mai è necessario dare fiducia all’azione del governo. Lo stesso Berlinguer, che non è amico di Berlusconi e non va fuori a cena con la Gelmini, si è dichiarato non del tutto contrario al decreto sulla scuola.
In un’intervista al quotidiano “Il mattino” Luigi Berlinguer ha dichiarato: «Ho l’impressione che una grossa parte di insegnanti abbia vissuto le misure del governo, a torto o a ragione, come un’offesa. ”Io taglio perché la scuola è uno spreco”, questo è il messaggio recepito. Con questa realtà penso che si debbano fare i conti.”
E poi, ancora: «All’interno dello schieramento intravedo una parte che vuole solo tagliare per risparmiare e una parte in cui le istanze europee e dell’Ocse sono presenti. Si lavori per uscire da questa pura contrapposizione e per trovare una via al dialogo. E anche il centrosinistra si batta per cambiare».

In conclusione, non mi illudo che tutta questa baraonda sia il risultato di una profonda riflessione sull’istruzione. Qui si tratta di mettersi tutti al capezzale del malato per trovare una cura insieme. Se ciò non sarà possibile, ben venga l’unica cura possibile, anche se la ricetta viene prescritta da un unico medico. Se il consulto è fuori discussione, l’unica cosa da sperare è che la cura sia efficace.

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23 commenti »

  1. marko said,

    Eccomi qui, pronto a lasciare un segno sul blog di una lettrice accanita! 🙂

    Prof, a parte il fatto che lei avrà ben capito come la penso, cmq oltre che quotare in toto quanto scritto, la ringrazio per aver messo in evidenza come l’informazione sia distorta … tg, carta stampata, blog che inneggiano a verità assolute … insomma, uno sfacello!
    Personalmente e con molta difficolta si cerca, nel nostro piccolo, di essere politiccaly correct ma di fronte a come è trattato l’argomento certe restrizioni vengono a cadere!
    Come avrà anche notato, parlando di informazione concreta e oggettiva, sul mio spazio informativo ho postato più volte il testo integrale della riforma [parlo del link, naturalmente]… ma ho il dubbio che siano in pochi quelli che lo hanno letto davvero!
    Questo non toglie, lo ribadisco, massima attenzione e rispetto per chi la pensa in modo differente ma che ci sia in primis educazione al fine di creare un dialogo costruttivo … forse la vera, unica informazione!

    Grazie ancora per le continue visite … a presto!

    PS: sua nipote le sta insegnando a gestire il blog?? 😀

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  2. marisamoles said,

    Tralascio volentieri l’impegnativo lavoro di reperimento dei materiali per il “tema d’italiano” di domani della classe V, per dedicarti un po’ del mio tempo … ahimè, sempre troppo poco per fare tutto quello che vorrei e dovrei. Giusto per sottolineare che un’insegnante scrupolosa lavora, eccome!!!

    Ti ringrazio per l’intervento, che purtroppo temo sarà l’unico, e mi scuso se nel mio piccolo non ho esitato a farti un po’ di concorrenza. Ma se hai letto il post, avrai capito che il mio stile è un po’ diverso, meno tendente al taglio giornalistico. I miei sono più “racconti” che altro. Non ho ancora capito se debba considerarlo un limite o un pregio. Mah!
    Sai, comunque, che ti ammiro molto per il modo in cui porti avanti il dialogo nei commenti ai tuoi post.
    Sono convinta che pochi approfittino dei link: perdono un’occasione per essere informati in modo oggettivo e preferiscono dar retta ai vari “sentitodire”.
    Ora che il D.Lg. è passato al Senato, credo dovremo cambiare tema …

    Ciao ciao. 🙂

    P.S. Purtroppo mia nipote è alquanto indaffarata in questo periodo (è una web designer e sta facendo un lavoro anche per me), quindi mi arrangio da sola. Comunque ho imparato molto in un mese … non ci speravo!

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  3. claudiavenosa said,

    buonasera, cara prof.
    io sono una da tanti anni ex-studentessa che ha vissuto la propria carriera scolastica con passione ed interesse. Ho sempre amato la scuola, perchè in essa scoprivo il mondo e la vita, e anche i , gli scioperi e le manifestazioni sono serviti a farmi crescere ed apprezzare le idee e le lotte, i sentimenti e le curiosità dell’essere umano, la sua capacità di crescere e migliorarsi nonostante gli eventi catastrofici di cui la storia è permeata. questo perchè ho avuto, salvo rare eccezioni, insegnanti meravigliosi che spesso pagavano di tasca propria per regalarci esperienze culturali, per farci esprimere la nostra creatività, per insegnarci ad amare l’universo materiale e spirituale del quale facciamo parte. Ricordo con molto affetto le mie maestre uniche, dato che a causa di trasferimenti ne ho avute due: bravissime, meravigliose, motivate, intelligenti. Ma quante persone conoscete con ricordi scolastici così felici? Io sono consapevole di essere un’eccezione e non per questo farei il panegirico dell’insegnante unico. se si è fortunati basta un insegnante per 50 alunni, ma se non lo si è? bisogna decidere anche valutando quante possibilità esistono che qualcosa funzioni. Inoltre, se i ragazzi delle superiori lottano senza conoscere bene i motivi del loro stesso dissenso, non hanno qualche responsabilità anche gli insegnanti che non trasmettono valori di partecipazione sociale, di coscienza politica, di interesse per quello che è fuori dal sè? viviamo in una società talmente viscida e disonesta, in cui la maggior parte pensa soltanto alle proprie esigenze, che per me queste manifestazioni, quest’unirsi contro il dispotismo di una classe politica che riversa le proprie insoddisfazioni personali imponendo alla massa decreti ovviamente poco condivisi, queste masse di giovani e vecchi, studenti e insegnanti che tutti insieme si riversano nelle piazze per dare voce ad una protesta comune, mi rincuora al di là della ragione per cui questo accade. Forse un giorno potrò dire che i governi Berlusconi hanno avuto un gran pregio: far capire agli italiani che sono ancora un popolo capace di lottare e di battersi per quello in cui crede.

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  4. Franco said,

    Buonasera a tutti,
    perchè mai l’intervento di marko (ma sta cappa… 🙂 ) dovrebbe essere l’unico? Il mio é già il terzo, e ne verranno altri, sicuramente.
    Apprezzo molto l’inedito taglio che, a differenza di quello altrettanto apprezzato di marko, sposta la discussione su un piano leggermente diverso, anche se poi magari i contenuti si somigliano.
    Mi associo a quanto detto da claudiavenosa (vedi sopra), quando dice di aver avuto insegnanti meravigliosi; li ho avuti anche io (quasi tutti), ma il fatto di non aver avuto, presumo, risultati scolastici migliori dei suoi (di claudiavenosa) va a suo esclusivo merito.
    Tuttavia, tengo a precisare che il quesito di oggi, ossia: “se si é fortunati basta un insegnante per 50 alunni, ma se non lo si é?”, quando la maestra unica c’era, non era neanche ipotizzabile, in quanto TUTTI erano all’altezza di tenere una scolaresca, in quanto la normalità delle cose; unita ad una vera passione (oggi credetemi, non é così) per l’insegnamento e, torno a ripetere quanto espresso in altro blog, ad una educazione e rispetto che, se oggi ne avessimo anche solo il 50% (magari!), sarebbe tuttavia un successo!
    Inoltre, la colpa dei professori non é tanto laddove non insegnino valori di partecipazione sociale e coscienza politica, ma al contrario di quando lo fanno!.

    Un conto é insegnare e trasmettere valori civici, anche di costruttiva critica, altro é incitare ad atteggiamenti che di civile e democratico non hanno nulla (é esattamente quanto sta avvenendo, ed é avvenuto in passato). Ancora peggio quando supinamente non intervengono.
    Quanto poi ai governi (peraltro non perfetti, ci mancherebbe!), beh, di solito chi approva non manifesta (purtroppo).
    cordiali saluti e complimenti per il tono molto soft del blog

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  5. marisamoles said,

    Cara claudiavenosa,

    grazie del tuo intervento. Fa piacere sentire che per qualcuno i ricordi di scuola, seppur lontani, sono felici. Anch’io da studentessa ho avuto bravi insegnanti e ne conservo un gran bel ricordo. Così come, anch’io, ho manifestato contro non-so-che-cosa e occupato il liceo che frequentavo. Sinceramente non ho avuto da parte dei professori alcuna informazione su scioperi e manifestazioni varie, ma erano altri tempi. Allora sì che ci si poteva lasciar influenzare dagli altri. Ora no. I giovani dimostrano in varie situazioni che sanno usare bene la propria testa, perché allora solo in casi come questi (autogestione ecc.) seguono la massa? Lo dico senza giri di parole: dei decreti vari non gliene frega niente a nessuno, l’importante è perdere ore di lezione.
    So che farà fatica a credermi, quindi le dirò quello che ho visto nel mio liceo in due giorni di autogestione: aule vuote in presenza dell’insegnante e affollate in sua assenza; gente che giocava a pallone nei corridoi; bivacchi ovunque con tanto di briscolate in allegria; parco e cortile della scuola pullulante di gente come non succede nemmeno durante l’intervallo; spazi per i dibattiti non troppo affollati con gente intenta a inviare sms o a chiacchierare per i fatti suoi; bar interno impraticabile (penso che abbia incassato in due giorni quanto normalmente incassa in un mese intero). Il tutto, senza contare quelli che addirittura se ne passeggiavano allegramente nei dintorni. Inoltre, non si sa perché, erano previsti “momenti ludici” con esibizioni di giocolieri …

    Voglio essere franca: piuttosto che un’autogestione così mal gestita, avrei preferito che ognuno nella propria classe facesse dei dibattiti con la guida – moderazione dei vari insegnanti. Io stessa, sperando di scongiurare l’evento, consapevole di quanto sia difficile recuperare le ore perse e i compiti saltati, ho parlato con i miei allievi, ho illustrato il D.Lg., ho dato loro l’opportunità di confrontarsi, ho informato senza la pretesa di imporre il mio punto di vista ma, molto realisticamente, ho detto ai ragazzi che ritenevo sterile la protesta perché il decreto sarebbe stato approvato al Senato. E così è stato.

    Mi fa piacere “chiacchierare” con i miei lettori, ma mi rendo conto che solo chi mi conosce sa che amo il mio lavoro e sono profondamente attaccata alla scuola che è parte della mia vita, del mio mondo. Non agirei mai contro il suo ed mio interesse e se sono convinta che i provvedimenti (non parliamo di riforma, per piacere!) presi siano giusti, è solo perché li considero un male necessario.

    Ciao ciao … alla prossima 😀

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  6. marisamoles said,

    Ciao Franco,

    sono felice che tu stia diventando un habitué del mio bolg! I commenti stanno arrivando … mentre scrivevo la risposta a claudiavenosa mi dev’essere arrivato il tuo. Non ci capisco niente, perché in realtà dovrebbero andare in moderazione e invece li trovo già pubblicati.

    Quanto al contenuto del tuo intervento, sai che non posso non essere d’accordo con te su tutto … Si sa che i docenti non sono tutti uguali e ne ho avuto l’ennesima dimostrazione oggi: nonostante l’autogestione, i ragazzi si sono presentati per fare il compito di matematica. Niente di male, starai pensando, avranno agito con coscienza. E allora perché per la verifica di storia, programmata per ieri, si sono fatti vedere solo in sette su venticinque? Te lo dico io: mentre io non ho minacciato nessuno in nome del democratico rispetto delle altrui idee, la collega di matematica evidentemente non ha nemmeno avuto bisogno di minacce … è la più temuta della scuola in ogni circostanza.

    Ora, non tiriamo fuori il discorso dell’autorevolezza. La questione è che io sono dell’idea che con i ragazzi si debba agire senza atti di forza e senza seminare il terrore. A volte con le buone si ottiene di più … e pazienza se preferiscono gironzolare per la scuola invece di fare il compito di storia! Tanto sanno che, autogestione a parte, con me non si scherza.

    A presto. 🙂

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  7. marko said,

    @marisamoles

    da buon capitalista, accetto la leale concorrenza 😀

    @Franco

    😉

    http://markoblog.wordpress.com/2008/10/29/il-decreto-gelmini-e-legge-ed-e-subito-rissa-il-pdl-la-ricreazione-e-finita-il-pd-non-finisce-qui/#comment-1102

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  8. doza said,

    *Insomma, si continua di parlare di riforma ma nel D.Lg. non c’è alcun barlume di riforma. Quella universitaria è già stata fatta dal ministro Moratti che ha portato, sempre secondo l’OCSE, ad un aumento dei laureati dal 17% del 2000 al 39% del 2006. E, guarda caso, questo piccolo successo è dovuto ad una riforma del centro – destra.*

    Mi scusi, cara prof. ma soprattutto queste poche righe mi hanno fatto ridere più dell’intervento intero. Concordo sul fatto che ognuno debba esprimere le proprie idee e che ognuno abbia i propri diritti, sia quello di studiare che quello di manifestare.
    Dovrebbe però sapere benissimo che le medie proposte dall’OCSE non tengono conto di numerosi fattori. Se è vero che la percentuale di laureati è aumentata negli ultimi anni, dovrebbe anche rendersi conto che altrettanto vero è il numero di laureati che si ritrovano in mano un titolo che è assolutamente inutile se non è integrato da una specialistica o da un master. Ma soprattutto altrettanto vero è che la semplicità degli esami di oggi permette a tutti di laurearsi, anche con un 110 e lode, pur continuando a scrivere e parlare senza sapere le regole fondamentali dell’italiano. Sono contro l’università di massa, ma altrettanto contro l’università d’elite che si sta tentando di creare. Perchè non sarà un’università d’elite basata sulla cultura, ma basata su chi avrà la possibilità di potersi pagare gli studi o meno.

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  9. marisamoles said,

    @ Doza

    Sono d’accordo con te, mio caro, sul fatto che oggi prendersi una laurea, anche con voti alti, sia più semplice rispetto al passato e che senza la specialistica si ha in mano solo un pezzo di carta.
    Non era, comunque, mio intento soffermarmi a parlare dell’università che ho frequentato molti anni fa e dove non insegno. I dati OCSE li ho riportati per pura informazione; non mi sembrava il luogo adatto per farne oggetto di discussione.

    Mi fa piacere, comunque, che tu ti sia divertito leggendo il mio articolo: che vita sarebbe senza un sorriso! Beh, se posso far del bene …

    Ciao ciao. 😀

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  10. claudiavenosa said,

    Buongiorno a tutti!
    Premesso che non ho nessuna intenzione di essere un bastian contrario, io ricordo con gran piacere anche i momenti in cui noi ragazzi bivaccavamo per la scuola che sentivamo finalmente nostra durante le occupazioni, ricordo i discorsi di quelli che volevano cambiare il mondo, ricordo il senso di soddisfazione ogni volta che qualcuno riusciva a trasmettermi nuove conoscenze che non avrei avuto altrimenti, ricordo come era bello poter esprimere liberamente le proprie idee e anche ascoltare gli studenti più grandi parlare della società che avremmo creato da adulti.
    Oggi so che erano tutti sogni, ma se tornassi indietro vorrei rivivere quei momenti uno ad uno, solo che parteciperei a tutto ancor più attivamente di quanto non abbia già fatto.
    Ecco cosa secondo me noi adulti potremmo fare in queste circostanze: apprezzare la capacità dei nostri figli di lottare per quello in cui credono, ma, allo stesso tempo, combattere contro il qualunquismo che li indebolisce e li condanna a una vita senza valori e senza ideali.
    Sarò, come ho già detto altrove, l’ultima idealista, ma accanto a tutto quello che si può imparare da una poesia , da una teoria , da un teorema o da una filosofia, c’è l’arte del vivere, del partecipare, della lotta per l’identità e della civiltà.
    Non dovrebbe far parte del dovere di insegnanti e genitori anche questo?
    Si parla spesso della politica nelle scuole come se fosse un demone da sfuggire, e mi è sembrato di capire che questo sia anche il suo pensiero, ma la politica non fa parte di ogni azione della quotidianeità? Tutte le nostre idee non hanno comunque una relazione con la politica? Spiegare la teoria della relatività, oppure la poetica di D’Annunzio, o l’arte del Caravaggio non è anche fare politica?
    Alcuni dei miei insegnanti, a suo tempo, si interessavano alle nostre lotte, ci costringevano in classe per parlare tutti insieme dei motivi delle nostre proteste e ne nascevano dibattiti interessanti che un pò per volta chiarivano le idee a tutti, strano a dirsi, anche a chi non ne aveva affatto in precedenza.
    Mi scusi, ma dove e quando i giovani dovrebbero formarsi una coscienza politica?
    Nel decreto Gelmini c’è anche un punto che sottolinea l’importanza dell’educazione civica: perchè nessuno si è sognato contrastarlo? E una maggiore educazione civica non favorisce la formaziona di idee politiche e collettive?
    Comunque voglio farle i complimenti per aver dato vita a un blog così interessante.
    A presto!

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  11. marisamoles said,

    Cara claudia venosa,

    grazie per l’assiduità e per i complimenti che, nonostante tu non condivida il mio punto di vista su certi aspetti della questione, mi fai.

    Concordo nell’affermare che gli studenti sentano più “loro” la scuola quando possono bivaccare liberamente nell’edificio. Sono anche dell’idea che condividendo un’esperienza come quella dell’occupazione o dell’autogestione si cresca e ci si arricchisca acquisendo conoscenze che non si hanno e ampliando gli angusti confini di pensiero che talvolta gli adolescenti hanno. C’è il rischio, però, che persone alquanto influenzabili possano illudersi di conquistare uno spirito critico proprio senza rendersi conto di aver semplicemente assorbito quello degli altri.

    Nella scuola, è ovvio, si acquisisce anche una coscienza civile che andrebbe, in ogni caso, supportata dall’azione educativa che in tal senso molte famiglie non offrono. C’è da dire che, al di là di qualsiasi programma disciplinare e di qualsivoglia indicazione ministeriale, l’educazione civica, o meglio l’educazione alla cittadinanza e alla convivenza civile sono da anni argomento di approfondimento all’interno di numerosi progetti che le scuola offrono. Non tutte, mi rendo conto, ma la maggior parte sì. Dirò di più: ormai le nostre scuole sono sempre più multietniche e per questo la riflessione sulla propria identità e il confronto con quella degli altri sono più che mai necessari. Non è più solo educazione civica ma educazione alla pace e, di questi tempi, Dio solo sa quanto ce n’è bisogno! Ora, siccome questa non è la sede per discuterne – anche perché la mia ormai famosa prolissità mi porterebbe a fare di ogni commento un nuovo post! – rimando i miei lettori ad un link che pare appropriato: http://gold.indire.it/datafiles/BDP-GOLD00000000001E469D/DESCRIZIONE%20DI%20UN.doc

    Quanto alla difficoltà di aprire le porte delle aule scolastiche al dibattito politico, non credo sia dovuta ad una sorta di esorcismo contro un “demone”, quanto alla mancanza di tempo. Forse non tutti si rendono conto che per tutte le materie c’è una sproporzione tra monte ore e attività connesse all’insegnamento. Il che non vuol dire solo svolgere il programma, è ovvio, ma anche fare verifiche orali e scritte, correzione dei compiti in classe e di quelli svolti a casa, approfondimenti, visione di film, spettacoli teatrali, conferenze, visite d’istruzione … potrei continuare ma chiunque abbia dei figli adolescenti se ne rende ben conto. Allora mi chiedo: se la scuola, intesa come edificio, è aperta ogni pomeriggio fino alle 18 – 19, perché i ragazzi non ne approfittano ANCHE per fare dibattiti politici? Dico “anche” perché già la frequentano per fare corsi di hip – hop, danza jazz, giocoleria, musica, prove teatrali e del coro e attività ludiche e ginniche di vario tipo che ora non ricordo nemmeno.
    Ve lo dico io perché non sacrificano qualche pomeriggio per questo: perché hanno la pretesa di fare dibattiti, sit in e altro durante le mattinate così non fanno lezione, non possono essere interrogati, non devono svolgere le verifiche … Mi dispiace tornare sempre sullo stesso discorso, ma purtroppo so che le cose funzionano in questo modo perché ne ho esperienza, come so perfettamente che a coloro che non “vivono” la scuola quotidianamente questo piccolo, ma non insignificante, particolare sfugge.

    A presto. Ciao! 🙂

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  12. Matteo said,

    Illustrissima prof, eccomi qui! A convocazion rispondo presente! Mi ha chiesto di passare dal suo blog, e non perdo occasione per lasciare un segno! Ora…tralasciando ulteriori vichyssoises verbali…veniamo al dunque. In pratica, la ringrazio! La ringrazio per la franchezza, per la chiarezza e per essere una delle tante (perché la nostra è comunque una maggioranza, per fortuna) persone che, come il sottoscritto, ancora reputa il valore della cultura e della corretta e apolica informazione un valore inestimabile per la corretta formazione del libero pensiero, sacrosanto principio della più ampia sfera delle libertà fondamentali dell’essere umano! Detto ciò, colgo l’occasione per farle i miei più sentiti complimenti in riferimento al suo blog: ho letto non solo questo ma anche alcuni degli altri articoli (che mi ripropongo quanto prima di commentare) e sono veramente compiaciuto dai contenuti. La prego inoltre di continuare, in relazione ovviamente ai suoi innumerevoli altri impegni (Dio solo sa [sebbene io sia ateo] quanto impegno richieda essere una madre e un’insegnante al tempo stesso) a pubblicare interventi che contribuiscano a divulgare un pò di cultura che non sia quella falsa e deturpante proposta dal “dio” televisore…
    Fiducioso della continuazione del suo mirabile operato, le porgo i miei più distinti saluti!

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  13. Matteo said,

    …e, dulcis infundo, per coronare con lodevol verbo quanto da lei brillantemente esposto, cito James Madison, quarto presidente degli Stati Uniti d’America:
    “Nulla potrebbe essere più irragionevole che dare potere al popolo, privandolo tuttavia dell’informazione senza la quale si commettono gli abusi di potere. Un popolo che vuole governarsi da sé deve armarsi del potere che procura l’informazione. Un governo popolare, quando il popolo non sia informato o non disponga dei mezzi per acquisire informazioni, può essere solo il preludio a una farsa o a una tragedia, e forse a entrambe.”

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  14. marisamoles said,

    Caro Matteo,

    per te ho 3 A: Ammiro la tua vivacità intellettuale, Apprezzo i tuoi complimenti, Aspetto altri commenti.

    Grazie per la citazione: bellissima!
    A presto.

    P.S. Anche mio figlio primogenito si chiama Matteo. Anche se sei ateo, devi accettare il fatto che il tuo nome, tradotto dall’ebraico, significa “Dono di Dio”. Quando si dice il destino …

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  15. Franco said,

    Ciao di nuovo Marisa 🙂
    vedo che anche qui lettori riversano le loro opinioni relative all’argomento oggetto della discussione. Ho visto che non sei del tutto d’accordo con me circa il sistema di educazione, e ciò non é strano; non si può essere sulla stessa lunghezza d’onda su tutto 🙂
    Mi spiace però che il messaggio percepito fosse quello di trattare gli alunni duramente, financo minacciandoli. Io sostengo solamente che oggi, anno 2008, trattare i ragazzi “con la dolcezza” “tanto sono maturi e capiscono”, sia un modo spesso inefficace.
    I ragazzi dovrebbero prima comprendere in quale fascia sociale siano collocati. Sono scolari, alunni, studenti, coi loro diritti, allo studio per esempio, che si concretizza nel momento in cui entrano in una scuola senza pagare, siedono in una classe di fronte ad un insegnante preparato e percorrono il loro bravo ciclo didattico applicando i loro bravi doveri, cioé studiare e partecipare attivamente nel rispetto della istituzione, dei docenti e degli altri studenti. Ed é qui che il cerchio non si chiude. Sempre più spesso questi ultimni elementi vengono meno, insieme, purtroppo, ai correttivi che dovrebbero porvi rimedio. E qui, mi sa che il dialogo serve a poco.
    Cordiali saluti e buon lavoro 🙂

    P.S. però la tua collega di matematica, il compito, lo ha fatto fare 😉

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  16. marisamoles said,

    Caro Franco,

    nell’ultima parte del tuo intervento usi, giustamente, il condizionale: i ragazzi DOVREBBERO prima comprendere …”. Certo che dovrebbero, ma mi rendo conto che i ragazzi sono portati a non condividere il pensiero di noi adulti, ad accettare i nostri consigli, semplicemente perché ritengono di dover fare le loro esperienze a prescindere. Mi immagino che sarebbero tutti bravi in latino se cogliessero il senso delle mie parole quando dico “attenzione, le regole si dimenticano, dovete ripassarle sistematicamente, e poi diventano sempre più difficili quindi dovete impegnarvi di più …”. Risultato dell’ultimo compito in seconda: otto sufficienze su venticinque!

    Loro dovrebbero fare tante cose che non fanno, io DEVO essere paziente, molto paziente 😦

    Proprio per questo il compito di matematica l’hanno fatto e quello di storia no!

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  17. Franco said,

    Gentile Marisa,
    la maturazione, il giusto senso critico, il senso civico e di responsabilità, non sono, a mio parere, doti innate e naturali di un individuo. Il bambino/ragazzo non le conosce. Sta al mondo adulto intorno a lui (genitori, scuola, società) instillarne gli ingredienti sin dalla più tenera età. Ovviamente con i tempi e i modi a seconda dell’età del ragazzo e dell’educatore di turno.
    Mi insegni che i ragazzi (dato in generale) sono fondamentalmente (specie oggigiorno) aggressivi, cinici ed opportunisti se non opportunamente indirizzati (non vuol dire in pseudoistituti di pena), per cui, a fronte di qualche probabile successo su alcuni, la bontà e la pazienza, sempre a mio umile parere, hanno l’effetto collaterale di non prevenire-impedire atti di insofferenza ed aggressività di molti.
    Purtroppo, perlappunto parlando degli odienri tempi, é molto difficile applicare questo mio metodo di pensiero da parte di voi insegnanti, che dovreste trovare gli alunni già abbondantemente indottrinati dai propri genitori e solamente “continuare” il lavoro. Invece vi trovate di fronte ad un “branco di leoni” e, come si sa, finchè il leone é satollo é come un micione, ma non appena i crampi della fame si fanno sentire, ruggisce ed aggredisce qualunque preda gli capiti a tiro.
    Perdonami questo esempio, ma tengo a ringraziare te e tutti i “domatori” come te che con tanto gravoso (e spesso non riconosciuto) impegno, quotidianamente contribuiscono alla formazione della nostra società.

    Cordialità
    Franco

    P.S. Però, permettimi di dire che quando il leone alza la zampa, se non riceve un colpo ben assestato (metaforico, s’intende!) di correzione, c’é il concreto rischio che poi alzi anche l’altra. Non aspettiamo che spicchi il fatale balzo; potrebbe essere troppo tardi.

    Mi piace

  18. marisamoles said,

    Ciao Franco,

    non mi sento in balia di un branco di leoni. Mi rendo conto che insegnando al liceo l’utenza è diversa da quella di un tecnico o di un professionale; lì forse ci sono leoni pronti ad azzannarti. Mi lamento, in particolare, della scarsa disponibilità della gioventù d’oggi ad ascoltare i richiami e i consigli nonché dell’insofferenza di fronte alle manifestazioni di un giusto e sano autoritarismo che un docente deve poter esercitare.
    Non credere che con la pazienza non si ottenga nulla; io aspetto e so che non appena fioccheranno i 2, i 3 e i 4 nelle verifiche di latino, se ne staranno quieti quieti ad ascoltare e si rimboccheranno le maniche per rimediare. L’arma più efficace che noi docenti abbiamo è il voto. Non servono minacce, punizioni e atteggiamenti rigidi poco disponibili all’ascolto.

    Niente balzi, dunque. Gli arzilli leoni tra poco diventeranno gattoni mansueti.
    Quando un docente porta l’allievo a riflettere sugli errori fatti, sarà lui stesso a correggersi. Se non lo farà, comprenderà che un buon consiglio alle volte bisognerebbe ascoltarlo. 😀

    A presto

    Mi piace

  19. Franco said,

    Ciao Marisa :),
    eh già. Insegnare non é facile, e non é per tutti.
    In una società in cui la maleducazione impera (diciamolo, pochi sanno educare per bene i propri figli) poi, é ancora più difficile.
    Tu stessa denunci scarsa propensione dei ragazzi a riconoscere l’autorità dell’insegnante (e non solo, aggiungo io!); nessuno evidentemente ha mai detto ai propri figli che, piaccia o meno, l’insegnante é alcuni livelli sopra il loro, vuoi per età, preparazione, ruolo, responsabilità. Viene da pensare (qualche dubbio?) che neanche gli stessi genitori abbiano sui figli la dovuta autorità.
    Il problema grosso é che c’é molta gente (ebbene si, non mi ci includo in quanto me ne dissocio) che asseconda – o peggio sprona – una precoce, rapida e caotica crescita del proprio pargolo. Questi si trova a ritenere, poniamo, a 14-15 anni, che non ha più bisogno di consigli, pareri e anche, si, figuriamoci, ordini. Con tutto ciò che poi ne consegue, proteste in piazza incluse.
    Trovi la mia analisi corretta?

    A presto e buon lavoro con i tuoi “gattoni” 🙂
    Franco

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  20. melissa said,

    dmn o compito d’italiano sul decreto della gelmini mi serve aiuto entro stasera aiutatemi x favore!

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  21. marisamoles said,

    Cara Melissa,
    sul mio blog di materiale ne hai abbastanza. Basta che ti leggi tutti i post sull’argomento; li puoi trovare cliccando alla voce Categorie, “Mariastella Gelmini”, alla tua destra.

    Spero, però, che sul compito di domani tu non faccia errori d’ortografia: “o compito” è sbagliato, meglio metterci l’acca! 🙂 Scusa la deformazione professionale … sai com’è, sono una prof. 😉

    Mi piace


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