22 aprile 2012

UDINE: NIENTE CELLULARI IN BAR E NEGOZI

Pubblicato in: attualità, Friuli Venzia-Giulia, società tagged , , , , , , , , , , , , a 5:58 pm di marisamoles

Prima in Europa, la città di Udine, capoluogo del Friuli, ha messo al bando i telefonini dai bar e ristoranti. Sono già numerose le adesioni alla proposta partita dal consigliere comunale e pediatra Mario Canciani e dal sindaco Furio Honsell, noto matematico e già rettore dell’ateneo cittadino, ancor più famoso, nel resto di Italia, per l’assidua partecipazione al programma di Fabio Fazio, Che tempo che fa, qualche anno fa. Il sindaco appoggia l’iniziativa anche perché, come testimonia «in giunta sono state più le volte in cui ho usato il campanello a causa dei cellulari che a causa delle discussioni. Tutti a smanettare su Twitter, Facebook, gli sms».

La campagna “Liberi dal cellulare, liberi di parlare” è appoggiata, oltre che dal Comune di Udine, anche dall’Associazione contro l’elettrosmog (Ace), Confcommercio, l’Associazione albergatori udinesi e Confindustria.
Il promotore, dottor Canciani, spiega: «L’idea è nata durante una cena di lavoro con colleghi scandinavi: appena seduti a tavola tutti hanno spento i cellulari. Sul momento sono rimasto basito, ma poi ho pensato che quel gesto si sarebbe dovuto trasformare in una buona pratica sia dal punto di vista dell’educazione sia da quello del rispetto della salute».

Da parte sua l’assessore alla Qualità della città, Lorenzo Croattini, assicura che non ci sarà alcuna caccia alle streghe nei confronti del cellulare ma che con questa campagna s’intende favorirne l’uso consapevole e rispettoso verso gli altri avventori dei locali pubblici.
D’accordo anche la dottoressa Antonella Colutta, titolare di una nota farmacia e referente del centro storico per Confcommercio Udine; secondo quanto da lei affermato, sarebbero già molte le adesioni anche fra i colleghi. Quindi la cell-free zone è destinata ad allargarsi.

Io sono favorevole all’iniziativa e non solo per i danni – non del tutto accertati – che possono derivare dalla continua esposizione alle onde elettromagnetiche. Trovo, invece, che l’utilizzo del telefonino nei luoghi debba essere regolamentato. Almeno dove e quando si può, visto che per strada non credo si possa vietarne l’uso. A chi interessa, ad esempio, che Tizio debba trovarsi alle 19 con Caio per l’aperitivo? O quale importanza ha che Pinco non riesca a prendere il pane e, quindi, che lo debba prendere la moglie? O ancora, che Pallo debba andare a prendere a scuola il figlioletto perché la mamma non ce la fa?

Siamo costretti quotidianamente ad ascoltare, malvolentieri, conversazioni telefoniche che non ci riguardano affatto: dal medico, alla cassa del supermercato, allo sportello postale, in autobus … senza contare che talvolta ci preoccupiamo fortemente per la salute mentale di tutti quelli che parlano da soli per strada, una specie di epidemia diffusa da chissà quale strano virus, finché non ci rendiamo conto che tutti quei “pazzi” hanno l’auricolare nascosto e parlano al cellulare con un ignoto interlocutore. Se nulla possiamo fare in questi casi, almeno beviamoci un caffè e mangiamoci una pizza in santa pace.

L’ultimo sgradevole episodio cui ho assistito si è verificato addirittura in chiesa. Durante la Messa, alla mia vicina, una signora piuttosto anziana, è squillato più volte il cellulare. Lei puntualmente rifiutava la chiamata – dopo aver trafficato un bel po’ per rintracciare il telefonino nella borsa – ma senza spegnerlo. Alla quarta chiamata la sento dire: “Ti chiamo dopo” mentre il telefono continuava a squillare, segno che non solo non sapeva come spegnere l’aggeggio, non era in grado neppure di rispondere.

A questo punto faccio un appello all’arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato: la prego, Sua Eccellenza, istituisca una Cell-free zone in tutte le chiese cittadine. Come dice? C’è già? Allora metta un bel cartello: “In caso di utilizzo del cellulare durante le funzioni, i trasgressori saranno puniti con l’obbligo alla frequenza quotidiana del Rosario per un mese intero più un’offerta alla Chiesa di 500 euro“. Sarebbe un modo per avere più fedeli in chiesa durante la settimana e per rimpinguare le casse dell’arcidiocesi.

[fonte: Messaggero Veneto; immagine da Il Corriere]

17 ottobre 2011

PENSIONATO PER LEGGE DEVE MANTENERE IL FIGLIO 38ENNE SENZA LAVORO

Pubblicato in: famiglia, figli, Friuli Venzia-Giulia, lavoro tagged , , , , , , , a 4:35 pm di marisamoles

In questi tempi di crisi rimanere senza lavoro può capitare a chiunque e in qualsiasi momento. In questi casi la famiglia, anche quella di origine, deve dare un appoggio, nel limite delle proprie possibilità, e sostenere un figlio in difficoltà. Mi sembra una cosa scontata che non dovrebbe interessare avvocati, giudici e una fredda aula di tribunale. E invece, evidentemente, non in tutte le famiglie l’amore per i propri cari impone un gesto di solidarietà che dovrebbe essere spontaneo.

Lo confesso: qualche giorno fa, letta la notizia sulla locandina del quotidiano friulano Il messaggero Veneto, ho subito pensato che si trattasse dell’ennesimo fannullone, uno dei tanti mammoni che non si fanno scrupolo di essere mantenuti dai genitori, nemmeno se hanno superato abbondantemente la trentina. E invece le cose stanno diversamente.

Un uomo di trentotto anni, laureato in giurisprudenza, sposato con un’operatrice sanitaria, rimasto senza lavoro si è rivolto al tribunale di Udine per ottenere gli alimenti dal padre e dalla sorella. In attesa della prima udienza, prevista per la fine di novembre, il presidente del tribunale, Alessandra Bottan, ha accolto le richieste dell’uomo firmando un’ordinanza che impone al padre, un pensionato 62enne, di versare al figlio un assegno provvisorio di 150 euro mensili. (QUI la notizia)

Fermo restando che quando si legge una notizia la si considera attendibile in ogni sua parte, di fronte al fatto descritto mi viene spontaneo fare una riflessione su più punti della vicenda.

Punto primo. Quest’uomo è sposato con un’operatrice sanitaria, quindi si deduce che questa moglie abbia uno stipendio e, come recita l’articolo 143 del Codice Civile, abbia l’obbligo (non solo morale) di provvedere all’assistenza del coniuge. Insomma, il senso è un po’ quello della formula del rito religioso “nella buona e nella cattiva sorte …”.

Punto secondo. Oltre a ciò, esiste l’indennità di disoccupazione che non copre tutto lo stipendio ma una buona percentuale, almeno per i primi mesi. Senza contare che, perso il lavoro, si ha comunque diritto alla liquidazione che, per quanto “magra”, può contribuire ad andare avanti per qualche mese.

Punto terzo. Nel momento in cui un figlio, seppur sposato, si trova in difficoltà, dovrebbe essere scontato che la famiglia di origine (padre, madre, fratelli …) gli dia una mano, per usare un’espressione alla buona. Ovviamente, non si tratta di fare una colletta per mettere insieme la somma dello stipendio mancato e credo che anche questo sia scontato. Ma un aiuto non dovrebbe essere negato, pure se si trattasse di fare la spesa o di pagare una bolletta.

A questo punto mi chiedo: c’era bisogno di citare in giudizio la famiglia di origine? E quel magistrato, nell’emettere l’ordinanza provvisoria, si sarà preoccupata di verificare che davvero il trentottenne non avesse i mezzi per vivere?

Non nascondo di provare una profonda amarezza nel constatare che, a volte, la famiglia non ha alcun valore, se non quello di una sorta di bancomat molto meno affezionato di quello descritto da Stefano Benni.

18 settembre 2011

FRIULI DOC: E POI LO CHIAMANO EVENTO CULTURALE

Pubblicato in: cronaca, Friuli Venzia-Giulia, tradizioni popolari tagged , , , , a 9:03 pm di marisamoles


Chiude i battenti questa sera l’edizione 2011 di Friuli Doc che, come ogni anno, ha invaso le vie del centro storico di Udine con chioschi gastronomici e stand di aziende artigianali. Come ogni anno si sono verificati incidenti, risse, atti di vandalismo e casi di malessere dovuto all’eccesso nell’assunzione di alcol, tenendo occupati i mezzi di soccorso.

Qualche giorno fa il sindaco di Udine, Furio Honsell, aveva ammonito: non chiamatela sagra. Eh, già. Meglio chiamarlo evento culturale, peccato, però, che di cultura se ne veda poca, mentre vino e birra scorrono a fiumi, anche sui marciapiedi cittadini che rimangono imbrattati per giorni. Senza contare le chiazze di grasso lasciate dai chioschi gartronomici che servono perlopiù carne alla griglia e il tradizionale frico.

Leggo su Il Messaggero Veneto: Risse e litigi. Animi esacerbati e scarso spirito civico all’origine di episodi poco edificanti che hanno dominato la notte scorsa. Così sono fioccate le chiamate al comando provinciale dei carabinieri che hanno richiesto la presenza dei militari per accesi diverbi sviluppatisi in centro. Il più eclatante, dopo mezzanotte, ha richiesto l’intervento dei carabinieri al bar Pinocchio dove è scoppiata una rissa fra bande di albanesi e marocchini. Calci, pugni e anche una spranga sono volati nel locale, dove la vetrata è andata in frantumi. All’arrivo dei carabinieri sono state identificate 12 persone che saranno sentite.

Un successo dell’integrazione? Ma il dito non deve essere puntato sugli stranieri perché anche i friulani quando bevono vanno decisamente su di giri. E non sono mancati gli atti vandalici: auto in sosta danneggiate, paletti e segnali stradali divelti, giusto per fare un esempio. Anche in questo non vedo alcunché di culturale.

Forse le esibizioni hot hanno qualcosa di culturale e, soprattutto, un nesso con questa festa tutta friulana? Devono averlo pensato una spagnola che, in mezzo alla strada, sollevava la gonna rischiando di causare un incidente distraendo gli automobilisti maschi, e un transessuale che, prima di essere fermato dalla polizia, com’è successo alla “collega”, ha desistito.

Tre notti di schiamazzi e musica a tutto volume hanno disturbato il sonno di molti udinesi che abitano in centro e nelle zone limitrofe. Forse questo è l’aspetto culturale della festa?

4 febbraio 2011

LEZIONI DI FRIULANO A SCUOLA AL COSTO DI DUE MILIONI E 650MILA EURO

Pubblicato in: adolescenti, bambini, Friuli Venzia-Giulia, lingua, MIUR, scuola, sms tagged , , , , , , , a 7:11 pm di marisamoles

Nelle scuole primarie e secondarie di I grado del Friuli-Venezia Giulia verrà impartito l’insegnamento del friulano alla modica cifra di due milioni 650 mila euro. I corsi saranno rivolti a oltre 68 mila studenti ai quali si aggiungono altri 9 mila delle scuole paritarie. L’assessore all’istruzione, Roberto Molinaro, ha comunicato ieri alla giunta i contenuti della bozza del regolamento della legge regionale (la 29 del 18 dicembre 2007) su tutela, valorizzazione e promozione del friulano.

Così, dopo il finanziamento di 35 mila euro, ottenuto nel 2009 grazie ai fondi della legge 482/99, al fine di elaborare il software per la scrittura intuitiva dei messaggini da inviare con il cellulare, scaricabile dal sito della Provincia, (QUI la notizia), un’altra iniziativa per diffondere la marilenghe fa discutere. Senza contare che il calcolo della spesa viene fatto considerando 30 ore di lezione (meno di un’ora a settimana) da impartire ad ogni allievo da parte di insegnanti che saranno impegnati oltre l’orario di servizio.

L’assessore Roberto Molinaro rende noto, tuttavia, che a tale spesa, visto il sistema di norme statali in vigore (e cioè la legge 482 del dicembre 1999, e il regolamento di attuazione del maggio 2001) deve concorrere anche il ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca con il quale devono essere intraprese le necessarie intese. E qui mi permetto di sorridere.

Con tutto il rispetto per il friulano, lingua o dialetto che sia, mi domando, in primo luogo, se ci saranno docenti in grado di insegnarlo. Perché è evidente che non basta conoscerlo e usarlo tutti i giorni come lingua viva; che lo si faccia al bar giocando a briscola oppure in sala insegnanti discutendo sull’orario, fa lo stesso. E poi mi chiedo cosa penseranno di questo bizzarro insegnamento linguistico i giovani extracomunitari, quelli che magari non sanno nemmeno parlare bene l’italiano, figuriamoci scriverlo o conoscerne le regole grammaticali.

A questo proposito, mi chiedo se non sia più utile stanziare dei fondi per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri (attualmente devono accontentarsi di una ventina di ore, un numero esiguo, evidentemente, per chi ha poca dimestichezza con la lingua) o per portare sostegno ai diversamente abili, visto che il ministero non sembra preoccuparsene molto. Ah, già, dimenticavo che secondo il presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini, per i disabili sarebbe meglio creare delle classi separate

E che dire dei lavori urgenti di cui necessitano molte scuole della regione? Non parlo di ristrutturazione, mi riferisco a quella ordinaria manutenzione, tipo mettere a norma i vetri delle finestre che nelle sedi più vecchie cadono al primo soffio di vento o mettere in sicurezza i controsoffitti, onde evitare tragedie come quelle verificatesi altrove, che viene trascurata per mancanza di fondi.

Insomma, il friulano, seppur meritevole di tutela in quanto lingua minoritaria, secondo me potrebbe anche aspettare. Forse sarebbe il caso di dirottare l’attenzione verso i bisogni immediati degli studenti del Friuli-Venezia Giulia, considerando che non tutti sono friulani e forse non così interessati ad impararlo in modo tra l’altro molto approssimativo.

[Fonte: Il Messaggero Veneto]

23 ottobre 2010

SCUOLA: “CLASSI SEPARATE PER I DISABILI”, PROPONE FONTANINI. E SCOPPIA IL CASO

Pubblicato in: adolescenti, bambini, Friuli Venzia-Giulia, scuola tagged , , , , , , , , a 5:55 pm di marisamoles


Il Presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini, Lega Nord (non avevamo dubbi!), ex insegnante, tra l’altro, se n’è uscito con una proposta choc: istituire delle classi “dedicate” (non può dire “differenziali”, visto che sono state abolite nel 1977) per i disabili. Motivo? Per loro, i disabili, le lezioni nelle classi “normali” sarebbero troppo difficili da seguire e poi la loro presenza rallenterebbe il ritmo nello svolgimento dei programmi.

Tale esternazione ha avuto luogo niente meno che in occasione di un convegno organizzato a Palmanova dal Consorzio per l’assistenza medico-pedagogica (Campp) e dall’Azienda per i servizi socio-sanitari della Bassa friulana. Il che equivale a “parlar di corda in casa dell’impiccato”.
Reazione della platea? Un buuuuuu fragoroso al quale, però, Fontanini ha risposto con argomenti validi, almeno a suo dire.

Per non passare per un innovatore in tal senso, il Presidente della Provincia di Udine ha fatto riferimento ad un modello, quello tedesco: «In Germania – spiega – ci sono percorsi differenziati per i ragazzi con disabilità e io penso che quello sia un buon modello, capace di dare frutti migliori». Certo, sarebbe meglio che i ragazzi con qualche problema avessero un’attenzione più “dedicata”, mentre succede che gli insegnanti di sostegno, che dovrebbero seguirli nelle classi assieme ai normodotati, facciano “più assistenza che appoggio durante le lezioni. Non c’è nessuno, inoltre, che durante l’anno verifica il loro lavoro. E allora – conclude Fontanini – sarebbe meglio pensare a classi dedicate e a personale specializzato. Ma non è nostra competenza e la mia è una posizione personale».

Meno male che la competenza non è della provincia e la sua è solo una posizione personale. Cominciavo a preoccuparmi.

[fonte: Messaggero Veneto]

9 ottobre 2010

UDINE: LA GELMINI TAGLIA LE SPERIMENTAZIONI E I LICEI CHIEDONO I SOLDI ALLE FAMIGLIE

Pubblicato in: adolescenti, Friuli Venzia-Giulia, Mariastella Gelmini, MIUR, riforma della scuola, scuola tagged , , , , , a 9:12 pm di marisamoles

Due licei udinesi, un classico e uno scientifico, hanno proposto alle famiglie di alcuni studenti delle lezioni supplementari a pagamento. Proposta accettata: gli studenti di alcune classi, e solo quelle, avranno la possibilità di studiare delle materie caratterizzanti con delle ore supplementari sborsando circa 100 euro ciascuno per tutto l’anno. Non mi sembra un furto.

Ormai i giornalisti sono abituati a sbattere il “mostro” in prima pagina. Nell’edizione di oggi de Il Messaggero Veneto, i mostri sono i due licei udinesi che hanno chiesto alle famiglie un contributo per poter far studiare ai figli alcune materie, come se i tagli della Gelmini non avessero avuto alcun effetto. I Dirigenti Scolastici dei due licei si difendono sostenendo che questa sia l’unica soluzione per non impoverire l’offerta formativa.

Quindi, la richiesta delle scuole è legittima e per nulla imposta. Durante l’estate, quando gli organici di fatto hanno escluso definitivamente la possibilità di attuare delle minisperimentazioni con il potenziamento della matematica o delle lingue, i genitori degli allievi che avevano, all’atto dell’iscrizione, scelto questi corsi sono stati contattati e hanno accettato la proposta di accollarsi il costo delle ore negate dal ministero, pur di assecondare i desideri dei figli. Il modo di agire, da parte dei licei sbattuti in prima pagina è stato, dunque, assolutamente corretto.

Non dobbiamo stupirci più di tanto di fronte a soluzioni del genere: a mali estremi, estremi rimedi. Il ministero non ha tenuto conto del fatto che, eliminando ogni sperimentazione dai licei, si sarebbe impoverita l’offerta formativa e che non tutti avrebbero gradito. È vero che poche ore fatte bene sono meglio di tante fatte male, ma non si può recriminare se qualcuno vuole impegnarsi di più ed è disposto anche a sborsare una cifra che, tutto sommato, appare modesta.

Se le scuole non si decideranno a chiedere una mano agli sponsor, non ci saranno soluzioni alternative. Dal ministero i fondi sono sempre più scarsi e in molte scuole italiane si chiede alle famiglie il contributo per comprare la carta igienica e il sapone per i bagni. Pagare qualche ora in più di matematica non mi sembrano soldi buttati … in bagno.

15 settembre 2010

UDINE: MAMMA E NEONATA SALVATE IN EXTREMIS

Pubblicato in: cronaca, figli, salute tagged , , , , , , , , , a 4:43 pm di marisamoles


In queste ultime settimane la cronaca ci ha riportato degli episodi di malasanità riguardanti il parto che appaiono impossibili ai nostri giorni. Morire di parto non si può, non si deve. Per una mamma che si salva, d’altra parte, non esiste nessuna consolazione al fatto che il bimbo che portava in grembo non ce l’ha fatta. Per un padre che perde il suo bambino e un marito che perde la sua compagna non c’è nulla di più triste che sentirsi abbandonati e dover dire addio al progetto di vita che il destino ha voluto irrealizzabile.

Talvolta, però, i miracoli accadono. Ovvero, ci sono delle strutture sanitarie in grado di affrontare le emergenze da sala parto senza sacrificare la vita di nessuno e senza provocare in un padre o marito una ferita profonda che difficilmente potrà mai rimarginarsi.
Il miracolo o forse sola la dimostrazione che non è sempre necessario affidarsi a Dio, ma semplicemente a dei bravi medici, è accaduto a Udine, nella clinica di Ostetricia diretta dal professor Diego Marchesoni.

Una giovane donna, 27 anni d’età, all’ottavo mese di gravidanza, è stata salvata in extremis da un’emorragia che, in una situazione già compromessa dalla fuoriuscita della placenta dall’utero, poteva costituire un serio rischio per la vita della gestante. Il parto cesareo era stato programmato per oggi, ma domenica scorsa era stato fatto ricorso ad un ricovero urgente per salvare la vita alla madre e alla piccola. L’emergenza è scattata poco prima delle 14 quando il professor Marchesoni era in spiaggia a Lignano. Raggiunto da una telefonata, il direttore della clinica si è precipitato in sala operatoria: è entrato alle 14.30 ed è uscito alle 20.

Così il professor Marchesoni racconta l’intervento: «Quando è nata la bambina abbiamo iniettato le sostanze coagulanti per limitare l’emorragia, ma nonostante tutto la signora, alla quale è stato asportato l’utero e parte della vescica, ha perso molto sangue. A un certo punto aveva la pressione a 40». Ma l’equipe del professore, composta da quattro chirurghi, due urologi, tre anestesisti, due radiologi internisti e altrettanti neonatologi, con la collaborazione di diversi infermieri, ha portato al felice esito della vicenda.
Marchesoni, nell’articolo pubblicato sul Messaggero Veneto, si lamenta del fatto che tutti sono pronti a puntare il dito contro la malasanità, mentre della buonasanità non si parla per nulla. Per lo stesso motivo sto scrivendo queste righe, perché è giusto che di ciò che funziona veramente, in quest’Italia sempre più “traballante”, si parli, anche per dare una speranza a chi, purtroppo, leggendo le cronache rischia di perderla del tutto.

L’unico rammarico: la giovane donna non potrà avere altri figli. Sarà sufficiente il sorriso della sua bambina per superare questo dolore?

4 settembre 2010

PASSIONI CONDIVISE … UN ANNO DOPO

Pubblicato in: affari miei, figli, sport tagged , , , , a 11:33 pm di marisamoles


Oggi, nella splendida cornice di piazza della Libertà a Udine, si sono spenti i riflettori sul 46° Rally delle Alpi Orientali. Più o meno un anno fa, all’evento avevo dedicato un post (LINK) in cui riflettevo sulle passioni condivise da due innamorati. Raccontavo che mio marito, appassionato di motori, mi aveva contagiata, da fidanzata, a tal punto da seguirlo nei rally che si disputavano nella nostra regione. Uno di questi, il più importante, è appunto quello delle Alpi Orientali, prova valida per il campionato nazionale.

Questa passione, che per un po’ di tempo ho condiviso con lui, mio marito l’ha trasmessa anche ai miei figli. L’anno scorso i miei tre uomini erano partiti da casa separatamente per andare a vedere le prove speciali che si tenevano nei dintorni di Cividale del Friuli, per poi ritrovarsi, forse, in prossimità di qualche tornante e assistere assieme alla gara.

Così, un anno fa, avevo descritto la partenza da casa del mio primogenito:

[… ] mio figlio, il maggiore, è partito da casa, zaino in spalla e borsa termica in mano, per andare a vedere alcune prove del 45° Rally delle Alpi Orientali di cui si corre, nei dintorni di Cividale del Friuli, proprio oggi la seconda e ultima giornata di gara.

Ragionavo, poi, sul fatto che anche i miei figli, un giorno, avrebbero continuato la tradizione di famiglia:

[…] forse i ragazzi a loro volta continueranno a trascinare le ragazze, e poi le mogli e i figli, se li avranno (ogni tanto ho dei dubbi in proposito!). E le ragazze si lasceranno entusiasmare dalle corse automobilistiche per un po’, ma poi diranno basta anche loro e, magari, resteranno a casa lasciando che i figli condividano questa passione con il padre.

Quest’anno, però, le cose sono andate un po’ diversamente. Mio marito ha fatto, come al solito, da spettatore, ma mio figlio primogenito ha partecipato, come navigatore, al 46° Rally delle Alpi Orientali. Un debutto che suo padre certamente gli ha invidiato (non ho mai capito se, pur avendo il patentino da navigatore, avesse abbandonato l’idea di partecipare a qualche gara per colpa mia o per sua libera scelta) e che ha costretto me, dopo tanti anni, a seguire almeno la prova speciale-spettacolo che si è tenuta il 2 settembre in piazza I maggio a Udine.

Diciamolo chiaramente: se non ci fosse stata quella speciale a due passi da casa, probabilmente non avrei fatto da spettatrice. In ogni caso, questa occasione mi ha costretta a riflettere ulteriormente sulle passioni condivise. Ho capito che mio figlio è molto determinato a fare quello in cui crede e non si fa molti scrupoli né nei nostri confronti (in pratica non ha chiesto il permesso e ci ha messi di fronte al fatto compiuto) né in quelli della sua ragazza. Lei, emozionatissima, era al mio fianco l’altra sera e credo che se non ci fosse stata, io mi sarei emozionata ben poco. Non perché io sia insensibile di fronte alle esperienze nuove di mio figlio, ma semplicemente perché quando si vede sfrecciare davanti un’auto da corsa e sì’intravede un casco oltre il vetro del finestrino, onestamente si ha l’impressione che ci sia chiunque al posto del navigatore.
E poi, lo confesso, un tantino di rabbia mi è venuta: mio marito ha condiviso così bene la sua passione con il figlio e io non sono mai riuscita a portarlo a teatro!

In ogni caso, è arrivato terzo nella sua categoria. Come debutto non c’è male. Sono felice per lui e spero che continui a coltivare questa sua passione condivisa o meno.

[la foto della vettura del vincitore, Andreucci, è scaricata da questo sito; per postare quella di mio figlio, devo aspettare che qualcuno si degni di scaricarla nel mio pc!]

13 luglio 2010

CUCCIOLO DI LEONE SALVATO DAGLI AGENTI IN FRIULI

Pubblicato in: cronaca, Friuli Venzia-Giulia tagged , , , a 11:37 pm di marisamoles


Una storia a lieto fine per “Simba”, un cucciolo di leone trovato ieri dagli agenti della Polstrada di Palmanova (Udine) in un furgone in viaggio sulla A4. Insospettiti dall’aspetto malconcio del mezzo, gli agenti hanno ispezionato il vano posteriore del furgone e, chiuso in una gabbia troppo piccola per lui, hanno trovato … un leoncino! L’animale, forse destinato ad un circo, viaggiava a bordo del furgone guidato da tre bulgari e i suoi documenti sono risultati falsificati. I tre sono stati denunciati per maltrattamenti e il leoncino, che ha riportato delle ferite al naso e alla testa a causa della gabbia minuscola in cui viaggiava, è stato affidato ad un centro di recupero per animali in difficoltà, sito in provincia di Gorizia.

Non appena ritrovato, il leoncino, dell’età di circa due mesi, è stato visitato da un veterinario e lasciato libero di girovagare per la caserma della polizia stradale di Palmanova. Per nulla intimoriti, gli agenti si sono intrattenuti con lui come fosse un gattone affettuoso e giocherellone. Certo, le sue dimensioni cambieranno in fretta e nei prossimi mesi perderà il tenero aspetto che ha ora da cucciolo.
Non so quale sia il suo destino ma io ho una proposta: a Lignano c’è un bellissimo Parco Zoo: perché non affidarlo alle cure dei leoni ospiti del parco?
Sempre di cattività si tratterebbe, ma sarebbe meglio che fare i numeri al circo. Io odio gli spettacoli circensi che si servono degli animali … per la verità non mi stanno simpatici nemmeno i clown, ma almeno quelli sono uomini e ben consapevoli di quello che fanno.

PER VEDERE IL VIDEO CLICCA QUI

[fonte e foto: Messaggero Veneto]

AGGIORNAMENTO, 14 LUGLIO 2010: SALVATE IL LEONCINO SIMBA!

Roberto, un mio lettore, ha creato una PETIZIONE ONLINE per salvare Simba e non permettere che sia destinato ad un circo. Questo è il LINK .

Faccio un appello a tutti i lettori: FIRMATE, FIRMATE, FIRMATE!!!!

AGGIORNAMENTO, 21 LUGLIO 2010: IL PM AFFIDA SIMBA AD UN CENTRO DI BOLOGNA

In un servizio del TG3 del Friuli – Venezia Giulia (edizione delle 14:00) è stata data la notizia del trasferimento del leoncino Simba a Bologna. Il pm che si occupa del caso ha, infatti, deciso che l’animale sarà affidato alle cure di un centro bolognese (non ho capito se in città o nella provincia) che si occupa della fauna esotica. Non si sa se il trasferimento del cucciolo sia definitivo. Speriamo che sia solo una soluzione transitoria, dovuta anche alle difficoltà che Damiano Baradel, gestore del Centro provinciale di recupero della fauna selvatica di Terranova, al quale Simba era stato affidato, avrebbe incontrato nel trattenere più a lungo il leoncino nel suo centro.

Provvederò ad aggiornare ancora il post nel caso riesca a reperire notizie più precise.

AGGIORNAMENTO 22 LUGLIO 2010

Leggo su Il Piccolo che il leoncino troverà ospitalità nei pressi del Monte Adone, in un Centro di recupero della fauna esotica. Esulta Damiano Baradel, il privato che lo ha temporaneamente in affido: «Almeno non finirà in uno zoo o, peggio ancora, in un circo. Certo mi dispiacerà molto non vederlo più trotterellare al mio fianco, perchè mi ero affezionato al suo passo da ”molleggiato”, tuttavia so che lì si troverà bene e verrà assistito da personale specializzato nella cura di leoni e tigri». Soddisfatto anche il presidente della Provincia di Gorizia, Enrico Gherghetta, che aveva nei giorni scorsi proposto di adottare Simba quale mascotte dell’ente: «Uno dei miei tre suggerimenti è stato infine accolto – sottolinea Gherghetta – e dunque non posso che esserne lieto: Simba resterà sempre nei nostri cuori, anche da lontano continuerà a essere il nostro beniamino»

POTETE LEGGERE L’ARTICOLO COMPLETO CLICCANDO QUI.

19 maggio 2010

MANIFESTI GAY A UDINE: NON SI PLACANO LE POLEMICHE

Pubblicato in: attualità, Friuli Venzia-Giulia, pubblicità tagged , , , , , , , , , , a 3:59 pm di marisamoles


Dal 17 maggio scorso, giorno in cui si è celebrata la giornata mondiale contro l’omofobia, nelle strade del centro cittadino di Udine e di Pordenone sono stati affissi centinaia di manifesti con le immagini di due coppie di omosessuali, due maschi e due femmine, riprese nell’atto di baciarsi. Ne ho già parlato in questo post.
Le reazioni di protesta, soprattutto da parte del PdL e della Chiesa non si sono fatte attendere. Ma il sindaco di Udine, Furio Honsell, già rettore dell’ateneo friulano e noto al grande pubblico per le sue numerose ospitate, avvenute qualche tempo fa, nella trasmissione “Che tempo che fa”, condotta su Rai 3 da Fabio Fazio, è irremovibile. La campagna pubblicitaria, voluta e sponsorizzata a spese dell’amministrazione comunale, conferma, secondo il primo cittadino, che di questo tipo di pubblicità ce n’è davvero bisogno: l’omofobia è una realtà.

In effetti sembra che Honsell abbia ragione: non appena affissi i manifesti, nottetempo sono stati oscurati: in pratica qualcuno, probabilmente più persone e ben organizzate, visto che hanno girato tutta la città, ha nascosto i manifesti gay coprendoli con altri completamente bianchi. Non solo, in diverse parti della città sono comparsi degli adesivi con delle scritte ingiuriose contro gli omosessuali.
Da parte dell’Arcigay il commento è questo: il nostro obiettivo non è lo scontro ma generare un franco dibattito su un problema di stretta attualità qual è l’omofobia, un problema che ha sancito una giornata di carattere mondiale. Resta il fatto che questi adesivi confermano che l’omofobia è un problema reale, vero, e non un’invenzione delle nostre associazioni. E che dunque chi ha voluto dedicare il 17 maggio a questo problema lo ha fatto sicuramente a ragion veduta.

Anche il sindaco Honsell esprime il suo disappunto: È con profondo rammarico che abbiamo assistito a questa azione di inciviltà. Un’azione che condanniamo in tutti i sensi. Per quanto riguarda la copertura dei manifesti avvenuta nella notte (tra il 17 e il 18 maggio, NdR) ci attiveremo in base a quanto previsto dal regolamento comunale, che prevede il ripristino dei manifesti del committente. È chiaro comunque che sporgeremo denuncia contro ignoti e condanniamo questa azione così come tutte le espressioni di intolleranza. Come ho già avuto modo di rilevare da tutto questo emerge il fatto che di giornate contro l’omofobia c’ è davvero bisogno.

Direttamente chiamato in causa, il movimento La Destra del Friuli Venezia Giulia, attraverso il responsabile regionale Ernesto Pezzetta, ha rivendicato di aver “oscurato” a Udine i manifesti con il bacio omosessuale realizzati da Arcigay e Arcilesbica. Lo rivendico - ha dichiarato Pezzetta – assumendone la piena responsabilità. Si tratta di un’iniziativa prettamente politica, in contrapposizione alla scelta fatta dai Comuni di Udine e di Pordenone di patrocinare i manifesti.

Ma la gente comune che dice? Nelle interviste trasmesse sui vari Tg le reazioni sono state diverse: si va dall’indifferenza all’indignazione, ma da parte dei genitori si manifesta una certa preoccupazione per l’impatto che i manifesti potrebbero avere sui bambini: è difficile, infatti, spiegare loro il messaggio che si vuole trasmettere. A questo proposito, Eduard Ballaman , in veste di Tutore dei minori, definisce la campagna dell’Arcigay «aggressiva e mal congegnata». Mentre un dirigente scolastico ha protestato per l’affissione dei manifesti in prossimità dell’edifico scolastico e ne ha chiesto la rimozione.

Insomma, il problema è complesso e non saranno certo i manifesti con i baci tra gay a risolverlo. Tanto meno le polemiche che ne sono scaturite. Forse i tempi non sono ancora maturi per affrontare una tematica che pone in primo piano ancora molti pregiudizi e discriminazioni. Ma è anche vero che, nel momento stesso in cui da parte delle associazioni pro-gay si sente l’esigenza di una campagna pubblicitaria del genere, si ammette che una diversità, nel senso buono del termine, c’è: perché, infatti, non si tappezzano le strade di manifesti che ritraggono delle coppie eterosessuali o delle allegre famiglie con prole? Perché ciò che è “normale” non ha bisogno di pubblicità: ha già di suo un valore intrinseco su cui è difficile dubitare, se non altro perché fa parte della storia dell’uomo.

[fonti: Messaggero Veneto e Gazzettino; LINK per la foto]

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