12 marzo 2012

OSCAR TV: BELEN SFOGGIA UNA NUOVA FARFALLINA, RITIRA IL PREMIO E SE NE VA

Pubblicato in: donne, Festival di Sanremo, spettacolo, televisione, vip tagged , , , , , , , , , , , , , a 4:59 pm di marisamoles


Al 52° Premio Regia Televisiva, presentato da Carlo Conti e trasmesso su Rai 1 dal Teatro Ariston di Sanremo, Belen Rodriguez è stata premiata assieme a Simone Annichiarico per “Italia’s Got Talent”. La showgirl ha sfoggiato un nuovo tatuaggio il cui soggetto è ancora “farfalle”.

Durante la prima serata del Festival avevamo visto la farfallina inguinale che aveva destato tante chiacchiere, soprattutto molta curiosità rivolta ad un capo di biancheria intima che la bella sudamericana sembrava non indossare. Ieri, sempre all’Ariston pare fosse senza reggiseno ma l’abito, almeno sul davanti era castigatissimo. L’acconciatura, con coda laterale (orribile a pare mio), lasciava però libera la schiena su cui sfoggiava il nuovo tatuaggio. Siccome, però, le telecamere non la inquadravano da dietro, Carlo Conti, con finta nonchalance, ha fatto di tutto per regalare a milioni di telespettatori la vista del tattoo di Belen, facendola voltare.

Mentre gli altri protagonisti di spettacoli e fiction televisivi si sono sorbiti l’intera serata, la Rodriguez ha pensato bene di defilarsi: appena ritirato il premio, infatti, se n’è andata, ansiosa di volare tra le braccia del suo bello (si fa per dire).

A proposito di Corona e Belen, la più bella battuta della serata l’ha fatta, com’era prevedibile, la brava Geppi Cucciari, premiata come personaggio televisivo dell’anno, spiazzando le superfavorire Maria De Filippi e Antonella Clerici. Sul palcoscenico dell’Ariston Geppi ha dato nuovamente prova della sua irresistibile comicità, dopo la serata del festival in cui ha affiancato Gianni Morandi nella conduzione della gara canora. Facendo notare di avere un abito con spacco laterale, simile a quello indossato da Belen al festival, chiede che le sia riconosciuta la gamba più lunga della fedina penale di Corona.

[foto da IoDonna, Corriere.it]

27 febbraio 2012

IN UNA FICTION SU RAI 1 RIVIVE WALTER CHIARI, FINO ALL’ULTIMA RISATA E OLTRE

Pubblicato in: spettacolo, televisione, vip tagged , , , , , , , , , , , , a 4:53 pm di marisamoles


Già osservando i trailer che da settimane vanno in onda su Rai 1, a tutte le ore, confesso che mi sono commossa. Non solo per la straordinaria somiglianza dell’attore che ne interpreta il ruolo, Alessio Boni, ma anche e soprattutto per la commozione di “rivedere” sullo schermo televisivo il mitico Walter Chiari.

Per chi ha la mia età e ha “vissuto” in prima persona la tv degli anni 60-70, con i suoi varietà che potevano davvero definirsi tali, la fiction, di cui ieri sera è andata in onda la prima puntata, rappresenta un momento commovente di rievocazione attraverso un personaggio che sapeva conquistare il pubblico televisivo. Un comico sui generis, se vogliamo, con quella capacità di ridere spontaneamente ma in modo discreto, mai sguaiato, accompagnata dall’ironia e dal ghigno, a volte sardonico, che l’attore Boni ha saputo riprendere alla perfezione e quella voce da trombone che sembra impossibile possa rivivere, uscendo dalle labbra di un attore che ha spesso un tono molto più delicato e sommesso.

Per sua stessa ammissione, Alessio Boni ha studiato meticolosamente il personaggio, attraverso la visione di ore ed ore di materiale televisivo. Complice anche la consulenza del figlio che Chiari ebbe da Alida Chelli, Simone Annicchiarico – conduttore televisivo, attualmente in onda il sabato sera, affiancato da Belen Rodriguez, nel programma di Canale5 “Italia’s got talent” – che compare in un cammeo all’inizio del film, ne è uscita una fiction credibile, un buon prodotto che rende merito alla poliedricità del personaggio Chiari e allo stesso tempo rappresenta la vita sospesa tra commedia e dramma dell’uomo Walter.

Insomma, a me è piaciuta anche se le vere protagoniste, almeno nella prima parte, sono state le donne: dalla “compagna” degli esordi Sophie (interpretata da Karin Proia), colei che scoprì il talento comico dell’allora operaio all’Isotta Fraschini, passando attraverso Lucia (interpretata da Caterina Misasi) che lo accompagna nei primi passi sulla via del successo, fino ad Alida (interpretata da Dajana Roncione) che diventerà sua moglie, nonché la madre del suo unico figlio, e lo accompagnerà nei difficili momenti del carcere. E poi la grande amicizia con Valeria (interpretata da Bianca Guaccero), l’innamorata che saprà farsi da parte vedendo il “suo” Walter attorniato da splendide donne, come Ava (interpretata da Anna Drijver), l’unico grande amore della sua vita, per sua stessa ammissione.

Walter Chiari sapeva far ridere senza essere volgare, lo sapeva fare puntando sull’espressività oltre che sulla parola, mai triviale. Se penso ai comici di oggi, quelli di Zelig o di Colorado Caffè, che puntano sul linguaggio scurrile per suscitare il riso, comprendo che forse oggi la comicità di Chiari può essere considerata obsoleta. Eppure le gag con Carlo Campanini, quelle di “Vieni avanti Cretino”, e la scenetta del famoso quanto inesistente sarchiapone sono rimasti nella storia della tv. Potranno mai i comici moderni far parlare di sé anche a distanza di trenta-quarant’anni?

[foto da tvblog]

AGGIORNAMENTO DEL POST

Confesso che a me la seconda puntata della fiction su Walter Chiari non è piaciuta un granché. MI sembra si sia insistito un po’ troppo sul dramma di una star, ormai prossima al declino, che non riesce a cambiare nemmeno di fronte al fallimento. Non conosco tutti i risvolti della travagliata vita del comico veronese, ero solo una ragazzina quando fu travolto dallo scandalo della cocaina che lo danneggiò non solo nella vita professionale ma anche e soprattutto in quella personale.
Tutto ciò, senza nulla togliere alla bravura di Alessio Boni che, se vogliamo, è stato ancora più grande nella seconda parte del film, rappresentando Chiari in bilico tra dramma e commedia, quella che per lui, nonostante tutti, ancora caratterizzava la sua vita.

Rimango un po’ male, però, nel leggere la critica di Aldo Grasso, con il quale mi trovo quasi sempre d’accordo, pubblicata sulle pagine de Il Corriere, con un titolo che suscita quantomeno perplessità: La caricatura di Walter Chiari, una sofferenza guardarla.
Il critico televisivo, una delle voci più autorevoli in quest’ambito, esordisce con queste parole:

Per chi ha profondamente amato Walter Chiari, l’artista più che l’uomo, la biografia interpretata da Alessio Boni è stata una vera sofferenza. Per dire l’accuratezza con cui hanno lavorato gli sceneggiatori: quando viene arrestato nel 1970 dalla Guardia di Finanza per spaccio di droga e portato in carcere, Chiari-Boni grida: «Questa non è giustizia, è giustizialismo». Ora in quell’anno, come attestano i dizionari, con «giustizialismo» si definiva la dottrina politica del presidente dell’Argentina Perón. Ma è tutto così, alla ricostruzione si è preferito la caricatura.

Credo che in questo caso Grasso abbia cercato un po’ il pelo nell’uovo. Ma la sua è una stroncatura convinta, dato che continua: Fino all’ultima risata» è una rivisitazione superficiale e maldestra. E dire che con tutto il materiale di repertorio che esiste su uno dei più grandi entertainer dello spettacolo italiano era quasi impossibile costruire una fiction così brutta. Ci sono riusciti.
Fortunatamente almeno assolve l’attore protagonista, pur trovando nella sua interpretazione un diffettuccio: L’unico a salvarsi è Alessio Boni, fin troppo, però, sprofondato nella parte.

Si era detto che Simone Annicchiarico, il figlio che Chiari ebbe da Alida Chelli, è stato uno dei consulenti della fiction e che con la sua supervisione era stata messa in scena la vita del padre. Ebbene, sempre dalle pagine de Il Corriere, anche Annicchiarico non risparmia le critiche che lasciano di stucco, puntando il dito sulla seconda parte in particolare:

La seconda parte, dico: quello non è Walter Chiari. [...] La prima parte è Walter, la seconda è Lenny Bruce. Se nella prima puntata l’85 per cento delle cose sono vere e il restante 15 è romanzato, nella seconda è esattamente il contrario: l’85 per cento è inventato.
E continua: È un iper-mega-romanzo. Ne esce fuori un uomo fallito, dominato da brutti demoni, mentre lui era di un’allegria contagiosa, aveva un sacco di persone intorno. Tutto il contrario di quello che si è visto lì.

Di fronte a queste esternazioni viene spontaneo chiedersi: e allora, quale ruolo ha avuto Simone nella realizzazione della fiction? Anche nei titoli d’apertura era messo bene in evidenza il suo nome e cognome, accompagnati dalla didascalia: con la consulenza di …
Le uniche parole di elogio le riserva ad Alessio Boni che, pur essendo stato strepitoso, non era l’unico bravo attore nella fiction: Alessio Boni è straordinario, da fargli un monumento per quanta dedizione ha messo nel personaggio.

19 febbraio 2012

SANREMO 2012: UN DUE TRE … EMMA! LE COPERTINE DI “TV SORRISI E CANZONI”

Pubblicato in: Amici, canzoni, Festival di Sanremo, spettacolo, televisione tagged , , , , , , , a 4:03 pm di marisamoles

FEBBRAIO 2009

FEBBRAIO 2010

FEBBRAIO 2012

IN ATTESA DELLA COPERTINA DI SORRISI. ;)

Mi rendo conto che il mio giudizio sia ininfluente ma giusto per fare un commento: a me Emma non piaceva prima e non piace nemmeno adesso. Il televoto l’ha premiata, come volevasi dimostrare, ma non significa che la sua fosse la canzone più bella del Festival. A me sono piaciuti di più Renga e la Zilli. Oltre a Pierdavide, naturalmente. Ma come ha fatto notare qualcuno, Emma ha più fans.

[la foto di Emma è di Frezza La Fata per Sorrisi]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 20 FEBBRAIO 2012

ECCO LA COPERTINA DELL’EDIZIONE SPECIALE IN EDICOLA OGGI.
L’immagine di copertina è stata scattata alle 3.10 di sabato notte/domenica mattina nella redazione sanremese di Sorrisi all’Hotel Royal. Nel giornale troverete tutto quello che non si è visto in tv di conduttori, cantanti e ospiti (Celentano compreso). Inoltre, i giudizi di Arisa alla quale abbiamo chiesto di esprimere, alla “X Factor”, un parere sui colleghi in gara come se fossero dei debuttanti in cerca di gloriaCONTINUA A LEGGERE >>>

6 dicembre 2011

FIORELLO, IL PROFILATTICO E IL “SALVA PISCHELLI SHOW”

Pubblicato in: adolescenti, attualità, spettacolo, televisione, vip tagged , , , , , , , , , , , , a 6:23 pm di marisamoles

Devo, ancora una volta, fare una premessa: ieri non ho visto l’ultima puntata dello show campione di share condotto dall’istrionico Fiorello. Ilpiùgrandespettacolodopoilweekend ha fatto il botto finale, come si addice ad ogni spettacolo pirotecnico che si rispetti: più del 50% di share, 16 milioni attaccati al monitor tv in adorazione di Roberto Benigni. Eh sì, perché quando le “divinità catodiche” si accoppiano (nel senso della partecipazione allo spettacolo, ovviamente), succede anche questo.

Come ogni settimana, il martedì su tutte le testate giornalistiche non si parla d’altro. Per qualche ora Fiorello riesce a distogliere l’attenzione degli Italiani dalla manovra Monti e fa dimenticare le lacrime del ministro Fornaro suscitando ilarità e facendo quasi piangere dal ridere. Ma come spesso accade c’è chi dello spirito fiorelliano non sa che farsene, anzi, ritiene che le sue battute e i monologhi pieni di humor siano robaccia, di cattivo gusto e basta.

E’ il caso della tirata che Rosario – che di secondo nome fa Tindaro, poveretto! – ha fatto sul preservativo o profilattico che dir si voglia. Facendo riferimento ad un fantomatico comunicato Rai (nulla di più di una mail interna e riferita alla sola giornata mondiale contro l’Aids, il 1 dicembre scorso), si è stupito che la parola profilattico non potesse essere pronunciata nei programmi della tv di Stato. Interpellato a tal proposito Mauro Mazza, direttore di Rai 1, il poveretto non solo non conferma né smentisce un tale divieto ma si vede costretto, pressato elegantemente dal presentatore, ad ammettere che anche lui fa uso del condom. Poi il conduttore invita il pubblico a scandire sillaba dopo sillaba la parola tabù, quasi ad esorcizzarla. Non contento, intona assieme al compagno di trasgressione Lorenzo Jovanotti un rap in elogio del preservativo, ribatezzandolo “Salva pischelli“, espressione mutuata dal famoso dispositivo “Salvalavita Beghelli”, per la gioia del signor Beghelli che non avrebbe mai sperato in una pubblicità gratuita davanti a sedici milioni di telespettatori. Sempre che esista ancora.

Lo show di Fiorello sul profilattico, però, non è piaciuto a tutti. Famiglia Cristiana (seguita a ruota dal MOIGE)tuona contro il conduttore, reo di aver dato una lezione non proprio ortodossa ai tanti giovani che non amano stare davanti alla tv ma che per Fiorello fanno un’eccezione. Non gradisce nemmeno l’attenzione che il presentatore ha rivolto all’innegabile vantaggio che deriva dall’uso del preservativo, ovvero quello di limitare la diffusione dell’AIDS. Per Famiglia Cristiana è solo “goliardia retrodatata, cattivo gusto”.

Prendiamo atto che dal punto di vista della morale cattolica la maggior parte dei metodi contraccettivi è di per sé bandita. Possiamo anche concordare sul fatto che il “Salva Pischelli show” non fosse il massimo del buon gusto, come l’elogio della cacca cantato dal comico Benigni. Però credo che lo spettacolo di Fiorello non abbia un qualche potere di condizionare le scelte dei giovani, cattolici o meno. Anche perché, volendo essere precisi, i giovani cattolici seguendo i dettami della Chiesa in teoria dovrebbero astenersi dall’uso del profilattico, anzi, dai rapporti sessuali al di fuori del matrimonio. Eviterebbero, così, sia le malattie sessualmente trasmissibili sia gravidanze indesiderate. Non sarà certo un Fiorello qualsiasi a far loro cambiare idea.

Non ho visto lo spettacolo, lo ripeto, se non qualche spezzone e qualche video su You Tube, ma ritengo che Ilpiùgrandespettacolodopoilweekend abbia perlomeno il merito di non aver dato in pasto ai telespettatori pseudoballerine sculettanti in perizoma e pushup, come avviene nella maggior parte degli spettacoli di “varietà”. E questo a me sembra già un bel passo avanti. Questo sì un esempio da seguire.

15 novembre 2011

FIORELLO EROE DELLA PATRIA. O FORSE IL GRANDE FRATELLO HA STUFATO

Pubblicato in: spettacolo, televisione, vip tagged , , , , , , , a 6:47 pm di marisamoles

Faccio una premessa: ieri sera non ho guardato la tv. Non ho visto, dunque, né il nuovo spettacolo di Fiorello né il Grande Fratello, reality che, secondo me, ha fatto la sua stagione e interessa sempre meno. Tant’è che l’auditel ne ha spietatamente decretato il tonfo.

Diciamolo: la Rai con Il più grande spettacolo dopo il week-end, il nuovo show di Rosario Fiorello, ha un po’ sparato sulla Croce Rossa, come si suol dire. Il GF era già colpito, forse non serviva affondarlo. Puntare, poi, su un anchorman come lo spassoso siculo non era proprio necessario. Anche perché fiction piuttosto mediocri, come quelle trasmesse nelle settimane scorse, per contrastare il reality Mediaset, avevano già fatto crollare lo share del GF ai minimi storici.

Quindi, due sono i casi: o Fiorello è una specie di eroe della patria, assoldato per difendere la nazione … ops, volevo dire la tv di Stato, dal nemico, oppure molto più semplicemente il Grande Fratello ha stufato. Ormai, dopo undici edizioni, la dodicesima potevano anche risparmiarcela. Così magari la Marcuzzi si dedicava di più alla figlioletta, come tutte le mamme “normali” che si godono la maternità e sono ben felici di non lavorare per un po’.

Io opterei per il primo caso. E mi chiedo: al posto di Mario Monti, non potevano nominare Presidente del Consiglio Rosario Fiorello?

1 novembre 2011

“BACIATI DALL’AMORE”: L’ULTIMA FICTION DI TARICONE A NOVEMBRE IN TV

Pubblicato in: reality show, spettacolo, talenti, televisione, vip tagged , , , , , , , , , , , , , , , , a 4:13 pm di marisamoles

Pietro Taricone è morto il 29 giugno 2010, appena un mese dopo aver girato la serie tv in sei puntate Baciati dall’amore. Recentemente, alla IV edizione del Galà del Cinema e della Fiction in Campania l’ultima fiction girata da Pietro Taricone ha vinto il premio come miglior serie tv. Per espressa volontà di tutto il cast, Baciati dall’amore, che andrà in onda su Canale 5 a metà novembre, sarà dedicata all’attore scomparso ad appena trentacinque anni in un incidente di lancio con il paracadute, sport nel quale Taricone era espertissimo e per il quale nutriva una grande passione, trasmessagli dalla moglie, l’attrice polacca Kasia Smutniak, madre della sua Sophie.

Forse potrà stupire la messa in onda così tardiva, ad un anno e mezzo dalla fine delle riprese. Ma, come spiega il regista della fiction, Claudio Norza, è stata una scelta meditata: «Va in onda adesso per rispetto alla sua famiglia: tanti squali non si sarebbero certo fatti scrupolo di cavalcare l’emozione a ridosso del tragico evento.»

Certamente, però, gli estimatori dello sfortunato attore campano, già concorrente del Grande Fratello 1, non mancheranno di seguire l’ultima fatica del Guerriero. Molti, infatti, sono i fan che non l’hanno dimenticato e lo rimpiangono. Secondo Norza, inoltre, questa serie premia il talento comico di Taricone che nelle fiction girate in precedenza non era emerso in modo così prepotente: «Pietro era sottoutilizzato. Ne La Squadra era il coattello, nella serie Tutti pazzi per amore faceva il bello un po’ ignorante, ma è qui che è emerso il suo talento comico. Sarebbe uscito rinnovato da questa esperienza, lui lo sapeva e ci teneva tantissimo. Per il pubblico sarà una rivelazione».


Nel backstage che ho seguito nel primo pomeriggio su Canale 5 ho potuto constatare che il cast è notevole (certo, per chi segue questo genere di spettacolo) a partire dai protagonisti Giampaolo Morelli e Gaia Bermani Amaral; e poi Marisa Laurito e Lello Arena, Alessandra Berzaghi, Marco Columbro e Carola Stagnaro … per citare solo gli attori che ho riconosciuto nel trailer. Quello che colpisce è la mistura tra Nord e Sud, lo scontro-incontro tra due mondi così diversi che sembra di gran moda negli ultimi tempi.

La fiction, girata nella sua Campania, ha consacrato Taricone nel vero ruolo da star. Il regista di Baciati dall’amore lo conferma: «La star era lui. La gente lo amava, era Pietro quello che firmava più autografi di tutti. Era una persona generosa e piena di talento: dopo averlo visto in questa interpretazione, nessuno potrà più dubitarne».

Un’ultima osservazione: nella fiction, oltre a Taricone, recita anche un altro ex Grande Fratello: Flavio Montrucchio. Se fosse stata prevista anche la partecipazione di Luca Argentero (ormai lanciatissimo tra cinema e tv, dove presenta Le Iene), avremmo potuto vedere recitare insieme gli unici ex concorrenti del reality più amato dagli Italiani, che possano vantare una carriera artistica degna di chiamarsi tale.
Per Pietro finita troppo presto, purtroppo.

Oggi è il giorno di Ognissanti. Mi è sembrato carino ricordarlo con questo post.

[fonte: Leggo.it]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 17 NOVEMBRE 2011

Baciati dall’amore» è una commedia sentimentale, tanto garbata quanto fragile, tanto convenzionale quanto gradevole. Scritta da Carlotta Ercolino, diretta da Claudio Norza sarà soprattutto ricordata perché è l’ultima interpretazione di Pietro Taricone, nella parte di un cantante napoletano neomelodico (Canale 5, martedì, ore 21.20, sei puntate).

Pietro è Antonio Gambardella, figlio «bamboccione» di Lello Arena e Marisa Laurito con una grande passione per il canto che esercita tra matrimoni, comunioni e serenate. Ma il protagonista principale della serie è Carlo Gambardella, il fratello di Antonio interpretato da Giampaolo Morelli, che abbandonato dalla moglie con cinque figli, vive un amore travolgente per la biologa marina Valentina, interpretata da Gaia Bermani Amaral. Poi c’è lo scontro fra le due famiglie (Nord contro Sud), e poi c’è la commedia degli equivoci (Arena viene scambiato per il temibile boss Tano Bambardella) e poi… E poi non c’è più Pietro. E ci manca. Quel suo sorriso, quella sua spavalderia, quella voglia di imporsi in un mondo che lo guardava con molta diffidenza e cercava gli fargli scontare il peccato originale del «Grande Fratello». Eppure Pietro ha dimostrato di saperci fare: con «Distretto di polizia», «Don Gnocchi», «Codice rosso», «La nuova squadra», «Tutti pazzi per amore». E poi il cinema, la pubblicità, il teatro.

Dietro la scorza dura del palestrato o dello sciupafemmine c’era un ragazzo sensibile che si interrogava sul significato della sua esplosione mediatica: il successo si raggiunge così facilmente? Come faccio a non restare prigioniero di questa macchina infernale? Sarò capace di vivere sotto i riflettori senza restare accecato? Si poneva delle domande, inseguiva consigli, cercava di sfuggire alla spietatezza del baraccone televisivo. Vederlo nelle vesti di un cantante neomelodico fa un certo effetto, ma fino all’ultimo ha voluto sorprenderci.

di Aldo Grasso per Il Corriere

3 ottobre 2011

IL SABATO SERA TRA CANTI E LACRIME … QUELLE DEL TELESPETTATORE

Pubblicato in: bambini, spettacolo, televisione tagged , , , , , , , , a 2:01 pm di marisamoles


Non ci sono più gli show di una volta. Con rammarico devo dirlo. Ormai la febbre del sabato sera non è ambientata in discoteca ma negli studi televisivi ed il termometro è quello che misura lo share.

Ancora una volta la Clerici e i suoi bimbi canterini di “Ti lascio una canzone” e la De Filippi, con le sue buste da aprire o chiudere, si contendono il titolo di regine del sabato sera. Una battaglia che sembra persa dalla Rai contro Mediaset. Tanto che ormai nemmeno la Lotteria Italia è omaggiata, come una volta, attraverso lo show del sabato sera ma è relegata tra i fornelli, inevitabilmente quelli della Clerici, all’ora di pranzo. La nuova Cenerentola della Tv di Stato.

Io, onestamente, rimpiango i tempi di Canzonissima e di Fantastico, trasmissioni di qualità che, suppongo, non costavano cifre da capogiro alla produzione. Era un piacere stare davanti alla tv il sabato sera e si attendeva con ansia l’arrivo del 6 gennaio per l’ultima puntata e l’estrazione dei premi della Lotteria che allora si chiamava di Capodanno (perché poi si chiamasse così nonostante l’estrazione fosse il giorno dell’Epifania non l’ho mai capito).

Oggigiorno le reti televisive combattono battaglie – fiction contro fiction, talk show contro talk show, varietà contro varietà – per aggiudicarsi il maggior numero di sponsor e far pagare salati gli spot pubblicitari alle aziende. Ma in questa continua lotta chi ci rimette è il telespettatore che spesso non si orienta nel palinsesto ballerino che cambia la programmazione a seconda dei dati auditel.

A me non piacciono né le trasmissioni con i bambini canterini (ne ho parlato QUI) né quelle strappalacrime alla De Filippi che con “C’è posta per te“, programma inossidabile che non sente il peso degli anni, ha il merito di non far rimpiangere i programmi della Carrà che, eccezion fatta per il revival di “A far l’amore comincia tu”, remixata dal dj Bob Sinclair, e qualche spot pubblicitario contro gli acciacchi della terza età, è praticamente sparita dal video, pubblico o privato che sia.

Per questo motivo non posso esprimere un giudizio sui programmi del sabato sera, ma trovo interessante un contributo di Aldo Grasso su Il Corriere di oggi. Ve lo riporto per intero.

L’infinita battaglia dei varietà. Infinita non solamente perché ricorrente («la sfida del sabato sera»), ma, oggi, soprattutto perché indefinitamente estesa nella durata. Siamo arrivati al terzo scontro tra «Ti lascio una canzone», lo show dei bimbi canterini di Antonella Clerici, e «C’è posta per te», consueto lacrimatorio officiato da Maria De Filippi. Siccome si sa che quest’ultima ci tiene particolarmente, diciamolo: Maria la Sanguinaria ha vinto sia l’ultima battaglia (con un buon 23,4% di share), sia la «guerra» complessiva, almeno per ora. La sfidante Antonella de’ Fornelli s’è dovuta accontentare del 19,8% di share sabato scorso. Sono entrambi buoni risultati, raccolti fra un pubblico molto femminile e molto anziano, nel caso della Clerici, o molto femminile e piuttosto trasversale, ma con una grossa sproporzione fra Nord (sotto il 20%) e Sud (sopra il 30%), per la De Filippi. Ma in realtà non è questo il punto interessante. Quel che colpisce è che, se misurati sulla sola fascia prime time Auditel, i due programmi raccolgono curiosamente lo stesso share: 19,16%. Si tratta della prima ora e mezzo scarsa di programma: nulla di significativo, si dirà, per programmi che durano più 3 ore.
Ecco il punto. Per ragioni di economia produttiva, non esistono più fasce orarie. Maria De Filippi apre buste e scioglie lacrime dalle 21.11 a mezzanotte e mezzo. Se lei ne guadagna in share (più di 4 punti), la Clerici resta poco sotto il 20% di share, nonostante l’allungamento del brodo.
Una volta i programmi si facevano con delle idee, e queste delimitavano dei tempi. Ora, un uso un po’ distorto dei dati di consumo e la necessità di tagliare i costi spingono alla dilatazione infinita.
E la qualità della tv di certo non ne guadagna.
(In collaborazione con Massimo Scaglioni, elaborazione Geca Italia su dati Auditel.)

Aldo Grasso

28 settembre 2011

ISABELLA FERRARI, LA PUBBLICITÀ DEI REGGISENI E LA COERENZA

Pubblicato in: donne, pubblicità, spettacolo, televisione, vip tagged , , , , , , a 9:10 pm di marisamoles

Il nuovo spot di una nota marca di lingerie ha, da qualche giorno, una testimonial d’eccezione: Isabella Ferrari. L’attrice, che si avvia verso la cinquantina, sfila seminuda, coperta solo da un brasiliano nero, in un’enorme camera da letto, raggiunge il comò, prende in mano un reggiseno bianco, si specchia e poi indossa un reggiseno nero. Meno male! Ero preoccupata: slip neri con reggiseno bianco non si possono guardare.

Poi la scena cambia: a bordo piscina, di nuovo seminuda, la Ferrari lascia andare sul filo d’acqua il reggiseno nero. Il tutto mentre il suo uomo, lo stesso che ad inizio spot se ne sta sdraiato sul lettone (non è dato sapere cosa i due abbiano fatto prima, comunque lei non se lo fila per nulla), si allontana da lei. Dulcis in fundo, il “motto” dello spot: per chi si ama. Eh, già, perché la narcisa Isabella, che sbandiera ai quattro venti di non aver fatto ricorso al chirurgo estetico né a photoshop, e si vede, a meno che proprio photoshop non le abbia fatto sparire l’ombelico, si accontenta dello specchio e dei suoi slip, visto che abbandona anche il reggiseno come lo straccio d’uomo con cui si accompagna, si fa per dire.

Uno spot come tanti altri, per carità. Di certo non più “sandaloso” di quello di un noto jogurt che, una volta mangiato, ci sembra di far l’amore con il sapore. Per chi si accontenta va bene pure quello. Almeno in questo caso, essendo la pubblicità incentrata su un capo di lingerie, la nudità non disturba, almeno non quanto quel poveraccio d’uomo che non viene degnato nemmeno di uno sguardo, se non all’inizio e alla fine, ma proprio di sfuggita.

Lo scandalo vero sta, però, nel fatto che la Ferrari, attrice «di sinistra», impegnata in film con Nanni Moretti, come Caos calmo in cui la scena di sesso hot è decisamente realistica, per non dire porno, musa teatrale di Marco Travaglio, si è lasciata coinvolgere nel movimento neofemminista del «Se non ora quando», tuonando contro la mercificazione del corpo delle donne.

Proprio a difesa delle sue scelte, diciamo così, artistiche, l’attrice osserva: «In un’epoca di svendita del corpo siamo tutti un po’ nauseati, ma una donna ha comunque il diritto di vestirsi e svestirsi, di innamorarsi e amare e io voglio stare in tutto questo nella sua pienezza, nella complessità dell’essere femminile che sento di avere, mentre le donne che usano solo il corpo hanno un linguaggio povero, riduttivo».

Quindi, le veline e attricette senza arte né parte, quelle, per intenderci, ospiti dell’Olgiatina, meritano tutto il disprezzo, mentre lei …

Stefano Filippi, su Il Giornale, commenta così, alla fine del suo articolo:

«Insomma, una velina che si spoglia è nauseante, mentre se lo fa un’attrice reduce dal Palasharp e che magari legge Kant fino a notte fonda è arte, e la scena (censurata) di sesso bollente con Nanni Moretti in Caos calmo è espressione di cultura.

Forse non è la stessa Isabella Ferrari che, quando ancora si chiamava Fogliazza, fu eletta Miss Teenager a 15 anni, a 16 si fidanzò con il cinquantenne Gianni Boncompagni e divenne famosa con i film dei Vanzina e i fotoromanzi. Anche lei ha usato la bellezza per fare carriera rinnegando poi il passato. Oggi la Ferrari sfoggia conformismo intellettuale, fa i girotondi, recita con registi à la page, calca i teatri leggendo brani di Indro Montanelli assieme a Marco Travaglio, manifesta contro i tagli ai fondi per lo spettacolo, fa la testimonial del Fatto Quotidiano, addita come miti femminili la Magnani e la Mangano. Ma alla fine, se gli [sic] chiedi perché si spoglia, risponde come una valletta qualunque che deve lanciare un calendario: «Il corpo femminile è nudo, principalmente».

Un bell’esempio di coerenza, non c’è che dire.

Sapete qual è la cosa che più mi disturba in questo spot? Lo spreco di una canzone bellissima, Per un’ora d’amore dei Matia Bazar, in assoluto una delle mie preferite.

30 agosto 2011

NOI CHE … CI REGALAVANO I 45 GIRI

Pubblicato in: affari miei, canzoni, spettacolo, televisione tagged , , , , , , , , , , , , , , a 5:08 pm di marisamoles


Da settimane su Rai 1 sta passando lo spot che annuncia la prossima messa in onda dell’ennesima edizione della fortunata trasmissione, condotta da Carlo Conti, I migliori anni. La formula vincente è molto semplice: una gara tra canzoni famose che hanno segnato un’epoca. Risentire i vecchi successi dagli anni Sessanta ai Novanta (il più delle volte interpretati dagli stessi cantanti o complessi che li hanno lanciati, qualche volta vere e proprie meteore) fa sempre piacere perché in fondo costituiscono la colonna sonora della nostra vita, almeno di chi ha su per giù la mia età. Ricordare, poi, qualche canzone davvero mai dimenticata, legata a momenti particolari come il primo amore e quelli che seguirono, è un’emozione che non lascia indifferenti.

La trasmissione di Conti ha lanciato, inoltre, quella specie di tormentone del “Noi che”, da cui è difficile non rimanere contagiati. Anche se, a dirla tutta, quei “Noi che”, sms raccolti e pubblicati in più volumi, contengono delle sgrammaticature orrende, contagiose pure quelle, tanto che ne ho commessa anch’io una nel titolo di questo post, nonostante abbia messo, per pudore, i puntini di sospensione.

I migliori anni non è, comunque, l’unica trasmissione nata sull’onda della vintage-mania. D’estate, ad esempio, in fascia preserale viene trasmessa Dadada, una specie di Blob versione vacanze.
La mattina mi sveglio molto presto e facendo colazione guardo, sempre su Rai 1, degli spezzoni di Dadada-Speciale musica, in cui viene trasmessa una specie di carrellata di cantanti dei tempi che furono nelle loro apparizioni televisive, molte delle quali in bianco e nero. Qualche giorno fa, di fronte alla tazza di caffè fumante, mi son trovata a ripensare ai 45 giri. I più giovani credo non sappiano nemmeno cosa siano, ma per quelli della mia generazione i 45 giri rappresentano un pezzo di vita.

Ricordo ancora quei “dischetti” (il diminutivo serve a distinguerli dai 33 giri, gli LP) in vinile, neri, con l’etichetta rotonda che correva intorno al foro centrale, le copertine colorate da cui facevo scivolare, con estrema cautela, il disco sul palmo della mano per poi afferrarlo tra il dito indice, nel foro, e il pollice, appoggiato sul bordo, che lo sorreggeva per sistemarlo sul giradischi. E ricordo ancora il mio giradischi Philips, che i miei mi regalarono quando avevo 11 o 12 anni. Di quelli che si usavano allora, quelli che da chiusi sembravano una valigetta, con le casse che formavano il coperchio ed erano facilmente trasportabili. E il braccio che avviava il disco, facendolo girare, sempre che ci si ricordasse di muoverlo delicatamente verso l’esterno, e la puntina che spesso doveva essere cambiata, consumata da ore e ore di ascolto. Di fronte a quella meraviglia della tecnologia, rapita dalla musica, stringendo in mano la copertina del 45 giri preferito, quasi consumata dal continuo maneggiare, passavo molto del mio tempo libero, ai tempi in cui il computer o il telefonino erano lontani mille anni luce dalle nostre menti di adolescenti che, in fondo, si accontentavano di poco.

Come sa bene chi è vissuto all’epoca dei 45 giri, di solito erano dei “singoli” (come si usa dire ora) estrapolati dai Long Playing, ovvero i 33 giri, e servivano a lanciarli. Due soli brani: la canzone su cui l’etichetta discografica contava maggiormente e il lato B (espressione oggi usata per intendere ben altro), cioè il pezzo inciso sul “retro” del disco. Spesso accadeva che il lato B avesse un enorme successo, proprio come il lato A. Ricordo, ad esempio, Porta Portese che costituiva il lato B della canzone che lanciò definitivamente Claudio Baglioni, allora giovane dalle buone speranze, sul mercato discografico: Questo piccolo grande amore (1972). Forse non tutti sanno che in origine il lato B di questo 45 giri era Caro padrone (pezzo molto meno noto) ma in breve tempo il disco fu ritirato e sostituito, nel lato B, dal pezzo più noto che fece conoscere all’Italia intera il caratteristico mercato delle pulci romano.
Per non parlare del successo di Poster, lato B del “singolo” Sabato Pomeriggio (1975), un altro pezzo intramontabile di Baglioni. La mia canzone preferita del cantautore romano è, però, E tu (1974), uscita con il lato B Chissà se mi pensi, pezzo destinato a rimanere nella memoria di tanti adolescenti, ormai uomini e donne di mezza età (bruttissima espressione ma reale, purtroppo), ma amata anche dai più giovani perché Baglioni ancora la canta (o almeno la cantava fino a poco tempo fa) durante i concerti. Perché, siamo onesti, i cantautori come lui, che conobbero la celebrità negli anni Settanta, vivono di rendita … nel senso che gli album successivi non ottennero uguale fama.

I 45 giri costituivano, allora, il regalo tipo per i compleanni. Si organizzavano i festini in casa, per la felicità di mamma e papà che, molto spesso, venivano sbattuti fuori di casa senza pietà, e gli invitati si presentavano regolarmente alla porta con l’inconfondibile pacchetto quadrato e piatto. Il problema erano i doppioni … non mancavano mai, però c’è da dire che i cambi nei negozi erano semplici: nessuno chiedeva lo scontrino fiscale!

Talvolta gli amici, quelli della “compagnia”, facevano la colletta e comperavano il 33 giri. Regalo sempre gradito, per carità, ma non è che andassi matta per gli LP, a meno che non fossero quelli di Lucio Battisti che adoravo. Solo un album (come si dice ora) non mi è piaciuto più che tanto: America Latina. L’ho apprezzato qualche anno dopo e lo dovetti ricomprare perché, nel frattempo, l’avevo scambiato con Shine on you crazy diamond dei Pink Floyd.

Una sola volta capitò che un solo invitato mi portasse come regalo un 33 giri. Era un mio compagno di liceo, parecchio snob, figlio di un avvocato molto noto in città. Doveva per forza distinguersi dagli altri e farmi un dono costoso che mi facesse chiaramente capire quanto lo studio legale del padre (che lui ha, ovviamente, ereditato) fosse importante. Ricordo che mi regalò l’LP di Sandro Giacobbe, Signora mia. Non so quanti ne abbiano ricordo, so che la canzone ora, per la tematica che affronta, potrebbe riportare un episodio comune, ma allora era decisamente scandaloso: un ragazzo giovane che si innamora perdutamente della madre della sua ragazza.
Argomento a parte, la canzone non era male, almeno a me piaceva.

Ritornando ai 45 giri, c’è un ricordo che mi lega ad una persona in particolare, un’amica speciale: Emy. In realtà io la chiamavo la “signorina Emy” (per inciso, zitella) e le davo del Lei. Perché avevo ricevuto una buona educazione e non è che dessi del tu a chiunque, come usano fare i bambini d’oggi. Un’amicizia straordinaria che mi ha accompagnato dall’infanzia all’adolescenza ed è continuata, seppur meno assidua, durante l’età adulta.
Credo si sia capito che, mentre io la conobbi che ero una bambina, la signorina Emy era già una donna attempata, più o meno sessantenne, anche se a me, piccina com’ero, sembrava proprio vecchia vecchia. La incontrai al caffè di una piazza triestina, dove mamma e nonna mi portavano nella bella stagione. Io ero una bambina molto timida e solitaria; il fatto di avere un fratello più grande e una mamma più attenta alle esigenze di sua madre che non a quelle della figlia, ha acuito questa mia caratteristica di bimba sognatrice, spesso autoriflessiva ma poco espansiva.
Emy mi colpì perché faceva le parole crociate, seduta al tavolino del caffè, sotto la tenda che riparava dal sole. Non fu un caso, credo. Anche mia mamma viveva in simbiosi con la Settimana Enigmistica, anche se quasi esclusivamente nei periodi di vacanza.
Piano piano riuscii a conquistare il cuore di una donna che a me sembrava una vecchietta, per nulla bella (le “mie” donne erano talmente belle che nessuna poteva reggere il confronto!), con il volto un po’ equino e i baffi che le spuntavano radi sotto il naso, seguiti da qualche accenno di barbetta sul mento, i capelli mezzi bianchi mezzi neri perennemente in disordine e le unghie mordicchiate, almeno quanto l’estremità della matita che usava per i cruciverba e che stringeva tra i denti nell’atto di chi cerca ispirazione. Ora, probabilmente questa immagine è condizionata dall’età che avevo allora, fatto sta che Emy era più intelligente che bella. Molto di più.

Io e lei, da maggio a settembre, giocavamo assieme ed eravamo inseparabili. Se per un motivo o un altro mia mamma non poteva andare al caffè, io piangevo disperata e so che Emy, se non mi vedeva, si dispiaceva moltissimo. La sorella era un’insegnante elementare e fu la mia amica a consigliare a mia mamma la scuola elementare da farmi frequentare e le indicò il nome della maestra migliore. Sempre lei suggerì la sezione in cui iscrivermi alla scuola media e consigliò quella del ginnasio perché conosceva l’insegnante di Lettere (allora al ginnasio aveva tutte le materie, una quindicina di ore alla settimana), donna molto brava e buonissima.

Ma perché mai, il ricordo di quest’amica speciale è legato ai 45 giri? Perché la signorina Emy, ad ogni compleanno, mi lasciava il suo regalo nel negozio di dischi che allora si trovava in Viale XX settembre, il più vicino a casa sua. Ovviamente, non essendo un’esperta di musica giovanile, si lasciava consigliare dalla commessa che la indirizzava immancabilmente verso il successo del momento. Io, puntuale, ogni anno, il giorno in cui compivo gli anni (sempre che non cadesse di domenica o lunedì … allora i negozi non erano sempre aperti) mi presentavo al negozio e ritiravo il mio bel pacchetto. Bastava dicessi il mio nome e da sotto il bancone saltava fuori il mio 45 giri.
Quello che ricordo con maggior piacere è “Gioco di bimba”, suonata dal complesso delle Orme. Una canzone stupenda, anche se allora, era il 1972, non comprendevo bene il senso del testo. Ma la musica è meravigliosa e ricordo anche benissimo la copertina del disco: un dipinto strano (che era poi lo stesso della copertina dell’ LP “Uomo di pezza”), opera del pittore Walter Mac Mazzieri.

Ecco, questi sono i miei ricordi legati ai 45 giri (che, tra l’altro, custodisco gelosamente in cantina). Spero, con il mio racconto, di aver suscitato anche in voi, che leggete, delle emozioni. Almeno una piccola parte di quelle che ho provato io scrivendo queste righe e riascoltando i brani attraverso il “mago” You Tube. La bacchetta magica delle fate protagoniste delle fiabe ora è un semplicissimo mouse e la formula magica è un banale click.

I tempi cambiano … le emozioni restano.

23 agosto 2011

VASCO A RIPOSO PER DUE MESI: FINE DI UNA ROCKSTAR E INIZIO DI UN SOCIAL ROCKER?

Pubblicato in: canzoni, spettacolo, vip tagged , , , , , a 12:29 pm di marisamoles

Due mesi di riposo assoluto: questa la prognosi emessa dall’equipe medica della clinica privata del bolognese in cui, per l’ennesima volta in due mesi, Vasco Rossi è stato ricoverato. Macchia o non macchia, massa o non massa, pare che la terapia prescritta non faccia effetto, che la rockstar non dorma la notte per i dolori fortissimi allo sterno (legati al problema della frattura della costola?) e che abbia assoluto bisogno di riposo. Non deve muovere nemmeno un dito per due mesi, ha annunciato la portavoce del Blasco nazionale, Tania Sachs.

I fan sono addolorati e prendono d’assalto la villa di Zocca, dove Vasco ha trascorso la convalescenza, e l’ingresso della clinica Villalba. Ormai sono rassegnati: i concerti già programmati e sold out da tempo (quello di sabato a Torino, del 2 settembre a Udine, del 6 a Bologna e dell’11 ad Avellino) non si faranno. Né potranno vedere il loro idolo a Venezia il prossimo 5 settembre dove, al Festival del Cinema, sarà presentato Questa storia qua, il film sulla vita di Vasco, girato da Alessandro Paris e Sibylle Righetti.

C’è, dunque, da chiedersi se per riposo assoluto s’intenda anche l’impossibilità di chiacchierare con i fan sulla sua pagina di FB, pigiando i tasti del suo pc (non deve muovere un dito, figuriamoci due!). Proprio ora che, in previsione di smettere i panni da rockstar (di certo non casuale, nonostante le smentite successive all’annuncio), aveva iniziato la sua carriera da social rocker

[foto da questo sito]

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