24 aprile 2012
VOGLIA DI BRIFFARE
Sto cercando di capire quale possa essere il motivo di tanta curiosità nei confronti del verbo briffare da parte di lettori a me sconosciuti che, nell’arco di poche ore, in più di mille hanno letto un mio vecchio post. Si tratta di Voce del verbo briffare: da Milano a Sanremo, Minetti docet e Canalis di(s)cit, un articolo scritto in occasione del festival di Sanremo 2011 in cui Elisabetta Canalis aveva usato il verbo briffare che, seppi poi, era stato usato in precedenza da Nicole Minetti, il consigliere regionale lombardo, tristemente nota per la vicenda Ruby.
Credo che tale curiosità sia dettata dal fatto che i quotidiani stanno pubblicando le intercettazioni telefoniche tra la Minetti ed altre ragazze ospiti ad Arcore, dall’ex premier Silvio Berlusconi. In una di queste telefonate la Minetti avrebbe detto ad un’amica: “Ti volevo un attimo briffare, giusto che non ti prendi male perché ne vedi di ogni è la disperation più totale”.
Ma io mi chiedo: quando la smetteranno questi vip (nel caso della Minetti very important person mi pare esageratissimo, comunque) di storpiare la lingua italiana? Non sarebbe stato più semplice – e comprensibile – rivolgersi all’amica dicendo: “Ti volevo istruire in merito …”? Troppo formale? Vabbè, che dire allora di “Ti volevo dare un due dritte …”? Decisamente informale ma almeno è italiano.
[foto da Il Corriere]
2 settembre 2011
BERLUSCONI: “ME NE VADO DA QUESTO PAESE DI M***A”
Cerco di non occuparmi di politica, tantomeno del nostro premier. Ma di fronte all’umanissimo sfogo di Berlusconi, puntualmente intercettato, sento la necessità di esprimere la mia opinione.
Non mi dilungherò molto, dirò semplicemente che una tale esternazione forse fa effetto perché proviene dal Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, tra l’altro fatta nel privato e riferita ai casi suoi, non al suo ruolo istituzionale. Ma mi chiedo: c’è forse qualcuno che, almeno una volta nella vita, non ha mai definito l’Italia Paese di m***a, minacciando di andarsene? Aggiungo che molti in realtà se ne sono andati, qualcuno è tornato, non proprio per amor di patria. E allora perché uno come Berlusconi, che di certo non deve migrare in cerca di fortuna, rimane? Insomma, come scrive Belpietro nell’Editoriale su Libero:
Credo che non ci sia nessuno che nel corso degli anni non si sia chiesto chi glielo faccia fare. Uno con i suoi soldi e le sue ville, che la vita potrebbe godersela senza dover rendere conto a nessuno, perché diavolo insiste nel rimanere a Palazzo Chigi? Possibile che non ne abbia le tasche piene di essere inseguito e spiato dai giudici, insultato dall’opposizione e dai giornali [...]
Nonostante ostenti un sorriso Durban’s e una serenità olimpica, in privato si sfoga e dice di non vedere l’ora di far le valigie, aggiungendo una parolina che dà la misura dello stato d’animo: questo è un Paese di m…Difficile biasimarlo: in 17 anni che sta in politica penso ne abbia viste di tutti i colori e si sia visto piovere addosso ogni accusa. [...]
L’intercettazione telefonica ci restituisce anzi un Berlusconi normale, senza la tuta da Superman che ama indossare nelle occasioni ufficiali. [...] (LINK)
C’è qualcuno che ironizza e si offre di pagargli un taxi, trascurando il fatto che il cavaliere ha un jet privato più qualche elicottero … Quel chi glielo fa fare non ha risposta certa ma suscita molte domande: interessi personali? megalomania galoppante ed eccesso di protagonismo? amor di patria? convinzione che lui solo possa tenere le redini di questo paese che, sarà pure di m***a, ma galleggia a mala pena, mentre, come si sa, gli str***i non affondano?
Non se ne andrà, credetemi, non nell’immediato. E allora piuttosto che sperare ardentemente che faccia le valigie, prendiamo quelle parole per quel che rappresentano: lo sfogo di un uomo qualunque e piuttosto incazzato.
Io esternazioni del genere le sento quasi tutti i giorni in casa. Mio marito, però, non è Berlusconi e, anche se gli preparassi le valigie e gli pagassi il taxi, non se ne andrebbe. Ma se fosse Berlusconi, con il suo conto in banca, dovrei scegliere se trattenerlo con la forza o lasciarlo andare, con tanto di benedizione … andargli dietro? Non ci penserei nemmeno.
7 maggio 2011
“LE DONNE DI SINISTRA SONO BRUTTE”. PAROLA DI IGNAZIO LA RUSSA
La battuta del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, alla cena elettorale organizzata dal Pdl a Milano, è decisamente infelice e, secondo me, anche poco intelligente. In realtà non ha detto proprio che le donne dell’opposizione, elette al Parlamento, sono brutte. Le sue parole, infatti, sono state: «Dicono che Berlusconi fa eleggere solo donne belle, non è vero. Abbiamo anche alcune elette non belle, certo che non raggiungono l’apice della sinistra, di certe donne di cui non faccio il nome.» Come dire: anche il PdL elegge deputate o senatrici “brutte”, ma mai quanto quelle che vengono elette nelle liste della sinistra. E tacere no?
Potevamo aspettarci che Rosy Bindi se ne stesse zitta? Chissà perché dev’essersi sentita chiamata in causa visto che ha ribattuto: «La Russa che critica l’aspetto estetico dei candidati? Non male detto da lui.» Be’, non ha mica tutti i torti.
Così come non posso fare a meno di approvare la reazione di un’altra deputata del Pd, non particolarmente affascinante: Anna Paola Concia. «Ironizzare sulla gradevolezza estetica delle elette è un classico espediente maschiocentrico e diciamoci la verità banalmente da vecchi zozzoni. Ma veramente La Russa non ha altri argomenti che queste sciocchezze per costruire consensi? Se le donne usassero gli stessi criteri estetici per giudicare i candidati uomini- e non lo fanno mai- La Russa e il 90% dei miei colleghi deputati non verrebbe neanche eletto.» è esplosa la Concia. E anche lei non ha tutti i torti, anche se è risaputo che lei rivolge ben poche attenzioni ai colleghi maschi.
Alle donne del PdL, poi, la Concia rimprovera il fatto di non far sentire la loro voce di dissenso (forse stanno zitte perché credono di essere bellissime?): «Sono felici di essere dove sono grazie a una classifica che valuta la loro bellezza come prerequisito per occuparsi di politica? Bene, buono a sapersi.» Buono a sapersi in che senso? Lei è già deputata, non serve che si rivolga ad un chirurgo estetico. Oppure ha qualche “amica del cuore” da raccomandare?
[Fonte: Affaritaliani.it]
12 aprile 2011
IL NUOVO REALITY MEDIASET, UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER PROF PRECARI
Si sa, Silvio Berlusconi ha un cuore grande e aiuta chi ne ha bisogno. Se non lui direttamente, il suo network televisivo, Mediaset, ha messo in cantiere un nuovo reality show, il cui titolo dovrebbe essere “Non è mai troppo tardi” (ripreso dalla vecchia trasmissione tv anni Sessanta, condotta dal celebre maestro Manzi), e sta cercando precari della scuola. E non c’è da stupirsi che lo spot vada in onda al mattino, quando i disoccupati, della scuola e non, si trovano in casa, in attesa della telefonata o della mail che pare non arrivino mai.
Ma i precari della scuola, decisamente contrariati dalla situazione venutasi a creare in seguito alla legge 133 firmata dalla Gelmini, Tremonti e Brunetta, sarebbero interessati a lavorare per il “nemico”? L’offerta è allettante: chi viene selezionato incassa in un sol colpo 150 mila euro, dieci anni di stipendio come ricorda crudelmente lo spot. Ma tutti questi soldi per fare che?
Dunque, l’idea è questa: reclutare i concorrenti dei vecchi reality Mediaset, scelti fra i più ignoranti (il che pare non essere tanto difficile), che sarebbero preparati dai prof precari a superare un quiz. L’obiettivo dei concorrenti è quello di arrivare primi, mentre agli insegnanti basta partecipare, visto che i 150 mila euro sono garantiti comunque.
Ora, tutti sanno che il problema dei precari della scuola è serio; è un problema di non facile soluzione che, solo qualche giorno fa, il ministro Gelmini ha definito enorme. Un problema ereditato dalle precedenti legislature e determinato da scelte irresponsabili, con politiche che hanno fatto lievitare fino a 240mila il numero degli insegnanti abilitati e iscritti nelle graduatorie, a fronte di soli circa 30mila posti vacanti l’anno. (LEGGI QUA)
Stando così la situazione, un bel premio di 150 mila euro dovrebbe essere ambitissimo e invece … Protesta Brunello Arborio, fondatore del Forum precari scuola: «Prima il governo mette gli insegnanti in mezzo alla strada con i tagli agli organici poi le televisioni della famiglia del premier sfruttano la loro disperazione con la solita lotteria della fortuna». A ruota lo segue Francesca Puglisi, responsabile scuola del Pd: «Il governo ignora i precari e loro diventano persino fenomeni da baraccone degli show, una vergogna». E non poteva mancare il dissenso dell’IdV che, per voce di Felice Belisario, fa sapere che il berlusconismo taglia i fondi a scuola, università e cultura per ridurre gli operatori di questi settori a prostituirsi moralmente per un tozzo di pane.
Potrei continuare ma mi fermo qua. Sono concorde con chi protesta, al di là dello schieramento politico e indipendentemente dal fatto che sia Mediaset (l’idea poteva essere anche partorita dalla Rai, non sarei stata comunque d’accordo) a proporre questo programma che, dopo le proteste, rischia di essere rinviato. Eppure per Massimo Donelli, direttore di canale 5, il progetto è valido: «Trovo quantomeno singolare che si faccia il processo a un programma non ancora andato in onda» e aggiunge che lo scopo è quello di «valorizzare una professione che è troppo spesso sottovalutata». Ma che nobile intento! Certo che in una trasmissione televisiva, sotto gli occhi di tutti, alla luce del sole, anzi dei riflettori, si potrebbe provare che i precari a spasso sono degli «insegnanti preparati e disposti a colmare, in una dimensione insieme seria e ludica, le lacune degli alunni-star».
In fondo, che male c’è? Milly Carlucci nel suo “Ballando con le stelle” recluta i vip e li fa addestrare da maestri selezionati, spesso campioni italiani, se non del mondo, di danza sportiva. Bravissimi e preparati, senza dubbio. Peccato, però, che, pur avendo anche il ballo un certo spessore culturale, dar lezioni di cha cha cha o di jive non sia esattamente come trattare Dante o Einstein in classe. E poi il dubbio che possa nascerne una trasmissione di propaganda pro governo c’è, ed è legittimo. Arborio, il professore che ha lanciato l’allarme, sostiene che magari faranno come a Forum: Finti insegnanti figuranti che parleranno bene della riforma Gelmini, oppure che infilano un errore dopo l’altro per dipingerci come una massa di ignoranti e preparare il terreno ad altri tagli.
A pensar male si fa peccato, ma senza essere così maliziosi e sospettosi, a me non pare che la didattica possa essere soggetto di uno show, anche se il fine di acculturare dei vip ignoranti è nobile. Tuttavia, per loro c’è sempre Cepu, o no?
[fonte: Il Corriere]
AGGIORNAMENTO DEL POST, 16 APRILE 2011
Niente più show per giovani docenti bisognosi di denaro. E’ stato cancellato «Non è mai troppo tardi», lo show di Canale Cinque che era inizialmente previsto per maggio.
Lo spettacolo, i cui i conduttori erano già stati individuati in Federica Panicucci e Alfonso Signorini, si riproponeva di far tornare alcuni vip sui banchi di scuola, con i giovani docenti precari che avrebbero dovuto colmare le loro storiche lacune preparandoli a partecipare ad un quiz finale. L’indiscrezione arriva dal blog di Davide Maggio, e sembra essere stata confermata anche dalla direzione del settimanale «Sorrisi e Canzoni». I motivi della soppressione non sono ancora chiari, ma senza dubbio dovrebbe avere influito la polemica scatenata dalla presenza nel programma di professori precari, a cui era stato promesso un premio di dieci anni di stipendio. [da Il Corriere]
Come volevasi dimostrare.
2 aprile 2011
BERLUSCONI: “L’OSPITALITÀ È UN DOVERE”

A proposito dell’emergenza clandestini, Silvio Berlusconi lancia un monito: L’ospitalità è un dovere e aggiunge che dobbiamo ricordarci di essere stati anche noi un Paese di migranti e quindi dobbiamo essere comprensivi e ospitali, perchè siamo un Paese civile e cattolico.
Be’, in quanto ad essere ospitali, lui ne è un chiaro esempio. Perché non apre le porte delle sue ville - Arcore, Macherio, Certosa … – ai migranti? Sarebbe un fulgido esempio di civiltà e caritas cristiana.
[fonte: Il Corriere]
5 marzo 2011
BERLUSCONI: “GLI INSEGNANTI? PAGATI TROPPO POCO”

La scorsa settimana il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha dichiarato ai quattro venti che gli insegnati della scuola pubblica non sono in grado di educare gli allievi, oggi afferma che sono pagati troppo poco. Che fa? Ci vuole mettere, come si suol dire, la pezza? Oppure sente già le elezioni vicine, almeno quelle amministrative, ed è a caccia di voti e consensi? In questo caso, però, viste le difficoltà in cui naviga quel vascello senza nocchiere che ormai è la scuola italiana, dove il ministero latita e la ciurma, cioè gli insegnanti, cerca di non farlo affondare, dubito che li troverà.
Il premier, uno e bino (trino ancora no), è intervenuto, nel giro di poche ore, alla conferenza delle donne del Pdl poi, in collegamento telefonico, ad un’iniziativa del Pdl ad Avezzano, rivolgendosi agli amministratori pidiellini e supporter di Noi Riformatori accorsi nella sala del Don Orione della cittadina abruzzese.
Fra le altre cose ha parlato, come già anticipato, di scuola: ha sottolineato di non averla mai attaccata (davvero?), ma di aver semplicemente difeso il diritto delle famiglie cattoliche meno abbienti ad avere un «buono» per la scuola privata. Non voleva attaccare gli insegnanti, dunque, che nella scuola pubblica «svolgono un ruolo fondamentale». Anzi, è consapevole che il loro stipendio è «assolutamente inadeguato».
Non è dato sapere, però, con quali risorse possa adeguarlo … a cosa? Ai parametri europei, suppongo. Oppure alla dignità che spetta ad una professione ormai considerata di serie B. In ogni caso, Berlusconi ha ribadito che il suo governo per la scuola ha fatto molto: « Noi abbiamo fatto la riforma della scuola per ridare dignità agli insegnanti che ricevono per quello che fanno uno stipendio inadeguato. Per la sinistra invece la scuola è sempre stato un serbatoio elettorale dove organizzare il consenso».
Qualcosa mi sfugge: la riforma ha ridato dignità ai docenti? In che modo? Tagliando le cattedre, diminuendo le ore di lezione per alcune materie (specialmente nell’area umanisìtica e linguistica) e aumentando il numero di studenti per classe?
E che dicono della loro dignità i precari che si ritrovano in mezzo alla strada? Potrebbe sempre chiederglielo.
La sinistra ha usato la scuola come serbatoio elettorale dove organizzare il consenso? Perché lui cosa sta facendo?
Quando si dice coerenza …
[fonti: Il Corriere e Leggo.it; immagine da questo sito]
ARTICOLI CORRELATI: Gli insegnanti, i meno pagati di tutti i dipendenti pubblici e Brunetta: … gli inseganti non sono pagati poco per quel che fanno
26 febbraio 2011
BERLUSCONI: “NELLA SCUOLA PUBBLICA GLI INSEGNANTI NON SONO IN GRADO DI EDUCARE”
Silvio Berlusconi è intervenuto oggi su vari temi e in differenti occasioni. E’ intervenuto a voce e con messaggi scritti al congresso del partito repubblicano, a quello dei Cristiani Riformisti e al convegno dei giovani del Pdl. Al congresso dei cristiani-riformisti il capo del governo ha parlato di scuola: la scuola pubblica non educa, ha detto, e c’è il rischio che ai genitori possa essere impedito di scegliere per i figli una scuola privata, lasciandoli così in balia di insegnanti che non sono in grado di educare.
(da Il Sussidiario.net)
Berlusconi si è scagliato contro la scuola pubblica, rivendicando la libertà di iscrivere i figli in altri istituti, visto che in quelli di Stato «gli insegnanti inculcano idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie». (da Il Corriere)
MA CHI GLIEL’HA DETTO? HA FATTO IL GIRO DELLE SCUOLE ITALIANE PER POTER AFFERMARE CHE GLI INSEGNANTI DELLA SCUOLA PUBBLICA NON SONO IN GRADO DI EDUCARE?
CAVALIERE, MI CONSENTA, QUESTA VOLTA MI HA PROPRIO OFFESA. E LO SCRIVO ANCHE MAIUSCOLO.
AGGIORNAMENTO DEL POST, 27 FEBBRAIO 2011
BERLUSCONI: «FRAINTESO DALLA SINISTRA, COME SEMPRE» – «Come al solito, anche le parole che ho pronunciato sulla scuola pubblica sono state travisate e rovesciate da una sinistra alla ricerca, pressoché ogni giorno e su ogni questione possibile, di polemiche infondate, strumentali e pretestuose» ha affermato Silvio Berlusconi in una nota diffusa da Palazzo Chigi: «Desidero perciò chiarire nuovamente, senza possibilità di essere frainteso, la mia posizione sulla scuola». «Il mio governo – aggiunge – ha avviato una profonda e storica riforma della scuola e dell’Università, proprio per restituire valore alla scuola pubblica e dignità a tutti gli insegnanti che svolgono un ruolo fondamentale nell’educazione dei nostri figli in cambio di stipendi ancora oggi assolutamente inadeguati. Questo non significa – sottolinea – non poter ricordare e denunciare l’influenza deleteria che nella scuola pubblica hanno avuto e hanno ancora oggi culture politiche, ideologie e interpretazioni della storia che non rispettano la verità e al tempo stesso espropriano la famiglia dalla funzione naturale di partecipare all’educazione dei figli».
GELMINI – Della questione ha parlato anche la stessa Gelmini: «Il pensiero di chi vuol leggere nelle parole del premier un attacco alla scuola pubblica è figlio dell’erronea contrapposizione tra scuola statale e scuola paritaria. Per noi, e secondo quanto afferma la Costituzione italiana, la scuola può essere sia statale sia paritaria. In entrambi i casi è un’istituzione pubblica, cioè al servizio dei cittadini». Silvio Berlusconi, ha aggiunto il ministro dell’Istruzione, ha solo difeso la libertà di scelta educativa delle famiglie. (da Il Corriere)
MA QUESTE PRECISAZIONI HANNO CHIARITO QUALCOSA? PER ME NO. QUELLO CHE HA DETTO L’AVEVAMO CAPITO BENISSIMO … L’ESSERE DI DESTRA O DI SINISTRA E’ DEL TUTTO ININFLUENTE.
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NUOVO AGGIORNAMENTO, 28 FEBBRAIO 2011
Oggi come 17 anni fa. Davanti alla platea del congresso dei Repubblicani e all’assise dei Cristiano Riformisti, il premier ha riletto il programma elettorale del primo Berlusconi del 1994 [...] 17 anni dopo, quell’attacco alla scuola pubblica ha scarsa credibilità per la sua deludente generalizzazione e indiscriminatezza, e visto che nel frattempo al ministero dell’istruzione si sono succeduti soprattutto ministri di centro destra.
Ma proprio sull’attacco alla scuola pubblica o, meglio, sull’implicita difesa della scuola privata Berlusconi ha toccato l’apice della contraddizione, visto che proprio il suo governo è quello che, ancor meno di altri governi di centro-sinistra, ha poco assistito la scuola paritaria in termini di finanziamenti e di sostegno, come ben sanno le associazioni delle scuole private e la stessa Chiesa di Roma, ripetutamente delusa, sotto questo aspetto, da quello che forse ritiene (o riteneva) governo “amico”. (da Tuttoscuola.com)
All’accusa di Berlusconi nei confronti dei docenti della scuola pubblica [...] risponde, tra i tanti che hanno reagito alle parole del premier, il segretario della Cisl-scuola, Francesco Scrima, prendendo le difese degli insegnanti.
“Abbia rispetto – ha dichiarato Scrima rivolgendosi al premier senza mai nominarlo – per chi tiene in piedi con competenza e dedizione, tra mille difficoltà, un servizio fondamentale come quello che la scuola pubblica rende al Paese. Alla scuola e agli insegnanti tutti continuano a delegare tutto: non c’è argomento sul quale, all’occorrenza, non gli si attribuiscano responsabilità e colpe. Questa volta l’accusa ai docenti è di “inculcare” valori che sarebbero difformi da quanto richiesto dalle famiglie.” Entrando poi nel merito dell’accusa, il segretario della Cisl-scuola ha dichiarato con una punta di ironia “Ci chiediamo a quali modelli valoriali si faccia riferimento, visti quelli che quotidianamente la società, a vario titolo, propone ai nostri ragazzi nel loro tempo extra scolastico“.
Quella di Scrima è una difesa non pregiudiziale, pacata e ferma.
“La stragrande maggioranza degli insegnanti offre ogni giorno a milioni di studenti, con competenza e dedizione, un impegno che meriterebbe ben altro riconoscimento. È grazie a loro se la scuola continua ad essere, in un paese fortemente percorso da egoismi e faziosità, luogo che promuove responsabilità, ascolto reciproco, integrazione”.
Alla fine Scrima conclude con un invito esplicito: “Chi ha compiti di Governo, li sostenga col suo apprezzamento e soprattutto con scelte di politica scolastica che facciano dell’istruzione e della formazione, come accade in atri paesi, un settore prioritario di investimento”. (da Tuttoscuola.com)
IMPORTANTE: QUI POTETE LEGGERE IL PARERE DI GIORGIO ISRAEL E SERGIO BELARDINELLI SULL’ATTACCO DEL PREMIER ALLA SCUOLA PUBBLICA.
[ULTIMO AGGIORNAMENTO: 8 MARZO 2011]
2 febbraio 2011
RUBY PRESTO MAMMA
La diciottenne marocchina Karima El Mahroug, meglio nota con il nome d’arte Ruby Rubacuori, sarebbe incinta. A pochi giorni dall’annuncio delle prossime nozze con il fidanzato Luca Risso, la notizia di una sua gravidanza sarebbe emersa dopo che la ragazza è stata vista uscire dallo studio di un noto ginecologo di Genova.
«Mi sposo in Comune fra tre settimane, e a giugno in chiesa”, ha annunciato Ruby al settimanale Oggi, sottolineando che il suo è un matrimonio d’amore e non d’interesse. «Non ho bisogno di permessi, sono entrata in Italia nel 2001 e ho tutto in regola, compreso un contratto di lavoro come cameriera», spiega, infatti, la marocchina. La conferma arriva dalle pubblicazioni di matrimonio affisse a Genova.
Il futuro marito e padre del bimbo che Karima porta in grembo ha 41 anni ed è l’amministratore unico delle due società che gestiscono l’Albikokka, risto-disco-bar con terrazza a strapiombo sul mare a Quarto dei Mille, e del Fellini, stesso target nel cuore di Genova. Per il fidanzamento ha regalato alla ragazza una veretta di diamanti che fa pendant con un bracciale tipo tennis: quindici carati in tutto. Meno male che Luca Risso, in occasione di un’intervista pubblicata su Oggi, ha mostrato un po’ di reticenza, dicendo: «Ma, in questo momento di crisi parlare di tutti quei carati…». Però alla fine ha sbandierato ai quattro venti quanto tenga alla bella marocchina ..
Insomma, che sia azzurro o rosa il fiocco da appendere alla porta non ha importanza. Quello che ci auguriamo è che questa buona notizia serva a far ravvedere la diciottenne. D’altra parte la giovane ha dichiarato che non intende fermarsi: «Voglio tre figli e che tutto quello che sta succedendo in questi giorni finisca presto.» E anche noi speriamo che di lei non si parli più almeno fino alle prossime nozze.
Cambiare vita, quindi, è possibile, forse non tutto è ancora perduto e meno male che a fare i figli da giovani ci pensano le ragazze straniere. In fondo Ruby una buona dote ce l’ha, un fidanzato ricco pure e chissà che non arrivi al nascituro un bell’assegno … non come quelli che di solito arrivano, da parte del governo, ai neogenitori italiani, che non bastano nemmeno a pagare la fornitura di pannolini per sei mesi.
[foto e notizia da Affaritaliani.it]
23 gennaio 2011
CASO RUBY: LETTERA APERTA DEL PDL IN DIFESA DI SILVIO BERLUSCONI

Sul Ruby-gate – come è stato battezzato il caso riguardante il presunto sfruttamento della prostituzione minorile da parte del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e di alcuni suoi “amici” e conoscenti – non ho voglia di parlare. Attendo i fatti.
Da telespettatrice e da lettrice dei quotidiani, però, sono profondamente indignata dall’esagerata trattazione di questo caso, spesso con articoli e servizi ripetitivi fino alla noia, a scapito di notizie “serie”, o comunque concernenti fatti accaduti, su cui non è richiesto un giudizio ma solo l’umana pietà. Mi riferisco, ad esempio, al lutto che ha colpito gli Alpini italiani con la morte di Luca Sanna in Afghanistan, oppure quello che ha colpito la comunità ebraica con la scomparsa di Tullia Zevi. Senza contare le notizie economiche o sociali, come quella che riguarda il livello di disoccupazione dei giovani italiani. Tutto passa in secondo piano perché Berlusconi è al centro dell’attenzione degli Italiani, nel bene e nel male. Perché del premier si occupano gli “amici” e i “nemici”. E nessuno, forse, si rende conto che è esattamente quello che lui vuole: essere al centro dell’attenzione mediatica.
Non ho voglia di parlarne, ho detto. E infatti mi limito a segnalare una lettera aperta che alcuni esponenti del PdL (Raffaele Calabrò, Roberto Formigoni, Maurizio Gasparri, Maurizio Lupi, Alfredo Mantovano, Mario Mauro, Gaetano Quagliariello, Eugenia Roccella, Maurizio Sacconi) hanno inviato al quotidiano cattolico L’Avvenire, che l’ha pubblicata. Non è uno scritto in cui si difende a spada tratta Berlusconi, piuttosto un invito ad attendere gli sviluppi del caso giudiziario, senza lasciarsi condizionare da facili conclusioni e da giudizi morali suggeriti, anche troppo palesemente, dai media.
Inizia così la lettera:
Cari amici,
in un momento tanto confuso e delicato per il nostro paese vorremmo evitare che la marea dei pettegolezzi che invade ogni giorno le pagine dei giornali finisca per oscurare il senso del nostro lavoro quotidiano per il bene comune. C’è il rischio di farsi tutti confondere o trascinare dall’onda nera, lasciandosi strumentalizzare da un moralismo interessato e intermittente, che emerge solo quando c’è di mezzo il presidente Berlusconi.
E continua così:
Abbiamo bisogno di giustizia, una giustizia che sia però veramente giusta, che segua regole certe, assicuri l’inviolabilità dei diritti di tutti i cittadini compreso chi si trova ad essere oggetto di accuse, e offra le garanzie necessarie, a partire dall’imparzialità del giudice e dal rispetto del segreto istruttorio. Una giustizia nella quale i magistrati formulino ipotesi di reato e non si occupino di costruire operazioni finalizzate ad emettere sentenze di ordine morale.
Per poi concludersi con queste parole:
Aspettiamo che la polvere e il fango si depositino, diamo tempo alla verità e alla giustizia.
Io non ho altro da aggiungere.
[l'immagine è tratta da questo sito]
13 gennaio 2011
TEST D’AMMISSIONE A MEDICINA: EQUO O INIQUO?
Due giorni fa è stato pubblicato su Il Corriere un articolo, presente sul numero in edicola di OK Salute, in cui il dottor Alberto Zangrillo, medico personale di Silvio Berlusconi, si lamentava del fatto che il figlio non avesse superato il test per essere ammesso alla Facoltà di Medicina. Secondo il medico, i test sarebbero iniqui e precluderebbero, per vari motivi, la possibilità di studiare Medicina a giovani ragazzi motivati. Come testimonia Zangrillo, in suo figlio, infatti, la “vocazione” era nata negli ultimi tre anni del liceo e, dopo l’Esame di stato, si era preparato con grande serietà tutta l’estate per superare il test d’ingresso. Ma aveva fallito e, da genitore, il dottore aveva accolto la cosa con grande delusione.
Zangrillo nell’articolo si dimostra contrario a questi test, almeno alla tipologia attuale, anche in quanto medico e professore universitario. Spiega così la sua contrarietà: dal mio punto di vista di medico e professore universitario, trovo che le modalità che regolano l’accesso alle facoltà di medicina siano deludenti e inique. A oggi, si decide in un quiz di poche ore del futuro, del progetto di vita di un giovane; si stabilisce in base a questa performance se quel ragazzo o quella ragazza potranno diventare dei buoni medici, se hanno attitudine per questa disciplina. Credo che rispondere a 100 domande in 100 minuti non ci dia alcuna garanzia di selezionare veramente le risorse migliori, quelle che saranno per esempio in grado di gestire quel particolare equilibrio psicologico richiesto a chi lavora in corsia e di condividere con gli altri quelle qualità umane che deve possedere chi è a contatto con i pazienti e la loro sofferenza. (LINK dell’articolo)
Insomma, troppe domande di cultura generale, che ben poco hanno a che vedere con la futura professione medica, e troppo poco tempo per rispondere: un minuto per quesito significa, infatti, che non si ha quasi la possibilità di rivedere le risposte. Da insegnante di liceo posso affermare che, tranne casi rari di docenti con il cronometro in mano durante le verifiche, gli studenti hanno sempre tempo sufficiente per svolgere le attività richieste e viene spesso consigliato caldamente di rivedere gli elaborati prima di consegnarli. Sono poco abituati, quindi, a fare la gara con il tempo. Consideriamo, inoltre, che la cultura generale, seppur importante, non è indispensabile per chi sceglie di proseguire gli studi con l’obiettivo di avviarsi alla professione medica. Allo stesso modo, chi decide di frequentare Lettere e Filosofia, ad esempio, non deve per forza possedere un’ottima conoscenza della matematica, della fisica e della chimica, anche se, frequentando il liceo, dovrebbe possedere delle discrete conoscenze in quelle materie.
Pronta la risposta di una dottoressa, prossima all’abilitazione alla professione medica. La lettrice de Il Corriere, infatti, scrive una lettera al quotidiano in cui si dichiara contraria a quanto asserito da Zangrillo e, con tono piuttosto ironico, riguardo al test di ammissione alla Facoltà di Medicina afferma che Esso, pur con molti limiti, ha al momento il grande, grandissimo merito di far si che i più bravi e preparati (pur senza conoscere alcun professorone o alcun parlamentare che possa dargli “un aiutino”) riescano a mettere a frutto gli anni di studio e le proprie conoscenze, e riescano a inserirsi nell’ambito della sanità, ambito che dovrebbe accogliere solo i “migliori” perché vi si gioca la vita delle persone, ma che spesso invece va ad accogliere “i più conosciuti” o “i più sponsorizzati” a discapito della qualità del servizio erogato.
Lasciamo stare il tono provocatorio, che corre lungo tutta la missiva: è più che evidente che la signora in questione ce l’ha con Zangrillo perché medico di fiducia del Presidente del Consiglio. La cosa che, secondo me, è sconcertate è che la dottoressa non abbia capito che il medico, nell’articolo su OkSalute, ha puntualizzato che le critiche mosse al test nascono dalla sua esperienza di medico e di professore universitario, non dal dispiacere, se non rancore, provato di fronte al fallimento del figlio. Nonostante tutto, la firmataria (il nome non è stato pubblicato, guarda un po’), della lettera continua ad attaccare Zangrillo: Certo, comprendo che il dottor Zangrillo preferirebbe per l’accesso alla facoltà di Medicina un concorso simile a quello per l’accesso alle Scuole di Specializzazione: là è probabile che suo figlio e i tanti, tantissimi “figli di” che affollano gli ospedali e le università, potrebbero arrivare addirittura primi. (LINK della lettera)
La risposta del medico non si è fatta attendere: nel pomeriggio, infatti, è stata pubblicata una lettera di Zangrillo in risposta alla neo-laureata in Medicina che avrebbe travisato le sue parole. Così replica il medico e professore universitario: Sottolineo che il centro del problema, come erroneamente interpretato, non è la mia vicenda personale e familiare. Ho infatti tutta l’autorevolezza per affermare che i test, così come sono concepiti, non permettono di individuare un buon medico in uno studente che si affaccia alla carriera universitaria ma sono ovviamente favorevole alla selezione. [...] È migliore un test che privilegia quesiti di tipo logico e di problem solving rispetto a test puramente nozionistici che penalizzano completamente uno studente motivato. Ideale sarebbe inserire con gradualità uno schema che conducesse a definire dei parametri che lungo il percorso di studi, se non ottemperati, portassero prima a un richiamo e poi all’esclusione, magari entro l’arco del primo anno. Il tutto dovrebbe però configurarsi all’interno di un sistema più selettivo. Le nostre Facoltà sono intasate e rischiano di essere una fabbrica di persone insoddisfatte che non si sono mai confrontate con le loro reali potenzialità. La meritocrazia, non è soltanto una bella parola, ma deve tradursi in un sistema efficiente. (LINK dell’articolo)
Chi ha ragione? Per me Zangrillo.
[foto da Il Corriere]


