14 luglio 2011

GELMINI: PIANO TRIENNALE PER EVITARE ALTRO PRECARIATO E GARANTIRE CONTINUITA’ DIDATTICA

Pubblicato in: Mariastella Gelmini, MIUR, Renato Brunetta, scuola tagged , , , , , , , , a 4:08 pm di marisamoles

Riporto di seguito il comunicato del MIUR che ha come oggetto: “Piano triennale per evitare insorgenza nuovo precariato. Assunzioni solo in base alle esigenze della scuola”.

Oggi [ieri, 13 luglio 2011, NdR] a Palazzo Chigi, alla presenza del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Mariastella Gelmini, del ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta e dei sindacati di categoria, è iniziata la già prevista fase negoziale del Piano triennale per l’assunzione a tempo indeterminato di circa 65mila tra docenti e ATA, nell’arco degli anni 2011-2013, sulla base dei posti vacanti disponibili in ciascun anno. Il Piano, già deciso e approvato da alcuni mesi, eviterà la formazione di nuovo precariato in futuro e risponde ad una nuova filosofia: prevede infatti esclusivamente assunzioni basate sul reale fabbisogno del sistema d’istruzione, come sarà sempre, d’ora in poi, per tutte le assunzioni nel mondo della scuola.

Il Piano triennale di immissioni in ruolo è un ulteriore risultato della razionalizzazione attuata in questi anni. Allo stesso tempo, è una risposta concreta al problema del precariato e delle graduatorie, e garantisce la stabilità del servizio scolastico ed educativo e le aspettative di quegli insegnanti abilitati iscritti nelle graduatorie ad esaurimento che prestano continuativamente da anni la propria attività tramite incarichi annuali.

Il Piano è ad invarianza dei saldi di finanza pubblica e agisce in continuità e coerentemente con la politica di razionalizzazione. Proprio questa ottimizzazione, insieme al confronto con le parti sociali, oggi rende possibili le immissioni in ruolo, incidendo positivamente sulla qualità dell’insegnamento e riducendo i tempi per l’assorbimento dei precari. Proprio per la continuità del servizio scolastico, nel Decreto per lo sviluppo, è previsto anche che le graduatorie vengano aggiornate ogni tre anni, con la possibilità di scegliere una sola provincia. Chi viene immesso in ruolo non può chiedere il trasferimento in altre province per un periodo di cinque anni.

Le ultime stime elaborate dal Ministero prevedevano che, grazie ai pensionamenti e alle immissioni in ruolo degli ultimi anni, il fenomeno avrebbe trovato una definitiva soluzione in alcuni anni. I provvedimenti contenuti nel Decreto per lo sviluppo consentono, all’interno del quadro di riorganizzazione del personale della scuola, di ridurre i tempi previsti e dunque di risolvere definitivamente un problema nato nei decenni passati, a causa di scelte politiche irresponsabili che hanno fatto lievitare fino a 250mila il numero degli insegnanti abilitati, iscritti nelle graduatorie ad esaurimento.

[fonte: MIUR]

Mi sembra un bel passo avanti, tra l’altro un’iniziativa condivisa dai sindacati, CISL e UIL in testa, anche se per il segretario della Cgil Susanna Camusso è «un primo risultato positivo» tuttavia «insufficiente».
Rispetto alle previsioni (ne ho parlato QUI l’anno scorso), però, il piano fa ben sperare per il futuro.

27 giugno 2011

ESAME DI STATO 2011: OGGI LA TERZA PROVA SCRITTA. MA NON CHIAMATELA QUIZZONE

Pubblicato in: adolescenti, Esame di Stato, Mariastella Gelmini, MIUR, scuola, Test InValsi, valutazione studenti tagged , , , , , , , a 6:42 pm di marisamoles

Da quando, con la riforma dell’esame di maturità – che oggi si chiama Esame di Stato -, varata nel 1997, è stata introdotta la terza prova scritta, essa viene, tanto volgarmente quanto semplicisticamente, chiamata “quizzone“. In realtà è tutt’altro che un quiz, almeno nella maggior parte dei casi. Ma vediamo, per chi non ne fosse ancora informato, di che cosa si tratta.

La terza prova scritta, a differenza delle prime due che sono ministeriali (la prima è uguale per tutte le scuole secondarie di II grado d’Italia), è preparata dalla Commissione esaminatrice (costituita da tre commissari esterni, tre interni e un Presidente) che decide anche la tipologia degli esercizi da sottoporre agli studenti.
Esiste, è vero, la possibilità di predisporre dei quesiti a risposta multipla (da 30 a 40), ma la maggior parte delle commissioni propende per i questiti che richiedono una risposta sintetica. Possono essere proposti, inoltre, dei problemi scientifici a soluzione rapida (non più di 2), oppure, a seconda degli indirizzi di studio, si può richiedere la realizzazione di un progetto.

Insomma, tutt’altro che quizzone. Le discipline coinvolte possono essere quattro o cinque e il numero dei quesiti varia da un minimo di 10 a un massimo di 15. Generalmente la Terza prova è costruita prendendo spunto dalle simulazioni che vengono svolte dagli allievi durante l’anno scolastico, ma non si tratta di una regola ferrea. Ogni decisione, infatti, spetta ai membri della commissione che preparano le domande da sottoporre ai maturandi la mattina stessa della prova e non anticipano le materie oggetto d’esame.

Dal prossimo anno scolastico questa prova potrebbe andare in pensione per lasciar spazio ad un test a risposta multipla di tipo anglosassone simile a quello dell’Invalsi che viene proposto per l’esame di terza media. Il tutto – ha spiegato il ministro del MIUR Mariastella Gelmini- per avere «un sistema di valutazione omogeneo per tutto il Paese».

Le commissioni hanno lavorato tutta la giornata per la correzione delle prove perché fra un paio di giorni inizieranno gli orali. Non rimane, quindi, che quest’ultimo sforzo e poi … tutti in vacanza, finalmente!

22 giugno 2011

ESAME DI STATO 2011: LE TRACCE USCITE

Pubblicato in: Esame di Stato, Mariastella Gelmini, MIUR, scuola tagged , , , , , , , a 2:53 pm di marisamoles

gelminiEccomi qui, appena tornata da scuola dove i miei allievi di quinta sono stati impegnati, fino quasi alle tre di pomeriggio, nello svolgimento del tema d’italiano.
QUI potete trovare le tracce uscite. Niente di speciale, perlopiù deludenti e alcune alquanto difficili, nel senso che richiedevano delle ampie e specifiche conoscenze sull’argomento proposto.

Ma ora sono troppo stanca per commentare. A più tardi.

AGGIORNAMENTO DEL POST, 23 GIUGNO 2011

Riporto il Comunicato del MIUR sulla prima prova dell’Esame di Stato 2011:

“Le tracce sono chiare e sintetiche, così come promesso – ha dichiarato il ministro Mariastella Gelmini – Mi è sembrato importante inserire, all’interno della grande tradizione della Maturità italiana, alcuni temi vicini alla sensibilità dei ragazzi: l’educazione ad una corretta alimentazione e il concetto di fama ai tempi di Youtube e Facebook.
La traccia che avrei svolto è il saggio breve di ambito storico politico su Destra e Sinistra.
Auguro in bocca al lupo ai ragazzi per le seconde prove di domani, che sono state predisposte dai tecnici del Miur. Purtroppo il numero di indirizzi della scuola superiore italiana non aiuta a semplificare la stesura dei quesiti. Con la nuova Riforma della scuola però saranno ridotti sensibilmente. Anche per questo sarà più facile controllare al meglio le tracce, evitando le imprecisioni che spesso hanno accompagnato soprattutto le seconde prove”.

E’ la traccia del saggio breve dell’ambito socio-economico il tema più gettonato dagli studenti che oggi hanno affrontato la prova di italiano dell’esame di Stato. Secondo i dati che emergono da un campione significativo di scuole infatti la traccia dal titolo “Siamo quel che mangiamo?” è stata scelta dal 42,7% degli studenti.

Al secondo posto il tema di ordine generale “Nel futuro ognuno sarà famoso al mondo per quindici minuti”, svolto dal 26,4% dei candidati. Al terzo posto nelle preferenze dei ragazzi il saggio breve di ambito artistico letterario “Amore, odio, passione” con il 14,7%, mentre l’analisi della poesia “Lucca” di Giuseppe Ungaretti è stata svolta dal 6,9%. Quinto posto per il saggio breve di ambito storico-politico “Destra e Sinistra”, affrontato dal 4,4% degli studenti. Subito dopo, al sesto posto con il 3,5% delle preferenze, il saggio breve di ambito tecnico-scientifico dedicato a Enrico Fermi. Settimo posto per il tema di argomento storico, scelto dall’1,4% dei maturandi.

Per quanto riguarda le percentuali registrate nei diversi tipi di scuola, nei Licei la traccia “Siamo quel che mangiamo?” è stata scelta dal 34,6%, l’analisi della poesia “Lucca” dall’11,6%, “Amore, odio, passione” dal 22,6%, “Destra e Sinistra” dal 5,9%, il saggio su Enrico Fermi dal 4,6%, il tema storico dall’1,4% e il tema di ordine generale dal 19,3%.

Negli Istituti Professionali l’analisi del testo è stata scelta dal 4,2% dei candidati, “Amore, odio, passione” dal 7,1%, “Siamo quel che mangiamo?” dal 49,5%, “Destra e Sinistra” dal 2,4%, il tema su Enrico Fermi dal 2,6%, il tema storico dall’1,4% e il tema di ordine generale dal 32,8%.

Negli Istituti Tecnici il 3,3% ha affrontato l’analisi del testo, il 7,7% il saggio “Amore, odio, passione”, il 49,7% “Siamo quel che mangiamo?”, il 4,3% “Destra e Sinistra”, il 3,1% il tema su Enrico Fermi, l’1,6% il tema storico e il 30,3% il tema di ordine generale.

Nei Licei Artistici e Istituti d’arte l’analisi del testo è stata svolta dal 4,5%, il saggio “Amore, odio, passione” dal 18,9%, “Siamo quel che mangiamo?” dal 40,1%, “Destra e Sinistra” dal 3,9%, la traccia su Enrico Fermi dal 2%, il tema storico dallo 0,7% e il tema di ordine generale dal 29,9%. (LINK)

NUOVO AGGIORNAMENTO DEL POST, 24 GIUGNO 2011

ECCO LE MIE OSSERVAZIONI SULLE TRACCE.

Tipologia A. Il testo Lucca di Ungaretti non è generalmente conosciuto dagli studenti perché non contenuto nelle antologie scolastiche. Le domande sono abbastanza mirate e non lasciano ampio spazio all’interpretazione personale. Qualcuna è davvero difficile e non so quanti abbiano colto fino in fondo il significato del testo. Per quanto riguarda l’approfondimento, il primo testo che mi viene in mente e che potrebbe essere messo in relazione con la poesia proposta è I fiumi, ma il confronto non è facile. Più alla portata degli studenti la riflessione proposta in alternativa sulla situazione storico-culturale dell’epoca di Ungaretti o le situazioni del nostro tempo.

Così Luciano Favini, 65 anni, ex insegnante ed ex preside, che dal 2008 è responsabile della struttura tecnica per l’esame di Maturità e sceglie le prove insieme al ministro Mariastella Gelmini, ha giustificato la scelta di Lucca: «L’analisi del testo deve essere fatta su un brano poco noto. Se diamo il “Sabato del villaggio” premiamo solo la diligenza nello studio e non l’autonoma capacità di interpretazione. E poi Ungaretti mancava da molti anni». Più che giusto.
Difficoltà: ***

Tipologia B.

Ambito artistico-letterario.
Già due anni fa era uscita una traccia sull’innamoramento e l’amore. Questa, però, punta l’attenzione su di una pluralità di sentimenti: non solo amore, ma anche odio e passione. Il primo testo di Manzoni, in cui si parla della “sventurata” Gertrude, la monaca di Monza, pone l’accento sulla passione amorosa che prevale sulla dignità stessa della persona. La lupa di Verga è la tipica ammaliatrice, una donna odiata e temuta dalle altre donne, amata ma tenuta lontana, facendosi violenza, dagli uomini, in particolare dal genero che lei amava, al punto dA costringere la figlia a sposarlo per poterlo avere sotto gli occhi in ogni momento della giornata. Anche in questo testo prevale la passione amorosa ma anche l’odio che, come il famoso ossimoro catulliano, può scaturire solo da un grande amore. Il testo di D’Annunzio è certamente meno noto ma lascia intravedere, anche qui, una passione insana che può portare alla morte. Non so perché, ma leggendo questo passo mi è tornata alla mente la scena finale del film La guerra dei Roses: quei due ex coniugi che insieme trovano la morte perché, pur odiandosi, non hanno mai smesso di amarsi. Infine, un brano tratto da Senilità di Svevo. Anche questo romanzo difficilmente si legge per intero e ad esso, purtroppo, non si dedica molto spazio, privilegiando l’assai più nota Coscienza di Zeno. Il brano, tuttavia, è piuttosto esplicito: qui prevale il sesso e la superiorità dell’uomo possessore di una donna che è tutt’altro che ingenua. Ma è amara la constatazione che Emilio fa di aver posseduto non la donna che amava, bensì quella che odiava. Ed ecco che ritorna a far capolino l’ossimoro catulliano: Odi et amo.

Così Favini replica all’osservazione che una traccia sull’amore era piuttosto recente: «Abbiamo pensato di approfondire il tema, invitando ad analizzare le varie sfaccettature dell’amore, che può portare anche a sentimenti negativi».
Un bel tema, fattibilissimo.
Difficoltà: *

Ambito socio-economico.
Di gran lunga il preferito dai maturandi: “Siamo quel che mangiamo?”. La domanda è stuzzicante, i testi proposti assai meno, a mio parere. Partiamo da quello di Adele Sarno: che l’alimentazione sia importante per la salute, soprattutto a livello cardiovascolare, è abbastanza noto e scontato. Il testo è in pratica un elenco di alimenti che caratterizzano, nella quantità e nella qualità, i pasti degli Italiani e che costituiscono una cattiva abitudine alimentare. Il messaggio è che dobbiamo modificare le nostre abitudini ma su questo non ci piove e mi pare che ci sia ben poco da aggiungere. Il secondo documento rappresenta l’elogio della dieta mediterranea dichiarata, il 17 novembre 2010, patrimonio dell’umanità. La cosa che a me pare notevole è che venga spiegato il reale significato del termine “dieta” che molti confondo con un regime alimentare adatto a chi vuole dimagrire. L’attenzione che poi viene posta sullo stretto legame tra la Dieta e la conservazione e lo sviluppo delle attività economiche tradizionali è interessante ma non so quanto possa costituire uno spunto di riflessione per i nostri ragazzi, abituati a nutrirsi nei modi più vari e insani. Il terzo testo di Carlo Petrini è incomprensibile, almeno per dei diciottenni alle prese con un esame di maturità. L’unico concetto che può essere preso in considerazione è quello del cibo come merce e lo spreco che ne facciamo, vivendo in una società consumistica dove tutto si butta e si può sostituire. Un po’ troppo riduttivo e banale. Infine, il brano di Silvia Maglioni è alla portata dei giovani, almeno di quelli abituati a consumare i pasti attaccati ai pc e ai video giochi. Ma io mi chiedo: che genitori hanno questi qui?

Ben contento dell’apprezzamento dei maturandi, Favini commenta così il successo di questa traccia: «si tratta di un argomento caro al ministero, al suo impegno per la formazione dei ragazzi anche sul tema della salute».
A pare mio sembra più semplice di quanto non sia in realtà perché si rischia di dire solo banalità.
Difficoltà: **

Ambito storico-politico.
L’argomento, “Destra e Sinistra” appare alquanto vago e per certi versi pericoloso … be’, dipende dal commissario e dalla sua capacità di valutare l’elaborato in sé e non il pensiero di fondo. Anche se il saggio breve dovrebbe essere il più oggettivo possibile, è pur vero che i ragazzi non si trattengono dal dire la loro su un argomento, la politica, che a molti sta a cuore ma di cui purtroppo capiscono ben poco o hanno un’opinione fortemente condizionata dalle frequentazioni, familiari e non.
Il primo testo di Bobbio è abbastanza comprensibile ed aperto a spunti di riflessione che ben si sposano con i concetti espressi da Veneziani nel secondo documento. Più ostico, almeno per me che non ho mai amato la politica né la sua storia, è il brano di Panebianco: ad una prima lettura sembra banale ma in effetti non so a quali approfondimenti possa portare. Esemplificativo dal punto di vista storico il testo di Carocci, di facile decifrazione. Tuttavia ho delle perplessità sulla preparazione degli studenti sull’argomento e temo che alla fine il saggio sia più compilativo che altro. Insomma, io non l’avrei scelto.

Di fronte allo scarso successo riscosso dalla traccia in questione, Favini spiega: «È un classico, diciamo che era una scelta per ragazzi impegnati».
Difficoltà: ***

Ambito tecnico-scientifico
Enrico Fermi, fisico”. L’argomento viene presentato in modo lapidario. Per una volta, però, l’ambito è veramente tecnico-scientifico, mentre negli anni scorsi i testi proposti propendevano per il sociale. I primi due testi, di Cabibbo e Bruzzaniti, per me sono molto tecnici e non proprio facilmente decifrabili. Ma ammetto i miei limiti che credo siano comuni a tutti gli insegnanti di Lettere che per la correzione chiederanno inevitabilmente il supporto dei colleghi di Fisica. Gli altri due documenti, entrambi di Fermi, sono molto più comprensibili e aprono ad una riflessione ampia sull’utilizzo delle scoperte scientifiche, non sempre ineccepibili dal punto di vista morale. C’è, poi, nel testo tratto dal discorso che il fisico italiano tenne nel 1947 uno spunto di riflessione sulla preparazione degli scienziati che dovrebbero essere spinti, nelle loro ricerche, più dalla passione per gli studi che dalla prospettiva di consensi e gratificazioni economiche.
Un po’ troppo specialistico, forse più alla portata degli studenti del liceo scientifico ma credo al di fuori delle competenze di chi ha frequentato altri licei oppure i tecnici e certi professionali.

Su questa traccia nemmeno Favini si pronuncia. Ciò mi consola non poco.
Difficoltà: ***

Tipologia C – Tema di argomento storico

Si parte da una citazione tratta dal Secolo breve di Hobsbawn incentrata sul periodo storico che lo studioso ebreo definisce “età dell’oro”, un periodo di crescita economica e di trasformazione sociale: un trentennio che si conclude con gli anni ’70. Certamente un’età importante e relativamente vicina a noi, ma decisamente fuori dalla portata degli studenti che nello studio della storia difficilmente arrivano ad approfondire questo periodo. Così Lucio Villari, storico di professione, commenta la traccia: “Strano quel tema sugli anni 70, strana quella interpretazione data. Chi ha dato quella traccia non è ben informato. Quella citazione di Hobsbawm è fuori posto“. Io mi affido al suo autorevole giudizio e ritengo veramente difficile questo tema.

Tuttavia Favini difende questa traccia e giustifica anche la scelta di tradurre erroneamente “età della catastrofe” ciò che sarebbe invece da rendere con “frana”: «Dobbiamo attenerci alle traduzioni disponibili. Non ci possiamo arrogare questo diritto». Quando, poi, gli si fa notare che a scuola gli anni ‘70’ nemmeno si studiano, replica: «Ed è un errore. Fin dai tempi di Berlinguer abbiamo modificato la scansione dei programmi di storia, spiegando che i ragazzi dell’ultimo anno si devono concentrare proprio sul ’900. Era anche un invito rivolto agli insegnanti, uno stimolo per seguire questa indicazione». Ma chi glielo spiega che, anche se gli insegnanti cogliessero gli “stimoli”, le ore di storia, sia al biennio che al triennio sono troppo poche?
Difficoltà: ****

Tipologia D – Tema di ordine generale

Anche qui si parte da una citazione: “Nel futuro ognuno sarò famoso al mondo per quindici minuti”. Parola di Andy Warhol, figura predominante del movimento pop art americano. Il candidato è invitato a riflettere sul concetto di “fama” (effimera o meno) proposto anche dalla televisione e dai Social Media.
Chi pensava di dover approfondire la riflessione su Warhol ha preso un grosso abbaglio. Ho letto in giro che qualche studente si è pure vantato di essersi volutamente soffermato sulla omosessualità dell’artista sapendo che un commissario esterno (o addirittura il presidente, non ricordo bene) è leghista. Una bella provocazione, non c’è che dire. Peccato che sia andato completamente fuori tema.
La traccia poteva essere sviluppata da chiunque sia interessato a questi fenomeni di costume e segua i Talent e i Reality Show o sia un fan accanito dei Social media. Ovviamente la posizione non dev’essere a favore, anzi. Le argomentazioni contrarie penso siano le più gradite. Ho un solo rammarico: peccato che Canalis e Clooney abbiano solo oggi avvisato della loro rottura. Che occasione mancata! Ci sarebbe stato da riempire un intero foglio protocollo sulla fama effimera della Canalis e soprattutto sulla sua incapacità di fare qualsiasi cosa nell’ambito dello spettacolo, tranne accalappiarsi per un paio di anni un bel tenebroso come il “nostro” George.

Favini definisce “sbarazzina” la traccia che partiva da Andy Warhol. Ha perfettamente ragione. Tra tutte la più abbordabile.
Difficoltà: *

N.B. Gli asterischi indicano la difficoltà delle tracce non in sé ma in relazione le une alle altre.

Chi volesse leggere tutta l’intervista a Luciano Favini può CLICCARE QUI.

4 giugno 2011

STORIA DI ROBERTA, INSEGNANTE DI LETTERE

Pubblicato in: affari miei, donne, famiglia, figli, Mariastella Gelmini, scuola tagged , , , , , , , , a 5:21 pm di marisamoles

Vorrei raccontare la mia esperienza professionale di insegnante di Lettere nella provincia di Frosinone e nella scuola statale italiana in generale. Devo la mia formazione, per buona parte, alla città di Cassino: mi sono diplomata al Liceo Carducci e laureata all’Università di Cassino in Lettere classiche, ammetto, con il massimo dei voti in entrambi i casi.

La vita mi ha portato un anno nel Regno Unito, nella moderna città di Milton Keynes, a nord di Londra, dove ho lavorato nel Customer Service della Opel Italia, all’interno del Centro Relazioni Clienti europeo della General Motors a Luton, quindi niente a che vedere con versi greci e latini. Nei miei ultimi mesi di permanenza lì ho trovato, poi, un lavoro aggiuntivo, part-time, presso il Comune di M.K. che mi ha dato grande soddisfazione: sono stata insegnante di Italiano in un corso serale per adulti chiamato Italian for holidays, finalizzato ad allievi absolutely beginners interessati a trascorrere le loro vacanze in Italia e ad avere un’infarinatura sulla lingua.

Per la prima volta ho avuto l’onore di rappresentare la cultura italiana all’estero, seppure nei suoi aspetti più quotidiani, quelli che incuriosivano i futuri vacanzieri, desiderosi di conoscere più i termini indicanti i gusti del gelato che il modo migliore per chiedere indicazioni per andare a visitare la Basilica di San Pietro a Roma. Nonostante il miglioramento della conoscenza della lingua inglese, il riconoscimento chiaro della mia dignità lavorativa in tutti gli aspetti e i nuovi corsi che il Comune di Milton Keynes mi offriva per il mese di settembre successivo, decisi comunque di lasciare la verde Inghilterra, perché sentivo che non stavo spendendo la mia laurea fin in fondo e perché mi mancava il sole della nostra penisola, ahimè, incantevole per certi aspetti.

Così ho tentato la selezione per accedere alla ormai superata S.S.I.S. e ce l’ho fatta, ma era soltanto l’inizio di due anni faticosi, fatti di viaggi, di corsi pomeridiani quotidiani, di tesine, di esami, insomma, altri due anni di università, coronati da un Esame di Stato finale che mi ha dato il titolo abilitante per insegnare nella scuola statale italiana, in particolare nella secondaria di secondo grado, altrimenti detta scuola superiore.

Pensando che il grosso fosse fatto, mi sono inserita nelle graduatorie provinciali e ho atteso, nei primi tre anni, le chiamate per le supplenze d’istituto, visto che di incarico dal Provveditorato ancora non se ne parlava. Nel frattempo ho fatto master universitari di dubbio spessore, ma di onere gravoso, pur di assicurarmi un punteggio migliore, ho viaggiato per conseguire anche il titolo di sostegno, grazie al quale oggi non sono lavoro e sono un’insegnante più completa, ho continuato a seguire anche i miei interessi paralleli, frequentando un corso estivo molto formativo per insegnare italiano agli stranieri, nonostante non mi abbia dato punteggio alcuno, ma procurandomi almeno la soddisfazione di rappresentare, ancora una volta e con orgoglio, la cultura e la lingua italiana.

Oggi sono forse a metà del cammino che mi porterà ad essere assunta a tempo indeterminato, ma non è semplice accettare di vedersi passare gli anni davanti, con incertezza sempre maggiore, con decisioni ministeriali, qualunque sia il governo, da noi docenti vissute come improvvise e sfumate, sempre pronte a essere ripensate.

Non è facile andare in giro per le scuole della provincia, ogni giorno a decine di chilometri di distanza, e vedere invece che i privilegiati delle scuole paritarie, non soggetti ad alcuna selezione di merito, hanno il posto garantito ogni anno sotto casa, sebbene io non li invidi affatto.

Non è facile incontrare tanti alunni, sempre diversi, e dare tanto a ciascuno di loro, per poi cambiare ogni settembre e andare a scuola il primo giorno col cuore stretto in una morsa, pensando ai giovani volti che ho lasciato e che probabilmente quella mattina avrebbero voluto rivedere il mio di volto, per andare avanti insieme, su una strada già iniziata, ma puntualmente stroncata.

Roberta Pelagalli

[sa Il Messaggero]

Questa è la storia di Roberta. Perché ho scelto di pubblicarla? Perché, nonostante io sia stata più fortunata di lei, visto che sono entrata in ruolo a 25 anni dopo solo due anni (più qualche mese di supplenze fatte prima di laurearmi) di precariato, per certi versi ha molto in comune con la mia.

Confesso che, seppur non vi sia andata per motivi di studio e avessi solo 18 anni, nel Regno Unito ci sarei rimasta. Tuttora vorrei avere il coraggio di fare il concorso per insegnare all’estero (anche se il coraggio maggiore dovrebbe essere quello di lasciare la mia famiglia), ma mi sono sempre trattenuta pensando che, qualora lo vincessi, non avrei la garanzia di ottenere una cattedra a Londra o nel Regno Unito.

Anch’io, come Roberta, so cosa significhi studiare e studiare solo per “guadagnare” dei punti per poter ottenere un posto vicino a casa. La differenza è stata che io ero già di ruolo ma la mia cattedra era in montagna e avevo bisogno di avvicinarmi poiché, nel frattempo, avevo messo al mondo due bimbi.

Non ero precaria ma un posto nella mia città sembrava un miraggio. Nonostante i due figli e i corsi universiatri post laurea, non c’era speranza. Così dovetti affrontare prima dei viaggi (sostenendo spese folli per la baby sitter, tra parentesi), poi passare l’estate in attesa del bando per la richiesta dell’assegnazione provvisoria per un anno, fare la domanda, andare al sindacato, una, due, tre volte, e infine attendere l’inizio delle lezioni per poter avere qualche notizia.

Sono stata fortunata, lo ripeto. Ma anch’io, una volta ottenuta l’assegnazione provvisoria, ho provato cosa significhi affezionarsi a degli allievi che sperano di rivederti, per poi rimanere delusi, da entrambe le parti, perché non era affatto scontato che, anche ottenuta la stessa sede, si potessero avere le medesime classi. Spesso, infatti, il ritardo delle nomine ci faceva arrivare tardi, troppo tardi.

Ricordo la risposta di una delle mie graziose dirigenti (le donne-capo sono state la peggior esperienza della mia vita) alla mia domanda: “Che classi avrò?”, con il cuore che batteva a mille e i volti degli studenti che si affacciavano alla mia mente, uno ad uno. E ricordo la gentile risposta di quella meravigliosa creatura, ovvero la mia preside: “Le darò gli avanzi“. Da quel dì è iniziata la mia lite quotidiana con il colon irritabile.

E come potrei dimenticare l’umiliazione di passare davanti alla porta di una delle “mie” classi e vedere seduta in cattedra, al mio posto, una supplente? E la rabbia che mi è esplosa nel cuore, alla fine della lezione, quando sono andata da lei e a momenti ci prendiamo per i capelli perché lei, che ovviamente non aveva alcuna colpa, mi urla “sono dieci anni che faccio supplenza, non sono l’ultima arrivata” ed io rispondo, quasi urlando a mia volta, “Sono di ruolo, io, da sei anni!”, rivendicando il mio diritto a quella cattedra, non per anzianità ma per grado.

E quando al sindacato mi dissero che l’unica soluzione, secondo loro, era prendere un’altra abilitazione e sperare in un passaggio di cattedra. Così, dicevano, avrei potuto ottenere quel posto come definitivo. Già, quello in cui la gentile dirigente continuava imperterrita a darmi gli avanzi … ah, dimenticavo che, arrivata al suo cospetto la prima volta dichiarando di non avere ancora l’abilitazione per insegnare Latino al Liceo, pur essendo di ruolo da qualche anno, motivo per cui le chiedevo mi fossero assegnate solo classi di biennio, la genitl donzella ebbe un’esplosione di rabbia, mi ricacciò nelle mani il foglio di nomina e mi rimandò dritta dritta al Provveditorato.

Lì scoppiò una specie di rivoluzione: telefonate di qua e di là – mancava solo chiamassero il ministro dell’Istruzione -, tutto un “Lei deve …”, “Ma sta scherzando? Come si permette di rimandarci la signora con la nomina in mano?” e “Be’ allora magari le diamo quelle tre classi di biennio e poi le facciamo completare la cattedra alle magistrali”. Ecco, tutto stabilito, ovviamente senza interpellare me che stavo davanti alla scrivania dell’impiegata del Provveditorato allibita e sempre con quel foglio di carta in mano. Così, per essere stata onesta, mi sono beccata due sedi, quattro classi, spezzoni di qua e là, riunioni moltiplicate per due scuole … Ricordo che una sera, verso le nove, stavo lavando i piatti e continuavo a sentirmi strana, come se ci fosse qualcosa che mancasse, un tassello in meno in quella giornata faticosa, una delle tante. Poi, d’un tratto, l’illuminazione! Avevo dimenticato il collegio docenti della seconda scuola. Era fissato per le 18 e 30 e, proprio perché a quell’ora ci sarebbe stato mio marito a casa, non avevo chiamato la baby sitter. I miei impegni, infatti, erano associati alla sua persona: arrivava lei, me ne andavo io.

Infine, l’ultimo sforzo: la terza abilitazione. Corso, esami, studio matto e disperatissimo alla Leopardi dalle dieci di sera alle tre di notte, otto caffè al giorno, preghiera alla madonna ogni sera ché i miei figli si addormentassero ad un’ora decente e non si svegliassero mentre studiavo. E quella sensazione, al mattino dopo, di andare a scuola senza avere la più pallida idea di cosa dovessi fare. Per fortuna ho sempre amato il mio lavoro e la fatica non mi ha mai fatto stramazzare al suolo. Arrivavo in classe, chiudevo la porta e tutto era dimenticato, a parte gli argomenti su cui avrei fatto lezione.

Ecco questa è la mia storia, almeno una parte di essa. Ad otto anni dalla mia immissione in ruolo ho potuto finalmente smettere di viaggiare, cambiare scuola o allievi ogni anno, studiare … almeno, non avevo più titoli da acquisire per avanzare in graduatoria, potevo finalmente scegliere i tempi per studiare, uno studio – passione che, comunque, non ho mai abbandonato.

Io auguro a Roberta di “sistemarsi” in fretta e apprezzo soprattutto un passaggio della sua lettera, quando scrive: ma non è semplice accettare di vedersi passare gli anni davanti, con incertezza sempre maggiore, con decisioni ministeriali, qualunque sia il governo, da noi docenti vissute come improvvise e sfumate, sempre pronte a essere ripensate.

Perché le colpe non sono mai di una persona sola. Le si attribuirebbe più importanza di quanto in effetti meriti.

3 giugno 2011

BOCCIATURA ALLIEVI CON TROPPE ASSENZE: PER IL CODACONS E’ ILLEGITTIMA

Pubblicato in: adolescenti, famiglia, figli, Mariastella Gelmini, MIUR, scuola, valutazione studenti tagged , , , , , , , a 6:54 pm di marisamoles

Come è noto, il MIUR, attraverso la la circolare n.4 del 20 marzo 2011 ha chiarito che, per la validità dell’anno scolastico e l’ammissione degli studenti della scuola secondaria di I e II grado, è necessaria la frequenza del 75% del monte orario annuale. Sono, tuttavia, previste delle deroghe su cui il ministero si limita a dare dei suggerimenti. Si potrà, infatti, a discrezione dei singoli Collegi dei Docenti, tener conto delle assenze motivate da:

1. problemi di salute adeguatamente documentati
2. terapie e/o cure programmate
3. donazioni di sangue
4. partecipazione ad attività sportive e agonistiche organizzate da federazioni riconosciute dal Coni
5. adesione a confessioni religiose per le quali esistono specifiche intese che considerano il sabato come giorno di riposo.

Per quanto riguarda il punto 3, credo il problema non sussista in quanto per la donazione (solo per gli allievi maggiorenni) si possono perdere al massimo due mattinate per gli studenti maschi e una per le femmine. Quanto al punto 5, si potrebbe aprire un dibattito, visto che il sabato è una giornata “sacra” per gli ebrei, ad esempio, ma il venerdì lo è per i musulmani che, a quanto pare, sono gli immigrati più numerosi e anche abbastanza prolifici. Accogliere il suggerimento del MIUR, a questo punto, sembrerebbe discriminante.

In ogni caso, le deroghe saranno applicabili «a condizione, comunque, che tali assenze non pregiudichino, a giudizio del consiglio di classe, la possibilità di procedere alla valutazione degli alunni interessati».

Detto questo, sembra non ci sia più nulla da discutere. A parte la presa di posizione della Rete Studentesca che, come ho scritto QUI, ha intenzione di presentare una class action contro il MIUR.

Ma a mettere i bastoni fra le ruote al ministro Mariastella Gelmini ci pensa ora il Codacons. L’associazione consumatori obietta, infatti, che «la giurisprudenza italiana ha sempre annullato le bocciature basate sulle assenze: le malattie e le assenze giustificate non possono mai portare alla bocciatura, in quanto “la scuola deve perseguire l’obiettivo della formazione e non già quello della punizione, con la debita considerazione di temporanee situazioni contingenti che possano aver influito negativamente sul profitto” (in tal senso si veda Tar Puglia, 8 marzo 2010; Tar Firenze, n. 628/2007)».

Per il Codacons, dunque, la disposizione presente nella circolare n.4 del 20 marzo 2011 «non può trovare applicazione pratica, in quanto già bocciata dai giudici». Pare legittimo, quindi, da parte dell’associazione «intentare ricorso al Tar del Lazio per ottenere la sospensione del provvedimento».

E la storia continua …

[Fonte: Tuttoscuola.com; immagine tratta da questo sito]

10 maggio 2011

SCUOLA: TEST INVALSI NEGLI ISTITUTI SUPERIORI. SECONDO LA GELMINI TUTTO SI È SVOLTO REGOLARMENTE

Pubblicato in: Mariastella Gelmini, MIUR, politica, scuola, Test InValsi tagged , , , , , a 4:02 pm di marisamoles

Il grande giorno è arrivato: oggi, 10 maggio 2011, negli istituti superiori italiani si è svolta la famigerata prova InValsi, nonostante le polemiche e i tentativi di ostruzionismo portati avanti da qualche sindacato e da molti docenti avversi alla rilevazione curata dall’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema educativo di Istruzione e di formazione.

Due prove, una di Matematica e una di Italiano, più la compilazione di un Questionario personale per ogni allievo. Le prove, rigorosamente anonime, saranno corrette dal personale docente delle diverse scuole. Nessuna possibilità di sottrarsi ad un ordine di servizio che i Dirigenti Scolastici hanno diramato, sollecitati, a quanto pare, dal ministro Mariastella Gelmini.

«Sulla valutazione non si torna indietro. È il punto di partenza per avere una scuola migliore. In tutti i paesi più avanzati funziona così», ha dichiarato il ministro del MIUR, aggiungendo: «Quelli che boicottano i test sono pochi. Solo alcuni sindacati più radicali sono contrari». Insomma, la guerra dei sindacati, specialmente i Cobas, non ha prodotto alcun risultato. Un’azione di forza? Può darsi, ma chi credeva di opporsi rivendicando i propri diritti, legittimi tra l’altro, è rimasto con un palmo di naso.

Pochi, comunque, secondo il ministero, sono stati i Collegi dei Docenti particolarmente agguerriti: il 40% appartiene proprio agli istituti della Capitale tra cui i licei Mamiani, Montale, Cavour e De Chirico. Anche alcuni studenti, secondo il Collettivo Studentesco Senza tregua, si sono uniti alla protesta, la maggior parte negli istituti romani Giulio Cesare, Visconti, Virgilio, Socrate, Orazio, Albertelli, Pasteur, Aristotele e Aristofane.

A Milano, invece, tutto si è svolto con regolarità, sia nelle scuole cosiddette campione, sia in quelle dove i test sono stati somministrati dal personale docente interno. A questo proposito, c’è da precisare che, secondo le disposizioni dello stesso InValsi, la sorveglianza delle classi durante la somministrazione e la correzione dei test dovevano essere affidate a docenti non appartenenti alle classi interessate. Sarà stato così in tutte le scuola italiane?

La Gelmini ha sottolineato che con i test non c’è l’intenzione di punire alcun insegnante, ma solo la volontà di «apportare miglioramenti al sistema». L’intenzione è quella di estendere, fin dal prossimo anno scolastico, l’uso dei test «portando la prova anche alla Maturità, così come è accaduto all’esame di Terza Media. Una prova oggettiva all’esame di Stato serve anche per mettere un freno a quell’esplosione ingiustificata di 100 e lode che si registra ogni anno con distribuzione anomala sul territorio».

Un altro obiettivo che il ministero si propone è di introdurre, sempre dal 2012, all’esame di Terza una prova nazionale di Inglese e di estendere il test anche per «materie al di fuori dell’esame», a partire dalle Scienze nella scuola primaria.

È proprio il caso di dirlo: siamo nelle mani dell’InValsi … sia fatta la sua volontà.

[fonte: Il secolo XIX]

ARTICOLO CORRELATO: Le prove Invalsi s’han da fare. Sì, sì

AGGIORNAMENTO DEL POST, 14 MAGGIO 2011

L’Ufficio Stampa del MIUR rende noto che su un campione di 2.300 classi, solo 3 non hanno svolto il test Invalsi. Quindi la percentuale di classi che non hanno eseguito il test è pari allo 0,13%.

È logico quindi ritenere che, su tutto il territorio nazionale, la percentuale delle classi dove il test non è stato svolto sia dello 0,13%.

LINK

13 marzo 2011

GELMINI DA FAZIO: “CHI VA IN PIAZZA PER LA SCUOLA PUBBLICA POI MANDA I FIGLI ALLE PARITARIE”

Pubblicato in: Mariastella Gelmini, MIUR, riforma della scuola, scuola, televisione tagged , , , , , , , , a 7:49 pm di marisamoles

Il ministro del MIUR, Mariastella Gelmini, nel salotto televisivo di “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, in cui sarà ospite stasera, difende la sua riforma e tuona contro le manifestazioni di ieri, tenutesi nelle maggiori piazze italiane e organizzate dai partiti d’opposizione, a difesa della scuola pubblica. Secondo il ministro molti dei partecipanti non sono coerenti: Molti di quelli scesi in piazza per la scuola pubblica poi mandano i figli alle paritarie. E aggiunge: La trovo una incongruenza e forse vuol dire che non hanno poi tutta questa fiducia nella scuola pubblica.
Pur definendo legittima la manifestazione, il ministro ritiene che sia partita da un presupposto errato e cioè l’idea che il governo abbia attaccato la scuola pubblica e la Costituzione. Sulle parole di Berlusconi c’è stato un equivoco che adesso è stato chiarito.

Difendendosi dalle accuse dei “tagli” alla scuola pubblica, la Gelmini ha osservato: Ho tagliato solo gli sprechi.
Per avvalorare il suo operato, ha fatto l’esempio degli innumerevoli corsi di Laurea inutili e bizzarri e, soprattutto, dei soldi spesi per le pulizie nelle scuole: ci sono circa 200 mila bidelli ma si spendono 600 milioni per le imprese di pulizie. Ci sono più bidelli che carabinieri per avere le scuole sporche. Basta andare in un istituto qualsiasi, ha aggiunto, per rendersene conto.

E proprio i tagli, ha spiegato, hanno permesso di liberare fondi serviti per pagare gli scatti di anzianità che altrimenti sarebbero stati bloccati. Ha proseguito, quindi, la difesa del suo operato, affermando che i docenti italiani sono pagati pochissimo perché sono troppi, un quantitativo superiore al fabbisogno, ne consegue che i “tagli” erano e continueranno ad essere necessari. Tuttavia, adeguare gli stipendi ai livelli europei è un’umpresa assai difficile: il ministro ha ricordato che chi insegna in una scuola superiore con 15 anni di anzianità in Italia prende circa 20 mila euro in meno di un collega tedesco. Dobbiamo pagarli adeguatamente – ha sottolineato – ma se cresce il numero all’infinito sono proletarizzati.

Aspettando di vedere, in verità con estrema riluttanza, la trasmissione di Fazio stasera, mi permetto qualche osservazione: la riforma ha tagliato un buon numero di ore nei piani di studio, comportando la diminuzione delle cattedre; sono state soppresse le piccole scuole (specie in montagna) operando degli accorpamenti, quindi anche con questa manovra sono diminuite le cattedre; si è proceduto alla saturazione di tutte le cattedre a 18 ore, comportando anche in questo caso un bel taglio di cattedre; è stato aumentato il numero degli allievi per classe, diminuendo, ancora una volta, il numero dei docenti.
Tutto questo a scapito della didattica e causando un superlavoro dei docenti (ne sono testimone in prima persona) che spesso si trovano in difficoltà nell’onorare gli impegni, come preparare le lezioni, correggere gli elaborati, produrre materiale didattico “innovativo”, presenziare ad un maggior numero di riunioni … Siamo pagati poco, è vero, ma lavoriamo al meglio delle nostre possibilità, almeno la maggior parte di noi. Nonostante tutto, la prospettiva, oltre a quella di dover lavorare fino a 65 anni, uomini e donne, è quella di essere proletarizzati, sempre che nel frattempo non si sia rimasti senza lavoro. C’è da stare allegri.

[fonte: Il Sole 24 ore]

AGGIORNAMENTO ORE 21:30

Nel corso della trasmissione il ministro Gelmini ha informato i telespettatori che è in vendita il suo libro di fiabe Quando diventerai grande, scritto mentre aspettava la sua bambina, Emma, edito da Mondadori. Ha tenuto a precisare che il ricavato delle vendite sarà devoluto all’Associazione Iris che si occupa, tra l’altro, delle giovani madri con problemi oncologici.

[ultimo aggiornamento: 14 marzo 2011]

12 marzo 2011

“IL PORTALE DEL RISORGIMENTO ITALIANO”, A CURA DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI

Pubblicato in: 150 anni unità d'Italia, attualità, Mariastella Gelmini, scuola tagged , , , , , a 7:52 pm di marisamoles


Il ministro del MIUR Mariastella Gelmini, lo storico Ernesto Galli Della Loggia e il giornalista Giovanni Minoli hanno presentato a Palazzo Chigi il piano di attività volte a celebrare nelle scuole il 150° anniversario dell’Unità d’Italia: un sito internet a sostegno dello studio del Risorgimento, gite nei luoghi che al Risorgimento hanno fatto da sfondo (più una farsa che altro), e poi concorsi e altre iniziative tra cui anche un’olimpiade della lingua italiana e il corso fotografico internazionale per la scuola a carattere educativo, 150 anni Grande Italia.

In particolare segnalo il Portale del Risorgimento Italiano di cui riporto di seguito la descrizione:

Il portale www.150anni.it attraversa la storia del Risorgimento dal 1815 al 1870, dal Congresso di Vienna fino alla presa di Roma del 20 settembre 1870 e quindi al compimento dell’Unità d’Italia.

Non si tratta però di un manuale di storia. E’ la proposta di un modo nuovo di utilizzare Internet per lo studio, l’approfondimento, la ricerca.

Il sito www.150anni.it è organizzato in sezioni e sottosezioni a loro volta articolate in schede (tutte originali e scritte dai componenti il Comitato).

L’elemento di novità è la presenza massiccia di fonti documentali (in formato pdf e quindi scaricabili) per la maggior parte delle schede di cui è composto il sito; la presenza di inni, musiche e canzoni di epoca risorgimentale e di poesie, lettere e memorie di personaggi di primo piano del nostro Risorgimento.

La mappa del sito illustra l’intera architettura del portale.

Nella sezione Cronologia è possibile visualizzare le vicende storiche dal 1815 al 1870 attraverso l’utilizzo di una timeline (linea del tempo) interattiva.

La sezione Eventi presenta una serie di schede relative ai principali avvenimenti storici e alcune mappe interattive organizzate per decenni e per avvenimenti principali che raggruppano su una carta dinamica dell’Italia (creata sfruttando le Api di Google) i momenti più significativi del Risorgimento Italiano. E’ il tentativo di utilizzare uno strumento moderno e versatile per raccontare le vicende che portarono all’Unità d’Italia.

Nella sezione Italia prima e dopo l’Unità si analizza la geografia dell’Italia attraverso la descrizione delle trasformazioni politiche dell’Italia negli anni del Risorgimento dalle modalità con cui avvennero la costruzione dello Stato e i nuovi indirizzi politici fino al problema del Mezzogiorno.

La sezione Austria e Europa divisa nelle 2 sottosezioni “Il Risorgimento e l’Europa” e in “Gli austriaci” descrive il ruolo che ebbero le diplomazie e le opinioni pubbliche europee nel processo di unificazione politica dell’Italia con particolare attenzione al ruolo degli Austriaci.

Ne “I personaggi” si trovano distinti i 5 grandi protagonisti del Risorgimento (Cavour, Mazzini, Garibaldi, Vittorio Emanuele II, Pio IX), 53 personaggi principali (per esempio Balbo, Cattaneo, Gioberti, Sarina Nathan, Menotti, Nievo, Pellico, Ricasoli) e oltre 250 personaggi secondari (per esempio Mameli, Napoleone III, Gustavo Modena).

La sezione I movimenti, i valori, i libri mostra come il Risorgimento italiano fu un momento di grande fermento e di straordinaria ricchezza di idee, di movimenti politici, di valori nuovi che divennero spesso il contenuto di alcuni dei libri che hanno fatto l’Italia.

Chiesa e Religione è la sezione fondamentale per capire l’entità del potere temporale della Chiesa, il delicato rapporto tra gli italiani e la religione, il diverso assetto tra la nuova Italia e la Chiesa cattolica.

La vita quotidiana degli uomini delle donne e dei giovani del Risorgimento, il mutare dei loro costumi e quindi la nascita di una nuova famiglia borghese, di una nuova dimensione della casa, della città e del viaggio sono descritti nella sezione intitolata società italiana.

La sezione Parole suoni ed immagini è stata pensata come un grande e multiforme archivio del periodo risorgimentale, con al suo interno immagini (quadri, fotografie, stampe), musiche, inni e canzoni dell’epoca oltre a lettere e poesie di patrioti che ci restituiscono anche la dimensione affettiva di quel periodo storico.

I racconti e le memorie integrali più significative di alcuni personaggi risorgimentali (Giuseppe Cesare Abba, Giuseppe Bandi, Massimo d’Azeglio, Giuseppe Mazzini, Cristina Trivulzio di Begioioso, Giovanni Visconti Venosta) completano e arricchiscono questa sezione.

La memoria e le interpretazioni del Risorgimento descrive le interpretazioni a volte contrastanti che sono state date dagli studiosi del periodo storico che portò all’Unità d’Italia, dalla fine del XIX secolo fino ai giorni nostri passando attraverso il periodo fascista e la guerra.

Mi sembra interessante. Naturalmente ci vuole un po’ di tempo per valutare il sito e trovare ciò che può essere interessante per gli studenti e per gli insegnanti. Rimane, comunque, una buona iniziativa.

8 marzo 2011

I DOCENTI PROTESTANO: NIENTE TEST INVALSI

Pubblicato in: Mariastella Gelmini, MIUR, scuola, Test InValsi, valutazione studenti tagged , , , , , , , , , , a 11:12 am di marisamoles

Ho già avuto modo di esprimere il mio parere sull’utilità o meno dei test InValsi. Tuttavia, la mia contrarietà era rivolta, in particolare, alla proposta avanzata dal ministro del MIUR, Mariastella Gelmini, di utilizzate i risultati dei test InValsi per la promozione del merito degli istituti scolastici.

Allora mi ero allineata all’opinione espressa dal professor Giorgio Israel, secondo il quale l’Invalsi deve restare rigorosamente fuori dalla valutazione dei docenti e anche l’ipotesi di fare degli utenti, cioè studenti e famiglie, i principali attori della valutazione della scuola e dei docenti, è una “scorciatoia illusoria” anche perché esposta a gravi errori. (LEGGI L’ARTICOLO)

Ora vengo a sapere che i Cobas propongono una specie di sciopero bianco, invitando i Collegi dei Docenti delle varie scuole a rifiutare la somministrazione dei test in questione. (QUI IL FAC SIMILE DELLA DELIBERA)
Fra le motivazioni si legge:

I test sono uno strumento solo apparentemente oggettivo (se decontestualizzati non possono che rilevare parzialità inficianti);
•veicolano una cultura frantumata e nozionistica (tutto il contrario di quanto si è andato affermando nella scuola: approfondimento, collaborazione, progettazione, verifiche mirate e articolate);
provocano ansia e agevolano solo alcuni, tagliando fuori i più abituati a contestualizzare, chiarire e approfondire;
•non tengono conto delle varie e diverse intelligenze;
•risultano avulsi rispetto alle progettazioni interne alle varie scuole (il modello uguale per tutto il territorio nazionale non può prevedere percorsi particolari);
•sono del tutto estranei alla nostra cultura e vengono, senza alcuna mediazione né contesto, importati dai paesi anglosassoni (che stanno cercando di liberarsene) e implementati forzosamente;
•diventano motivo discriminante tra classi e insegnanti;
•rischiano di fornire un quadro distorto della realtà “scuola”, nel momento in cui vanno ad influire sulla carriera e sulla dignità professionale degli insegnanti e mirano a valutare il merito degli studenti;
•il sistema nazionale di valutazione spinge a standardizzare l’insegnamento, uniformando le scelte didattiche alle richieste dei test, senza più tener conto delle caratteristiche del territorio, delle singole classi e dei singoli alunni, riducendo drasticamente il pluralismo nella scuola;
•Spingono i docenti a modificare la propria programmazione, elaborata sulla realtà concreta della classe, piegandola invece all’addestramento ai quiz

Ho già evidenziato in grassetto le parti sulle quali mi sento di concordare. Tuttavia, al di là della validità delle motivazioni che spingerebbero al rifiuto di questo tipo di strumento di valutazione, che certamente ha i suoi limiti, non mi sento di esprimere la condivisione del rifiuto della somministrazione dei test. Questo perché, a parte il fatto che non hanno mai fatto male a nessuno, la presa di posizione dei Cobas assume dei contorni che possono venir letti, specie da chi non ha delle specifiche competenze sul mondo della scuola, come l’ennesimo rifiuto dei docenti di farsi valutare. Perché, è innegabile, dai risultati del test InValsi si è sempre letta, tra le righe, l’efficacia o meno della didattica. Fatto questo che parte da presupposti errati in quanto, come già sottolineato nelle motivazioni espresse dai Cobas contro la somministrazione dei test, non è possibile prestar fede ai risultati scarsamente oggettivi e, soprattutto, difficilmente adattabili alle molteplicita dei contesti.

Detto questo, anche a costo di sottoporre i nostri studenti all’ansia da prestazione, di costringere i docenti ad allenare i discenti a superare i test, perdendo di vista le peculiarità dei singoli programmi e delle diverse azioni didattiche, sempre adattate ai singoli contesti, manifesto la mia decisa contrarietà alla mozione dei Cobas proprio perché non si pensi che la scuola italiana, e i docenti in particolare, ha il terrore di essere valutata.

Piuttosto, mi auspico che vengano elaborate, prima o poi, delle prove nazionali che si adattino alla specifica realtà della scuola italiana, anche se sarebbe in ogni caso assai difficile trovare uno strumento di valutazione che sia adattabile ad ogni singola scuola e regione.

28 febbraio 2011

GELMINI-BRAMBILLA: 6 EURO A TESTA AGLI STUDENTI PER LE GITE DELL’UNITÀ D’ITALIA

Pubblicato in: 150 anni unità d'Italia, Mariastella Gelmini, MIUR, politica, scuola, viaggio d'istruzione tagged , , , , , , , , a 9:38 am di marisamoles

Come credo sia noto, quest’anno la maggior parte dei docenti delle scuole pubbliche di ogni ordine e grado ha aderito ad una specie di “sciopero bianco” rinunciando ad accompagnare gli allievi nei viaggi d’istruzione (leggi “gite”). QUI ne ho spiegato le motivazioni.
Visto che tale decisione ha comportato un notevole danno alle agenzie turistiche che ogni anno incassano, proprio grazie alle “gite”, circa 650 milioni di euro, il ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini, e quello del Turismo, Michela Brambilla, hanno reso noto che, per sostenere il progetto “Dai Mille a un milione di studenti alla scoperta dell’unità d’Italia”, verranno stanziati 6 milioni di euro a favore delle scuole che vorranno visitare i luoghi storici del Risorgimento italiano.

Le proposte da parte delle scuole interessate al progetto dovranno essere presentate dall’11 marzo al 15 aprile, mentre le gite potranno essere realizzate per tutto il 2011.
Secondo il ministro Gelmini tale finanziamento consentirà di ridurre la spesa che le famiglie dovranno sostenere per i viaggi; aver recuperato questi soldi in un momento di tagli e di difficoltà economiche è un fatto estremamente positivo.

Il problema, tuttavia, pare essere sempre quello: chi accompagnerà le classi sui luoghi del Risorgimento? Il progetto Gelmini-Brambilla basterà per indurre i docenti, che hanno già manifestato l’intenzione di bloccare le gite, a fare dietro front? Io ne dubito molto, nonostante ritenga che lo sforzo dei ministri sia lodevole. Tuttavia, a conti fatti, considerando che gli studenti italiani sono circa un milione e lo stanziamento è di appena 6 milioni, posto che tutte le scuole aderiscano al progetto portando tutti gli studenti nei luoghi che hanno contrassegnato l’impegno dei nostri avi nel fare dell’Italia un Paese unito, la cifra pro capite sarebbe di appena 6 euro. Troppo poco per essere un contributo a favore delle famiglie che risparmierebbero una miseria, più o meno il costo di un pranzo al sacco.

Andare in gita, però, implica pagare i trasporti (sia il treno che il pullman hanno dei costi eccessivi), gli ingressi ai musei o alle mostre nonché le guide, visto che recentemente degli insegnanti, rei di illustrare agli allievi la storia dei posti visitati, sono stati zittiti dai custodi (LINK). Insomma, lo sforzo in apparenza appare lodevole ma, come sempre, ha tutta l’aria di essere propagandistico e per nulla conveniente a livello economico.

[fonte Tuttoscuola.com; foto Brambilla-Gelmini da Infosannio.com]

Pagina successiva

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 68 other followers