14 gennaio 2014

PIOVE …

Posted in affari miei, Letteratura Italiana, poesia tagged , , , , , , , , at 6:47 pm di Marisa Moles

DonnaSottoLaPioggia[...] piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t’illuse, che oggi m’illude, [...]

(per leggere tutta la poesia clicca QUI)

Piove. Sembra non voler smettere mai. Eppure dicono che l’inverno qui non è piovoso. La primavera e l’autunno lo sono di più, piovosi. Non riesco a immaginare come sarà la primavera quest’anno …

Piove. Per tutto il pomeriggio, preparando il materiale per gli scrutini dei prossimi giorni, nelle orecchie mi risuonano i versi di D’Annunzio. E dire che l’ho sempre detestato. L’ho scoperto – vorrei dire ri-scoperto ma la mia avversione per lui ai tempi del liceo e pure all’università era tale da impedirmi di scoprire davvero la sua scrittura, di godere davvero dei suoi versi, di tenere a mente davvero qualcosa della sua vasta produzione – solo da qualche anno. Me l’ha fatto amare la visita al Vittoriale, fatta senza pregiudizi di sorta. Ne sono rimasta affascinata proprio perché ho osservato la sua casa-museo con gli occhi limpidi, quelli della fanciullina con tanta voglia di imparare e di apprezzare. Quella fanciullina che non ero stata capace di essere al tempo giusto. Ma, come si suol dire, non è mai troppo tardi.

Piove. Ho cercato il testo de La pioggia nel pineto. A memoria no, non la so. Ho scarsissima memoria per le poesie, forse ne ho imparate troppo poche ai tempi delle elementari. Però la so spiegare ai miei studenti e ora so che posso trasmettere la mia gioia e il mio stupore, cercando di fare assaporare questa poesia meravigliosa che non avevo potuto apprezzare alla loro età. Ma non è mai troppo tardi.

Piove e non ne posso più. Forse il mondo ha bisogno di essere lavato, come le coscienze di chi non fa mai il bene del prossimo e pensa solo ai suoi privilegi. Piove, governo ladro! Mai alcun detto mi è sembrato azzeccato come questo in questo momento.

Vi lascio, oltre a queste riflessioni strampalate, buttate giù come gocce di pioggia che cadono qua e là come capita, il video della poesia di D’Annunzio recitata da Roberto Herlitza. Voce sublime di un attore tra i miei preferiti.

E speriamo che la smetta di piovere.

[immagine da questo sito]

2 aprile 2010

LA TRADIZIONE PASQUALE

Posted in auguri, Buona Pasqua, Gesù, poesia, religione, tradizioni popolari tagged , , , , , , , , , , at 11:28 am di Marisa Moles

Ripropongo questo vecchio post per AUGURARE A TUTTI I LETTORI UNA BUONA PASQUA.

Com’è noto, la Pasqua cristiana celebra la resurrezione di Cristo, ma dal punto di vista etimologico si collega al rito ebraico del Pèsach (parola che significa “passaggio”) ed il periodo in cui Gesù fu catturato, condannato, in seguito ad un sommario processo popolare, e crocifisso, per gli ebrei di Palestina era appunto la “pasqua”. Tale festività ricordava ai figli di Israele l’esodo dall’Egitto in cui essi erano ridotti in schiavitù, con cui aveva inizio il lungo viaggio verso la Terra Promessa.

La Bibbia racconta che gli ebrei egiziani furono salvati dalla tremenda punizione divina che si abbatté sugli egizi: l’Angelo di Dio aveva, infatti, decretato l’uccisione di tutti i primogeniti delle famiglie egiziane, dopo che il faraone aveva concesso imoedito agli ebrei di andarsene. Questi ultimi avevano scampato il pericolo cospargendo gli stipiti delle porte delle loro case con il sangue degli agnelli o dei capretti appena nati, le cui carni costituirono il cibo consumato durante la cena alla vigilia della loro partenza . Da ciò deriva anche la tradizione cristiana di consumare la carne di agnello o capretto durante il pranzo pasquale. Ma è evidente anche il legame tra l’Antico e il Nuovo Testamento quando nei Vangeli leggiamo che Gesù, morto in croce per salvare l’umanità dal peccato originale, è chiamato l’Agnello di Dio.
Gli ebrei, inoltre, per poter fuggire velocemente, guidati da Mosè, furono costretti a cuocere il pane senza farlo lievitare: nacque, così, la tradizione degli “azzimi” (o Mazzoth) che è strettamente collegata alla Pasqua ebraica.

Agli inizi, i Cristiani festeggiavano la Pasqua tutte le domeniche. Dopo il Concilio di Nicea, presieduto dall’imperatore Costantino nel 325 con lo scopo principale di condannare l’eresia di Ario (arianesimo), fu stabilito che la data della festività dovesse cadere la domenica successiva alla prima luna di primavera. Oggi la Chiesa calcola la data di Pasqua in modo scientifico: la festa “cade” la domenica successiva alla prima domenica di luna piena dopo l’equinozio di primavera. Per questo motivo la data della Pasqua è variabile ed è compresa tra il 22 marzo e il 25 aprile. A seconda che la data sia più o meno vicina ai due estremi, si è soliti parlare di Pasqua Alta (quando è piuttosto in “ritardo”, quindi più vicina al 25 aprile) e Bassa (quando è in “anticipo”).

da vinci ultima cena

Durante la settimana santa, il giovedì la Chiesa celebra una Messa chiamata in cena Domini: per mezzo di questo rito si vuole ricordare l’ultima cena che Gesù consumò con i discepoli prima della cattura. Secondo la tradizione cristiana, inoltre, proprio durante questa cena Gesù avrebbe istituito il rito dell’Eucarestia: il pane rappresenta il corpo, il sangue l’anima e la divinità di Cristo, figlio di Dio.

Con il termine Pasqua, dunque, si ricorda la resurrezione di Cristo, quindi il “passaggio” dalla morte alla vita eterna; appare chiaro, quindi, il legame tra questa festività e il significato che essa assunse per gli Ebrei, nel senso che laddove il “passaggio” è riferito alla liberazione dalla schiavitù verso la libertà e la Terra che Dio aveva promesso ad Abramo, nel rito cristiano si celebra la liberazione dell’Uomo dalla schiavitù del peccato ed il cammino verso la vita eterna.

Una delle tradizioni “pagane” legate alla Pasqua è quella dell’uovo: essa ha origine dalla consuetudine dei contadini dell’antica Roma di sotterrare nei campi un uovo colorato di rosso, che simboleggiava la fertilità, quale rito propiziatorio per un buon raccolto. Entrato, poi, nella tradizione cristiana, l’uovo fu assurto a simbolo di rinascita non della natura ma dell’uomo, in stretta relazione con la resurrezione di Cristo. Nelle catacombe furono ritrovate delle uova di alabastro che confermano la tradizione di scambiarsi delle uova come dono pasquale.

uova pasqua fabergé

L’usanza di scambiarsi delle uova in dono nel periodo pasquale viene diffusa in particolare nel Medioevo, per un motivo abbastanza pratico: non potendo essere consumate durante il periodo di Quaresima, per via del digiuno, le uova dovevano essere smaltite rapidamente, quindi venivano colorate, dopo essere state rassodate, e donate, una volta benedette in chiesa durante la Messa di Pasqua. Sempre al Medioevo risale la tradizione delle uova preziose, d’oro e d’argento, che poi fu riscoperta dall’orafo Peter Carl Fabergé, che, nel 1883, ricevette dallo zar Alessandro III l’incarico di preparare un dono speciale per la zarina Maria: Fabergé per l’occasione creò il primo uovo in platino smaltato di bianco, entro il quale era racchiuso un tuorlo dorato, che a sua volta conteneva un pulcino d’oro dagli occhi di rubino, dentro il quale era contenuta una riproduzione della corona imperiale. Da questo momento in poi si diffuse la tradizione dell’uovo con sorpresa.

uova-cioccolatoOggi, tuttavia, l’uovo più diffuso in veste di dono pasquale è quello di cioccolato: i primi a crearne uno furono i cuochi di Luigi XIV, il Re Sole, che più tardi pensarono anche di riempirlo con la sorpresa. Attualmente le industrie dolciarie ne producono di tutti i tipi e di tutti i prezzi. Questi ultimi possono variare a seconda della qualità del cioccolato (visti i recenti sequestri di uova fabbricate con materie prime scadute o di infima qualità è meglio andare sul sicuro e spendere un po’ di più) o della preziosità della sorpresa. In genere si tratta di piccoli oggetti di scarso valore, ma non mancano le sorprese più costose quali i monili d’argento.

Ricordo una Pasqua speciale in cui al posto del tradizionale uovo, mi ritrovai una campana di cioccolato. Avevo più o meno quindici anni e, nonostante fossi già abbastanza grande, non avrei rinunciato per nessun motivo al mondo al mio uovo. Certo, la campana non è la stessa cosa, ma non feci trapelare la mia contrarietà iniziale. Quando aprii la confezione, compresi anche il perché di quel dono pasquale poco tradizionale: la sorpresa era costituita da un anello d’oro con zaffiro e brillantini che mia nonna aveva voluto donarmi in occasione della Pasqua. Far entrare una sorpresa così nell’uovo sarebbe stato complicato (a meno che non lo si facesse confezionare appositamente dal pasticcere), mentre la campana, vuota nella parte inferiore, aveva facilitato molto l’operazione e l’abilità di mia mamma nel ricomporre la confezionare non aveva destato in me alcun sospetto. Inutile dire che quella fu una della Pasque più belle della mia vita.

E dopo aver ripercorso la tradizione e divagato sulla mia indimenticabile sorpresa pasquale, auguro a tutti una Felice Pasqua, invitando a pensare, tra banchetti luculliani e uova con sorpresa, anche al vero significato di questa festa, la più importante della tradizione cristiana.

Infine, come da tradizione, lascio ai miei lettori una bellissima poesia di Gabriele D’Annunzio:

campane_pasquaLA RESURREZIONE

Suono di campane,
voce che trasvola sul mondo,
canto che piove dal cielo sulla terra,
nella città sorda e irrequieta,
e nel silenzio dei colli
ove, nel pallore argenteo,
le bacche d’olivo maturano il dono di pace.
Suono che viene a te,
quale alleluia pasquale,
a offrirti la gioia di ogni primavera,
a chiamarti alla rinascita;
a dirti che la terra rifiorisce
se il tuo cuore si aprirà come un boccio,
che ripete un gesto d’amore e di speranza,
levando il mite ramoscello
in questa chiara alba di risurrezione
!

[FONTI: serbi.info, arcobaleno.net e agricolturaitalianaonline.gov.it; l'immagine sotto il titolo è tratta da questo sito; uova Fabergé da questo sito; uova cioccolato da questo sito; campane pasquali da questo sito]

4 gennaio 2010

I RE MAGI, TRA VERITÀ E LEGGENDA

Posted in Gesù, Natale, poesia, religione, tradizioni popolari tagged , , , , , , , , at 4:55 pm di Marisa Moles


La tradizione vuole fossero in tre: Baldassarre, Gaspare e Melchiorre. Sempre secondo la tradizione, erano dei re e portarono in dono al bambino Gesù oro, incenso e mirra. Ma le tradizioni, a volte, non corrispondono a verità, sempre ammesso che in questo caso si possano ricostruire i fatti reali.

Nel Vangelo di Matteo vengono chiamati semplicemente Magi e si dice che venissero da Oriente.

Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo”. All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: “A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:

E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda:
da te uscirà infatti un capo
che pascerà il mio popolo, Israele”.

Niente re, dunque, e se ci fidiamo dell’etimologia della parola “mago” che pare risalire ad una categoria di persone che, nell’antica Persia, si occupavano di scienze, anche occulte, possiamo ipotizzare che fossero degli uomini di scienza, forse astronomi. Infatti, nel Vangelo si legge che essi seguirono la stella. Che fosse la cometa che noi tutti conosciamo, è ipotizzabile se non altro perché la sua caratteristica coda sembra indicare, in qualche modo, una strada e rende maggiormente visibile il suo percorso. Ma, come vedremo in seguito, non è l’unica ipotesi possibile.
Quindi i Magi non erano “re” ma dei sapienti, probabilmente di origine Caldea, provenienti dall’odierna Turchia.

Anche sul numero ci sono diverse interpretazioni. “Alcuni Magi”, come scrive Matteo, non significa tre, ma fa riferimento ad un numero indefinito; probabilmente il numero tre (oltre ad avere un’importanza fondamentale nella simbologia cristiana) fu determinato sulla base dei doni che portarono a Gesù, ma non è escluso che più persone avessero portato i medesimi doni.
Sempre nel Vangelo di Matteo si legge:Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.

Per quanto riguarda i nomi, assenti nel Vangelo di Matteo, sarebbero citati nel Vangelo dell’Infanzia, apocrifo, che ci è pervenuto in lingua armena, i cui manoscritti sono stati divulgati per la prima volta, integralmente, da padre Isaia Daietsi nel 1828, in due diverse stesure. I nomi esatti, di origine persiana, sarebbero Melkon, Gaspar e Balthasar e apparterrebbero a tre sacerdoti. Tuttavia, è lecito pensare che, in un certo senso, simboleggino le tre popolazioni del mondo fino ad allora conosciuto: l’Europa, l’Asia e l’Africa. Non a caso, Baldassare è di colore.
Anche i tre doni sono caratterizzati da un’evidente funzione simbolica: l’incenso, infatti, descrive la caratteristica sacerdotale del Cristo, nella sua funzione di mediatore fra l’uomo e Dio; la mirra, un unguento che veniva utilizzato nella preparazione dei corpi dei defunti, ne prefigura la morte in favore dell’umanità peccatrice; l’oro simboleggia la regalità e, infatti, Cristo è re del suo regno futuro, che si realizzerà al Suo ritorno.

Matteo racconta, come è noto, che i Magi seguissero una stella e questo fatto avesse destato molta curiosità nel re Erode:

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: “Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo.
Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese (Mt., 2, 1-12).

Che questa stella fosse una cometa, però, non è certo. Gli studiosi hanno ipotizzato che si possa trattare della cometa di Halley, la più brillante, che, però, apparve nel 12 a.C. e che tornò visibile solo nel 66 d.C.. Questa data, tuttavia, sposterebbe la nascita di Gesù indietro nel tempo.
Un’altra ipotesi è che non si trattasse di una vera e propria stella, nemmeno di una cometa. Potrebbe riferirsi, invece, ad un particolare evento astronomico come, ad esempio, una rara congiunzione di pianeti che, fin dalla più remota antichità, si pensava potesse avere delle influenze sulla terra e sugli uomini.
Il 17 dicembre del 1603, osservando Giove e Saturno in congiunzione, Keplero per primo ipotizzò che qualcosa del genere fosse accaduto alla nascita di Gesù. Tale supposizione venne confermata dagli scienziati del Novecento. Si pensa che una congiunzione tale potesse essere ben visibile nell’area del Mediterraneo e pare plausibile che i Magi avessero notato un evento astronomico così eccezionale.
Nel 1925 lo studioso tedesco Schnabel decifra una tavoletta cuneiforme, che ora si trova al Museo statale di Berlino, e trova il resoconto di Giove e Saturno congiunti per ben tre volte nel segno dei Pesci tra il 29 maggio e il 15 dicembre del 7 a.C. Anche questo potrebbe essere un indizio ma sposterebbe ugualmente la data di nascita di Gesù. Non tanto per quanto riguarda il mese –infatti, si pensa che il 25 dicembre fosse stato “scelto” per creare in un certo senso un sincronismo con il 25 marzo, data della morte di Cristo sulla croce – ma per l’anno che, tra l’altro, sconvolgerebbe il calendario universale.

Ma ci sono altre “questioni cronologiche” da risolvere riguardo alla data di nascita di Gesù. Come ci informa Matteo, i Magi furono avvertiti in sogno di non tornare da Erode. Infatti, noi sappiamo che, proprio per scongiurare il pericolo che un “re impostore” potesse usurpargli il trono, Erode ordina la cosiddetta “strage degli innocenti”. Così scrive Matteo:

Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi.

A questo punto, però, ci dobbiamo chiedere: se i Magi si recarono da Gesù appena nato, perché mai Erode ordina di uccidere i bambini dai due anni in giù? Apparentemente questo dato sembra contraddire la tradizione secondo la quale i Magi cercavano un bambino appena nato. C’è un altro fatto, però, di cui tenere conto: sappiamo che Giuseppe e Maria, incinta di Gesù, erano diretti a Betlemme per il censimento ordinato dai Romani in Giudea e altre province soggette a Roma. Le documentazioni storiche collocano un censimento, ordinato dai Romani in Giudea e altre province soggette a Roma, nel 12 a.C (la stessa data cui gli astronomi riportano l’apparizione della cometa di Halley!), mentre re dei Giudei era Erode il Grande al quale, come è stato detto, viene attribuita la famosa strage degli innocenti. Questa data, tuttavia, sposterebbe ancora più lontano la nascita di Gesù, a meno che non si consideri che un censimento non era cosa da poco e non poteva concludersi in breve tempo, vista l’estensione delle terre orientali soggette al dominio di Roma. Quindi è plausibile che le operazioni fossero iniziate nel 12 ma che si siano protratte per molto tempo, anche un paio d’anni. Tuttavia, non si arriverebbe mai al 7 a.C. Oppure dobbiamo credere che all’epoca del censimento Gesù avesse un paio d’anni o qualcosina di più.

Ritornando alla “stella”, questo splendore apparso in cielo e osservato dai Magi ebbe probabilmente una lunga durata. Nel Vangelo apocrifo armeno si legge che questi sacerdoti persiani seguirono la “stella” per nove mesi, giungendo alla “casa” di Gesù a poca distanza dal parto di Maria. In effetti si può supporre che dalla terra dei Magi a Betlemme la distanza fosse di circa mille chilometri che, secondo alcuni, avrebbero potuto essere coperti in meno tempo. Certamente, però, non in poco meno di due anni e quindi la domanda “Perché Erode ordinò la strage dei bambini al di sotto dei due anni?” non ha risposta.

Insomma, tentare di conciliare le parole del Nuovo Testamento con dei dati storici è veramente difficile. Addentrarsi nella complessa operazione di datazione degli eventi tenendo conto dei termini post e ante quem richiede molte conoscenze e molta pazienza. Io non mi ci addentro però rimando alla lettura di questo post in cui la questione è trattata in modo tecnico e con minuzia di particolari.

Per concludere, mi affido alle parole con cui il grande poeta Gabriele D’annunzio racconta la “storia dei Re Magi”, in prosa:

La notte era senza luna; ma tutta la campagna risplendeva di una luce bianca e uguale come il plenilunio, poiché il Divino era nato; dalla campagna lontana i raggi si diffondevano….
Il Bambino Gesù rideva teneramente, tenendo le braccia aperte verso l’alto, come in atto di adorazione; e l’asino e il bue lo riscaldavano col loro fiato, che fumava nell’aria gelida.
La Madonna e San Giuseppe di tratto in tratto si scuotevano dalla contemplazione, e si chinavano per baciare il figliolo.
Vennero i pastori, dal piano e dal monte, portando i doni e vennero anche i Re Magi. Erano tre: il Re Vecchio, il Re Giovane e il Re Moro.
Come giunse la lieta novella della natività di Gesù si adunarono.
E uno disse:
– È nato un altro Re. Vogliamo andare a visitarlo ?
– Andiamo – risposero gli altri due.
– Ma con quali doni?
– Con oro, incenso e mirra.
Nel viaggio i Re Magi discutevano animatamente, perché non potevano ancora stabilire chi, per primo, dovesse offrire il dono.
Primo voleva essere chi portava l’oro. E diceva: – L’oro è più prezioso dell’incenso e della mirra; dunque io debbo essere il primo donatore.
Gli altri due alla fine cedettero. Quando entrarono nella capanna, il primo a farsi innanzi fu dunque il Re con l’oro.
Si inginocchiò ai piedi del bambino; e accanto a lui si inginocchiarono i due con l’incensi e la mirra.
Gesù mise la sua piccoletta mano sul capo del Re che gli offerse l’oro, quasi volesse abbassarne la superbia. Rifiutò l’oro; soltanto prese l’incenso e la mirra, dicendo: – L’oro non è per me
!

… e in versi:

Una luce vermiglia
risplende nella pia
notte e si spande via
per miglia e miglia e miglia.
O nova meraviglia!
O fiore di Maria!
Passa la melodia
e la terra s’ingiglia.
Cantano tra il fischiare
del vento per le forre,
i biondi angeli in coro;
ed ecco Baldassarre
Gaspare e Melchiorre,
con mirra, incenso ed oro.

Al di là di tutte le possibili interpretazioni simboliche e dilemmi che più sopra ho esposti, la “magia” del Natale si completa con l’arrivo, al cospetto di Gesù, di questi re-sacerdoti nel giorno detto dell’Epifania, cioè, tradizionalmente, il 6 gennaio. La parola “epifania” deriva dal greco epiphaneia e significa “apparizione”. È come se la “stella” apparsa ai Magi più di duemila anni fa, volesse guidarci ancora, non necessariamente verso la fede ma in direzione della pace. E sappiamo quanto questa sia un bene prezioso di cui, nel mondo, purtroppo non tutti godono.

ARTICOLI CORRELATI: VIENE VIENE LA BEFANA … e PRESEPE O PRESEPIO?

AGGIORNAMENTO DEL POST, 6 GENNAIO 2011

Ad integrazione di quanto scritto lo scorso anno, segnalo la lettura di questo interessantissimo post: I Magi tra storia e leggenda by Briciole di tutto … un po’

NUOVO AGGIORNAMENTO, 27 DICEMBRE 2011

DA LEGGERE QUESTO INTERESSANTE ARTICOLO SU IL CORRIEREIl mito globale dei re Magi

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