11 aprile 2012

COMUNIONE NEGATA AD UN BIMBO DISABILE. QUANDO LA CARITA’ CRISTIANA DIVENTA DISCRIMINAZIONE

Posted in bambini, famiglia, religione tagged , , , , , at 4:26 pm di Marisa Moles

Ho letto la notizia e ben presto l’incredulità, suscitata dal titolo, si è trasformata in vera commozione. Fino alle lacrime. Com’è possibile, mi chiedo, che la Comunione, un sacramento, sia negata ad un bambino solo perché è disabile, perché il suo cervello non gli permette, come afferma il sacerdote a sua discolpa, la piena coscienza dell’atto eucaristico? Com’è possibile che anche un alto prelato, non semplicemente un parroco di campagna, un don Abbondio qualunque, affermi che un bambino per ricevere la Comunione debba saper distinguere il pane dall’ostia?

Il fatto incredibile è accaduto a Porto Garibaldi, in provincia di Ferrara. Protagonista inconsapevole di questa assurda storia è un bambino che è stato escluso dalla somministrazione dell’ostia, durante la cerimonia propedeutica alla Prima Comunione, perché ritardato mentale, quindi non in grado di intendere e volere. Persino il giornalista di Repubblica, quotidiano di certo non cattolico, su cui ho ho letto la notizia, si chiede come mai allora il battesimo sia impartito a dei neonati che di sicuro non sono consapevoli di ciò che accade loro quando sentono l’acqua scorrere sul capo.

Nonostante la lettera che alcuni genitori di altri bambini che attendono di fare la Prima Comunione hanno inviato al parroco, don Piergiorgio Zaghi non cambia idea e nell’omelia tenuta domenica scorsa conferma la sua tesi: sebbene la dottrina non preveda l’esclusione dall’eucaristia per le persone incapaci di intendere e volere, lui vorrebbe che il piccolo capisse o intuisse la portata del sacramento. Lo appoggia il vicario della diocesi di Ferrara, monsignor Antonio Grandini, che si affretta a spiegare che non c’è stata nessuna discriminazione. Per ricevere il sacramento il bambino dovrebbe saper distinguere il pane dall’ostia e questo, al momento, non è avvenuto. Senza escludere, tuttavia, che il piccolo possa terminare il suo percorso di crescita spirituale e ricevere il sacramento a maggio insieme ai suoi coetanei.

Io non conosco i problemi di questo bambino ma, nel caso di ritardo mentale, pensare che la situazione possa cambiare entro maggio significa sperare semplicemente in un miracolo. Realisticamente non si può supporre che ciò avvenga, purtroppo.

Anche il Papa ha lanciato un appello: «Venga assicurata la comunione eucaristica, per quanto possibile, ai disabili mentali. Essi la ricevono nella fede anche della famiglia». Ma qui pare ci sia un bel problema: i genitori del bimbo disabile non sono sposati, quindi per la comunità – non tutta, fortunatamente – non possono essere una garanzia di fede. In altre parole, potrebbe sembrare che non ci sia nemmeno da parte di una mamma e un papà “peccatori” quella consapevolezza che al bimbo manca per il ritardo mentale da cui è affetto.

Come spesso accade, le parole più sensate provengono da un compagno di classe del bimbo sfortunato che, riferendosi all’esclusione dell’amichetto dal sacramento, in una lettera al parroco si chiede: perché non può farla? è cattivo? si comporta male? Per me non è cattivo, è bravo e tranquillo“. Forse non è tutta farina del suo sacco, come si suol dire, comunque chiede che il compagno possa accostarsi alla comunione assieme agli altri: “Pensiamo che Gesù l’avrebbe guarito come ha fatto con Lazzaro o con i lebbrosi”.

Io credo che in certi casi ai sacerdoti manchi proprio l’esempio di Gesù che ha aperto la porta a tanti peccatori e perdonato molte colpe. Il suo sacrificio, che è stato ricordato pochi giorni fa, non ha aperto il cuore di un suo ministro che, invece di accogliere un bambino innocente, lo ha escluso. Ha forse dimenticato, don Zaghi, che Cristo, durante l’ultima cena (occasione in cui è stata istituita l’Eucarestia) ha spezzato il pane e l’ha offerto anche a Giuda?

Ma la carità cristiana dov’è finita?

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23 commenti »

  1. Diemme said,

    Ieri, a partire da un video su un altro blog, dove mi pare addirittura si parlasse di alieni, sono arrivata a questo che ti posto qui, molto lungo per la verità, ma che consiglio vivamente di vedere, che parla di varie questioni legate al nazismo.

    Tra queste c’è la soppressione, avvenuta a quanto ho capito ancora prima delle persecuzioni razziali e delle deportazioni, di figli della Germania, probabilmente pure ariani, rei di essere disabili, malati mentali o quantomeno accusati di esserlo. Invito a soffermarsi sulla vasta propaganda a favore della “depurazione” di questi individuo, e mi chiedo quante di queste idee siano ancora oggi in molti di noi.

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  2. Alberto said,

    Un aneddoto, prima che (forse) l’Alberto vi somministri, in un prossimo post una lezione noiosissima di teologia, (di cui magari non vi fr… niente :-) ).
    Negli anni ’80 a Padova ero presente ad un dibattito sull’ecumenismo(*).
    Alla fine una giovane protestante, molto agguerrita, polemizza col padre domenicano che (estremamente preparato come tutti i domenicani) ha condotto la conferenza :
    « Ma lo sa lei che cosa ha detto il parroco a mia madre, molto cattolica, che si confidava sul fatto che mi fossi convertita al protestantismo: mia povera signora, sua figlia non si salverà ! (ndr : andrà all’Inferno).
    Ma si rende conto ? mia madre ne è stata sconvolta !!!
    Risposta del padre domenicano :
    « Gentile signorina, lei che è non solo cristiana convinta, ma anche intelligente, perché non trova un prete meno cretino per sua madre ?».

    NB : Ecumenismo : dialogo tra le differenti confessioni cristiane : cattolica, ortodossa, armena, protestante calvinista, luterana, valdese , ecc. tendente ad un reciproco riconoscimento e tolleranza, senza per questo perdere la propria identità (da non confondere con il dialogo con altre religioni non cristiane).

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  3. marisamoles said,

    @ Diemme

    Purtroppo non riesco a vedere il video perché il mio pc è rotto (un’altra volta :( ) e sto usando quello portatile di mio figlio il che implica che non ne posso disporre in piena libertà! Comunque, se è vero che il nazismo ha le sue colpe è anche vero che qui stiamo parlando di un ambito, quello della Chiesa, che non avrebbe nulla da spartire con le idee naziste. Mi sembra che stiamo tornando indietro (gli spartani buttavano i bambini malati, malformati o semplicemente deboli) invece di progredire. Se questo è l’esempio che ci viene dato da un prete, come possiamo pensare che il razzismo e le discriminazioni abbiano fine?

    @ Alberto

    L’aneddoto dimostra che non tutti gli uomini di Chiesa sono cretini. Il fatto è che quel bambino non può cambiare sacerdote e se fossi nei genitori non lo vorrei nemmeno.

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  4. Diemme said,

    Beh, tu dici che non c’entra niente, ma quando io sento odore d’eugenetica…

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  5. icittadiniprimaditutto said,

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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  6. Gino said,

    … oh grulli! il “fatto incredibile” non è altro che l’ennesima bufala propagata dall’avv. Giacinto Canzona: prima di pubblicare (e commentare) una notizia “improbabile” (soprattutto se è un pretesto per attaccare la Chiesa) sarebbe meglio fare una verifica… si eviterebbero figuracce di palta! :-P

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  7. lilipi said,

    E’ assurdo e avvilente che avvengano fatti del genere, che hanno la conseguenza di allontanare molti da una Chiesa che ha anche ministri così.Un disabile mentale è più vicino a Dio di tante altre persone, e Gesù dice che bisogna farsi come bambini per entrare nel regno dei cieli(Matteo XVIII)

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  8. marisamoles said,

    @ Gino

    Io pubblico ciò che leggo sui giornali. La notizia è stata diffusa dai maggiori quotidiani nazionali e da alcuni locali. Ho letto più o meno le stesse cose ovunque. L’unica smentita si legge (ed era più che ovvio) su L’Avvenire:

    Una carezza del sacerdote nel giorno della Prima Comunione doveva essere il gesto dell’accoglienza e dell’attenzione speciale di un’intera comunità a un bambino di dieci anni con gravi disabilità psichiche. Invece su molti canali mediatici è diventato l’emblema dell’esclusione della «vita debole» dal banchetto eucaristico. Una barriera che sarebbe stata alzata dal parroco di Porto Garibaldi, nell’arcidiocesi di Ferrara-Comacchio, durante la Messa del Giovedì Santo quando venti ragazzi si sono accostati per la prima volta al sacramento. «Siamo amareggiati, non ce lo aspettavamo», racconta la mamma alle agenzie di stampa.

    La Curia, invece, non parla di sorprese: il percorso era stato concordato con la famiglia che aveva avuto anche un lungo incontro con un sacerdote nel palazzo vescovile. E l’arcidiocesi tiene a sottolineare che non c’è stato alcun rifiuto dell’Eucaristia, che nessuna discriminazione è stata compiuta dal parroco e che il cammino di preparazione continuerà in modo che il ragazzo possa accedere al Sacramento nei tempi opportuni.

    E i tempi contano per capire ciò che è accaduto. Spiega la Curia che a fine febbraio i genitori del disabile – una coppia di conviventi – si presentano dal parroco di Porto Garibaldi (che non è quello del paese dove vivono) per chiedere che il figlio possa ricevere la Comunione. Come faranno i compagni di classe, riferiscono. Il sacerdote prende a cuore fin da subito la situazione. Coinvolge i catechisti, sente le insegnanti di sostegno del bambino, acquista dvd e sussidi per una preparazione a misura di portatore di handicap.La Curia segue con attenzione il caso, mentre si constata che il ragazzo interagisce quando viene sollecitato dalle carezze. La «teologia dell’affetto» viene adottata dalla parrocchia che mette a punto una proposta con un approccio molto graduale e senza scadenze prefissate. Ai genitori viene chiesto di portare il figlio negli ambienti parrocchiali: cosa che avviene, seppur con l’intermezzo di un ricovero ospedaliero. L’intento è farlo sentire parte della comunità.

    All’inizio di aprile avviene l’incontro in Curia. Durante il colloquio il sacerdote offre al ragazzo un’ostia non consacrata che lui respinge bruscamente. Ecco allora il suggerimento ai genitori: alla Messa della Prima Comunione il bambino sarà nelle panche insieme con i coetanei; però non riceverà il Santissimo Sacramento ma una carezza del parroco e la benedizione. Secondo l’arcidiocesi, è la via per mostrare che la disabilità interpella la Chiesa, che ciascun portatore di handicap è «persona prediletta» e partecipa come tutti i credenti alla celebrazione, che la parrocchia lo sostiene nella promozione integrale. In attesa che il percorso possa proseguire e compiersi.

    Il Giovedì Santo il bambino è in mezzo ai compagni. Vicino ha la madre. E la carezza con la benedizione c’è.
    A distanza di qualche giorno, quanto accaduto in quella chiesa sui lidi ferraresi si trasforma in un caso mediatico con tanto di presunto esposto alla Corte europea dei diritti dell’uomo «per violazione della libertà religiosa» (poi rivelatosi una patacca) mentre la madre nega di aver dato mandato a un legale. L’arcidiocesi intanto continua a tendere la mano: nel rispetto della natura del Sacramento, il bambino sarà accompagnato per condividere il «tesoro offerto da Dio» sulla mensa eucaristica.
    Giacomo Gambassi

    Tanto dovevo ai miei lettori come chiarimento e … il grullo sarai tu. :lol:

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  9. Diemme said,

    @Gino: beh, “improbabile” non direi, al di là di questa notizia – vera o falsa che sia – ne ho sentiti di fatti simili vissuti dai diretti interessati, e anche se potrai dirmi che simili iniziative private non possono essere considerate rappresentative della Chiesa, non si possono sollevare obiezioni sulla loro veridicità.

    Perché pure tu invece di sparare così a zero non ci citi altre fonti, rimandi ad altri link, insomma fai un intervento più costruttivo?

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  10. Diemme said,

    @Marisa: a me quella che è stata pubblicata più che una smentita sembra una conferma del fatto, con ampia rettifica e spiegazione di motivazioni e retroscena.

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  11. marisamoles said,

    @ Diemme

    In replica al tuo penultimo commento (di ieri sera) faccio notare che avevo usato il condizionale. :)

    Quanto alla smentita, in effetti è una reinterpretazione. Però la curia sottolinea che c’era stato un accordo con la famiglia. Se è così, le cose cambiano.
    Personalmente mi chiedo: come mai questi genitori si sono presentati solo a febbraio in chiesa? I miei figli hanno frequentato il catechismo dalla prima elementare alla quarta, anno in cui hanno fatto la Comunione. A me pare esagerato, però almeno un intero anno di catechismo andrebbe fatto, secondo me.

    @ lilipi

    A questo punto non so più che dire …

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  12. Diemme said,

    Cara Marisa, è vero purtroppo che le notizie pubblicate – sui giornali o altrove – spesso non sono oro colato, ma che altro mezzo abbiamo per informarci?

    Per il fatto poi di interpretazione e reinterpretazione, ti racconto una storia carina. Un giorno un discepolo chiese al suo rabbi: “Posso fumare mentre leggo la Torah?”, e il rabbi scandalizzato rispose di no. Il discepolo allora riformulò la domanda, chiedendo se era possibile leggere la Torah mentre fumava, e lì il rabbino rispose che certo, era sempre il momento giusto per leggere la Torah, che è bene ci accompagni in ogni nostra azione ;)

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  13. marisamoles said,

    @ Diemme

    La storia è carinissima. :)

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  14. Diemme said,

    Un grande esempio di diplomazia… :D

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  15. marisamoles said,

    Però, non per difenderli, anche i nostri preti ne hanno molta … specie quando devono “metterci la pezza”, come si suol dire. :)

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  16. lilipi said,

    Ma penso che, nonostante “la pezza”che può convincere gli adulti, l’effetto negativo dell’esclusione sarà rimasto ai compagnetti di quel bambino, a cui sicuramente a scuola si è insegnato a non discriminare e durante il catechismo ad amare il prossimo. Forse sarebbe stato meglio far partecipare il bambino alla mensa eucaristica, impegnando però moralmente i genitori a far continuare la sua preparazione anche dopo

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  17. marisamoles said,

    @ lilipi

    Come sempre, i bambini subiscono i comportamenti degli adulti. E se il bimbo in questione non si rende conto di quanto accaduto, gli altri sì. E’ sempre spiacevole dover spiegare che la diversità non è uno svantaggio ma apre le porte a opportunità differenti. Certo, ci vuole la collaborazione degli adulti, specialmente quella di chi guida i piccoli in un determinato percorso: in questo caso, genitori e preti.

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  18. Cara Marisa, non mi stupisco più di certi comportamenti della chiesa e
    dei suoi ministri. Comprendo benissimo l’allontanamento di tanti fedeli di fronte a questa chiesa che ha perso umanità e carita cristiana a
    vantaggio di ricchezza, superficialità e ipocrisia
    La fede è una cosa, la chiesa, purtroppo, è altro.
    Dolce weekend
    Mistral

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  19. [...] caso sarebbe emerso da un’indagine proposta da TelePordenone in seguito alla vicenda del bambino disabile a cui sarebbe stata rifiutata la Prima Comunione nella provincia di Ferrara. Anche questa volta sembra che la Chiesa non discrimini ma che certe [...]

    Mi piace

  20. marisamoles said,

    @ Mistral

    Hai detto bene: “La fede è una cosa, la chiesa, purtroppo, è altro”. L’ho sempre pensato.

    Dolce week-end anche a te.

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  21. bqanto said,

    La notizia è falsa, le dichiarazioni sono state rilasciate da una mitomane, non dalla madre del bambino. La cerimonia è stata concordata così dalla famiglia e dal parroco, il quale tra l’altro fa personalmente catechismo al bambino andando a casa sua. Ne ha parlato anche Striscia la notizia.

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  22. marisamoles said,

    @ bqanto

    Mi dispiace, non guardo Striscia. In ogni caso, da quanto ho capito, la notizia non è del tutto falsa (vedi articolo de L’Avvenire pubblicato qualche commento sopra), è falsa solo la denuncia che avvocati inesistenti avrebbero presentato alla Corte Europea.

    Mi piace

  23. [...] il suo cervello non gli permette, come afferma il sacerdote a sua discolpa, la piena cosc… Marisa Moles’s Weblog [...]

    Mi piace


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