18 gennaio 2010
CARO BRUNETTA, I “BAMBOCCIONI” DICIOTTENNI SENZA LAVORO LI MANTIENE LEI?

Il ministro Renato Brunetta se ne esce con un’altra delle sue: fuori di casa a diciott’anni per legge! Una proposta provocatoria, naturalmente, come altre delle sue. Ma in questi tempi di crisi, io non ci scherzerei sopra.
Qualche tempo fa ho pubblicato due post che, in un certo senso, possono essere ricondotti al “problema” dei figli che, seppur grandi, restano in casa con i genitori. Un problema che affligge pure i britannici, da sempre in testa nella classifica dei giovani europei emancipati, e sulle cui motivazioni ho già fatto una riflessione nei post citati. (Questi i link: 1 e 2)
In un’intervista radiofonica, il buon Renatino ha, tuttavia, confessato di essere stato, lui pure, un “bamboccione”: «Fino a quando non sono andato a vivere da solo a trent’anni era mia madre che la mattina mi rifaceva il letto», confessa candidamente. Eppure ora si preoccupa tanto delle mamme-chiocce che devono fare il letto tutti i giorni ai figlioletti un po’ troppo cresciuti.
Credo che lo spunto per questa bella proposta sia da ricondurre ad un fatto di cui i giornali si sono occupati di recente: un padre separato è stato condannato dai giudici a mantenere la figlia trentaduenne un po’ a rilento con gli studi universitari. Costui, a ragione, aveva smesso di versare l’assegno di mantenimento poiché la figlia non sembrava intenzionata a concludere in breve tempo i suoi studi di filosofia. In casi come questo, è ovvio, la legge dovrebbe davvero stare dalla parte dei genitori, e invece no. Va be’, in Italia non tutto va per il verso giusto, lo sappiamo.
Questo, però, è un caso limite. Ma a diciotto anni un ragazzo può davvero “emanciparsi” lasciando la casa dei suoi? Come si manterrebbe? Anche ipotizzando che si desse da fare studiando e lavorando contemporaneamente, come potrebbe pagare un affitto, le bollette, permettersi un’automobile, pagarsi le tasse e i libri? Sarebbe impossibile, senza contare che di questi tempi trovare un lavoro, anche part time, non è affatto semplice.
Pare impossibile, ma tutti i maggiori esponenti del mondo politico hanno preso sul serio la proposta di Brunetta e altrettanto seriamente hanno detto che no, non si può cacciarli di casa questi “bamboccioni”. Certo, se il ministro avesse meno voglia di scherzare, sarebbe meglio.
Quindi, caro Brunetta, io personalmente Le chiedo: i miei due figli maggiorenni a carico, me li mantiene Lei fuori casa?













emma detto,
19 gennaio 2010 a 4:38 pm
Sarebbe meglio se il ministro Brunetta invece di scherzare, cercasse una soluzione al vero problema dei giovani: il lavoro. Oggigiorno ad un’azienda costano meno (in termini di tasse) due lavoratori part time piuttosto che uno full time, per non parlare dei contratti a termine.. che spesso vengono usati come vere e proprie armi di ricatto nei confronti dei lavoratori. E non contano più l’impegno, l’esperienza e l’attitudine al lavoro.. Siamo come pezzi di ricambio, un contratto a tre mesi, poi altri tre mesi e poi a casa, altrimenti dovrebbero assumerti a tempo indeterminato, ma perché farlo visto che possono rifare il solito gioco con un’altra persona.
Quindi il caro brunetta farebbe meglio a mettere da parte questo suo lato satirico e cominciasse ad occuparsi veramente dei problemi di questa povera Italia.
saluti Emma
marisamoles detto,
19 gennaio 2010 a 4:55 pm
@ Emma
Quoto in toto e … corro a far la spesa! Sai com’è, i miei bamboccioni non la fanno per me. In compenso, gradiscono un menù settimanale vario, altrimenti storcono il naso.
Ah, come li spedirei dritti dritti a casa del ministro Brunetta!
LA “LEZIONE” DEL MINISTRO FORNERO: “I NOSTRI GIOVANI SANNO TROPPO POCO” « laprofonline detto,
8 maggio 2012 a 7:13 pm
[...] numero di giovani laureati? Per fargli patire la fame? Per ingrossare la ben nutrita schiera di bamboccioni per la quale si addossa quasi ogni responsabilità alla tipica mamma-chioccia italiana che non [...]
I GIOVANI SECONDO I POLITICI: DA BAMBOCCIONI A CHOOSY, PASSANDO PER SFIGATI « Marisa Moles's Weblog detto,
29 ottobre 2012 a 5:44 pm
[...] che pure lui ha convissuto con i genitori fino all’età di trent’anni. (ne ho parlato QUI) Una provocazione, nulla di [...]