22 gennaio 2009

VOTO DI CONDOTTA: IL SETTE NON FA PIÙ PAURA

Posted in attualità, famiglia, Mariastella Gelmini, politica, riforma della scuola, società, voto di condotta tagged , , , , , , at 5:45 pm di Marisa Moles

Con il Decreto Ministeriale n° 5 del 16 gennaio 2009 il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, ha allontanato per sempre – forse – lo “spauracchio” del sette in condotta. L’allievo il cui comportamento verrà valutato con un 7 nei prossimi scrutini è decisamente “bravino”.

La novità, infatti, consiste nel giudicare la “condotta” come qualsiasi altra disciplina scolastica: il voto, espresso in decimi in tutte le scuole di ogni ordine e grado, potrà oscillare tra il 5 e il 10. È evidente che non avrebbe senso una valutazione ulteriormente negativa – quattro o tre, ad esempio – perché con il 5 si rischia già la bocciatura, così come avviene nel caso di qualsiasi insufficienza in una delle materie scolastiche.

L’articolo 2, comma 2 del succitato Decreto recita: La valutazione, espressa in sede di scrutinio intermedio e finale, si riferisce a tutto il periodo di permanenza nella sede scolastica e comprende anche gli interventi e le attività di carattere educativo posti in essere al di fuori di essa. La valutazione in questione viene espressa collegialmente dal Consiglio di classe ai sensi della normativa vigente e, a partire dall’anno scolastico 2008-2009, concorre, unitamente alla valutazione degli apprendimenti, alla valutazione complessiva dello studente.
Va da sé, quindi, che il voto espresso sul comportamento da parte del Consiglio di Classe faccia “media” nel momento in cui concorre alla “valutazione complessiva dello studente”. Ad una prima analisi parrebbe un vantaggio per quegli studenti che, come si suol dire, “battono la fiacca” ma si comportano bene, nel senso che stanno zitti, non fanno dispetti ai compagni, sono educati con i docenti e con il personale scolastico ecc. ecc. In effetti così non è. Perché? Ve lo spiego subito.

Generalmente si è portati a credere che la “condotta” sia riferibile solo al comportamento tenuto in classe. Ma se il voto che i docenti sono tenuti ad attribuire concorre alla “valutazione complessiva dello studente” è evidente che l’attribuzione deve tener conto di tanti fattori che prima, nella maggior parte dei casi, non erano presi in considerazione.
Vediamo quali sono questi fattori: la partecipazione attiva e interessata durante le lezioni (niente sbadigli e sospiri, per capirci), l’impegno profuso nello studio e la cura nel tenere in ordine il materiale d’uso, l’assunzione degli impegni – ad esempio, presentarsi alle lezioni con una preparazione adeguata in tutte le discipline in orario, avendo svolto i compiti assegnati e portato tutti i libri e i quaderni-, il rispetto delle cose, cioè tutto ciò che si trova all’interno della scuola e dell’aula scolastica che si condivide con altri, e delle persone, vale a dire dei compagni e degli insegnanti, nonché del personale ATA, la cura nei confronti della propria persona (venire a scuola con un abbigliamento adeguato e con un aspetto generalmente non trasandato) e l’uso di un linguaggio corretto ed educato (niente turpiloqui, per intenderci), la frequenza assidua, a meno di una salute cagionevole e comunque niente assenze “strategiche” in occasioni di compiti in classe o verifiche orali. Insomma, l’elenco potrebbe continuare ma non voglio annoiare i lettori. In ogni caso, chiunque abbia figli in età scolare credo comprenda bene ciò di cui parlo.

Dicevo prima che con una valutazione insufficiente del comportamento si rischia la bocciatura o la non ammissione all’Esame di Stato per gli allievi frequentanti l’ultimo anno della scuola secondaria di I o II grado . A tale proposito nell’articolo 3, comma 2 si legge: La valutazione espressa in sede di scrutinio intermedio o finale non può riferirsi ad un singolo episodio, ma deve scaturire da un giudizio complessivo di maturazione e di crescita civile e culturale dello studente in ordine all’intero anno scolastico. In particolare, tenuto conto della valenza formativa ed educativa cui deve rispondere l’attribuzione del voto sul comportamento, il Consiglio di classe tiene in debita evidenza e considerazione i progressi e i miglioramenti realizzati dallo studente nel corso dell’anno, in relazione alle finalità di cui all’articolo 1 del presente decreto.
Da ciò si evince che un singolo errore, seppur grave, può non essere drasticamente penalizzante qualora l’allievo dimostri di essersi impegnato a rimediare e a correggere i vizi del proprio comportamento. Così è in tutte le discipline: non si “condanna a morte” un allievo che ha 4 in matematica nello scrutinio intermedio; tuttavia c’è la concreta possibilità che si ritrovi il Debito Formativo – almeno alle superiori – se non si dà da fare per rimediare. In ogni caso la decisione finale spetta al singolo Consiglio di Classe che valuterà opportunamente la possibilità di “chiudere un occhio”, esattamente come si fa qualora uno studenti presenti una sola insufficienza non grave allo scrutinio finale. Ma questa non è, comunque, una norma universale perché, pur attenendosi a dei parametri di valutazione concordati e condivisi, i singoli Consigli di Classe spesso non affrontano situazioni simili nello stesso modo. D’altra parte appare utopistico sperare che tutti i docenti usino un’unica testa per pensare. Diciamo che il mondo è bello perché è vario, o no?

Ma allora in concreto cosa cambia? Innanzitutto l’attribuzione del voto di condotta non si baserà più solo su una valutazione ristretta e restrittiva. Prima si procedeva in questo modo: 10 non lo si dava mai per evitare che il poveretto o la poveretta fosse bersaglio della derisione da parte dei compagni (tutti sappiamo quanto possano essere stupidi gli adolescenti), il 9 era un bellissimo voto, l’8 attestava un comportamento non proprio ineccepibile e il 7 una condotta inaccettabile che spesso veniva sanzionata con qualche provvedimento disciplinare quale la sospensione. Un tempo il 7 pregiudicava la promozione, anzi comportava la “riparazione a settembre” di tutte le materie, ma già da qualche anno il 7 in condotta non aveva conseguenze così drastiche.
Ora, avendo a disposizione tutta la gamma dei voti, dal 5 al 10, i docenti valuteranno il raggiungimento degli obiettivi educativi da parte degli studenti esattamente allo stesso modo in cui si attribuiscono i voti nelle singole discipline. Si auspica, comunque, l’utilizzo di una griglia di valutazione, che tenga conto di tutti i fattori elencati sopra e anche molti altri, primo fra tutti il rispetto del Regolamento che ogni scuola ha il dovere di rendere pubblico, in modo da evitare che i voti vengano assegnati “a casaccio”.

Un’ultima cosa: è stato detto che anche alle elementari sono state ripristinate le valutazioni numeriche, quindi il voto di condotta sarà anch’esso espresso in decimi. Ciò ha provocato reazioni insensate, a mio parere, da parte dei genitori contrari. Io, personalmente, sono cresciuta con i voti ed ero fiera di leggere sulla pagella i 9 e i 10 ottenuti nelle varie materie. L’effetto non sarebbe stato certamente il medesimo se avessi letto i giudizi sintetici, spesso tutti uguali e a mala pena adattati alle peculiarità degli alunni, del tipo ”L’alunna dimostra un impegno e un’applicazione costanti nello studio; l’acquisizione dei contenuti è buona così come la rielaborazione dell’appreso in contesti diversi bla, bla, bla”. Non ci avrei capito nulla, credo, e non mi si venga a dire che i bambini di oggi sono più svegli perché io una deficiente non mi sono mai sentita. Non solo, ero orgogliosissima del 10 in condotta. Ricordo che la mia maestra ci faceva fare il gioco del silenzio: tutti seduti al loro posto, bocca tappata (le labbra erano talmente serrate che cambiavano colore), mani dietro la schiena e possibilmente testa reclinata indietro (io che avevo i capelli lunghi praticamente pulivo il pavimento, ma pare che la maestra attribuisse un buon giudizio all’elasticità della colonna cervicale). Ora che ci penso, dev’essere andata così: quando la maestra non aveva voglia di far lezione o la esasperavamo troppo (anche se, devo ammettere, che allora non si faceva il caos che oggi si sente nelle aule scolastiche), ci faceva fare il “gioco del silenzio” così almeno per un po’ se ne stava in pace.

Per finire, voglio rassicurare i genitori: nessun trauma per i piccoli con il ritorno dei voti. Quanto ai più grandi, se vostro figlio torna a casa con il 7 in condotta, non prendetevela e non pensate di aver allevato un delinquente. Se in pagella trovate un 7 in matematica o in latino, avete forse motivo di arrabbiarvi?

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2 commenti »

  1. [...] VOTO DI CONDOTTA: IL SETTE NON FA PIÙ PAURA [...]

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  2. marisamoles said,

    POTETE LEGGERE ANCHE IL NUOVO POST CON LE ULTIME NOVITÀ

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